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Letteratura

Il feudatario

Edizione BooksWhale in italiano di Carlo Goldoni

Una commedia sui privilegi aristocratici, sul potere locale e sulla dignità della comunità.

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Introduzione al libro

Il feudatario

Goldoni contrappone l’arroganza del feudatario alla voce della comunità, mostrando come il vecchio potere perda autorità davanti alla ragione e alla vita civile.

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Questa edizione si basa su un testo di pubblico dominio ed è stata preparata da BooksWhale per la lettura digitale.

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The original work is a public-domain classic by Carlo Goldoni, who died in 1793.

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Il feudatario

Carlo Goldoni

Capitolo in anteprimaIL SIGNORAnteprima

FRANCESCO CANAL

PATRIZIO VENETO

UANTUNQUE non abbia io attual servitù con V. E., posso però compromettermi ch’Ella si degnerà di accogliere, di aggradire e proteggere questa Commedia mia, che all’altissima di Lei protezione umilmente io raccomando. Fondata è la mia speranza sulla fama della di Lei generosa bontà, che tutti cerca di proteggere e favorire, e sulla certezza che le Opere mie sono dall’E. V. con benignità compatite, e con predilezione sofferte. Di ciò mi ha assicurato la di Lei voce medesima, consolandomi e dandomi animo a proseguire nell’intrapreso malagevole impiego; e da più parti mi è giunto fortunatamente all’orecchio, che l’E. V. non cessa di accreditare le Opere mie colla sua approvazione, e di difendere il mio nome dagl’insulti degli emoli e de’ maldicenti. Grandissima gloria è per me

, che un Cavaliere sì grande per nascita, per antichità e per dottrina, mostrisi delle Opere mie in qualche maniera contento; un Cavaliere innamorato delle bellissime Arti Liberali, da lui conosciute, amate ed illustrate; un talento felice, che le cose penetra nel midollo, e sa discernere di tutto i pregj, ed in tutto sa rilevare i difetti, potrebbe farmi dell’approvazione sua insuperbire; ma un raggio di lume ragionevole, distruggitore dell’amor proprio, mi suggerisce che appunto quelli che molto sanno, che tutto intendono, sogliono più compatire i difetti altrui, perchè conoscono la difficoltà di sfuggirli, e si contentano del mediocre, misurando l’opera coll’Autore, e lodando quella a misura del concetto che di questo hanno formato;

cosicchè nell’opera di uno che molto stimano, non compatiranno un errore, ed in quella di un altro che meno merita, non saranno sì rigorosi. Questa è la ragione, per cui si vedono applaudite sovente delle produzioni di spirito assai cattivo; molte volte dipende dal poco credito dell’Autore. Il Mondo prevenuto di dover essere disgustato, si appaga di ogni poco di bene, ancorchè apparente, non fa l’esame del merito della cosa; alcuni dicono: non vi è male, ed altri sostengono che vi sia del buono. Cotali avvenimenti sono frequentissimi, non dirò già in favore di Tizio e di Sempronio, ma parlo di me solamente, che più degli altri ho bisogno di compatimento. Questo però non l’esigo da tutti; bastami averlo dalle persone, che colla intelligenza loro possano render ragione di ciò che vedono, e di ciò che approvano; bastami averlo dall’E. V., cavaliere illuminato e dotto, di ottimo discernimento e di perfettissimo gusto. Questa perfezione di gusto in tutte le di Lei azioni si ammira. Rammenta ancora la città di Bergamo il di Lei felicissimo Reggimento, in cui l’E. V. ha fatto non solo spiccare la sua generosità, ma di questa con ordine ed intelligenza ha fatto a tutti gustare il pregio; e colla sua illibata giustizia, e colla sua ammirabile provvidenza, ha saputo ugualmente correggere, consolare, punire, beneficare. La fiducia grande che ho nella benignità singolarissima dell’E. V., mi anima dunque a presentarle un’umile offerta dell’ossequio mio nella presente Commedia, che io dedico all’eccelso suo Nome, perchè da questo sieno le Opere mie onorate e protette. Son certo che Ella si degnerà di aggradire l’offerta, qualunque ella sia, come un tributo del mio dovere, e mi accorderà il di Lei patrocinio, come un effetto della di Lei benignità e gentilezza, con che mi fo coraggio di protestarmi con profondissima umiliazione

Di V. E.

Vostro Devotiss. Obbligatiss. Servitore

Carlo Goldoni.

Questa lettera di dedica uscì la prima volta nel t. VI dell’ed. Paperini di Firenze, l’anno 1754.

Paper. aggiunge:

codesta

L’AUTORE

A CHI LEGGE

AREBBE un far torto agli abitatori della campagna il non crederli degni di comparir sulla scena, come se non avessero anch’ essi il loro ridicolo particolare. Formano anch’essi una parte della Società umana, ed è quella tal parte, alla quale abbiamo grandissima obbligazione, e che è forse la più necessaria, e la meno fastidiosa di tante altre.

Capitolo in anteprimaSCENA PRIMA.Anteprima

Camera della Comunità, con sedie antiche.

Nardo

che siede nel mezzo, con giubbone

, berretta bianca, cappello e scarpe grosse

Cecco

con fazzoletto

al collo, scarpe da caccia, berretta nera e cappello bordato

Mengone

con capellatura e cappello di paglia, giubba grossolana

e pantofole: tutti sedendo

Nardo.

Sono due ore di sole, e i sindaci non si vedono.

Cecco.

Pasqualotto è andato colla carretta a portare del vino al medico.

Mengone.

E Marcone l’ho veduto io a raccogliere delle rape.

Nardo.

Sono bestie

. Non sanno

il loro dovere. Sono i sindaci della Comunità, e fanno aspettar noi che siamo i deputati.

Cecco.

Io, per venir qui stamattina, ho tralasciato d’andare a caccia.

Mengone.

Ed io ho mandato uno in luogo mio a vendere le legna.

Nardo.

Oh! quando io sono deputato, non manco. Lascio tutto per venir qui. Sette volte sono stato in questa

carica. Ah! che ne dite? Non è una bella cosa sedere su questi seggioloni?

Cecco.

Oggi arriverà il signor Marchese; toccherà a noi a fargli il complimento.

Nardo.

Toccherà a me, che sono il più antico.

Cecco.

Crediamo che il signor Marchese ci farà accoglienza?

Nardo.

Sì, lo vederete. Se è buono come suo padre, ci farà delle carezze. Io ho conosciuto il Marchese vecchio. Mi voleva un gran bene; sempre

ch’ei veniva a Montefosco, l’andava a ritrovare; gli baciava la mano; mi metteva le mani sulle spalle, e mi faceva dar da bere nel bicchiere col quale beveva egli stesso

Cecco.

A me per altro è stato detto, che questo signor Marchesino è un capo sventato, che non ha giudizio.

Mengone.

E assai giovane. Convien compatirlo.

Indice

In questa edizione

  1. 01Full text
  2. 02IL SIGNOR
  3. 03SCENA PRIMA.
  4. 04SCENA II.
  5. 05I è qua i cimesi della comodità.
  6. 06I è qua quei do villani vestidi da omeni, che se chiama i cimesi, che i vol vegnir in comodità.
  7. 07SCENA III.
  8. 08I denari come li ha fatti?
  9. 09SCENA IV.
  10. 10SCENA V.
  11. 11SCENA VI
  12. 12SCENA VII.
  13. 13SCENA VIII.
  14. 14SCENA IX
  15. 15SCENA X.
  16. 16SCENA XI.
  17. 17SCENA XII.
  18. 18SCENA XIII.
  19. 19SCENA XIV
  20. 20SCENA PRIMA.
  21. 21SCENA II.
  22. 22SCENA III.
  23. 23SCENA IV.
  24. 24SCENA V.
  25. 25SCENA VI.
  26. 26SCENA VII.
  27. 27SCENA VIII
  28. 28SCENA IX.
  29. 29SCENA X
  30. 30SCENA XI.
  31. 31I pari le tien serrae, i marii le bastona, ma ele, co le pol, no le ghe mette scala
  32. 32SCENA XII.
  33. 33SCENA XIII.
  34. 34SCENA XIV.
  35. 35SCENA XV.
  36. 36SCENA XVI.
  37. 37SCENA XVII.
  38. 38SCENA XVIII.
  39. 39SCENA XIX.
  40. 40SCENA PRIMA
  41. 41SCENA II.
  42. 42SCENA III.
  43. 43SCENA IV
  44. 44SCENA V
  45. 45SCENA VI.
  46. 46SCENA VII.
  47. 47SCENA VIII.
  48. 48SCENA IX.
  49. 49SCENA X.
  50. 50SCENA XI.
  51. 51SCENA XII.
  52. 52SCENA XIII.
  53. 53SCENA XIV
  54. 54SCENA XV.
  55. 55SCENA XVI.
  56. 56SCENA ULTIMA.
  57. 57I furti.
  58. 58SCENA PRIMA
  59. 59SCENA II.
  60. 60SCENA IV.
  61. 61SCENA V
  62. 62SCENA V
  63. 63SCENA VI
  64. 64SCENA VII
  65. 65SCENA VIII.
  66. 66SCENA VIII (i).
  67. 67I banditi della Rep. Ven.
  68. 68I comici it.i
  69. 69I Deputati della Comunità di Montefosco

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