イタリア語 エディション
文学
Con gli occhi chiusi
イタリア語 BooksWhale エディション · Federigo Tozzi
Un romanzo moderno di formazione, amore doloroso, famiglia autoritaria e percezione interiore.
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本の紹介
Con gli occhi chiusi
Con gli occhi chiusi è uno dei testi fondamentali di Federigo Tozzi. Attraverso Pietro, il rapporto con il padre, l’amore per Ghisola, la campagna e la città, il romanzo trasforma formazione sentimentale, frustrazione, desiderio e cecità emotiva in una prosa moderna e inquieta.
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Federigo Tozzi died in 1920, and Con gli occhi chiusi was first published in 1919; these dates support public-domain status for the Italian original.
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Con gli occhi chiusi
Federigo Tozzi
プレビュー章CON GLI OCCHI CHIUSIプレビュー
Usciti dalla trattoria i cuochi e i camerieri, Domenico Rosi, il padrone, rimase a contare in fretta, al lume di una candela che sgocciolava fitto, il denaro della giornata. Gli si strinsero le dita toccando due biglietti da cinquanta lire; e, prima di metterli nel portafogli di cuoio giallo, li guardò un'altra volta, piegati; e soffiò su la fiammella avvicinandocisi con la bocca. Se la candela non si fosse consumata troppo, avrebbe contato anche laltro denaro nel cassetto della moglie ; ma chiuse la porta, dandoci poi una ginocchiata forte per essere sicuro che aveva girato bene la chiave. Di casa stava dallaltra parte della strada, quasi dirimpetto.
Ormai erano trent*anni di questa vita ; ma ricordava sempre i primi guadagni, e gli piaceva alla fine d'ogni giorno sentire in [fondo ali anima la carezza del passato: era come un belFincasso. F. Tozzi. Con gli occhi chiusi. \ La sua trattorìa! Qualche volta, parlandone, batteva su le pareti le mani aperte; per soddisfazione e per vanto. Restato contadino, benché avesse presto mutato mestiere, era capace di pigliare a pugni uno che non avesse' avuto fede alla sua sincerità. E credeva che Dio, quasi per accontentarlo, avesse pensato, insieme con lui, alla sua fortuna. Del resto, sentiva la necessità di arricchire di più ; per paura delle invidie. Quanti avrebbero fatto di tutto per rivederlo senza un soldo !
Le sue quattro sorelle e i suoi tre fratelli erano rimasti poveri al loro paese di maremma, a Civitella, tra le boscaglie piene di cinghiali ; nella casa di pietre scheggiate, con la scala che si moveva sotto i piedi, fatta con i sassi presi dal fiume, con le finestre in faccia a una montagna di galestro tanto a ridosso e ripida che pareva di rimanerci sotto, quasi avesse dovuto un giorno o l'altro precipitare. E il Rosi pensava al suo paese troppo angusto, come ad una cosa che non esistesse più, o almeno soltanto per gli altri: i ricordi della giovinezza avevano la stessa importanza dei teatri e delle figure dei giornali, che egli odiava con disprezzo : stupidaggini piacevoli per gli sfaccendati, che avevano soldi da buttar via. Lo stesso pensava per chi fumava. E nessuno, perciò, poteva dire d'averlo visto mai al teatro ; o.
peggio, con il sigaro in bocca ! Egli era troppo astuto! A pena stabilitosi a Siena, a ventanni, sposò Anna, una bastarda senza dote, piuttosto bella e più giovine di lui; aprendo un'osteria che con l'andar del tempo divenne una delle migliori trattorie della città: // Pesce Azzurro. Ora avevano un figliolo che ormai terminava tredici anni, Pietro; ma prima di quello n'erano nati sette altri, morti l'uno dopo l'altro a pena tolti da balia. Pietro, molto tardi per riguardo alla sua salute, lo mandavano al seminario, ch'era la scuola più vicina; tra gli alunni chiamati esterni; cioè tra quelli che prendevano le lezioni con i seminaristi, e poi tornavano a casa senza aver l'obbligo però di vestire come loro. Il penultimo parto aveva lasciato le convulsioni ad Anna; che,' del resto, era stata sempre soggetta a qualche sintomo isterico : una malattia che faceva ridere Domenico, una specie di facezia ch'egli non capiva. E se ne irritava come se l'offendesse, quando il ridere non portava nessun rimedio; e c'era alla farmacia il conto da pagare. Anna, remissiva, e fanatica per lui, accortasi, alla fine, dopo tanti anni di matrimonio, che la tradiva, aveva creduto più di una volta che le tirassero giù il cuore con tutte e due le mani; e si sentiva invecchiare e
imbruttire prima del tempo. Quando ci pensava, gli occhi le si bagnavano; ma non ne parlava mai con nessuno: perchè, per quanto fosse molto buona con tutti, non voleva amicizie. Però, si sentiva come soffocata, con una bontà quasi rabbiosa; e, odorando il suo aceto aromatico, le lacrime le andavano fin su le labbra. Con il volto un poco rotondo, di donna ingrassata, non si capivano le sue collere repentine, che rivelavano un fondo nervoso per quanto innocuo: come certe rivolte di animali tormentati. Si ride, in fatti, che una gallina scannata annaspi o se un coniglio stride e cava l'unghie!
プレビュー章parte.... si ripiglia. Non c'è da sbagliare.プレビュー
Orsola, il cui naso era rosso di una ectasia venosa, rispose senza aver capito niente : — Com'è brava! Masa si volse alla nipote : — Quanto saresti contenta se tu potessi imparare? Allora Orsola, grattandosi i capelli con un ferro della sua calza, disse: • — Ghìsola è giovine, e le dita le si prestano bene. Ma noi non possiamo piegarle. — E non ci vediamo abbastanza. Aggiunse quella che aveva la vista piti debole, Adele.
— Ma che sappiamo fare noi? Un poco di acqua cotta per i nostri uomini. E male anche quella. Tutte risero, e Masa esclamò: — Ma guardate che dita delicate ha la padrona! Sembra perfino impossibile! Anna lasciò la trina; e, arrossendo, mise una mano sopra la tavola, alla luce; facendola vedere da ambedue le parti: era piccola e grassoccia, con le unghie corte e gonfie. Pietro ascoltava, ma gli pareva che le persone intorno a lui agissero come nei sogni ; e la mamma, rivolgendosi a lui, doveva ripetere due o tre volte la stessa cosa:
— i6 — Ma perchè sei così distratto? E pure tu capisci quel che si dice! Egli, con un'apprensione strana, temeva di rispondere. E dalla sedia andò sul canapè, incapace di sottrarsi a una specie di spavento a cui s'era abituato; subendo quel fascino di allontanamento, che talvolta gli dava un terribile benessere ; finché il sonno non gli fece ciondolare la testa su le ginocchia. Ghlsola, ad un cenno della padrona, gli si avvicinò e gli bucò, appena, con un ferro della calza, una mano, perchè si smuovesse. Pietro finse prima di non sentirla, ancora immerso in quel suo abisso schiacciato. Poi, senza alzare gli occhi, la maltrattò. Ora Ghìsola apparteneva a quella brusca realtà meno forte delle sue astrazioni. Sentì tale differenza, con pena acre.
— Mi hai fatto male! Egli era già meno tranquillo, con un viso bianco che pareva consunto ; e, perchè non si mettesse a piangere, Anna rimandò via la contadina prima del solito. Ghìsola, quasi offesa e con timore, se l'era svignata subito. La pioggia, ricominciata dopo il tramonto, faceva un crepitìo sommesso fra le lucciole che non si diradavano. Qualcuna aderiva ad uno stelo di grano, e non si moveva più : si vedeva la sua luce immobile, sempre accesa, sotto i colpi delle gocciole.
Pietro si fece spogliare, con gli occhi che non stavano aperti, pieno di sogni. La mamma, quando fu a letto, gli disse guardandolo: — Sono tre. sere che non dici né meno un'avemaria! Segnati. Avrebbe obbedito se fosse stato più desto: mosse il braccio ma non arrivò a toccarsi la fronte, sentendo il segno della croce addosso; con un senso delizioso di quel che aveva detto a Ghìsola. S'addormentò vedendo la mamma che simile a un'ombra girava intorno al letto per benedirlo.
— Dammi la buona notte, almeno! Ma egli già dormiva da vero quando Anna se ne andò, riparando il lume con tutta la persona ; dopo avergli messo sotto il piumino i calzinotti e le nvutande. Si destò a mezzanotte. Udì un usignolo, forse tra le querci del podere, accanto all'aia. Le sue note gli parvero un discorso, a cui rispondeva un'usignola di lontano. Allora li ascoltò ambedue a lungo, e non avrebbe voluto; e pensò che Ghìsola fosse fuori per prenderli. Ma si chiese perchè le cose e le persone intorno a lui non gli potessero sembrare altro che un incubo oscillante e pesante.
Poi nei sogni, sentiva la sua cattiveria ; e credeva d'imprecare contro quel canto. F. Tozzi. Con gli occhi chiusi. 2 — i8 Masa, essendosi capovolto il suo lume ad olio, perchè il chiodo era. venuto via, attendeva che le accadesse una disgrazia. Si sedè sul focolare spento, la cui pietra era ancora calda; torcendosi le mani dentro le sottane affondate tra le cosce, stropicciandosi le ciglia, toccandosi lo stomaco dove sentiva un grande ingombro.
Udendo i passi di Orsola, la moglie di Carlo, la chiamò ; quantunque volesse stare zitta: — Sapete che cosa ho fatto? — No. Che cosa avete fatto? Masa mosse le labbra, senza parlare. — Ditemelo; non mi tenete in apprensione. Perchè m'avete chiamata? — Ho versato Folio. — Dite per scherzo? — Non son mica come voi ! Su queste cose non posso scherzare io ! — Né meno io, del rèsto. Badate! Masa le avrebbe tirato uno schiaffo. Orsola rifletteva, a volto in giù, quale disgrazia potesse avvenirle.
目次
このエディションの内容
- 01Full text
- 02CON GLI OCCHI CHIUSI
- 03parte.... si ripiglia. Non c'è da sbagliare.
- 04parte opposta.
- 05parte, trottarellando. Oppure scendono giù
- 06parte ; come se le case non potessero stare
- 07FINE