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Letteratura
Il Morgante
Edizione BooksWhale in italiano di Luigi Pulci
Un classico italiano su cavalieri, umorismo, giganti, avventura e parodia dell’epica.
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Introduzione al libro
Il Morgante
Il Morgante propone un’avventura di cavalieri, umorismo, giganti, avventura e parodia dell’epica. L’opera unisce personaggi memorabili, ritmo narrativo e osservazione della società e dei desideri umani.
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Luigi Pulci died in 1484, and Il Morgante was first published or composed in 1483. These dates support the public-domain basis for this original-language edition.
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Capitolo in anteprimaPart 1Leggi anteprima
Il Morgante
Luigi Pulci
Morgante
1 In principio era il Verbo appresso a Dio,
ed era Iddio il Verbo e ’l Verbo Lui:
questo era nel principio, al parer mio,
e nulla si può far sanza Costui.
Però, giusto Signor benigno e pio,
mandami solo un degli angel tui,
che m’accompagni e rechimi a memoria
una famosa, antica e degna storia.
2 E tu, Vergine, figlia e madre e sposa
di quel Signor che ti dètte la chiave
del Cielo e dell’abisso e d’ogni cosa
quel dì che Gabriel tuo ti disse «Ave»,
perché tu se’ de’ tuoi servi pietosa,
con dolce rime e stil grato e soave
aiuta i versi miei benignamente
e ’nsino al fine allumina la mente.
3 Era nel tempo quando Filomena
con la sorella si lamenta e plora,
ché si ricorda di sua antica pena,
e pe’ boschetti le ninfe innamora,
e Febo il carro temperato mena,
ché ’l suo Fetonte l’ammaestra ancora,
ed appariva appunto all’orizonte,
tal che Titon si graffiava la fronte,
4 quand’io varai la mia barchetta prima
per obedir chi sempre obedir debbe
la mente, e faticarsi in prosa e in rima,
e del mio Carlo imperador m’increbbe;
ché so quanti la penna ha posti in cima,
che tutti la sua gloria prevarrebbe:
è stata questa istoria, a quel ch’io veggio,
di Carlo, male intesa e scritta peggio.
5 Diceva Leonardo già Aretino
che s’egli avessi avuto scrittor degno,
com’egli ebbe un Ormanno e ’l suo Turpino,
ch’avessi diligenzia avuto e ingegno,
sarebbe Carlo Magno un uom divino,
però ch’egli ebbe gran vittorie e regno,
e fece per la Chiesa e per la Fede
certo assai più che non si dice o crede.
6 Guardisi ancora a San Liberatore,
quella badia là presso a Menappello
giù nell’Abruzzi, fatta per suo onore,
dove fu la battaglia e ’l gran flagello
d’un re pagan, che Carlo imperadore
uccise, e tanto del suo popul fello,
e vedesi tante ossa, e tanti il sanno
che tante in Giusaffà non ne verranno.
7 Ma il mondo cieco e ignorante non prezza
le sue virtù com’io vorrei vedere.
E tu, Fiorenzia, della sua grandezza
possiedi e sempre potrai possedere:
ogni costume ed ogni gentilezza
che si potessi acquistare o avere
col senno, col tesoro e colla lancia,
dal nobil sangue è venuto di Francia.
8 Dodici paladini aveva in corte
Carlo, e ’l più savio e famoso era Orlando;
Gan traditor lo condusse alla morte
in Roncisvalle, un trattato ordinando,
là dove il corno e’ sonò tanto forte:
«dopo la dolorosa rotta quando...»,
nella sua Comedìa Dante qui dice,
e mettelo con Carlo in Ciel felice.
9 Era per pasqua, quella di Natale:
Carlo la corte avea tutta in Parigi:
Orlando, com’io dico, è il principale;
èvvi il Danese, Astolfo ed Ansuigi;
fannosi feste e cose trïunfale,
e molto celebravan san Dionigi;
Angiolin di Baiona ed Ulivieri
v’era venuto, e ’l gentil Berlinghieri.
10 Eravi Avolio ed Avino ed Ottone,
di Normandia Riccardo paladino,
e ’l savio Namo e ’l vecchio Salamone,
Gualtieri da Mulione, e Baldovino
ch’era figliuol del tristo Ganellone:
troppo lieto era il figliuol di Pipino,
tanto che spesso d’allegrezza geme,
veggendo tutti i paladini insieme.
11 Ma la Fortuna attenta sta nascosa
per guastar sempre ciascun nostro effetto.
Mentre che Carlo così si riposa,
Orlando governava in fatto e in detto
la corte e Carlo Magno ed ogni cosa;
Gan per invidia scoppia, il maladetto,
e cominciava un dì con Carlo a dire:
- Abbiàn noi sempre Orlando a obedire?
12 Io ho creduto mille volte dirti:
Orlando ha in sé troppa presunzione.
Noi siàn qui conti, re, duchi a servirti,
e Namo, Ottone, Uggieri e Salamone,
per onorarti ognun, per obedirti;
che costui abbia ogni reputazione
nol sofferrem, ma siam deliberati
da un fanciullo non esser governati.
Capitolo in anteprimaPart 2Anteprima
si turbò tutto nel primo sembiante.
56 Orlando, che turbato così il vede,
gli disse presto: - Abate, datti pace:
questo è cristiano e in Cristo nostro crede,
e rinnegato ha il suo Macon fallace. -
Morgante i moncherin mostrò per fede
come i giganti ciascun morto giace;
donde l’abate ringraziava Iddio,
dicendo: - Or m’hai contento, Signor mio. -
57 E riguardava e squadrava Morgante
la sua grandezza ed una volta e due;
e poi gli disse: - O famoso gigante,
sappi ch’io non mi maraviglio piùe
che tu svegliessi e gittassi le piante,
quand’io riguardo or le fattezze tue.
Tu sarai or perfetto e vero amico
a Cristo, quanto tu gli eri nimico.
58 Un nostro apostol, Saül già chiamato,
perseguì molto la fede di Cristo.
Un giorno poi, dallo Spirto infiammato,
«Perché pur mi persegui?» disse Cristo.
E’ si ravvide allor del suo peccato;
andò poi predicando sempre Cristo,
e fatto è or della fede una tromba,
la qual per tutto risuona e rimbomba.
59 Così farai tu ancor, Morgante mio;
e chi s’emenda, è scritto nel Vangelo
che maggior festa fa d’un solo Iddio
che di novantanove altri sù in Cielo.
Io ti conforto ch’ogni tuo desio
rivolga a quel Signor con giusto zelo,
ché tu sarai felice in sempiterno,
ch’eri perduto e dannato allo inferno. -
60 E grande onore a Morgante faceva
l’abate, e molti dì si son posati.
Un giorno, come a Orlando piaceva,
a spasso in qua ed in là si sono andati.
L’abate in una camera sua aveva
molte armadure e certi archi appiccati:
Morgante gliene piacque un che ne vede,
onde e’ sel cinse, benché oprar nol crede.
61 Avea quel luogo d’acqua carestia.
Orlando disse: - Come buon fratello,
Morgante, vo’ che di piacer ti sia
andar per l’acqua. - Onde e’ rispose a quello:
- Comanda ciò che vuoi, ché fatto fia. -
E posesi in ispalla un gran tinello
ed avvïossi là verso una fonte,
dove e’ solea ber sempre appiè del monte.
62 Giunto alla fonte, sente un gran fracasso
di sùbito venir per la foresta.
Una saetta cavò del turcasso,
posela all’arco ed alzava la testa.
Ecco apparire una gran gregge, al passo,
di porci, e vanno con molta tempesta,
ed arrivorno alla fontana appunto,
donde il gigante è da lor sopraggiunto.
63 Morgante alla ventura a un saetta:
appunto nell’orecchio lo ’ncartava;
dall’altro lato passò la verretta,
onde ’l cinghial giù morto gambettava.
Un altro, quasi per farne vendetta,
addosso al gran gigante irato andava;
e perché e’ giunse troppo tosto al varco,
non fu Morgante a tempo a trar coll’arco.
64 Vedendosi venuto il porco addosso,
gli dètte in su la testa un gran punzone,
per modo che gl’infranse insino all’osso,
e morto allato a quell’altro lo pone.
Gli altri porci, veggendo quel percosso,
si misson tutti in fuga pel vallone.
Morgante si levò il tinello in collo,
ch’era pien d’acqua, e non si muove un crollo.
65 Dall’una spalla il tinello avea posto,
dall’altra i porci, e spacciava il terreno;
e torna alla badia, ch’è pur discosto,
ch’una gocciola d’acqua non va in seno.
Orlando, che ’l vedea tornar sì tosto
co’ porci morti e con quel vaso pieno,
maravigliossi che sia tanto forte;
così l’abate; e spalancan le porte.
66 I monaci, veggendo l’acqua fresca,
si rallegrorno, ma più de’ cinghiali,
ch’ogni animal si rallegra dell’esca;
e posono a dormire i brevïali.
Ognun s’affanna, e non par che gl’incresca,
acciò che questa carne non s’insali
e che poi secca sapessi di vieto;
e le digiune si restorno addrieto.
67 E ferno a scoppiacorpo per un tratto,
e scuffian che parean dell’acqua usciti,
tanto che ’l can se ne doleva e ’l gatto,
ché gli ossi rimanean troppo puliti.
Capitolo in anteprimaPart 3Anteprima
Morgante sbadigliava a gran bocconi,
e furno al bere infermi, al mangiar sani;
e poi che sono stati a lor diletto,
si riposorno intro ’n un ricco letto.
25 Come e’ fu l’alba, ciascun si levava
e credonsene andar come ermellini,
né per far conto l’oste si chiamava,
ché lo volean pagar di bagattini;
Morgante in qua ed in là per casa andava,
e non ritruova dell’uscio i confini.
Diceva Orlando: - Saremo noi mézzi
di vin, che l’uscio non si raccapezzi?
26 Questa è, s’io non m’inganno, pur la sala,
ma le vivande e le mense sparite
veggo che son; quivi era pur la scala.
Qui son gente stanotte comparite,
che come noi aranno fatto gala;
le cose ch’avanzorno, ove sono ite? -
E in questo errore un gran pezzo soggiornano:
dovunque e’ vanno, in sulla sala tornano.
27 Non riconoscono uscio né finestra.
Dicea Morgante: - Ove siàn noi entrati?
Noi smaltiremo, Orlando, la minestra,
ché noi ci siam rinchiusi e inviluppati
come fa il bruco su per la ginestra. -
Rispose Orlando: - Anzi ci siam murati. -
Disse Morgante: - A volere il ver dirti,
questa mi pare una stanza da spirti:
28 questo palagio, Orlando, fia incantato
come far si soleva anticamente. -
Orlando mille volte s’è segnato,
e non poteva a sé ritrar la mente,
fra sé dicendo: «Aremol noi sognato?».
Morgante dello scotto non si pente,
e disse: - Io so ch’al mangiare ero desto;
or non mi curo s’egli è sogno il resto.
29 Basta che le vivande non sognai;
e s’elle fussin ben di Satanasso,
arrechimene pure innanzi assai. -
Tre giorni in questo error s’andorno a spasso
sanza trovare ond’egli uscissin mai;
e ’l terzo giorno, scesi giù da basso,
in una loggia arrivon per ventura
donde un suono esce d’una sepultura,
30 e dice: - Cavalieri, errati siete:
voi non potresti di qui mai partire
se meco prima non v’azzufferete;
venite questa lapida a scoprire,
se non che qui in eterno vi starete. -
Per che Morgante cominciò a dire:
- Non senti tu, Orlando, in quella tomba
quelle parole che colui rimbomba?
31 Io voglio andare a scoprir quello avello
là dove e’ par che quella voce s’oda;
ed escane Cagnazzo e Farferello
o Libicocco col suo Malacoda. -
E finalmente s’accostava a quello,
però che Orlando questa impresa loda
e disse: - Scuopri, se vi fussi dentro
quanti ne piovvon mai dal ciel nel centro. -
32 Allor Morgante la pietra sù alza:
ecco un dïavol più ch’un carbon nero
che della tomba fuor sùbito balza
in un carcame di morto assai fiero,
ch’avea la carne secca, ignuda e scalza.
Diceva Orlando: - E’ fia pur daddovero:
questo è il dïavol, ch’io ’l conosco in faccia. -
E finalmente addosso se gli caccia.
33 Questo dïavol con lui s’abbracciòe:
ognuno scuote; e Morgante diceva:
- Aspetta, Orlando, ch’io t’aiuteròe. -
Orlando aiuto da lui non voleva;
pure il dïavol tanto lo sforzòe
ch’Orlando ginocchion quasi cadeva;
poi si rïebbe e con lui si rappicca:
allor Morgante più oltre si ficca.
34 E’ gli parea mill’anni d’appiccare
la zuffa; e come Orlando così vide,
comincia il gran battaglio a scaricare,
e disse: - A questo modo si divide. -
Ma quel demon lo facea disperare,
però che i denti digrignava e ride.
Morgante il prese alle gavigne stretto
e missel nella tomba a suo dispetto.
35 Come e’ fu dentro, gridò: - Non serrare,
ché se tu serri, mai non uscirai. -
Disse Orlando: - In che modo abbiamo a fare? -
E’ gli rispose: - Tu lo sentirai.
Convienti quel gigante battezare,
poi a tua posta andar te ne potrai:
fallo cristiano, e come e’ sarà fatto,
a tuo camin ne va sicuro e ratto.
36 Se tu mi lasci questa tomba aperta,
non vi farò più noia o increscimento:
ciò ch’io ti dico, abbi per cosa certa. -
Indice
In questa edizione
- 01Part 1
- 02Part 2
- 03Part 3
- 04Part 4
- 05Part 5
- 06Part 6
- 07Part 7
- 08Part 8
- 09Part 9
- 10Part 10
- 11Part 11
- 12Part 12
- 13Part 13
- 14Part 14
- 15Part 15
- 16Part 16
- 17Part 17
- 18Part 18
- 19Part 19
- 20Part 20
- 21Part 21
- 22Part 22
- 23Part 23
- 24Part 24
- 25Part 25
- 26Part 26
- 27Part 27
- 28Part 28
- 29Part 29
- 30Part 30
- 31Part 31
- 32Part 32
- 33Part 33
- 34Part 34
- 35Part 35
- 36Part 36
- 37Part 37
- 38Part 38
- 39Part 39
- 40Part 40
- 41Part 41
- 42Part 42
- 43Part 43
- 44Part 44
- 45Part 45
- 46Part 46
- 47Part 47
- 48Part 48
- 49Part 49
- 50Part 50
- 51Part 51
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- 53Part 53
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- 55Part 55
- 56Part 56
- 57Part 57
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- 61Part 61
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