
Italienisch Ausgabe
Philosophie
Ricordi
BooksWhale-Ausgabe auf Italienisch von Francesco Guicciardini
Un’edizione italiana originale su prudenza, fortuna, interessi, potere, esperienza politica e realismo rinascimentale.
- Vorschau
- Auszug aus dem vorbereiteten Text
- Formate
- Online-Reader, EPUB, PDF
- Zugriff
- Bibliotheks-Claim
Bucheinführung
Ricordi
Ricordi di Francesco Guicciardini è presentato in un’edizione italiana originale e leggibile. L’opera mette in primo piano prudenza, fortuna, interessi, potere, esperienza politica e realismo rinascimentale. Il testo conserva valore per storia letteraria, pensiero, cultura italiana e ricerca di classici in pubblico dominio.
BooksWhale-Ausgabe
Wie diese Ausgabe vorbereitet wurde
Diese Ausgabe basiert auf einem gemeinfreien Text und wurde von BooksWhale für digitales Lesen vorbereitet.
Public-Domain-Grundlage
Warum diese Ausgabe geteilt werden kann
Francesco Guicciardini morì nel 1540, e Ricordi fu pubblicato o composto nel 1530. Queste date sostengono la base di pubblico dominio del testo italiano originale usato in questa edizione.
Vorschau lesen
Auszug aus dem vorbereiteten Text
Vorschau aus dem vorbereiteten Lesetext.
VorschaukapitelFull textVorschau lesen
Ricordi
Ricordi (Guicciardini)/Serie prima
VorschaukapitelSERIE PRIMAVorschau
1 Se bene lo ozio solo non fa ghiribizzi, pure male si fanno e’ ghiribizzi sanza ozio. 1. Quelli cittadini che appetiscono onore e gloria nella cittá sono laudabili ed utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la grandezza, perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestá, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi. 2. Chi non è in veritá buono cittadino non può lungamente essere tenuto per buono: però ancora che desiderano piú presto parere buoni che essere, bisogna che si sforzino di essere; altrimenti alla fine non possono parere. 3. Gli uomini sono naturalmente inclinati al bene; in modo che a tutti, quando non cavano piacere o utilitá dal male, piace piú el bene che el male; ma perché la natura loro è fragile, e le occasione che gli invitano al male sono infinite, si partono facilmente per interesse proprio dalle inclinazione naturale. Però non per violentargli, ma per ritenergli in sul naturale suo, fu trovato da' savi legislatori lo sprone e la briglia, cioè el premio e la pena; e' quali quando non si usano in una republica, rarissimi cittadini di quella si truovano buoni: e noi ne veggiamo in Firenze tuttodí la esperienzia. 4. Se di alcuno si intende o legge che sanza alcuno suo commodo o interesse ami piú el male che el bene, si debbe chiamare bestia e non uomo; poi che manca di quello appetito che naturalmente è commune a tutti gli uomini. 5. Grandi difetti e disordini sono in uno vivere populare, e nondimeno nella nostra cittá e savi e buoni cittadini lo appruovono per meno male. 6. Dunche si può conchiudere che in Firenze chi è savio è anche buono cittadino, perché se non fussi buono cittadino non sarebbe savio. 7. Quella generositá che piace a' populi si truova rarissime volte negli uomini veramente savi; però non è cosí laudabile chi pare che abbia del generoso come chi ha del maturo. 8. Amano e' popoli nelle republiche uno cittadino che faccia giustizia; a' savi portano piú reverenzia che amore. 9. O Dio, quante sono piú le ragione che mostrano che la republica nostra abbia in breve a venire meno, che quelle che persuadono che la si abbi a conservare molto tempo! 10. Assai si vale chi ha buono giudicio di chi ha buono ingegno; molto piú che pel contrario. 11. Non repugna alla equalitá del vivere populare, che uno cittadino abbia piú riputazione che l'altro, pure che la proceda da amore o reverenzia universale, e sia in facultá del popolo levargliene a sua posta; anzi, sanza simili puntelli male si sostengono le republiche; e buono per la cittá nostra se gli sciocchi da Firenze intendessino bene questa parte! 12. Chi ha a comandare a altri non debbe avere troppa discrezione o rispetto nel comandare; non dico che debba essere sanza essa, ma la molta è nociva. 13. È molto utile el governare le cose sue segretamente, ma piú utile in chi si ingegna quanto può di non parere con gli amici; perché molti, come poco stimati, si sdegnono quando veggono che uno recusa di conferirgli le cose sue. 14. Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica bene ordinato nella cittá nostra, Italia liberata da tutti e’ barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati preti. 15. Chi non è bene sicuro o per convenzione o per sentirsi sí potente che non abbia in caso alcuno da temere, fa pazzia nelle guerre di altri a starsi neutrale, perché non satisfá al vinto e rimane preda del vincitore; e chi non crede alla ragione, guardi allo esemplo della cittá nostra ed a quello che gli intervenne dello stare neutrale nella guerra che papa Iulio ed el re Catolico d’Aragona ebbono con Luigi re di Francia. 16. Se pure vuoi stare neutrale, capitola almanco la neutralitá con quella parte che la desidera, perché è uno modo di aderirsi; e se questa vincerá, ará pure forse qualche freno o vergogna a offenderti. 17. Molto maggiore piacere si truova nel tenersi le voglie [non] oneste che nel cavarsele; perché questo è breve e del corpo; quello, raffreddo che sia un poco lo appetito, è durabile e dell’animo e conscienzia. 18. È da desiderare piú l’onore e la riputazione che le ricchezze; ma perché oggidí sanza quelle, male si ha o conserva la riputazione, debbono gli uomini virtuosi cercare non d’averne immoderatamente, ma tante che basti allo effetto di avere o conservare la riputazione ed autoritá. 19. El popolo di Firenze è communemente povero, e per la qualitá del vivere nostro ognuno desidera assai le ricchezze; però è male capace di sostenere la libertá della cittá, perché questo appetito gli fa seguitare l’utile suo privato sanza rispetto o considerazione alcuna della gloria ed onore publico. 20. La calcina con che si murano gli stati de’ tiranni è el sangue de’ cittadini; però doverebbe sforzarsi ognuno che nella cittá sua non s’avessino a murare tali palazzi. 21. E’ cittadini che vivono nelle republiche, quando la cittá ha uno stato tollerabile benché con qualche difetto, non cerchino mutarlo per averne uno migliore, perché quasi sempre si peggiora; non essendo in potestá di chi lo muta fare che el governo nuovo sia apunto secondo el disegno e pensiero suo. 22. La piú parte de’ mali che fanno e’ grandi nelle cittá nasce da sospetto; però quando uno è fatto grande, la cittá non ha da avere obligo a chi gli tenta contro cose nuove sanza buone occasione, perché si accresce el sospetto, e da quello e’ mali della tirannide. 23. La malignitá ne’ poveri può facilmente procedere per accidente, ne’ ricchi è piú spesso per natura; però ordinariamente è da biasimare piú in uno ricco che in uno povero. 24. Chi o principe o privato vuole persuadere a uno altro el falso per mezzo di uno suo imbasciadore o di altri, debbe prima ingannare lo imbasciadore; perché opera e parla con piú efficacia, credendo che cosí sia la mente del suo principe, che non farebbe, se sapessi essere simulazione. 25. Dal fare o non fare una cosa che pare minima dependono spesso momenti di cose importantissime; però si debbe etiam nelle cose piccole essere avvertito e considerato. 26. Facile cosa è guastarsi uno bello essere, difficile è acquistarlo; perché chi si truova in buono grado debbe fare ogni sforzo per non se lo lasciare uscire di mano. 27. È pazzia sdegnarsi con quelle persone con le quali per la grandezza loro tu non puoi sperare di poterti vendicare; però se bene ti senti ingiuriato da questi, bisogna patire e simulare. 28. Nella guerra nascono da un’ora a un’altra infinite varietá; però non si debbe pigliare troppo animo delle nuove prospere, né viltá delle avverse; perché spesso spesso nasce qualche mutazione; e questo anche insegni a chi se gli presentano le occasione nella guerra, che non le perda, perché le durano poco. 29. Come el fine de’ mercatanti el piú delle volte è el fallire, quello de’ naviganti annegare, cosí spesso di chi lungamente governa terre di Chiesa el fine è capitare male. 30. Mi disse giá el marchese di Pescara, che le cose che sono universalmente desiderate rare volte riescono; se è vero, la ragione è che e’ pochi sono quelli che communemente danno el moto alle cose, e e’ fini de’ pochi sono quasi sempre contrari a’ fini ed appetiti di molti. 31. Non combattete mai con la religione, né con le cose che pare che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente degli sciocchi. 32. Fu detto veramente che la troppa religione guasta el mondo, perché effemmina gli animi, aviluppa gli uomini in mille errori, e divertisceli da molte imprese generose e virile; né voglio per questo derogare alla fede cristiana ed al culto divino, anzi confermarlo ed augumentarlo, discernendo el troppo da quello che basta, ed eccitando gli ingegni a bene considerare quello di che si debbe tenere conto, e quello che sicuramente si può sprezzare. 33. Tutte le sicurtá che si possono avere dallo inimico sono buone, di fede, di amici, di promesse, e di altre assicurazione; ma per la mala condizione degli uomini e variazione de’ tempi, nessuna ne è migliore e piú ferma, che lo acconciare le cose in modo che el fondamento della sicurtá tua consista piú in sul non potere lo inimico tuo offenderti, che in sul non volere. 35. Questi ricordi sono regole che si possono scrivere in su’ libri: ma e’ casi particulari, che per avere diversa ragione s’hanno a governare altrimenti, si possono male scrivere altrove che nel libro della discrezione. 36. È molto laudato apresso agli antichi el proverbio: Magistratus virum ostendit; perché non solo fa cognoscere per el peso che s’ha, se l’uomo è d’assai o da poco, ma ancora perché per la potestá e licenzia si scuoprono le affezione dello animo, cioè di che natura l’uomo sia; atteso che quanto l’uomo è piú grande, tanto manco freno e rispetto ha a lasciarsi guidare da quello che gli è naturale. 37. Ingegnatevi di non venire in malo concetto apresso a chi è superiore nella patria vostra, né vi fidate che el modo o traino del vostro vivere sia tale che non pensiate avergli a capitare alle mani; perché nascono infiniti e non pensati casi, che è forza avere bisogno di lui. Ed e converso el superiore, se ha voglia di punirti o vendicarsi di te, non lo faccia precipitatamente, ma aspetti el tempo e la occasione; perché sanza dubio a lungo andare gli verrá di sorte, che sanza scoprirsi maligno o passionato, potrá o in tutto o in parte satisfare al suo desiderio. 38. Chi ha governo di cittá o di popoli, se gli vuole tenere corretti, bisogna che sia severo in punire tutti e’ delitti, ma può usare misericordia nella qualitá delle pene; perché da’ casi atroci e quelli che hanno bisogno di esemplo in fuora, assai è ordinariamente se gli altri delitti sono puniti a quindici soldi per lira. 39. Se e’ servidori fussino discreti o grati, sarebbe onesto e debito che el padrone gli beneficassi quanto potessi; ma perché sono el piú delle volte di altra natura, e quando sono pieni o ti lasciano o ti straccano, però è piú utile andare con loro con la mano stretta, ed intrattenendoli con speranza, dare loro di effetti tanto che basti a fare che non si disperino. 40. El ricordo di sopra bisogna usarlo in modo, che lo acquistare nome di non essere benefattore non faccia che gli uomini ti fugghino, ed a questo si provvede facilmente col beneficarne qualcuno fuora della regola; perché naturalmente la speranza ha tanta signoria negli uomini, che piú ti giova e piú esemplo ti fa apresso agli altri uno che tu n’abbia beneficato, che cento che non abbino avuto da te remunerazione. 41. Piú tengono a memoria gli uomini le ingiurie che e’ benefici; anzi quando pure si ricordano del beneficio, lo reputano minore che in fatto non fu, persuadendosi meritare piú che non meritano; el contrario si fa della ingiuria, che duole a ognuno piú che ragionevolmente non doverria dolere; però dove gli altri termini sono pari, guardatevi da fare piacere a uno, che di necessitá faccia a uno altro dispiacere equale, perché per la ragione detta di sopra si perde in grosso piú che non si guadagna. 42. Piú fondamento potete fare in uno che abbia bisogno di voi, o che nel caso che corre abbia lo interesse commune, che in uno beneficato da voi, perché gli uomini communemente non sono grati; però se non volete ingannarvi, fate e’ calculi vostri con questa misura. 43. Ho posto e’ ricordi prossimi perché sappiate vivere e cognoscere quello che le cose pesano, non per farvi ritirare dal beneficare; perché oltre che è cosa generosa e che procede da bello animo, si vede pure che talvolta è remunerato qualche beneficio, ed anche di sorte che ne paga molti; ed è credibile che a quella potestá che è sopra gli uomini piaccino le azione nobile e però non consenta che sempre siano sanza frutto. 44. Ingegnatevi avere degli amici, perché sono buoni in tempi, luoghi e ca
VorschaukapitelSERIE SECONDAVorschau
1. Quello che dicono le persone spirituali che chi ha fede conduce cose grandi, e come dice lo Evangelio, chi ha fede può comandare a’ monti, procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi certezza, le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole, crederle con piú resoluzione che non persuadono le ragione. Chi adunche ha fede diventa ostinato in quello che crede, e procede al cammino suo intrepido e resoluto, sprezzando le difficultá e pericoli, e mettendosi a soportare ogni estremitá. Donde nasce che essendo le cose del mondo sottoposte a mille casi ed accidenti, può nascere per molti versi nella lunghezza del tempo aiuto insperato a chi ha perseverato nella ostinazione; la quale essendo causata dalla fede, si dice meritamente: chi ha fede ecc. Esemplo a’ dí nostri ne è grandissimo questa ostinazione de’ fiorentini, che essendosi contro a ogni ragione del mondo messi a aspettare la guerra del papa ed imperadore, sanza speranza di alcuno soccorso di altri, disuniti e con mille difficultá, hanno sostenuto in sulle mura giá sette mesi gli eserciti, e’ quali non si sarebbe creduto che avessino sostenuti sette dí, e condotto le cose in luogo che se vincessino, nessuno piú se ne maraviglierebbe, dove prima da tutti erano giudicati perduti; e questa ostinazione ha causata in gran parte la fede di non potere perire secondo le predizione di Fra Ieronimo da Ferrara. 2. Sono alcuni príncipi che agli imbasciadori loro communicano interamente tutto el segreto suo, ed a che fine vogliono conducere la negociazione che hanno a trattare con l’altro principe al quale sono mandati. Altri 1 giudicano essere meglio non aprire loro se non quello che vogliono si persuada all’altro principe; el quale se vogliono ingannare, pare loro quasi necessario ingannare prima lo imbasciadore proprio, che è el mezzo e instrumento che l’ha a trattare e persuadere all’altro principe. L’una e l’altra opinione ha le ragione sue; perché da un canto pare difficile che lo imbasciadore, che sa che el principe suo vuole ingannare quell’altro, parli e tratti con quello ardire e con quella efficacia e fermezza che farebbe se credessi la negociazione trattarsi sinceramente e sanza simulazione; sanza che, può per leggerezza o malignitá fare penetrare la mente del suo principe; il che, se non la sapessi, non potrebbe fare. Da altro canto accade molte volte che quando la pratica è simulata, lo imbasciadore 2 che crede che la sia vera, trasanda molte volte piú che non ricerca el bisogno della cosa; nella quale se crede che veramente el principe suo desideri pervenire a quello fine, non usa molta moderazione e considerazione a proposito del negocio, quali potrebbe usare se sapessi lo intrinseco. E non essendo quasi possibile dare le instruzione agli imbasciadori suoi sí particulari che lo indrizzino in tutti e’ particulari, se non in quanto la discrezione gli insegni accommodarsi a quello fine che ha in generale, chi non ne ha notizia non può fare questo, e però facilmente può errarvi in mille modi. La opinione mia è, che chi ha imbasciadori prudenti ed integri, e che siano affezionati a sé, e dependenti in modo che non abbino obietto di dipendere da altri, faccia meglio a communicare la mente sua; ma quando el principe non si risolve che siano totalmente di questa qualitá, è manco pericoloso non si lasciare sempre intendere da loro, e fare che el fondamento di persuadere una cosa a altri sia el fare persuasione del medesimo nel proprio imbasciadore. 3. Vedesi per esperienzia che e’ príncipi, ancora che grandi, hanno carestia grandissima di ministri bene qualificati; di questo nessuno si maraviglierá quando e’ príncipi non hanno tanto giudicio che sappino cognoscere gli uomini, o quando sono sí avari che non gli vogliono premiare; ma pare bene da maravigliarsene ne’ principi che mancano di questi dua difetti; perché si vede quanto gli uomini di ogni sorte desiderano servirgli, e quanta comoditá loro abbino di beneficargli. Nondimeno non debbe parere sí maraviglioso a chi considera la cosa in sé piú profondamente; perché uno ministro di uno principe, io parlo di chi ha a servire di cose grande, bisogna che sia di estraordinaria sufficienzia, e di questi si truovano rarissimi, ed oltre a questo è necessario sia di grandissima fede ed integritá, e questa è forse piú rara che la prima. In modo che se non facilmente si truovano uomini che abbino alcuna di queste dua parte, quanto piú rari si troveranno quegli che l’abbino tutt’a dua! Questa difficultá modererebbe assai uno principe prudente, e che non si riducessi a pensare giornalmente a quello che gli bisogna, ma, anticipando col pensiere, scegliessi ministri non ancora fatti, e’ quali esperimentando di cosa in cosa e beneficando, si assuefacessino alle faccende e si mettessino nella servitú sua; perché è difficile trovare in uno tratto uomini fatti della qualitá detta di sopra, ma si può bene sperare col tempo di fargli. Vedrassi bene che più copia hanno di ministri e’ principi seculari che e’ papi, quando ne fanno la debita diligenzia; perché piú rispetto s’ha al principe seculare e piú speranza di potere perpetuare nella sua servitú, vivendo lui per lo ordinario piú lungamente che el papa, e succedendogli uno che è quasi el medesimo che lui, e potendo el successore fidarsi facilmente di quegli che sono stati adoperati o cominciati a adoperare dallo antecessore. Aggiugnesi che per essere e’ ministri del principe seculare o sudditi suoi o almeno beneficati di cose che sono nel suo dominio, sono necessitati avergli sempre rispetto, o temergli e’ loro ed e’ successori; le quali ragione cessano ne’ pontefici, perché, essendo communemente di brieve vita, non hanno molto tempo a fare uomini nuovi; non concorrono le ragione medesime di potersi fidare di quelli che sono stati apresso allo antecessore; sono e’ ministri uomini di diversi paesi, non dependenti dal pontificato; sono beneficati di cose che sono fuori delle mani del principe e successori; non temono del nuovo pontefice, né hanno speranza di continuare el servizio suo con lui; in modo che è pericolo non siano piú infedeli e manco affezionati al servizio del padrone, che quelli che servono uno principe seculare. 4. Se e’ príncipi, quando viene loro bene, tengono poco conto de’ servidori, per ogni suo piccolo interesse gli disprezzano o mettono da canto; che può sdegnarsi o lamentarsi uno padrone se e’ ministri, pure che non manchino al debito della fede e dell’onore, gli abandonano o pigliano quelli partiti che siano piú a loro beneficio? 5. Se gli uomini fussino discreti o grati abastanza, doverrebbe uno padrone, in ogni occasione che n’ha, beneficare quanto potessi e’ suoi servidori; ma perché la esperienzia mostra, ed io l’ho sentito da’ miei servidori in me medesimo, che spesso come sono pieni, o come al padrone manca occasione di potergli trattare bene come ha fatto per el passato, lo piantano, chi pensa al profitto suo debbe procedere con la mano stretta, e con loro inclinare piú presto nella scarsitá che nella larghezza, intrattenendogli piú con la speranza che con gli effetti; la quale perché gli possa ingannare, è necessario beneficarne talvolta qualcuno largamente, e questo basta; perché è naturale degli uomini, che in loro possa ordinariamente tanto piú la speranza che el timore, che piú gli conforta ed intrattiene lo esemplo di uno che veggono beneficato, che non gli spaventa el vedersene innanzi agli occhi molti che non sono stati bene trattati. 6. È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente ed assolutamente, e per dire cosí, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietá delle circunstanzie, in le quali non si possono fermare con una medesima misura; e queste distinzione ed eccezione non si truovano scritte in su’ libri, ma bisogna le insegni la discrezione. 7. Avvertite bene nel parlare vostro di non dire mai sanza necessitá cose che riferite possino dispiacere a altri; perché spesso in tempi e modi non pensati nuocono grandemente a voi medesimi; avvertitevi, vi dico, bene; perché molti etiam prudenti vi errano, ed è difficile lo astenersene; ma se la difficultá è grande, è molto maggiore el frutto che ne resulta a chi lo sa fare. 8. Quando pure o la necessitá o lo sdegno vi induce a dire ingiuria a altri, avvertite almanco a dire cose che non offendono se non lui; verbigrazia, se volete ingiuriare una persona propria, non dite male della patria, della famiglia o parentado suo; perché è pazzia grande volendo offendere uno uomo solo, ingiurarne molti. 9. Leggete spesso e considerate bene questi ricordi, perché è piú facile a cognoscergli e intendergli che osservargli; e questo si facilita col farsene tale abito che s’abbino freschi nella memoria. 10. Non si confidi alcuno tanto nella prudenzia naturale che si persuada quella bastare sanza l’accidentale della esperienzia; perché ognuno che ha maneggiato faccende, benché prudentissimo, ha potuto cognoscere che con la esperienzia si aggiugne a molte cose, alle quali è impossibile che el naturale solo possa aggiugnere. 11. Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sí grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri. 12. Quasi tutti e’ medesimi proverbi, o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e’ proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili. 13. Chi vuole vedere quali sieno e’ pensieri de’ tiranni legga Cornelio Tacito , quando riferisce gli ultimi ragionamenti che Augusto morendo ebbe con Tiberio . 14. Non è la piú preziosa cosa degli amici, però quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato. 15. Io ho desiderato, come fanno tutti gli uomini, onore ed utile, e n’ho conseguito molte volte sopra quello che ho desiderato o sperato; e nondimeno non v’ho poi mai trovato drento quella satisfazione che io mi ero immaginato; ragione, chi bene la considerassi, potentissima a tagliare assai delle vane cupiditá degli uomini. 16. Le grandezze e gli onori sono communemente desiderati, perché tutto quello che vi è di bello e di buono apparisce di fuora ed è scolpito nella superficie, ma le molestie, le fatiche, e’ fastidi ed e’ pericoli sono nascosti e non si veggono; e’ quali se apparissino come apparisce el bene, non ci sarebbe ragione nessuna da dovergli desiderare, eccetto una sola, che quanto piú gli uomini sono onorati, reveriti ed adorati, tanto piú pare che si accostino e diventino quasi simili a Dio; al quale chi è quello che non volessi assomigliarsi? 17. Non crediate a coloro che fanno professione d’avere lasciato le faccende e le grandezze volontariamente e per amore della quiete, perché quasi sempre ne è stata cagione o leggerezza o necessitá; però si vede per esperienzia che quasi tutti, come se gli offerisce uno spiraglio di potere tornare alla vita di prima, lasciata la tanto lodata quiete, vi si gettano con quella furia che fa el fuoco alle cose bene unte e secche. 18. Insegna molto bene Cornelio Tacito a chi vive sotto e’ tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, cosí come insegna a’ tiranni e’ modi di fondare la tirannide. 19. Non si possono fare le congiure sanza compagnia di altri, e però sono pericolosissime; perché essendo la piú parte degli uomini o imprudenti o cattivi, si corre troppo pericolo a accompagnarsi con persone di simile sorte. 20. Non è cosa piú contraria a chi vuole che le sue congiure abbino felice fine, che volerle fondare molto sicure, e quasi certe da riuscire; perché chi vuole fare questo, bisogna che implichi piú uomini, piú tempo e piú opportunitá, le quali sono tutte la via da farle scopr
Inhaltsverzeichnis
In dieser Ausgabe
- 01Full text
- 02SERIE PRIMA
- 03SERIE SECONDA
Sprachverfügbarkeit
Andere Sprachen
Weitere Sprachausgaben sind noch nicht veröffentlicht. Sobald verfügbar, werden sie hier verlinkt.
Andere Sprache anfragen