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La scotennatrice
意大利语 BooksWhale 版本 · Emilio Salgari
Un classico italiano su frontiera, inseguimenti, coraggio, vendetta e sopravvivenza.
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图书简介
La scotennatrice
La scotennatrice propone un’avventura di frontiera, inseguimenti, coraggio, vendetta e sopravvivenza. L’opera unisce personaggi memorabili, ritmo narrativo e osservazione della società e dei desideri umani.
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Emilio Salgari died in 1911, and La scotennatrice was first published or composed in 1909. These dates support the public-domain basis for this original-language edition.
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La scotennatrice
Emilio Salgari
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Una caccia ai bisonti.
— Allo!
— Che cosa c’è, John?
— Non senti alcun odore, tu, Harry?
— Mah! Non mi pare.
— E tu, Giorgio?
— Uhm!...
— Siete dunque senza naso?
— Può darsi, John — rispose il giovane che si chiamava Harry.
— Non lo crederò mai, amico. Sono trent’anni che batti la prateria, ammesso che tu abbia imparato a sparare il fucile a dodici anni.
— A undici, John, perchè io ho esattamente quarant’un anni, mentre mio fratello Giorgio non ne ha che trentanove.
— E mentre io ne ho quasi sessanta, Harry.
— E sei ancora un giovanotto, John.
— Lascia andare, amico: faresti meglio a spalancare il tuo naso ed a fiutare forte.
— Fiuto e non sento nulla.
— Pare impossibile!...
Una quarta voce, assai nasale, che storpiava maledettamente quel linguaggio strano parlato dai cacciatori di prateria e che è composto abbondantemente di spagnolo corrotto, d’inglese e di canadese antico, che è quanto dire francese, si fece udire in quel momento.
— Mister John, io non essere venuto qui a udire vostre chiacchiere.
«Io volere uccidere bisonti, non i vostri anni.
«Poco importare a me essere voi giovani o vecchi. Voi non essere bisonti con grandi corna.
— Abbiate un po’ di pazienza, milord — rispose John. — Dietro
i bisonti vi sono le pelli-rosse, le quali sarebbero ben felici di strapparvi la vostra capigliatura bionda e fors’anche la barba.
«Diavolo!... Sarebbero capaci di farne un totem della loro tribù.
— Totem! ... Che cosa essere, mister ?
— Una specie di bandiera.
— Aho!... Mia barba diventare bandiera? Io essere molto riconoscente se dare a mia barba i colori inglesi.
— Sarà un po’ difficile, milord , poichè l’ocra rossa è quasi preziosa quanto l’oro, in questa regione.
— Spronate?
— No: allo! — rispose John con tono imperioso.
I quattro cavalieri si erano fermati, frenando a grande stento le loro cavalcature lanciate a gran galoppo.
John, il comandante del minuscolo drappello, era un vero gigante, massiccio come un bisonte, che portava le sue sessanta primavere colla disinvoltura d’un giovane trentenne.
Montava un cavallone tutto nero, uno splendido animale piuttosto raro nelle praterie americane, bardato alla messicana, ossia colla sella molto alta, il pomo d’argento intorno a cui era arrotolato il lazo , e le staffe corte e larghissime, pure d’argento.
Harry e Giorgio erano invece due giovani sulla quarantina, alti, robusti, assai abbronzati come tutti gli scorridori di prateria, abituati a vivere all’aria libera, esposti a tutte le intemperie ed al sole cocente.
Invece di cavalloni montavano dei mustani, quegli impareggiabili corridori, d’origine andalusa, piccoli di statura, colla testa leggiera, le gambe secche e nervose e la coda lunghissima; animali un giorno selvatici perchè figli dello spazio, ma preziosissimi quando sono bene addomesticati.
Il quarto individuo che storpiava orribilmente il linguaggio degli abitanti del Far-West e che i suoi compagni chiamavano milord , non aveva nulla di comune coi tre primi.
Era un uomo sulla cinquantina, alto, magro come un merluzzo seccato, cogli occhi azzurri ed i capelli biondastri che indicavano subito la sua origine anglo-sassone, con due basette svolazzanti ed una bocca larga quanto quella d’un forno, ed armata di certi denti da muovere l’invidia perfino dei pescicani.
Mentre i tre primi indossavano il pittoresco costume degli scorridori, di panno azzurro a grandi risvolti e cordoni infioccati, uose di pelle di cervo e sul capo larghi sombreros messicani con ghiande d’oro e d’argento, milord vestiva tutto di flanella bianca, con casco in testa adorno d’un velo azzurro ed alti stivali alla scudiera, ma non più lucidi però.
Come abbiamo detto, i quattro cavalieri avevano interrotta la loro galoppata e per precauzione istintiva avevano staccate dall’arcione le loro grosse e pesanti carabine, vere armi da caccia grossa.
Per alcuni istanti tutti interrogarono ansiosamente la sconfinata prateria
brulicante di fiori azzurri, bianchi, gialli, e sopratutto di superbi girasoli, poi John chiese per la seconda volta:
— Non sentite proprio nulla, voi?
— No, John — rispose Harry.
— E nemmeno io — replicò Giorgio, il secondo scorridore.
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Attraverso alla prateria.
La luna era comparsa fra i due più alti picchi della grande catena di montagne, lasciando cadere dolcemente sulla prateria addormentata i suoi raggi azzurrini.
Fra le alte erbe i grilli cantavano e fischiavano, essendovene in America anche di quelli che zuffolano come le vaporiere, ed in lontananza echeggiava, ad intervalli, l’urlo lugubre, tristissimo, di una coyote in cerca d’una cena non ancora trovata. I tre scorridori di prateria, dopo essere rimasti qualche minuto in ascolto e aver fiutata l’aria a più riprese, scuotendo il capo come persone che dubitano d’un qualche grosso pericolo, erano balzati lestamente in sella.
L’inglese, vedendo che stavano per andarsene senza più curarsi nè di lui, nè dei bisonti, dopo una breve esitazione e tre o quattro imprecazioni, aveva creduto bene d’imitarli poichè, dopo tutto, teneva più alla sua capigliatura che alla guarigione del suo spleen .
John si era messo alla testa del piccolo drappello, tenendo il rifle dinanzi alla sella per essere più pronto a servirsene.
Se Bud Turner non era caduto nelle mani degli Sioux, ciò che era difficile ammettere, essendo l’uomo più scaltro, più temuto e più svelto di tutti gli scorridori della prateria, in qualche luogo si doveva trovare: tale almeno era la convinzione dell’indian-agent e dei suoi compagni.
Doveva essersi appiattato in mezzo alle alte erbe per aspettare che gl’indiani si fossero allontanati.
— Un furbo come quello non si può prendere — mormorava John, eccitando il suo cavallone. — È sfuggito mille volte alla morte e credo che sarà sfuggito anche questa volta alle grinfe di quella triste megera. Cerchiamo... cerchiamo.
Galoppavano da cinque o sei minuti, quasi soffocati fra le altissime graminacee che sorpassavano le selle dei cavalli, quando l’indian-agent si volse bruscamente verso Harry che gli veniva subito dietro, dicendo:
— I bisonti ci stanno dinanzi.
— In marcia? — chiese lo scorridore.
— Sì, sfilano all’orizzonte al trotto.
— Molti?
— Ve ne devono essere laggiù parecchie centinaia.
— Come mai non si riposano, John? I bisonti la notte non marciano.
— Avranno i loro motivi per far giuocare le loro gambe. Devono aver fiutato un grande pericolo.
— Che abbiano gli Sioux alle spalle?
— lo credo invece che gl’indiani si occupino in questo momento più di noi che di quei ruminanti. Vorrei perdere la mia vecchia pipa che mi serve da trent’anni ed il mio rifle insieme, se la nostra presenza non è stata già notata dai guerrieri di Minnehaha o di Toro Seduto.
— E noi continueremo ad avanzare?
— Io penso, amico, che fra le schiere di quegli stupidi animali avremo meno da temere da parte degl’indiani.
«Chissà che Turner non si sia messo al riparo dietro a quei bastioni viventi.
— E l’inglese? Non potrà trattenersi dal far fuoco e quindi tradirà la nostra presenza.
— Ci penso io a quel testardo.
Così dicendo fece fare al suo cavallo un brusco voltafaccia ed in due salti si portò vicino al lord , il quale non aveva ancora cessato di brontolare.
— Milord — gli disse. — Lasciatemi esaminare per un momento la vostra carabina.
— Che cosa volere fare voi, mister ? — chiese l’inglese.
— Vedere se è stata bene caricata, poichè fra cinque minuti noi ci troveremo in mezzo a delle centinaia e centinaia di bisonti.
— Aho!... Io essere finalmente contento!...
— Date.
L’inglese, che di nulla sospettava, gli porse l’arma che l’indian-agent si affrettò ad appendere all’arcione della propria sella.
— Mister! ... — gridò il lord , sorpreso ed incollerito. — Che fare voi?
— Vi disarmo perchè non possiate far fuoco contro i bisonti.
— Voi volere a me impedire sparare!... — gridò l’inglese, inarcando le braccia e stringendo i pugni. — Essere voi, diventato pazzo, mister?
«Io avere pagato per uccidere bisonti e voi ora impedire a me!... Aho!... Pazzo, pazzo, mister!
— Niente affatto, milord — rispose l’indian-agent . — Il mio cervello non si è gonfiato, nè è diminuito d’una sola linea, anzi, tutt’altro.
— Sì, pazzo, pazzo, mister — tornò a urlare l’inglese, sempre più furibondo. — Io volere uccidere bisonti!...
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本版本内容
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- 08VII.
- 09VIII.
- 10IX.
- 11X.
- 12XI.
- 13XII.
- 14XIII.
- 15XIV.
- 16XV.
- 17XVI.
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