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Letteratura
Le tigri di Mompracem
Edizione BooksWhale in italiano di Emilio Salgari
Un’avventura tra mare e giungla con Sandokan, pirati, amore, vendetta e ribellione.
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Introduzione al libro
Le tigri di Mompracem
Battaglie navali, inseguimenti, alleanze e paesaggi malesi danno al romanzo il ritmo spettacolare del feuilleton.
Edizione BooksWhale
Come è stata preparata
Questa edizione si basa su un testo di pubblico dominio ed è stata preparata da BooksWhale per la lettura digitale.
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Emilio Salgari died in 1911, and this italian source text was published in 1896; it is public domain.
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Le tigri di Mompracem
Emilio Salgari
Capitolo in anteprimaCapitolo I - I pirati di MompracemAnteprima
La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo.
Pel cielo, spinte da un vento irresistibile, correvano come cavalli sbrigliati, e mescolandosi confusamente, nere masse di vapori, le quali, di quando in quando, lasciavano cadere sulle cupe foreste dell’isola furiosi acquazzoni; sul mare, pure sollevato dal vento, s’urtavano disordinatamente e s’infrangevano furiosamente enormi ondate, confondendo i loro muggiti cogli scoppi ora brevi e secchi ed ora interminabili delle folgori.
Né dalle capanne allineate in fondo alla baia dell’isola, né sulle fortificazioni che le difendevano, né sui numerosi navigli ancorati al di là delle scogliere, né sotto i boschi, né sulla tumultuosa superficie del mare, si scorgeva alcun lume; chi però, venendo da oriente, avesse guardato in alto, avrebbe scorto sulla cima di un’altissima rupe, tagliata a picco sul mare, brillare due punti luminosi, due finestre vivamente illuminate.
Chi mai vegliava in quell’ora e con simile bufera, nell’isola dei sanguinari pirati?
Tra un labirinto di trincee sfondate, di terrapieni cadenti, di stecconati divelti, di gabbioni sventrati, presso i quali scorgevansi ancora armi infrante e ossa umane, una vasta e solida capanna s’innalzava, adorna sulla cima di una grande bandiera rossa, con nel mezzo una testa di tigre.
Una stanza di quell’abitazione è illuminata, le pareti sono coperte di pesanti tessuti rossi, di velluti e di broccati di gran pregio, ma qua e là sgualciti, strappati e macchiati, e il pavimento scompare sotto un alto strato di tappeti di Persia, sfolgoranti d’oro, ma anche questi lacerati e imbrattati.
Nel mezzo sta un tavolo d’ebano, intarsiato di madreperla e adorno di fregi d’argento, carico di bottiglie e di bicchieri del più raro cristallo; negli angoli si rizzano grandi scaffali in parte rovinati, zeppi di vasi riboccanti di braccialetti d’oro, di orecchini, di anelli, di medaglioni, di preziosi arredi sacri, contorti o schiacciati, di perle provenienti senza dubbio dalle famose peschiere di Ceylan, di smeraldi, di rubini e di diamanti che scintillano come tanti soli, sotto i riflessi di una lampada dorata sospesa al soffitto.
In un canto sta un divano turco colle frange qua e là strappate; in un altro un armonium di ebano colla tastiera sfregiata e all’ingiro, in una confusione indescrivibile, stanno sparsi tappeti arrotolati, splendide vesti, quadri dovuti forse a celebri pennelli, lampade rovesciate, bottiglie ritte o capovolte, bicchieri interi o infranti e poi carabine indiane rabescate, tromboni di Spagna, sciabole, scimitarre, accette, pugnali, pistole.
In quella stanza così stranamente arredata, un uomo sta seduto su una poltrona zoppicante: è di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana.
Lunghi capelli gli cadono sugli omeri: una barba nerissima gli incornicia il volto leggermente abbronzato.
Ha la fronte ampia, ombreggiata da due stupende sopracciglia dall’ardita arcata, una bocca piccola che mostra dei denti acuminati come quelli delle fiere e scintillanti come perle; due occhi nerissimi, d’un fulgore che affascina, che brucia, che fa chinare qualsiasi altro sguardo.
Era seduto da alcuni minuti, collo sguardo fisso sulla lampada, colle mani chiuse nervosamente attorno alla ricca scimitarra, che gli pendeva da una larga fascia di seta rossa, stretta attorno ad una casacca di velluto azzurro a fregi d’oro. Uno scroscio formidabile, che scosse la gran capanna fino alle fondamenta, lo strappò bruscamente da quella immobilità. Si gettò indietro i lunghi e inanellati capelli, si assicurò sul capo il turbante adorno di uno splendido diamante, grosso quanto una noce, e si alzò di scatto, gettando all’intorno uno sguardo nel quale leggevasi un non so che di tetro e di minaccioso.
- È mezzanotte - mormorò egli. - Mezzanotte e non è ancora tornato!
Vuotò lentamente un bicchiere pieno di un liquido color dell’ambra, poi aprì la porta, s’inoltrò con passo fermo fra le trincee che difendevano la capanna e si fermò sull’orlo della gran rupe, alla cui base ruggiva furiosamente il mare. Stette là alcuni minuti colle braccia incrociate, fermo come la rupe che lo reggeva, aspirando con voluttà i tremendi soffi della tempesta e spingendo lo sguardo sullo sconvolto mare, poi si ritirò lentamente, rientrò nella capanna e si arrestò dinanzi all’armonium.
Capitolo in anteprimaCapitolo IIFerocia e generositàAnteprima
All’indomani qualche ora dopo che il sole era sorto, Sandokan usciva dalla capanna, pronto a compiere l’ardita impresa.
Era abbigliato da guerra: aveva calzato lunghi stivali di pelle rossa, il suo colore favorito, aveva indossata una splendida casacca di velluto pure rosso, adorna di ricami e di frange e larghi calzoni di seta azzurra. Ad armacollo portava una ricca carabina indiana rabescata e dal lungo tiro: alla cintura una pesante scimitarra dall’impugnatura di oro massiccio e di dietro un kriss, quel pugnale dalla lama serpeggiante e avvelenata, tanto caro alle popolazioni della Malesia.
Si arrestò un momento sull’orlo della gran rupe, scorrendo col suo sguardo d’aquila la superficie del mare, diventata liscia e tersa come uno specchio, e lo fermò verso l’oriente.
- È là - mormorò egli, dopo alcuni istanti di contemplazione. - Strano destino, che mi spingi laggiù, dimmi se mi sarai fatale! Dimmi se quella donna dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro che ogni notte conturba i miei sogni, sarà la mia perdita!...
Scosse il capo come se volesse scacciare un cattivo pensiero, poi a lenti passi discese una stretta scaletta aperta nella roccia e che conduceva alla spiaggia. Un uomo lo attendeva al basso: era Yanez.
- Tutto è pronto - disse questi. - Ho fatto preparare i due migliori legni della nostra flotta, rinforzandoli con due grosse spingarde.
- E gli uomini?
- Tutte le bande sono schierate sulla spiaggia, coi loro capi. Non avrai che da scegliere le migliori.
- Grazie, Yanez.
- Non ringraziarmi, Sandokan; forse ho preparato la tua rovina.
- Non temere, fratello mio; le palle hanno paura di me.
- Sii prudente, molto prudente.
- Lo sarò e ti prometto che, appena avrò veduta quella fanciulla ritornerò qui.
- Dannata femmina! Strangolerei quel pirata che per primo la vide e ne parlò a te.
- Vieni, Yanez.
Attraversarono una spianata, difesa da grandi bastioni, e armata di grossi pezzi d’artiglieria, di terrapieni e di profondi fossati e giunsero sulle rive della baia, in mezzo alla quale galleggiavano dodici o quindici velieri, che si chiamano prahos. Dinanzi ad una lunga fila di capanne e di solidi fabbricati, che parevano magazzini, trecento uomini stavano schierati in bell’ordine, in attesa d’un comando qualunque per slanciarsi, come una legione di demoni, sulle navi e spargere il terrore su tutti i mari della Malesia.
Che uomini e che tipi!
Vi erano dei malesi, di statura piuttosto bassa, vigorosi e agili come le scimmie, dalla faccia quadra e ossuta, dalla tinta fosca, uomini famosi per la loro audacia e ferocia; dei battias, dalla tinta ancor più fosca, noti per la loro passione per la carne umana, quantunque dotati di una civiltà relativamente assai avanzata; dei dayaki della vicina isola di Borneo, di alta statura, dai lineamenti belli, celebri per le loro stragi, che valsero loro il titolo di tagliatori di teste; dei siamesi, dal viso romboidale e gli occhi dai riflessi giallastri; dei cocincinesi, dalla tinta gialla e il capo adorno di una coda smisurata e poi degli indiani, dei bughisi, dei giavanesi, dei tagali delle Filippine e infine dei negritos con delle teste enormi ed i lineamenti ributtanti.
All’apparire della Tigre della Malesia, un fremito percorse la lunga fila dei pirati; tutti gli occhi parvero incendiarsi e tutte le mani si raggrinzarono attorno alle armi.
Sandokan gettò uno sguardo di compiacenza sui suoi tigrotti, come amava chiamarli, e disse:
- Patan, fatti innanzi.
Un malese, di statura piuttosto alta, dalle membra poderose, la tinta olivastra e vestito d’un semplice sottanino rosso adorno di alcune piume, si avanzò con quel dondolamento che è particolare agli uomini di mare.
- Quanti uomini conta la tua banda? - chiese.
- Cinquanta, Tigre della Malesia.
- Tutti buoni?
- Tutti assetati di sangue.
- Imbarcali su quei due prahos e cedine la metà al giavanese Giro-Batol.
- E si va?...
Sandokan gli lanciò uno sguardo, che fece fremere l’imprudente, quantunque fosse uno di quegli uomini che si rideva della mitraglia.
- Ubbidisci e non una parola se vuoi vivere - gli disse Sandokan.
Indice
In questa edizione
- 01Full text
- 02Capitolo I - I pirati di Mompracem
- 03Capitolo IIFerocia e generosità
- 04Capitolo IIIL'incrociatore
- 05Capitolo IVTigri e leopardi
- 06Capitolo VLa "Perla di Labuan"
- 07Capitolo VILord James Guillonk
- 08Capitolo VIIGuarigione ed amore
- 09Capitolo VIIILa caccia alla tigre
- 10Capitolo IXIl tradimento
- 11Capitolo XLa caccia al pirata
- 12Capitolo XIGiro-Batol
- 13Capitolo XIILa canoa di Giro-Batol
- 14Capitolo XIIIIn rotta per Mompracem
- 15Capitolo XIVAmore ed ebbrezza
- 16Capitolo XVIl caporale inglese
- 17Capitolo XVILa spedizione contro Labuan
- 18Capitolo XVIIL'appuntamento notturno
- 19Capitolo XVIIIDue pirati in una stufa
- 20Capitolo XIXIl fantasma delle giacche rosse
- 21Capitolo XXAttraverso le foreste
- 22Capitolo XXIL'assalto della pantera
- 23Capitolo XXIIIl prigioniero
- 24Capitolo XXIIIYanez alla villa
- 25Capitolo XXIVLa moglie della Tigre
- 26Capitolo XXVA Mompracem
- 27Capitolo XXVILa regina di Mompracem
- 28Capitolo XXVIIIl bombardamento di Mompracem
- 29Capitolo XXVIIISul mare
- 30Capitolo XXIXI prigionieri
- 31Capitolo XXXLa fuga
- 32Capitolo XXXIYanez
- 33Capitolo XXXIIL'ultima pugna della Tigre
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