
イタリア語 エディション
文学
Orlando innamorato
イタリア語 BooksWhale エディション · Matteo Maria Boiardo
Un poema cavalleresco italiano di amore, magia, battaglie, paladini e avventura rinascimentale.
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本の紹介
Orlando innamorato
Orlando innamorato rinnova la materia cavalleresca con amore, meraviglia, ironia e movimento narrativo, preparando il terreno all’Orlando furioso. Questa edizione italiana originale è ideale per lettori di epica, Rinascimento, romanzo cavalleresco e poesia narrativa.
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Matteo Maria Boiardo morì nel 1494, e Orlando innamorato fu pubblicato nel tardo Quattrocento. Queste date sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione originale italiana.
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Orlando innamorato
Matteo Maria Boiardo
プレビュー章CANTO PRIMOプレビュー
Signori e cavallier che ve adunati
Per odir cose dilettose e nove,
Stati attenti e quïeti, et ascoltati
La bella istoria che ’l mio canto muove;
E vedereti i gesti smisurati,
L’alta fatica e le mirabil prove
Che fece il franco Orlando per amore
Nel tempo del re Carlo imperatore.
Non vi par già, signor, meraviglioso
Odir cantar de Orlando inamorato,
Chè qualunche nel mondo è più orgoglioso,
È da Amor vinto, al tutto subiugato ;
Nè forte braccio, nè ardire animoso,
Nè scudo o maglia, nè brando affilato,
Nè altra possanza può mai far diffesa,
Che al fin non sia da Amor battuta e presa.
Questa novella è nota a poca gente,
Perchè Turpino istesso la nascose,
Credendo forse a quel conte valente
Esser le sue scritture dispettose,
Poi che contra ad Amor pur fu perdente
Colui che vinse tutte l’altre cose:
Dico di Orlando, il cavalliero adatto.
Non più parole ormai, veniamo al fatto.
La vera istoria di Turpin ragiona
Che regnava in la terra de Orïente,
Di là da l’India, un gran re di corona,
Di stato e de ricchezze sì potente,
E sì gagliardo de la sua persona,
Che tutto il mondo stimava nïente:
Gradasso nome avea quello amirante,
Che ha cor di drago e membra di gigante.
E sì come egli adviene a’ gran signori,
Che pur quel voglion che non ponno avere,
E, quanto son difficultà maggiori
La desiata cosa ad ottenere,
Pongono il regno spesso in grandi errori,
Nè posson quel che voglion possedere;
Così bramava quel pagan gagliardo
Sol Durindana e ’l bon destrier Bajardo.
Unde per tutto il suo gran tenitoro
Fece la gente ne l’arme asembrare,
Chè ben sapeva lui che per tesoro
Nè il brando, nè il corsier puote acquistare;
Duo mercadanti erano coloro
Che vendean le sue merce troppo care:
Però destina di passare in Franza,
Et acquistarle con sua gran possanza.
Cento cinquanta millia cavallieri
Elesse di sua gente tutta quanta;
Nè questi adoperar facea pensieri,
Perchè lui solo a combatter se avanta
Contra al re Carlo et a tutti guerreri
Che son credenti in nostra fede santa;
E lui soletto vincere e disfare
Quanto il sol vede e quanto cinge il mare.
Lassiam costoro che a vella se ne vano,
Che sentirete poi ben la sua gionta;
E ritornamo in Francia a Carlo Mano,
Che e’ soi magni baron provede e conta;
Imperò che ogni principe cristiano,
Ogni duca e signore a lui se afronta
Per una giostra che aveva ordinata
Allor di maggio, alla pasqua rosata.
Erano in corte tutti i paladini
Per onorar quella festa gradita,
E da ogni parte, da tutti i confini
Era in Parigi una gente infinita.
Eranvi ancora molti Saracini,
Perchè corte reale era bandita,
Ed era ciascaduno assigurato,
Che non sia traditore o rinegato.
Per questo era di Spagna molta gente
Venuta quivi con soi baron magni:
Il re Grandonio, faccia di serpente,
E Feraguto da gli occhi griffagni;
Re Balugante, di Carlo parente,
Isolier, Serpentin, che fôr compagni.
Altri vi forno assai di grande afare,
Come alla giostra poi ve avrò a contare.
Parigi risuonava de instromenti,
Di trombe, di tamburi e di campane;
Vedeansi i gran destrier con paramenti,
Con foggie disusate, altiere e strane;
E d’oro e zoie tanti adornamenti,
Che nol potrian contar le voci umane;
Però che per gradir lo imperatore
Ciascuno oltra al poter si fece onore.
Già se apressava quel giorno nel quale
Si dovea la gran giostra incominciare,
Quando il re Carlo in abito reale
Alla sua mensa fece convitare
Ciascun signore e baron naturale,
Che venner la sua festa ad onorare;
E fôrno in quel convito li assettati
Vintiduo millia e trenta annumerati.
Re Carlo Magno con faccia ioconda
Sopra una sedia d’ôr tra’ paladini
Se fu posato alla mensa ritonda:
Alla sua fronte fôrno e’ Saracini,
Che non volsero usar banco, nè sponda,
プレビュー章CANTO SECONDOプレビュー
Io vi cantai, segnor, come a battaglia
Eran condotti con molta arroganza
Argalia, il forte cavallier di vaglia,
E Feraguto, cima di possanza.
L’uno ha incantata ogni sua piastra e maglia,
L’altro è fatato, fuor che nella panza;
Ma quella parte d’acciarro è coperta
Con vinte piastre, quest’è cosa certa.
Chi vedesse nel bosco duo leoni
Turbati, et a battaglia insieme appresi,
O chi odisse ne l’aria duo gran troni
Di tempeste, rumore e fiamma accesi,
Nulla sarebbe a mirar quei baroni,
Che tanto crudelmente se hanno offesi;
Par che il celo arda e il mondo a terra vada,
Quando se incontra l’una e l’altra spada.
E’ si feriano insieme a gran furore,
Guardandosi l’un l’altro in vista cruda;
E, credendo ciascuno esser megliore,
Trema per ira, e per affanno suda.
Or lo Argalia con tutto suo valore
Ferì il nemico in su la testa nuda,
E ben si crede, senza dubitanza,
Aver finita a quel colpo la danza.
Ma poi che vidde il suo brando polito
Senza alcun sangue ritornar al celo,
Per meraviglia fu tanto smarito,
Che in capo e in dosso se li aricciò il pelo.
In questo Feraguto l’ha assalito;
Ben crede fender l’arme come un gelo,
E crida: Ora a Macon ti raccomando,
Chè a questo colpo a star con lui ti mando.
Così dicendo, quel barone aitante
Ferisce ad ambe man con forza molta;
Se stato fosse un monte de diamante,
Tutto l’avria tagliato in quella volta.
L’elmo affatato a quel brando troncante
Ogni possanza di tagliare ha tolta.
Se Feragù turbosse, io non lo scrivo;
Per gran stupor non sa se è morto o vivo.
Ma poi che ciascadun fu dimorato
Tacito alquanto, senza colpezare
(Chè l’un de l’altro è sì meravigliato,
Che non ardiva a pena di parlare),
L’Argalia prima a Ferragù dricciato
Disse: Barone, io ti vo’ palesare,
Che tutte le arme che ho, da capo e piedi,
Sono incantate, quante tu ne vedi.
Però con meco lascia la battaglia,
Chè altro aver non ne puoi, che danno e scorno.
Feragù disse: Se Macon mi vaglia,
Quante arme vedi a me sopra od intorno,
E questo scudo e piastre, e questa maglia,
Tutte le porto per essere adorno,
Non per bisogno; ch’io son affatato
In ogni parte, fuor che in un sol lato.
Sì che, a donarti uno optimo consiglio,
Benchè nol chiedi, io ti scio confortare
Che non te metti de morte a periglio;
Senza contesa vogli a me lasciare
La tua sorella, quel fiorito giglio,
Ed altramente tu non puoi campare.
Ma se mi fai con pace questo dono,
Eternamente a te tenuto sono.
Rispose lo Argalia: Barone audace,
Ben aggio inteso quanto hai ragionato,
E son contento aver con teco pace,
E tu sia mio fratello e mio cognato:
Ma vo’ saper se ad Angelica piace,
Chè senza lei non si faria il mercato.
E Feragù gli dice esser contento,
Che con essa ben parli a suo talento.
Abenchè Feragù sia giovanetto,
Bruno era molto e de orgogliosa voce,
Terribile a guardarlo nello aspetto;
Gli occhi avea rossi, con batter veloce.
Mai di lavarse non ebbe diletto,
Ma, polveroso, ha la faccia feroce:
Il capo acuto aveva quel barone,
Tutto ricciuto e ner come un carbone.
E per questo ad Angelica non piacque,
Chè lei voleva ad ogni modo un biondo;
E disse allo Argalia, come lui tacque:
— Caro fratello, io non mi ti nascondo:
Prima me affogarei dentro a quest’acque,
E mendicando cercarebbi ’l mondo,
Che mai togliessi costui per mio sposo.
Meglio è morir, che star con furïoso.
Però ti prego per lo dio Macone,
Che te contenti de la voglia mia.
Ritorna a la battaglia col barone,
Ed io fra tanto per necromanzia
Farò portarme in nostra regïone.
Volta le spalle, e vieni anco tu via
(Destrier non è che ’l tuo segua di lena);
目次
このエディションの内容
- 01Full text
- 02CANTO PRIMO
- 03CANTO SECONDO
- 04CANTO TERZO
- 05CANTO QUARTO
- 06CANTO QUINTO
- 07CANTO SESTO
- 08CANTO SETTIMO
- 09CANTO OTTAVO
- 10CANTO NONO
- 11CANTO DECIMO
- 12CANTO DECIMOTERZO
- 13CANTO DECIMOQUARTO
- 14CANTO DECIMOQUINTO
- 15CANTO DECIMOSESTO
- 16CANTO DECIMOSETTIMO
- 17CANTO DECIMOTTAVO
- 18CANTO DECIMONONO
- 19CANTO VENTESIMO
- 20CANTO VENTESIMOPRIMO
- 21CANTO VENTESIMOSECONDO
- 22CANTO VENTESIMOTERZO
- 23CANTO VENTESIMOQUARTO
- 24CANTO VENTESIMOQUINTO
- 25CANTO VENTESIMOSESTO
- 26CANTO VENTESIMOSETTIMO
- 27CANTO VENTESIMOTTAVO.
- 28CANTO VENTESIMONONO
- 29CANTO DUODECIMO
- 30LIBRO SECONDO
- 31Canto primo
- 32Canto secondo
- 33Canto terzo
- 34Canto quarto
- 35Canto quinto
- 36Canto sesto
- 37Canto settimo
- 38Canto ottavo
- 39Canto nono
- 40Canto decimo
- 41Canto decimoprimo
- 42Canto decimosecondo
- 43Canto decimoterzo
- 44Canto decimoquarto
- 45Canto decimoquinto
- 46Canto decimosesto
- 47Canto decimosettimo
- 48Canto decimottavo
- 49Canto decimonono
- 50Canto ventesimo
- 51Canto ventesimoprimo
- 52Canto ventesimosecondo
- 53Canto ventesimoterzo
- 54Canto ventesimoquarto
- 55Canto ventesimoquinto
- 56Canto ventesimosesto
- 57Canto ventesimosettimo
- 58Canto ventesimottavo
- 59Canto ventesimonono
- 60CANTO PRIMO
- 61CANTO SECONDO
- 62CANTO TERZO
- 63CANTO QUARTO
- 64CANTO QUINTO
- 65CANTO SESTO
- 66CANTO SETTIMO
- 67CANTO OTTAVO
- 68CANTO NONO
- 69CANTO DECIMO
- 70CANTO DUODECIMO
- 71CANTO DECIMOTERZO
- 72CANTO DECIMOQUARTO
- 73CANTO DECIMOQUINTO
- 74CANTO DECIMOSESTO
- 75CANTO DECIMOSETTIMO
- 76CANTO DECIMOTTAVO
- 77CANTO DECIMONONO
- 78CANTO VENTESIMO
- 79CANTO VENTESIMOPRIMO
- 80CANTO VENTESIMOSECONDO
- 81CANTO VENTESIMOTERZO
- 82CANTO VENTESIMOQUARTO
- 83CANTO VENTESIMOQUINTO
- 84CANTO VENTESIMOSESTO
- 85CANTO VENTESIMOSETTIMO
- 86CANTO VENTESIMOTTAVO
- 87CANTO VENTESIMONONO
- 88LIBRO TERZO
- 89Canto primo
- 90Canto secondo
- 91Canto terzo
- 92Canto quarto
- 93Canto quinto
- 94Canto sesto
- 95Canto settimo
- 96Canto ottavo
- 97Canto nono
- 98CANTO PRIMO
- 99CANTO SECONDO
- 100CANTO TERZO
- 101CANTO QUARTO
- 102CANTO QUINTO
- 103CANTO SESTO
- 104CANTO SETTIMO
- 105CANTO OTTAVO
- 106CANTO NONO