italiano Edizione
Letteratura
Uno, nessuno e centomila
Edizione BooksWhale in italiano di Luigi Pirandello
Un classico di pubblico dominio su identità, maschere sociali, percezione e crisi dell'io, in un'edizione di lettura pulita.
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Introduzione al libro
Uno, nessuno e centomila
Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello è un classico di pubblico dominio su identità, maschere sociali, percezione e crisi dell'io. Questa edizione italiana presenta il testo in un formato chiaro e leggibile.
Edizione BooksWhale
Come è stata preparata
Questa edizione si basa su un testo di pubblico dominio ed è stata preparata da BooksWhale per la lettura digitale.
Base di pubblico dominio
Perché può essere condivisa
Luigi Pirandello morì nel 1936, e Uno, nessuno e centomila fu pubblicato nel 1926. La data di pubblicazione sostiene la base di pubblico dominio dell'edizione italiana negli Stati Uniti; l'autore è inoltre morto da oltre settant'anni.
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Uno, nessuno e centomila
Luigi Pirandello
Capitolo in anteprimaLibro PrimoAnteprima
Libro Primo
Capitolo in anteprima§ 1. Mia moglie e il mio naso.Anteprima
— Che fai? — mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
— Niente, — le risposi, — mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. —
Mia moglie sorrise e disse:
— Credevo ti guardassi da che parte ti pende. —
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
— Mi pende? A me? Il naso? —
E mia moglie, placidamente:
— Ma sì, caro. Guàrdatelo bene: ti pende verso destra. —
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.
Vide forse mia moglie molto più addentro di me in quella mia stizza e aggiunse subito che, se riposavo nella certezza d’essere in tutto senza mende, me ne levassi pure, perchè, come il naso mi pendeva verso destra, così....
— Che altro? —
Eh, altro! altro! Le mie sopracciglia parevano sugli occhi due accenti circonflessi, ^ ^ , le mie orecchie erano attaccate male, una più sporgente dell’altra; e altri difetti....
— Ancora? —
Eh sì, ancora: nelle mani, al dito mignolo; e nelle gambe (no, storte no!), la destra, un pochino più arcuata dell’altra: verso il ginocchio, un pochino.
Dopo un attento esame dovetti riconoscere veri tutti questi difetti. E solo allora, scambiando certo per dolore e avvilimento la maraviglia che ne provai subito dopo la stizza, mia moglie per consolarmi m’esortò a non affliggermene poi tanto, chè anche con essi, tutto sommato, rimanevo un bell’uomo.
Sfido a non irritarsi, ricevendo come generosa concessione ciò che come diritto ci è stato prima negato. Schizzai un velenosissimo “grazie„ e, sicuro di non aver motivo nè d’addolorarmi nè d’avvilirmi, non diedi alcuna importanza a quei lievi difetti, ma una grandissima e straordinaria al fatto che tant’anni ero vissuto senza mai cambiar di naso, sempre con quello, e con quelle sopracciglia e quelle orecchie, quelle mani e quelle gambe; e dovevo aspettare di prender moglie per aver conto che li avevo difettosi.
— Uh che maraviglia! E non si sa, le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito. —
Ecco, già — le mogli, non nego. Ma anch’io, se permettete, di quei tempi ero fatto per sprofondare, a ogni parola che mi fosse detta, o mosca che vedessi volare, in abissi di riflessioni e considerazioni che mi scavavano dentro e bucheravano giù per torto e su per traverso lo spirito, come una tana di talpa; senza che di fuori ne paresse nulla.
— Si vede, — voi dite, — che avevate molto tempo da perdere. —
No, ecco. Per l’animo in cui mi trovavo. Ma del resto sì, anche per l’ozio, non nego. Ricco, due fidati amici, Sebastiano Quantorzo e Stefano Firbo, badavano ai miei affari dopo la morte di mio padre; il quale, per quanto ci si fosse adoperato con le buone e con le cattive, non era riuscito a farmi concludere mai nulla; tranne di prender moglie, questo sì, giovanissimo; forse con la speranza che almeno avessi presto un figliuolo che non mi somigliasse punto; e, pover’uomo, neppur questo aveva potuto ottenere da me.
E non già, badiamo, ch’io opponessi volontà a prendere la via per cui mio padre m’incamminava. Tutte le prendevo. Ma camminarci, non ci camminavo. Mi fermavo a ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre più da vicino a girare attorno a ogni sas solino che incontravo, e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d’una montagna insormontabile, anzi d’un mondo in cui avrei potuto senz’altro domiciliarmi.
Indice
In questa edizione
- 01Full text
- 02Libro Primo
- 03§ 1. Mia moglie e il mio naso.
- 04§ 2. E il vostro naso?
- 05§ 3. Bel modo d’esser soli!
- 06§ 4. Com’io volevo esser solo.
- 07§ 5. Inseguimento dell’estraneo.
- 08§ 6. Finalmente!
- 09§ 7. Filo d’aria.
- 10§ 8. E dunque?
- 11Libro Secondo
- 12§ 1. Ci sono io e ci siete voi.
- 13§ 2. E allora?
- 14§ 3. Con permesso.
- 15§ 4. Scusate ancora.
- 16§ 5. Fissazioni.
- 17§ 6. Anzi ve lo dico adesso.
- 18§ 7. Che c’entra la casa?
- 19§ 8. Fuori all’aperto.
- 20§ 9. Nuvole e vento.
- 21§ 10. L’uccellino.
- 22§ 11. Rientrando in città.
- 23§ 12. Quel caro Gengè.
- 24Libro Terzo
- 25§ 1. Pazzie per forza.
- 26§ 2. Scoperte.
- 27§ 3. Le radici.
- 28§ 4. Il seme.
- 29§ 5. Traduzione d’un titolo.
- 30§ 6. Il buon figliuolo feroce.
- 31§ 7. Parentesi necessaria, una per tutti.
- 32§ 8. Caliamo un poco.
- 33§ 9. Chiudiamo la parentesi.
- 34§ 10. Due visite.
- 35Libro Quarto
- 36§ 1. Com'erano per me Marco di Dio e sua moglie Diamante.
- 37§ 2. Ma fu totale.
- 38§ 3. Atto notarile.
- 39§ 4. La strada maestra.
- 40§ 5. Sopraffazione.
- 41§ 6. Il furto.
- 42§ 7. Lo scoppio.
- 43Libro Quinto
- 44§ 1. Con la coda fra le gambe.
- 45§ 2. Il riso di Dida.
- 46§ 3. Parlo con Bibì.
- 47§ 4. La vista degli altri.
- 48§ 5. Il bel giuoco.
- 49§ 6. Moltiplicazione e sottrazione.
- 50§ 7. Ma io intanto dicevo tra me:
- 51§ 8. Il punto vivo.
- 52Libro Sesto
- 53§ 1. A tu per tu.
- 54§ 2. Nel vuoto.
- 55§ 3. Seguito a compromettermi.
- 56§ 4. Medico? avvocato? professore? deputato?
- 57§ 5. Io dico, poi perchè?
- 58§ 6. Vincendo il riso.
- 59Libro Settimo
- 60§ 1. Complicazione.
- 61§ 2. Primo avvertimento.
- 62§ 3. La rivoltella tra i fiori.
- 63§ 4. La spiegazione.
- 64§ 5. Il Dio di dentro e il Dio di fuori.
- 65§ 6. Un vescovo non comodo.
- 66§ 7. Un colloquio con Monsignore.
- 67§ 8. Aspettando.
- 68Libro Ottavo
- 69§ 1. Il giudice vuole il suo tempo.
- 70§ 2. La coperta di lana verde.
- 71§ 3. Remissione.
- 72§ 4. Non conclude.
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