
イタリア語 エディション
文学
Il romanzo della fanciulla
イタリア語 BooksWhale エディション · Matilde Serao
Un romanzo corale sulle giovani donne, l’educazione, il lavoro e le attese sociali.
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本の紹介
Il romanzo della fanciulla
Il romanzo della fanciulla osserva aspirazioni, limiti e pressioni che segnano la vita femminile nell’Italia ottocentesca. Serao unisce sensibilità sociale, racconto realistico e attenzione alla condizione delle donne.
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Matilde Serao morì nel 1927 e Il romanzo della fanciulla fu pubblicato nel 1886. Queste date sostengono il fondamento di pubblico dominio per questa edizione italiana.
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Il romanzo della fanciulla
Matilde Serao
Il romanzo della fanciulla
Matilde Serao
プレビュー章TELEGRAFI DELLO STATOプレビュー
( sezione femminile
)
プレビュー章I.プレビュー
Come Maria Vitale schiuse il portoncino di casa, fu colpita dalla gelida brezza mattinale. Le rosee guancie pienotte impallidirono pel freddo; il corpo giovenilmente grassotto, rabbrividì nell’abituccio gramo di lanetta nera: ella si ammucchiò al collo e sul petto lo sciallino di lana azzurra, che fingeva di essere un paltoncino. Nella piazzetta dei Bianchi non passava alcuno: la bottega del fabbro era ancora chiusa, la tipografia del
Pungolo era sbarrata: per i vicoli Montesanto, di Latilla, dei Pellegrini, dello Spirito Santo che sbucavano nella piazzetta, non compariva nessuno. Una nitida luce bigia si diffondeva sulle vecchie case, sui vetri bagnati di brina, sui chiassuoli sudici: e il cielo aveva la chiarezza fredda, la tinta metallica e finissima delle albe invernali. Allora Maria Vitale, mentre si avviava, sorpresa dal silenzio e dalla solitudine, fu côlta da una vaga inquietudine.
— Sono forse uscita troppo presto, — pensò.
Battè il piede in terra, pel dispetto. Non avevano orologio, in casa, e alle sette meno cinque minuti,
ella si doveva trovare in ufficio. Così, alla mattina, cominciava il fastidio: la madre si destava prestissimo e dall’altra stanza la chiamava:
— Mariè?
— Mammà?
— Alzati, che è ora. —
Ella si riaddormentava, col buon sonno delle fanciulle sane e tranquille. Dopo cinque minuti, la madre la chiamava di nuovo, a voce più alta.
— Ho inteso, mammà, ho inteso: mi sto alzando. —
Ma poichè il sonno riabbatteva sul lettuccio quella fanciullona robusta, la madre taceva, vinta: e interveniva il padre, l’ebanista, con la sua grossa voce:
— Mariettella, alzati: se no, paghi la multa. —
Ella, allora si decideva, si buttava giù di un colpo, sbadigliando, non osando voltarsi al letto, per timore di ricadervi accanto alla sorella Serafina: camminava piano, in camicia e gonnella, per non isvegliare i due fratellini, Carluccio e Gennarino, che dormivano nella stessa stanza, dietro una tenda. Andava a lavarsi la faccia in cucina: invece del caffè, che non si usava in casa, mangiava un frutto avanzato alla cena della sera prima e un pezzo di pane stantìo: si vestiva presto. Malgrado questa sua premura, quattro o cinque volte era giunta in ufficio dopo le sette, perchè non aveva l’orologio; la direttrice aveva segnato questo ritardo sul registro e Maria Vitale aveva pagato una lira di multa. Accadeva che dalle novanta lire di mesata, tra le sei che se ne prendeva il Governo per la ricchezza mobile e altre due o tre che se ne pagavano per le multe, si scendesse a ottanta, come niente. Così,
ogni mattina, ella era presa da una gran tremarella: e talvolta usciva troppo presto.
— Che ora sarà? — pensava Maria Vitale, contristata dall’idea che fosse prestissimo.
Nel vicolo dei Bianchi, per dove si va a Toledo, incontrò il caffettiere ambulante, che portava in giro il suo fornelletto con le cogome sepolte nella cenere calda e tre o quattro tazzine infilate alle dita.
— Galante, che ora sarà? — domandò ella.
— Sono le cinque e mezza, signorina mia. Lo pigliate un tocchetto?
— Grazie: non ne prendo. —
Un’ora, ci voleva un’ora, ella era uscita un’ora prima. Se ne andava, con le lagrime agli occhi pel dispiacere, pensando a quel buon tempo di sonno che aveva perso: un dolore ingenuo, puerile, le saliva dal cuore alle labbra, come se le avessero fatto, una grande ingiustizia, come quando, piccoletta, la battevano per una colpa non sua. Che avrebbe fatto, in quell’ora? Oh come sarebbe volentieri tornata a casa, a ricacciarsi nel suo lettuccio caldo, con la guancia affondata nel cuscino e le braccia piegate alla vita! Era inutile, oramai: era uscita troppo presto, non avrebbe mai ritrovato quella bella ora di sonno perduta. Dove andare? Il venticello gelido la infastidiva, mandandole in faccia la polvere di via Toledo, non ancora spazzata: non poteva passeggiare a quell’ora, sola, come una pazza, fra i venditori di frutta che scendevano dai giardini alle vie centrali di Napoli, e fra i carri dello spazzamento che trabalzavano cupamente sul selciato. Andar a prender Assunta Capparelli che abitava ai
目次
このエディションの内容
- 01Full text
- 02TELEGRAFI DELLO STATO
- 03I.
- 04II.
- 05III.
- 06IV.
- 07PER MONACA
- 08I.
- 09II.
- 10III.
- 11IV.
- 12NELLA LAVA
- 13I.
- 14II.
- 15III.
- 16IV.
- 17SCUOLA NORMALE FEMMINILE
- 18I.
- 19II.
- 20III.
- 21IV.
- 22NON PIÙ
- 23I.
- 24II.
- 25III.