
イタリア語 エディション
文学
Ermanno Raeli
イタリア語 BooksWhale エディション · Federico De Roberto
Un giovane intellettuale affronta inquietudini, aspirazioni e sentimenti che mettono alla prova il rapporto fra immaginazione e vita.
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本の紹介
Ermanno Raeli
Federico De Roberto segue il mondo interiore di Ermanno Raeli, un giovane per il quale la cultura e la sensibilità rendono più difficile il confronto con l’esistenza. Desideri e riflessioni si intrecciano alle relazioni affettive, senza trovare facilmente un equilibrio. Il romanzo italiano esplora la distanza fra le attese dell’individuo e le condizioni concrete della vita sociale e sentimentale.
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Federico De Roberto morì nel 1927. La base di questa edizione è il testo originale italiano di pubblico dominio disponibile su Project Gutenberg, senza estendere tale base a introduzioni, note o immagini editoriali successive.
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Ermanno Raeli
Federico De Roberto
La discussione, quella sera, come tutte le volte che nessun profano veniva a turbare il libero corso delle nostre grandiose fantasmagorie, aveva finito per aggirarsi intorno al problema del destino, alla misteriosa potenza che regola le azioni umane e che, attirandoci con magnifiche lusinghe, ci precipita nella più profonda ed incurabile miseria. Tutti convenivano nel considerare la felicità come una chimera; però, mentre qualcuno sosteneva che il dolore è condizione fatale dell'esistenza; che, qualunque cosa gli uomini facciano, esso si trova alla fine di tutto, qualche altro affermava che se noi non siamo sodisfatti è quasi sempre perchè cerchiamo la nostra sodisfazione dove non possiamo trovarla.
Allora, il ricordo di una tragica storia fu evocato in sostegno di quest'ultima tesi, secondo la quale la felicità sarebbe impossibile relativamente, per effetto d'un errore d'indirizzo, e non in un senso disperatamente assoluto.
Ma, poichè l'errore è universale ed eterno; poichè, ammessa l'esistenza della felicità, tutti la proseguono per vie che se ne discostano, non potrebbe darsi che le due tesi apparentemente distinte si fondessero in una, e che fosse un assai magro conforto quello derivante dalla fede in qualche cosa che nessuno consegue?…
プレビュー章I.プレビュー
Ermanno Raeli era rimasto orfano a ventun anno. Figlio di un siciliano e d'una tedesca, i tratti caratteristici delle due razze si mostravano curiosamente commisti nella sua persona e nella sua personalità. I suoi grandi occhi azzurri, d'una purissima trasparenza cristallina, facevano uno strano contrasto coi capelli di un nero intenso, profondo, notturno, di un nero come difficilmente si vede l'uguale; sulla carnagione pallida del suo viso fiorivano le labbra un po' grosse, sporgenti, vivide, delle vere labbra di arabo; alla fisonomia espressiva, dai mobili lineamenti, su cui si leggeva nettamente il pensiero, si opponeva una voce fredda, rara, povera d'intonazioni; e con una statura piuttosto piccola e forte, il suo incesso era lento, incerto, quasi vagante. Tutt'insieme, senza che egli potesse chiamarsi bello nel senso volgare della parola, spirava una grande simpatia ed un grande interesse; vederlo una volta bastava per non dimenticarlo più.
Ma la persona morale pagava caramente i vantaggi che l'individuo fisico doveva alla curiosa mescolanza delle due razze. Per quanto diversi, i due tipi avevano pur dovuto fondersi e riplasmarsi in un unico stampo; i due temperamenti persistevano intatti e divisi nella nuova coscienza, esponendola a un dissidio continuo e irrimediabile. Egli aveva come un doppio io, sentiva in due modi diversi, vagheggiava due opposti ideali, e al momento dell'azione non riusciva a decidersi. Si potrebbero riferire molti sintomi di tale complicazione psichica; basterà qualcuno per tutti. Bambino, egli aveva appreso dalla viva voce del padre e della madre l'italiano e il tedesco; più tardi, ne aveva fatto uno studio regolare, riuscendo a conoscerli entrambi; ma non era intanto padrone nè dell'uno nè dell'altro. Nella sua conversazione non c'erano di quelle frasi, di quelle espressioni, di quei modi di dire che sono come la notazione permanente delle idee e dei sentimenti di tutto un popolo. Pochissime volte accadeva di sentirgli citar dei proverbii; intendo i proverbii che corrono sulle bocche dei popolani e dei contadini, in cui si riassume la filosofia d'una razza, non quelli ogni giorno ripetuti nei discorsi convenzionali ed incolori delle classi più colte. Di qui, una difficoltà di rendere con evidenza molte impressioni, di definire precisamente molte idee, e sopratutto una mancanza di carattere, di significazione nel suo dire. Da un'altra parte, la mezza padronanza che egli aveva delle due lingue, lo metteva spesso in un grave imbarazzo; le due espressioni diverse, i due diversi giri di frase gli si presentavano contemporaneamente, in modo che spesso il suo italiano aveva un sapore tutto tedesco e il suo tedesco un'andatura assolutamente italiana. Questo faceva sorridere la gente; egli ne soffriva. In mezzo a un discorso, gli accadeva talvolta di arrestarsi, interdetto; cercando, esaurendosi in tentativi infruttuosi per esprimere chiaramente, non solo agli altri, ma anche a sè stesso ciò che egli pensava in un modo vago, indeterminato, si potrebbe dire algebrico. E a quel modo che, spesso, in una circostanza sollecitante all'azione, egli non sapeva risolversi per un partito, spesso ancora, dovendo tradurre il proprio pensiero, non riusciva a concretarlo in una formola esatta. Ma, se le alternative a cui era esposto dalla duplicità della sua natura riuscivano a ritardare i suoi atti mantenendolo in una specie di libertà d'indifferenza: allorquando l'equilibrio si rompeva egli portava nella risoluzione una foga che era come la rivincita della volontà lungamente compressa; talchè la contradizione non era soltanto in lui nella qualità delle tendenze, tra l'idealismo sognatore e il misticismo fantastico che gli venivano dalla madre e il senso del reale, la vivace energia dell'indole paterna, ma anche nella dinamica morale, tra l'atonia e i parossismi di cui subiva l'avvicendarsi.
Queste sterilizzanti contradizioni iniziali furono ben tosto esasperate dalla sua educazione intellettuale. Amato in un modo esclusivo dai suoi, e specialmente dalla madre, che aveva come la divinazione della sua irrequieta debolezza, non fu neppure discussa l'idea di metterlo in collegio, e i riguardi dovuti alla sua salute, malferma e cagionevole fino alla adolescenza, contribuirono ad accrescere e forse ad esagerare la naturale indulgenza dei genitori. Poi sopravvenne la malattia della signora Raeli, lunga, penosa, per la quale tutta la famiglia dovè peregrinare in cerca di cieli miti e di acque salutari, che non giovarono a nulla; poi i lunghi giorni passati nello stupore e nel cordoglio, con l'imagine della morta vagante per la casa silenziosa; poi ancora il colpo di fulmine che portò via il padre; talchè, nell'età in cui egli entrava, solo, nella vita, Ermanno Raeli aveva appena una superficiale ed imparaticcia cultura. Ma a quelle stesse circostanze che avevano impedito alla sua mente di agguerrirsi alla disciplina di studii seri, egli doveva una grande esperienza sentimentale. A ciascun lutto che gli aveva allagata l'anima di nerezza, egli s'era ripiegato su sè stesso, aveva misurata la vanità degli affidamenti umani, apprezzata tutta la dolorosa precarietà dell'esistenza ed angosciosamente domandata una soluzione all'enimma della Vita. Così, quando s'accorse della propria ignoranza e si diede febbrilmente a ripararvi, intraprese ogni genere di studii, ma abbracciò di preferenza quelli dai quali si riprometteva una risposta ai quesiti che gli stavano a cuore.
プレビュー章II.プレビュー
Io ebbi la chiave dell'enimma e gli ultimi veli che mi nascondevano l'anima di Ermanno si sollevarono a poco a poco, quando il mio giovane amico, sul finire dell'inverno del 188* intraprese un lungo viaggio attraverso l'Europa. Padrone assoluto di sè, bramoso di veder nuovi paesi e nuove genti, egli si era lungamente negato il conseguimento del suo desiderio, ponendovi come patto l'acquisto di una soda cultura. Spesso, dopo lunghe giornate di indefesso lavoro nel suo piccolo studio dalle pareti nascoste dietro gli scaffali, al grande tavolo su cui stavano accatastati, a portata di mano, ogni sorta di dizionarii, egli usciva in fretta e correva al porto, lasciando rinfrescar la sua fronte infiammata dalla cogitazione, bevendo a larghe boccate i balsamici effluvii del mare. Là, oltre quella distesa monotona, erano i paesi vagheggiati, le grandi capitali della civiltà, i centri donde parte e dove affluisce il pensiero dei popoli. Nessuno al mondo avrebbe potuto impedirgli di salire a bordo del primo vapore in partenza e di compiere la sua aspirazione; ma egli giudicava che non era ancor tempo; e tanto indugiò, e mise tanta coscienza nell'arricchire la mente di cognizioni prima di girare pel mondo, che l'ansia dei primi anni sbollì e le impressioni ripercosse in quel cervello troppo affaticato non ebbero nulla dell'aspettata vivacità. Il suo viaggio fu una serie di disillusioni; gli stilò dinanzi una processione di belle vedute: piazze, corsi, monumenti, giardini, che egli guardava come dietro a un vetro di cosmorama; le imagini si sovrapposero alle imagini, si confusero, finirono per stancarlo. Egli dovette mescolarsi alla folla che aborriva; la sua personalità si smarrì, si annullò quasi nella varia vastità degli ambienti, e il viaggiatore disingannato finì per rimpiangere le ore di silenziosa meditazione della sua vita di Palermo.
Da questo stato d'indifferenza un po' stanca egli uscì una volta, a San Remo, dinanzi al sepolcro della madre; ma, compiuto quel pietoso pellegrinaggio, egli proseguì la sua via, senza desiderii, vagabondando, arrestandosi una settimana in un luogo ignorato, torcendo cammino secondo la disposizione dello spirito, la fisonomia dei luoghi o il colore del cielo. Verso i primi d'aprile era a Parigi. M'avvertì del suo arrivo mandandomi un giornale; poi nulla più, per quindici giorni. La prima lettera che ricevetti era datata in questo modo: Dalla Tebaide, 16 aprile…. «Che cosa supponi tu,» mi scriveva, «che io sia venuto a fare qui? Passo il mio tempo nei Musei, più spesso nelle Biblioteche. Sono stato dai principali librai ed ho la stanza ingombra di novità. Ieri fui al Collegio di Francia, al corso del Renan. Già lo avevo visto, ti ricordi, al tempo del Congresso degli Scienziati; egli non è apprezzabilmente mutato. Lo sentissi! Un buon piccolo parroco di villaggio che espone la dottrina ai villici; nessuna oratoria maestà, un'aria bonhomme, delle comuni e spesso familiari espressioni. Una inglese, grassa, bionda, cogli occhiali, certo una authoress, si guardava intorno, scandalizzata, malgrado la sua nordica flemma. Ma che disinvoltura! Sempre la stessa aria di un giocoliere che trasformi una palla in un fazzoletto, il fazzoletto in un soldo, il soldo in una chiave e che all'ultimo faccia tutto sparire. Leggi questo piccolo periodo colto a volo; si tratta della data del Levitico. «Ah! je fais bien mes compliments à ceux qui sont sûrs de ces choses-là! Le mieux est de rien affirmer, ou bien de changer d'avis de temps en temps. Comme ça, on a des chances d'avoir été ou moins une fois dans le vrai!…» Non è tutto l'uomo in questo giudizio?…»
Da quel tempo le lettere seguirono alle lettere, tutte datate ad un modo: Dalla Tebaide!… Dalla Tebaide! Ma lì, malgrado la sua indifferenza, egli aveva pur dovuto esser fatto segno di tentazioni d'ogni sorta! Come sarebbe uscito dalla lotta?… Inaspettatamente, la domanda che io mi rivolgevo ebbe una risposta. «Iersera,» diceva Ermanno in una sua lunga lettera, «il vago spirito di tentazione che qui serpeggia per ogni parte, ha preso una forma. La lotta non è stata lunga, nè la vittoria contrastata. Io ho evitata la Bestia; conosco quello che essa può darmi…» E da quel momento, ora a mezze frasi e ad allusioni, ora in lunghi passaggi di autobiografia, egli mi venne rivelando il secreto fino a quel momento così bene nascosto. «Hai tu notato,» mi scriveva, «la cura da me posta nell'evitare ogni occasione di rivelarti la mia concezione dell'amore? Egli è che le circostanze in cui io la costrussi non sono molto allegre. Da tutto il fondo del mio essere sale un tale disgusto al ricordarle, ed un ribrezzo così freddo mi passa per il corpo, che tu avresti rinunciato a sodisfare la tua curiosità per risparmiarmi una tanto penosa sensazione. Ma un giorno o l'altro non ti debbo io una confessione completa?
目次
このエディションの内容
- 01Full text
- 02I.
- 03II.
- 04III.
- 05IV.
- 06V.
- 07VI.
- 08VII.
- 09VIII.
- 10IX.
- 11X.
- 12XI.
- 13XII.
- 14XIII.
- 15XIV.
- 16XV.