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Italienisch Ausgabe

Literatur

Daniele Cortis

BooksWhale-Ausgabe auf Italienisch von Antonio Fogazzaro

An Italian political and psychological novel about conscience, love, faith, and public life.

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Bucheinführung

Daniele Cortis

Daniele Cortis centers on an idealistic statesman whose political calling and private affections collide with questions of duty, religion, family, and moral discipline. Fogazzaro blends parliamentary Italy, Catholic conscience, and intimate emotional conflict in one of his major novels.

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Antonio Fogazzaro died in 1911, and Daniele Cortis was first published in the nineteenth century. The restored Italian text uses a public-domain Wikisource transcription of an early edition.

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Daniele Cortis

VorschaukapitelCAPITOLO I.Vorschau

Vento, pioggia e chiacchiere.

Le palle cozzarono insieme due volte, forte.

«Tac tac!» fece il conte Perlotti guardandole correre attento, con il gesso nella destra e la stecca nella sinistra.

«Santo diavolo!» esclamò il senatore. «Non c’è taglio. Che stecche avete, contessa Tarquinia? Non si può giuocare.

«E dàlli!» disse la contessa, sottovoce, fra un gruppo di signore.

«Genero mio benedetto» soggiunse allargando le braccia, «più che scrivere e riscrivere che me ne mandino!

Si voltò alla Perlotti che sorrideva silenziosamente guardando il tempo dall’uscio a vetri.

«Bello, sai» brontolò. «Sarà la ventesima volta che me lo dice. Vuole che le faccia io le stecche?

«Che tempo!» disse la signora, prudente. «Fa paura.»

In faccia all’uscio a vetri il grande cipresso morto, avvolto nel glicine sino alla punta, rizzava il suo chiaro verde nel cielo livido; radi goccioloni macchiavano la ghiaia.

«Eh, sì signora, paura. — Proprio, anche: paura. — Paura, non è vero? — paura, sipo.

Era un coro di quattro o cinque fra signore e signorine in fronzoli, molto serie, molto irrigidite dal grande onore di trovarsi in casa della contessa Tarquinia Carrè.

«Sei punti a me!» gridò il senatore.

«Quanti?» rispose un personaggio invisibile.

«Sei, sei, sei! Siete sordo?

«No, ma i preti ah!

«Già; è un baccano! Fate un poco tacere a quei preti, contessa Tarquinia!

I preti giuocavano a tresette nella stanza del piano, vociavano, schiamazzavano.

«Scusate caro voi, Grigioli» disse la contessa a un giovane che parlava con la baronessa Elena Carrè Di Santa Giulia, seduta sul canapè vicino. «Andate a pregare i reverendi, con buona maniera, di non far tanto chiasso.»

Quegli s’inchinò.

«Benedetta la Sicilia» gli disse piano la contessa.

«A proposito, mi raccomando, eh!

«Cosa, contessa?

«Dove avete la testa? Cortis.

«Eh sì, va benone, contessa. Cinquanta voti sicuri, qui. Lo dicevo adesso alla baronessa Elena.

«Non parlate, caro voi, di queste cose a mia figlia, che non sa che cosa sieno nè la destra nè la sinistra. Andate là, andate là da quei reverendi... Dov’è Cortis?» diss’ella a sua figlia, poi che il giovane si fu allontanato.

«Andate, andate, giovanotto, fate tacere a preti» disse il senatore a colui che passava lungo il biliardo.

«Dite che imparino un poco da questi altri signori. Fate tacere a don Bartolo!

Presso un’altra porta a vetri della gran sala a crociera un gruppo d’uomini discorreva di qualche argomento molto misterioso, pareva, e molto importante.

Uno di loro chiamò:

«Dottor Grigiolo!

«Comandi!» rispose il giovane. «Vengo subito.» E tirò avanti verso la stanza del piano.

«È medico quel giovanotto?» disse il senatore al suo compagno.

«No signore, dottor in legge» disse questi ossequiosamente.

I preti avevano smesso di giuocare. Il cappellano don Bortolo teneva un foglio in mano e declamava dei versi tra le risate dei colleghi.

«La permetta, don Bortolo» disse l’ambasciatore.

«Bravo, dottore» rispose don Bortolo. «La venga qua, la senta anche Lei:

Ei sindaco risponde: a ghì rason.

«No, la permetta.

«Ma la perdoni, la senta!

Il dottor Grigiolo si rassegnò fremendo ad ascoltare un’altra strofa che finiva così:

E el sindaco: anca vù gavì rason.

«Va bene, ma la permetta.

«Ma la perdoni, perchè non la sa. Adesso viene il bello.

Don Bortolo, riscaldato da parecchie tazzette, come le chiamava, continuò a declamare una satira anonima, la descrizione di un battibecco fra certi consiglieri comunali intorno a un sindaco che dava ragione a tutti.

El sindaco tasea col collo storto.

E po infin l’à concluso: a no ghì torto.

Scoppiarono risate in tutti i tôni.

«Bella, bellissima, arcibellissima» esclamò indispettito il dottor Grigiolo, «ma, caro cappellano benedetto, non vedo poi la necessità di rompere i timpani al prossimo. Capisce bene, di là ci sono tante signore e proprio la contessa pregherebbe...

«Le femmine?» rispose don Bortolo. «Perchè non ne sanno fare del chiasso, le femmine!

«Zitto, zitto, andiamo, state quieto, cappellano» dissero i colleghi.

«Bravi, mi raccomando anche per il conte Lao, che sta poco bene.

VorschaukapitelCAPITOLO II.Vorschau

Una cosa grave.

«Avanti» disse il conte Lao «e chiudi presto che viene un’aria d’inferno da quella porta. È ora che ti si veda! Ed è o non è un gridare che fanno quei diavoli di preti? Corpo, e non poter andar giù con un bastone! Non sa far altro tua madre che invitar preti! Saranno tutti ubbriachi, già. Che vino ha dato quell’oca?

Elena, seria seria, fece una profonda riverenza.

«Vado a vedere, conte» diss’ella.

«Ah! Scempia!» rispose il conte Lao, rabbonito. «vien qua, andiamo. Scusa, la mi vien su, saranno dieci minuti, fresca come una rosa, a domandarmi se voglio niente. Bisogna avere una testa da passera. Se voglio niente! Con questo baccano che passa i muri! Voglio che li mandiate tutti al diavolo, dico. Ma, dice, credevo che non udiste. Bella, sai? Non bastano quei pochi malanni che ho; anche sordo ho da essere. Andiamo, avanti! Cosa fai là sulla porta? Perchè mi guardi in quel modo? Sarò pallido, ah? Sarò verde o almeno giallo? Avrò l’aria d’un morto?

«Ma no, ma no, zio; hai l’aria di un orso in collera.

«D’un orso bianco?

«D’un orso grigio, zio.

Invece di rispondere il conte Ladislao trasse di tasca uno specchietto e si avvicinò alla finestra.

«Oh no» diss’egli «mica pallido. Eh, niente. Solo un pochetto.

Era pallido infatti: d’un pallore accresciuto da due grandi occhi neri, dalla barba nera, corta ma foltissima, dall’alta fronte giallognola, dove i capelli brizzolati facevano appena una punta.

Voltò le spalle a sua nipote e si guardò la lingua.

«Sei bello, zio,» diss’ella. «Sei una bellezza; sta tranquillo.

Lo zio si voltò in fretta, si eresse.

«Dopo tutto» esclamò «se non fossi malato...

Era alto e di persona elegante; un gran naso aristocratico non guastava la sua fisonomia, tra sentimentale e beffarda.

«Se non sognassi di essere malato» disse la baronessa Elena.

«Ah, sogno? La faccio per piacere questa vita? Mi diverto io, a non digerire, il giorno, e a non dormire, la notte? Mi diverto a esser pieno di dolori tredici mesi all’anno? Sentili quei mascalzoni di preti! Oh mi diverto! Taci, vien qua, e suonami ancora la pastorale di Corelli.

Si sdraiò in una poltrona rintanata dietro un tavolino, nell’angolo più buio dell’ampia camera, più lontano dalla porta e dalle tre finestre. Alla sua dritta, il piano verticale, appoggiato al muro, era aperto.

«Non ci vedo, zio» disse Elena.

«Va là che la sai a memoria!

Egli si pose a canterellare il motivo della pastorale con una voce dolce, intonatissima, piena di sentimento.

«Non ho voglia, stasera, di suonare.

«Perchè?

Elena non rispose. Seduta, tra una finestra e la scrivania, in faccia a suo zio, lo guardava accarezzando un libro aperto, posato là a sbieco sull’orlo della scrivania stessa. Il conte Lao interpretò certo quel silenzio in un dato modo perchè non insistette, e accese una sigaretta.

«La colpa non è certo mia» diss’egli, buttando nel portacenere il fiammifero acceso.

«Che colpa, zio?

Il conte Lao appoggiò le braccia sul tavolino e guardò il fiammifero fin che si spense.

«Se siamo a questi passi» diss’egli.

Elena non capiva.

«Val poco quel poeta inglese» esclamò il conte Lao, come per rompere una rete di pensieri penosi. «Pochissimo! Pieno di barocchismi. Me lo immaginavo. Il cielo che diventa sette volte più divino per l’assunzione di Mazzini! Corbellerie. E genitivi, poi, genitivi! Santo Dio!

«A che passi, zio?» disse Elena, alzandosi.

Venne a sedergli vicino, sullo sgabello del piano.

«Eh!» rispose lo zio. «Dove hai la testa adesso? Dimmi un po’: hanno giuocato al biliardo poco fa, prima del temporale?

«Sì, zio.

«Anche tuo marito, già?

«Sì, lui e Perlotti.

«Filosofo, lui!

Restò pensoso un momento, poi scattò in piedi gittando via la sigaretta, andò ad afferrar per le tempie Elena, che tentò, con alterezza involontaria, rialzar la testa.

Inhaltsverzeichnis

In dieser Ausgabe

  1. 01Daniele Cortis
  2. 02CAPITOLO I.
  3. 03CAPITOLO II.
  4. 04CAPITOLO III.
  5. 05CAPITOLO IV.
  6. 06CAPITOLO IV.
  7. 07CAPITOLO VI.
  8. 08CAPITOLO VII.
  9. 09«B.»
  10. 10CAPITOLO VIII.
  11. 11CAPITOLO IX.
  12. 12B.»
  13. 13CAPITOLO X.
  14. 14CAPITOLO XI.
  15. 15CAPITOLO XII.
  16. 16CAPITOLO XIII.
  17. 17CAPITOLO XIV.
  18. 18CAPITOLO XV.
  19. 19CAPITOLO XVI.
  20. 20CAPITOLO XVII.
  21. 21CAPITOLO XVII.
  22. 22CAPITOLO XIX.
  23. 23CAPITOLO XX.
  24. 24CAPITOLO XXI.
  25. 25CAPITOLO XXII.
  26. 26CAPITOLO XXIII.

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