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Literatur

Mistero del poeta

BooksWhale-Ausgabe auf Italienisch von Antonio Fogazzaro

Un romanzo d’amore e coscienza in cui memoria, fede, desiderio e vocazione artistica si intrecciano.

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Mistero del poeta

Un romanzo d’amore e coscienza in cui memoria, fede, desiderio e vocazione artistica si intrecciano. Fogazzaro segue un poeta tra amore, fede e memoria, trasformando il sentimento privato in una ricerca morale e spirituale.

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Antonio Fogazzaro died in 1911; the 1888 novel is public domain.

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Mistero del poeta

Antonio Fogazzaro

VorschaukapitelI.Vorschau

Oggi, 2 novembre 1881, ho deciso di porre in iscritto il segreto ch’è la vita, la ricchezza e la potenza dell’anima mia. Nè i miei parenti nè i miei amici ne hanno, ch’io sappia, sospetto alcuno. Una sola persona vivente, in Italia, ne apprese da me qualche cosa; ma ella è tale che certo non ne ha fatto parola.

Parlo della persona che riceverà da’ miei eredi questo manoscritto; parlo di Lei, cara e fedele amica. Se leggendo qui si ricorda di una chiesetta longobarda posata nel verde di campicelli montani; se si ricorda di una sottile voce d’acque nella solitudine, ricorderà pure quella mia confidenza, rotta da singulti senza lacrime, da una emozione che non era solamente dolore. Io rimetto in Lei, oramai, il parlare e il tacere. Se il mondo continuerà ad ignorare il mio segreto, non ne parli, amica mia, che a Dio, nella preghiera; se qualche letterato, viaggiando fuori d’Italia, ne avrà incerta notizia e pretenderà poi far vedere il mio cuore per due soldi in qualche Fanfulla o Pungolo della Domenica, senz’altra offesa che della esattezza storica, dica Ella privatamente il vero a coloro che in quel tempo mi ameranno ancora. Ma se si scriveranno di noi cose false che possano turbare ed affliggere, io La prego, a mani giunte, col cuore pieno d’affanno, a voler pubblicare il mio racconto. Avevo scritto d’affanno e di sdegno, ma ho cancellato lo sdegno, che spiacerebbe alla diletta come un’impurità. Non vi ha oramai per lei e per me che un solo pericolo su questa terra; un solo dolore chiediamo a Dio di allontanare da noi: lo scandalo. Esso è appena possibile, e spero che saremo esauditi; ma se nella sapienza divina fosse altro consiglio, faccia, amica mia, tutto, tutto ciò che faremmo noi, se vivi. Ove non si credesse alla mia parola, la confermi con testimonianze e documenti. Le saranno forniti, ad ogni richiesta, dal mio amico Dottor Paul Steele, di Rüdesheim am Rhein, Prussia.

È il giorno dei morti, la nebbia fuma intorno alle finestre della solitaria villa dove son ospite dei miei nipoti, mi chiude nelle memorie del passato. Qualcuno ripete sotto di me, al piano, non so che musica monotona di esercizi: odo nella stanza vicina passi tranquilli di servi. Nessuno immagina quel ch’io faccio, quel ch’io sento. La mia mano trema, il mio petto è un palpito solo, le lagrime mi ascendono alla gola. E il racconto parrà poi a me stesso così freddo! Vorrei parlare ma non con la parola che muore, parlare dall’ombra del mondo ignoto con la voce viva che va, che va, d’atomo in atomo, non posa mai, è udita forse nei mondi inaccessibili all’occhio umano, se vi sono colà spiriti potenti a sentire ogni moto. Vorrei poter parlare non alla folla, ma solo ai cuori generosi che una calunnia avrà contristati e ai cuori perversi che ne avranno goduto. Devo io dunque deporre la penna e affidarmi a Dio? Penso a lei, alla stella mia, e odo la sua dolce voce straniera, la voce più dolce, io credo, che abbia suonato su labbra umane, dirmi teneramente: caro, scrivi; write, love.

VorschaukapitelII.Vorschau

Ella sa, amica mia, che fino al 1872 non ebbi segreti per Lei. Se non ci siamo amati, quantunque liberi, fu perchè, forse, v’era tra noi troppa affinità di sentimenti, troppa comunanza d’idee, troppa fraternità di natura; e l’amore, tra noi, sarebbe stato una specie d’incesto. Tale è la ragione bizzarra che ne trovammo insieme una volta. Non era tuttavia la sola, certo; ne avevamo altre, Lei e io. Non toccherò delle Sue, naturalmente; ma si ricorda del sogno che Le raccontai appunto nell’inverno del 1872, una sera ch’eravamo soli e ch’io Le avevo portato un libro curioso: «Du sommeil et des rêves?» Forse non se ne ricorderà. Lo strano del sogno è questo, che lo feci due volte a un intervallo di nove anni. Lessi nella mia prima giovinezza la poetica leggenda tedesca del pozzo tanto profondo da non potervi nè occhio, nè strumento umano arrivare all’acqua. Viene un trovatore, siede sul pozzale e suona dolcemente; l’acqua si muove; colui suona e suona; l’acqua sale poco a poco, sale sempre, brilla sulla bocca. La notte dopo sognai di salir da non so quale abisso per la potenza di una voce soave che diceva in alto, con accento straniero, parole incomprese. Mi svegliai piangendo, in un orgasmo che mi durò parecchie ore, pieno di questa irragionevole idea che la voce udita in sogno esistesse veramente, richiamandone alla memoria, più forte che potevo, il timbro singolare, tremando di dimenticarlo. Lo dimenticai infatti e presto, ma non dimenticai il sogno, e non mi uscì di mente l’idea che fosse un sogno profetico, una comunicazione arcana della Divinità.

Nessuna voce femminile mi fece poi risovvenire di quello; ma nel gennaio del 1872, durante una convalescenza, rifeci l’identico sogno, riudii la dolce voce dall’accento straniero. Otto o dieci giorni dopo venni da Lei e Le portai il libro: «Du sommeil et des rêves.»

È quasi impossibile ch’Ell’abbia dimenticata la mia agitazione di quella sera. Può essere ch’io sia mistico per natura e inclinato a credere in certe occulte potenze dello spirito umano, in certe sue relazioni segrete col soprannaturale; è sicuramente vero che prima del gennaio 1872 avevo già fatto esperienza due volte, non in sogno, di tali comunicazioni dirette; una volta a dodici anni, un’altra sui quattordici. La prima volta ne riportai commozione e spavento benchè fosse un lieto presagio; tanto era nuovo a me quel concetto, tanto fu improvvisa e chiara la voce interna che mi parlò. Il presagio si avverò sedici anni dopo. La seconda volta non si trattò di presagi, e solo nella vita futura saprò se fu un delirio dell’anima o veramente la voce d’un altro spirito, come credetti e credo e sta scritto in certo mio libro. Era dunque naturale che la impressione del secondo sogno fosse in me fortissima. Credevo nella esistenza reale della voce udita, con più ardore ancora, se possibile, che la prima volta; credevo all’influenza salutare e potente cui avrebbe dovuto esercitare un giorno sopra di me la persona che parlava così. Immagini la mia angoscia Lei che sa in quali circostanze mi trovassi nel gennaio del 1872. Mi tenevo allora già legato e forse per sempre. Quando penso alla origine e alla natura di quel legame mi viene alle labbra un sorriso amaro, compiango la signora, compiango e derido me stesso. Di questo legame si è parlato nel mondo, falsamente; e non è male ch’io ne debba scrivere qualche cosa qui. Ella sa ch’io conosceva da molto tempo quella bella e intelligente dama, a cui il mondo attribuiva, prima che le relazioni nostre si facessero più strette, un amante. Andavo qualche volta da lei e c’incontravamo spesso in società. Credevo d’esserle affatto indifferente e la ricambiavo d’indifferenza; ma poche persone mi ponevano, come lei, in vena di spirito sarcastico. Una sera, a teatro, incontrai due volte col mio binoculo il suo rivolto a me, e la seconda volta ella sostenne alquanto il mio sguardo, prima di volgersi altrove. Credetti averne il cuore lievemente tocco, ma forse erano invece i nervi della vanità e della curiosità che simulavano un palpito. Attesi e ottenni ancora spesso quello sguardo: poi visitai la dama nel suo palchetto. Ella ebbe con me un contegno affatto nuovo, e mi diede, in presenza di altre persone, così evidenti segni di favore da imbarazzarmi. Mi figurai, andando a casa, d’esserne innamorato, e mi figurai in pari tempo che glielo dovevo dire. Adempiei questo imperioso dovere due giorni dopo. Si trattava di una signora maritata, ed è mia maggior colpa l’aver ceduto allora non alla violenza del vero amore, bensì ad un’ombra vana di amore. Ella mi rispose di essere dolentissima delle mie parole. Soggiunse, con mia grande sorpresa, che s’era accorta da un pezzo di questa simpatia, che non poteva nascondermi una certa inclinazione per me seguitane da parte sua, ma che avrebbe preferito non si fosse parlato mai, fra noi, di questo. Era risoluta di non mancare ai suoi doveri. Prima sarebbe stato possibile vedersi con molta frequenza ed intimità, come amici; adesso non era più da pensarvi. Mi consigliò di soffocare il mio amore che non poteva aver messe ancora profonde radici; così si sarebbe potuto fra qualche tempo godere in pace i benefici di una pura e intima amicizia di cui avevamo forse bisogno ambedue.

Inhaltsverzeichnis

In dieser Ausgabe

  1. 01Full text
  2. 02I.
  3. 03II.
  4. 04III.
  5. 05IV.
  6. 06V.
  7. 07VI.
  8. 08VII.
  9. 09VIII.
  10. 10IX.
  11. 11X.
  12. 12XI.
  13. 13XII.
  14. 14XIII.
  15. 15XIV.
  16. 16XV.
  17. 17XVI.
  18. 18Note
  19. 19XVII.
  20. 20XVIII.
  21. 21XIX.
  22. 22XX.
  23. 23XXI.
  24. 24XXII.
  25. 25XXIII.
  26. 26XXIV.
  27. 27XXV.
  28. 28XXVI.
  29. 29XXVII.
  30. 30XXVIII.
  31. 31XXIX.
  32. 32XXX.
  33. 33XXXI.
  34. 34XXXII.
  35. 35XXXIII.
  36. 36XXXIV.
  37. 37XXXV.
  38. 38XXXVI.
  39. 39XXXVII.
  40. 40XXXVIII.
  41. 41XXXIX.
  42. 42XL.
  43. 43XLI.
  44. 44XLII.
  45. 45XLIII.
  46. 46XLIV.
  47. 47XLV.
  48. 48Note
  49. 49XLVI.
  50. 50XLVII.

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