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Dei doveri degli uomini

イタリア語 BooksWhale エディション · Silvio Pellico

Un testo morale ottocentesco su famiglia, società, responsabilità, educazione e virtù civili.

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Dei doveri degli uomini

Dei doveri degli uomini espone in forma chiara le idee morali e civili di Silvio Pellico. Questa edizione italiana originale si rivolge a lettori interessati a educazione, etica, storia del Risorgimento, virtù domestiche e responsabilità sociale.

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Silvio Pellico morì nel 1854 e Dei doveri degli uomini fu pubblicato nel 1834; questi dati confermano il dominio pubblico di questa edizione italiana originale.

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Dei doveri degli uomini

Silvio Pellico

Questo discorso è diretto ad un solo; ma lo pubblico, sperando possa e ssere utile alla gioventù in generale.

Non è un trattato scientifico , non sono inda' gini recondite sui doveri. Mi pare che V obbliga- zione d7 essere onesto e religioso non abbia d' uopo di venir provata con ingegnosi argomenti. Chi non trova tai prove nella sua coscienza , non le troverà mai in un libro. E qui una pura enu-

SILVIO PELLICO, l

aerazione de5 doveri che V uomo incontra nella sua vita; un invito a porvi mente , ed a seguirli con generosa costanza.

Mi sono proposto d7 evitare ogni pompa di pensieri e di stile. Il soggetto sembratami esi- gere la pili schietta semplicità.

Gioventù della mia patria , offro a te questo picciolo volume , con desiderio intenso che ti sia stimolo a virtù , e cooperi a renderti felice.

CAPO PRIMO

tUresstta' t pregio kl ùovm .

i

NECESSITA1 E PREGIO DEL DOVERE

All' idea del dovere l'uomo non può sottrar- si ; ei non può non sentire V importanza di questa idea. Il dovere è attaccato inevitabilmente al nostro essere ; ce n' avverte la coscienza fin da quando cominciamo appena ad avere uso di ragione ; ce n' avverte più forte al cre- scere della ragione, e sempre più forte quanto più questa si svolge. Parimente tutto ciò eh' è fuori di noi ce n avverte, perchè tutto si regge per una legge armonica ed eterna x tutto ha

una destinazione collegata ad esprimere la sa- pienza e ad eseguire la volontà di quell'Ente eh' è causa e fine d' ogni cosa.

L' uomo pure ha una destinazione , una na- tura. Bisogna eh' ei sia ciò eh' ei debb' essere , o non è stimato dagli altri , non è stimato da se medesimo, non è felice. Sua natura è d' as- pirare alla felicità, ed intendere e provare che non può giungervi se non essendo buono ; cioè essendo ciò che dimanda il suo bene in accordo col sistema dell' universo , colle mire di Dio.

Se nel tempo della passione siamo tentati di chiamare nostro bene ciò che s' oppone al bene altrui, all'ordine, non possiamo però persuadercene ; la coscienza grida di no. E cessata la passione , tutto ciò che s' oppone al bene altrui, all' ordine, mette sempre orrore.

L' adempimento del dovere è talmente ne- cessario al nostro bene , che pure i dolori e la

CAPO li

%mm Mia vtvita*.

A310RE DELLA. VERITÀ"

Il primo de1 nostri doveri si è l'amore della verità , e la fede in essa.

La verità è Dio. Amar Dio ed amare la verità sono la stessa cosa.

Invigorisciti, o amico, a volere la verità, a non lasciarti abbagliare dalla falsa eloquenza di que' melanconici e rabbiosi sofisti che s* in- dustriano a gettar dubbii sconfortanti sopra ogni cosa.

La ragione a nulla serve , ed anzi nuoce , quando si volge a combattere il vero, a scre- ditarlo , a sostenere ignobili supposizioni ; quando traendo disperate conseguenze da1 mali ond' è sparsa la vita , nega la vita essere un bene; quando, annoverati alcuni appa- renti disordini nell' universo , non vuole ri- conoscervi un ordine; quando, colpita dalla palpabilità e dalla morte de' corpi , abborre dal credere un io tutto spirito e non mortale; quando chiama sogni le distinzioni tra vizio e virtù ; quando vuol vedere neir uomo una fiera, e nulla di divino.

Se T uomo e la natura fossero cosa sì abbo- minevole e sì vile , perchè perdere il tempo a filosofare? Bisognerebbe uccidersi; la ra- gione non potrebbe consigliare altro.

Dacché la coscienza dice a tutti di vivere (V eccezione <T alcuni infermi d' intelletto nulla conclude) ; dacché viviamo per anelare

al bene ; dacché sentiamo che il bene dell' uomo è, non già d' avvilirsi e di confondersi co' vermi , ma di nobilitarsi e d' innalzarsi a Dio : chiaro è non esservi altro sano uso della ragione, se non quello che fornisce all' uomo un' alta idea della sua possibile dignità, e che lo spinge a conseguirla.

プレビュー章Part 2プレビュー

Quest' amore comprende quasi ogni umano pregio , ed è fino parte essenzialissima dell' amore che dobbiamo a Dio , siccome da pa- recchi sublimi passi de' libri sacri, e nota- bilmente da questo :

« Il Re dirà a coloro che saranno a sua destra : Venite , o benedetti dal Padre mio , possedete il regno a voi preparato sin dalla costituzione del mondo. Ebbi fame, e mi

deste da mangiare ; ebbi sete , e mi deste da bere ; fui straniero , e m' accoglieste ; nudo , e mi copriste; infermo , e mi visitaste ; carce- rato, e veniste a me. — Allora gli risponde- ranno i giusti dicendo : Signore , e quando ti vedemmo noi famelico, e ti pascemmo? siti- bondo , e ti demmo da bere? quando vedem- luoti straniero , e t' accogliemmo ? o nudo , e li coprimmo? e quando vedemmoti infermo, od in carcere , e venimmo a te ? — E rispon- dendo il Re, dirà loro : Sì , vi dico ; ogni volta che ciò faceste ad uno di questi miei fratelli, per quanto picciolo fosse, a me il faceste. » (Matt. e. xxv.)

Formiamoci dell' uomo un tipo elevato nella mente, e procacciamo d'assomigliarci a lui.

Ma che dico? Il tipo ci è dato dalla nostra re- ligione ; e oh di qual eccellenza ! Colui eh' ella ci offre da imitare , è V uomo forte e mansueto in sommo grado, — il nemico irreconciliabile deir oppressione , e dell' ipocrisia , — il filan- tropo che tutto perdona, fuorché la malvagità

impenitente , — quegli che può vendicarsi e non vuole, — quegli che s' affratella a' poveri, e non impreca a' fortunati della terra , purché si rammentino essere fratelli de' poveri, — quegli che non valuta gli uomini dal loro grado di sapere o di prosperità , ma dagli affetti del cuore , e dalle azioni. Egli è 1' unico filosofo; in cui non si scerne la più picciola macchia ; egli è la manifestazione piena di Dio in un ente della nostra specie; egli è Y Uomo-Dio,

Chi ha nella mente sì degno modello , con quanta reverenza non guarderà Y umanità !

T amore è sempre proporzionato alla slima. Per amar molto Y umanità, bisogna molto stimarla,

Chi per lo contrario ha dell' uomo un tipo meschino , ignobile . incerto ; chi si compiace di considerare il genere umano qual gregge di astute e di sciocche fiere , nate a nuli' altro che cibarsi, procreare , agitarsi e tornar pol- vere ; chi non vuol vedere nulla di grande neir incivilimento . nelle scienze , nelle arti .

I

nella ricerca della giustizia , nella inconten- tabile nostra tendenza al bello, al buono, al divino, ah ! qual ragione avrà costui di rispet- tare sinceramente il suo simile , d'amarlo, di spingerlo seco all' acquisto della virtù, d' im- molarsi per giovargli?

Ad amare Y umanità, è d' uopo sapermirare, senza scandalezzarsi , le sue debolezze , i suoi vizii.

Laddove la veggiamo ignorante , pensiamo quale alta facoltà dell' uomo pur sia, il potere uscire di tanta ignoranza , facendo uso dell' intelletto. Pensiamo quale alta facoltà dell' uomo pur sia, il potere , anche in mezzo a molta ignoranza, praticare sublimi virtù so- ciali , il coraggio , la compassione , la gratitu- dine , la giustizia.

Quegl' individui che mai non procedono ad illuminarsi , né mai si danno a praticare la virtù, sono individui , e non 1' umanità. Se, e

quanto saranno scusabili, è noto a Dio. Ci basti, che non sarà dimandato conto ad alcuno , se non della somma che avrà ricevuto.

CAPO VII.

Stima òdi' «omo.

STIMA DELL' UOMO,

Miriamo nell' umanità coloro che, attestando in so medesimi la morale grandezza di essa , e' indicano ciò che dobbiamo aspirare di dive- nire. Non potremmo agguagliarci in fama a loro, ma non è questo che importa. Sempre possiamo a loro agguagliarci in interno pregio, cioè nella coltura de' nobili sentimenti . ogni volta che non siamo aborti , od imbecili , ogni volta che la nostra vita , dotata d'intelligenza , estendasi alquanto al di là dell' infanzia.

Quando siamo tentati di disprezzare l' uma- nità , vedendo co* nostri occhi , o leggendo nella storia molte sue turpitudini, poniamo mente a quei venerandi mortali che pur nella storia splendono. L' iracondo, ma generoso By- ron mi diceva essere questo V unico modo con cui potesse salvarsi dalla misantropia. — « Il « primo grand' uomo che mi ricorre alla mente, ic dicevami , egli è sempre Mosè : Mosè che « rialza un popolo avvintissimo ; che lo salva u dall'obbrobrio dell'idolatria e della sellia- te vitù ; che gli detta una legge piena di sa- « pienza, vincolo mirabile tra la religione de' « patriarchi e la religione de' tempi incivili- « ti , eh' è il Vangelo. Le virtù e le istituzioni «e di Mosè sono il mezzo con cui la Provvidenza a produce in quel popolo valenti uomini di « stato , valenti guerrieri , egregi cittadini , » santi zelatori dell' equità , chiamati a profe- « tare la caduta de' superbi e degl' ipocriti , e <c la futura civiltà di tutte la nazioni.

プレビュー章Part 3プレビュー

ITO

rosa , sagace in riconoscere gli altrui meriti.

Amico mio , entri spesso neir anima tua questo pensiero mesto , ma fecondo di com- passione e di longanimità : « Que' canuti capi che mi stanno dinanzi , chi sa se fra poco non dormiranno nella tomba ?» — Ah l finche hai la sorte di vederli , onorali , e procaccia loro consolazione nei mali della vecchiaja , che sono tanti !

La loro età già troppo li inchina a mestizia ; non contribuir mai ad attristarli. Le tue ma- niere con loro e tutta la tua condotta sieno sempre così amabili , che la vista di te li ria- nimi , li rallegri. Ogni sorriso che richiamerai sulle antiche loro labbra , ogni contentezza che desterai nel loro cuore , sarà per loro il più salutare de' piaceri , e ridonderà a tuo vantaggio. Le benedizioni d' un padre e d' una madre per un figlio riconoscente sono sempre sancite da Dio»

CAPO XI.

Htepdto a' vccc\)i ù a' p nìst

RISPETTO A1 VECCHI ED A' PREDECESSORI

Onora F immagine de genitori e degli avi tuoi in tutte le persone attempate. La vecchiaja è veneranda ad ogni spirito bennato.

Neil' antica Sparta era legge , che i giovani s' alzassero alla venuta d' un vecchio ; che ta- cessero quand' ei parlava; che gli cedessero il passo incontrandolo. Ciò che non fa la legge presso noi 3 faccialo — e sarà meglio — la de- cenza.

In queir ossequio evvi tanta bellezza mo- rale , che pur coloro , i quali obbliano di pra- ticarlo , sono costretti ad applaudirlo in altri.

Un vecchio Ateniese cercava posto a' giuo- chi olimpici, e zeppi erano i gradini dell' anfi- teatro. Alcuni giovinastri suoi concittadini gli accennarono che s' accostasse, e quando, ce- dendo all' invito, pervenne a grande stento sino a loro , invece d' accoglienza trovò inde- gne risate. Respinto il povero canuto da un luogo ali' altro, giunse alla parte ove sedeano gli Spartani. Fedeli questi al costume sacro nella loro patria , s' alzano modesti , e lo col- locano fra loro. Que' medesimi Ateniesi che lo avevano sì svergognatamente beffato , furono compresi di stima pei generosi emuli , ed il più vivo applauso si levò da tutti i lati. Gron- davano le lagrime dagli occhi del vecchio , e sclamava : « Conoscono gli Ateniesi ciò eh' ò onesto , gli Spartani V adempiono ! »

Alessandro il Macedone — e qui gli darei

volentieri il titolo di grande — mentre le più alte fortune cospiravano ad insuperbirlo , sa- peva nondimeno umiliarsi al cospetto della vecchiaja. Fermato una volta nelle sue trion- fali mosse per copia straordinaria di neve , fece ardere alcune legna , e seduto sul regio suo scanno si scaldava. Vide fra i suoi guer- rieri un uomo oppresso dall' età , il quale tre- mava dal freddo. Balzò a lui, e con quelle in- vitte mani che avevano rovesciato Y impero di Dario , prese il vecchio intirizzito , e lo portò sul proprio seggio.

« Non è malvagio se noni' uomo inverecondo verso la vecchiaja , le donne e la sventura, » diceva Parini. E Parini giovavasi pur molto dell' autorità che aveva sui suoi discepoli , per tenerli ossequiosi alla vecchiaja. Una volta egli era adirato con un giovane del quale gli era stato riferito qualche grave torto. Avvenne che l' incontrò per una strada, nell' atto che quel giovane sostenendo un vecchio cappuc- cino gridava con decoro contro alcuni mascal-

— U —

zoili , dai quali questo era stato urtato. Parini si mise a gridare concordemente , e gettate le braccia al collo del giovane, gli disse : — « Un momento fa , io ti reputava perverso ; opache son testimonio della tua pietà pe' vecchi , ti ricredo capace di molte virtù. »

La vecchiaja è tanto più da rispettarsi in co- loro che sopportarono le molestie della nostra puerizia e quelle della nostra adolescenza ; in coloro che contribuirono quanto meglio pote- rono a formarci l' ingegno ed il cuore. Abbiasi indulgenza a' loro difetti , e valutiamo con ge- neroso computo le pene che loro costammo , T affezione che in noi posero , il dolce guider- done che riesce per loro la continuità del nostro amore. No ; chi si consacra con animo gentile all'educazione della gioventù, non è abbastanza compensato dal pane che giusta- mente gli si porge. Quelle cure paterne e ma- terne non sono da mercenario . Nobilitano colui che ne fa sua abitudine. Avvezzano ad amare, e danno il diritto d' essere amato.

目次

このエディションの内容

  1. 01Part 1
  2. 02Part 2
  3. 03Part 3
  4. 04Part 4
  5. 05Part 5
  6. 06Part 6
  7. 07Part 7

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