Italian Edition
Literature
Le confessioni d’un italiano
Italian BooksWhale Edition by Ippolito Nievo
Un grande romanzo storico italiano su memoria, identità, amore e Risorgimento.
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Book introduction
Le confessioni d’un italiano
Le confessioni d’un italiano intreccia formazione individuale, storia familiare e trasformazioni politiche dell’Italia moderna. Questa edizione italiana presenta il testo di pubblico dominio in una forma chiara per la lettura digitale.
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Ippolito Nievo morì nel 1861, e Le confessioni d’un italiano fu pubblicato nel XIX secolo. Queste date sostengono il fondamento di pubblico dominio del testo italiano usato in questa edizione.
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Le confessioni di un italiano
Ippolito Nievo
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Capitolo I
Preview chapterOvvero breve introduzione sui motivi di queste mie Confessioni, sul famoso castello di Fratta dove passai la mia infanzia, sulla cucina del prelodato castello, non che sui padroni, sui servitori, sugli ospiti e sui gatti, che lo abitavano verso il 1780. — Prima invasione di personaggi; interrotta qua e là da molte savie considerazioni sulla Repubblica Veneta, sugli ordinamenti civili e militari d’allora, e sul significato che si dava in Italia alla parola patria allo scadere del secolo scorso.Preview
Io nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell’Evangelista Luca; e morrò per la grazia di Dio italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo.
Ecco la morale della mia vita. E siccome questa morale non fui io ma i tempi che l’hanno fatta, così mi venne in mente, che descrivere ingenuamente quest’azione dei tempi sopra la vita d’un uomo potesse recare qualche utilità a coloro, che da altri tempi son destinati a sentire le conseguenze meno imperfette di quei primi influssi attuati.
Sono vecchio oramai più che ottuagenario nell’anno che corre dell’Era Cristiana 1858; e pur giovine di cuore forse meglio che nol fossi mai nella combattuta giovinezza, e nella stanchissima virilità. Molto vissi e soffersi; ma non mi vennero meno quei conforti, che, sconosciuti le più volte di
mezzo alle tribolazioni che sempre paiono soverchie alla smoderatezza e cascaggine umana, pur sollevano l’anima alla serenità della pace e della speranza, quando tornano poi alla memoria quali veramente sono, talismani invincibili contro ogni avversa fortuna. Intendo quegli affetti e quelle opinioni, che anzichè prender norma dalle vicende esteriori comandano vittoriosamente ad esse e se ne fanno agone di operose battaglie. La mia indole, l’ingegno, la prima educazione e le operazioni e le sorti progressive furono, come ogni altra cosa umana, miste di bene e di male: e se non fosse sfoggio indiscreto di modestia potrei anco aggiungere, che in punto a merito abbondò piuttosto il male che il bene. Ma in tutto ciò nulla sarebbe di strano o degno di esser narrato, se la mia vita non correva a cavalcione di questi due secoli che resteranno un tempo assai memorabile, massime nella storia italiana. Infatti fu in questo mezzo che diedero primo frutto di fecondità reale quelle speculazioni politiche che dal milletrecento al millesettecento traspirarono dalle opere di Dante , di Macchiavello , di Vico e di tanti altri che non soccorrono ora alla mia mediocre coltura e quasi ignoranza letteraria. La circostanza, altri direbbe la sventura, di aver vissuto in questi anni, mi ha dunque indotto nel divisamento di scrivere quanto ho veduto, sentito, fatto e provato dalla prima infanzia al cominciare della vecchiaia, quando gli acciacchi dell’età, la condiscendenza ai più giovani, la temperanza delle opinioni senili e, diciamolo anche, l’esperienza di molte e molte disgrazie in questi ultimi anni mi ridussero a quella dimora campestre, dove aveva assistito all’ultimo e ridicolo atto del gran dramma feudale. Nè il mio semplice racconto rispetto alla storia ha diversa importanza di quella che avrebbe una nota, apposta da ignota mano contemporanea alle rivelazioni d’un antichissimo codice. La attività privata d’un uomo che non fu nè tanto avara da
trincierarsi in se stessa contro le miserie comuni, nè tanto stoica da opporsi deliberatamente ad essa, nè tanto sapiente da trascurarla disprezzandola, mi pare debba in alcun modo riflettere l’attività comune e nazionale che l’assorbe; come il cader d’una goccia rappresenta la direzione della pioggia. Così l’esposizione de’ casi miei sarà quasi un esemplare di quelle innumerevoli sorti individuali, che dallo sfasciarsi dei vecchi ordinamenti politici al raffazzonarsi dei presenti composero la gran sorte nazionale italiana. Mi sbaglierò forse, ma meditando dietro essi potranno alcuni giovani sbaldanzirsi dalle pericolose lusinghe, e taluni anche infervorarsi nell’opera lentamente ma durevolmente avviata, e molti poi fermare in non mutabili credenze quelle vaghe aspirazioni, che fanno loro tentare cento vie prima di trovare quell’una che li conduca nella vera pratica del ministero civile. Così almeno parve a me in tutti i nove anni nei quali a sbalzi, e come suggerivano l’estro e la memoria, venni scrivendo queste note. Le quali incominciate con fede pertinace alla sera d’una grande sconfitta e condotte a termine traverso una lunga espiazione in questi anni di rinata operosità, contribuirono alquanto a persuadermi del maggior nerbo, e della più legittima speranza nei presenti, collo spettacolo delle debolezze e delle malvagità passate.
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02Capitolo I
- 03Ovvero breve introduzione sui motivi di queste mie Confessioni, sul famoso castello di Fratta dove passai la mia infanzia, sulla cucina del prelodato castello, non che sui padroni, sui servitori, sugli ospiti e sui gatti, che lo abitavano verso il 1780. — Prima invasione di personaggi; interrotta qua e là da molte savie considerazioni sulla Repubblica Veneta, sugli ordinamenti civili e militari d’allora, e sul significato che si dava in Italia alla parola patria allo scadere del secolo scorso.
- 04Capitolo II
- 05Dove si sa finalmente chi io mi sia, s’incomincia a tratteggiare il mio temperamento, l’indole della contessa Pisana, e le abitudini dei signori Castellani di Fratta. Si dimostra di più, come le passioni degli uomini maturi si disegnino alla bella prima nei fanciulli, come io imparassi a compitare dal Piovano di Teglio, e la contessa Clara a sorridere dal signor Lucilio.
- 06Capitolo III
- 07Confronto fra la cucina del castello di Fratta e il resto del mondo. — La seconda parte del confiteor e il girarrosto. — Prime scorrerie colla Pisana, e mia ardita navigazione fino al Bastione di Attila. — Prime poesie, primi dolori, prime pazzie amorose, nelle quali prevengo anche la rara precocità di Dante Alighieri.
- 08Capitolo IV
- 09CAPITOLO QUARTO.
- 10Capitolo V
- 11CAPITOLO QUINTO.
- 12Capitolo VI
- 13CAPITOLO SESTO.
- 14Capitolo VII
- 15CAPITOLO SETTIMO.
- 16Capitolo VIII
- 17Nel quale si discorre delle prime rivoluzioni italiane, dei costumi della scolaresca padovana, del mio ritorno a Fratta, e della cresciuta gelosia per Giulio Del Ponte. Come i morti possano consolare i vivi, ed i furbi convertire gl’innocenti. Il padre Pendola affida la mia innocenza all’avvocato Ormenta di Padova. Ma non è oro tutto quello che luce.
- 18Capitolo IX
- 19L’amico Amilcare disfà la conversione del Padre Pendola, e mi rimette allo studio della filosofia. — Passo per Venezia ove Lucilio seguita ad insidiare la tranquillità della Repubblica e la pace della Contessa di Fratta. — Mia eroica rinunzia a favore di Giulio Del Ponte. — Un viluppo di strane vicende intorno al 1794 dà in mia mano la cancelleria della giurisdizione di Fratta, ove comincio col prestare segnalati servigi.
- 20Capitolo X
- 21CAPITOLO DECIMO.
- 22Capitolo XI
- 23CAPITOLO DECIMOPRIMO.
- 24Capitolo XII
- 25CAPITOLO DECIMOSECONDO.
- 26Capitolo XIII
- 27CAPITOLO DECIMOTERZO.
- 28Capitolo XIV
- 29CAPITOLO DECIMOQUARTO.
- 30Capitolo XV
- 31CAPITOLO DECIMOQUINTO.
- 32Capitolo XVI
- 33CAPITOLO DECIMOSESTO.
- 34Capitolo XVII
- 35CAPITOLO DECIMOSETTIMO.
- 36Capitolo XVIII
- 37CAPITOLO DECIMOTTAVO.
- 38Capitolo XIX
- 39CAPITOLO DECIMONONO.
- 40Capitolo XX
- 41CAPITOLO VENTESIMO.
- 42Capitolo XXI
- 43CAPITOLO VENTESIMOPRIMO.
- 44Capitolo XXII
- 45CAPITOLO VENTESIMOSECONDO.
- 46Capitolo XXIII
- 47CAPITOLO VENTESIMOTERZO.
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