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Filosofia
Della dissimulazione onesta
Edição BooksWhale em italiano por Torquato Accetto
Torquato Accetto distingue la prudente dissimulazione dalla menzogna e indaga come proteggere la verità in una società dominata dal potere.
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Introdução do livro
Della dissimulazione onesta
Pubblicato a Napoli nel 1641, questo breve trattato morale affronta il confine tra prudenza, simulazione e sincerità. Accetto considera la dissimulazione una possibile difesa dalle ingiustizie, ma ne discute i limiti etici e spirituali con una prosa incisiva. Riscoperto in epoca moderna, il libro offre una lettura sorprendentemente attuale della vita pubblica e privata.
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The original work was first published in 1641; Torquato Accetto died in 1640. The source text is in the public domain under the applicable author-life-plus-term rules. This edition is the original-language text.
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Della dissimulazione onesta
Torquato Accetto
L’AUTOR A CHI LEGGE
A questo mio trattato io pensava di aggiunger alcune altre mie prose, perché ’l volume, che ha difetto nella qualitá, fosse in qualche considerazione per merito della quantitá; ma per molt’impedimenti non è stato possibile, e spero di farlo tra poco tempo,
come disse Marziale . Né solo m’occorre di significar questo alla benignitá di chi legge, ma piú espressa la mia intenzione intorno alla presente fatica, ancorché nel primo capitolo della medesima opera io l’abbia detto: affermo dunque, che ’l mio fine è stato di trattar, che ’l viver cauto ben s’accompagna con la puritá dell’animo, ed è piú che cieco chi pensa che, per prender diletto della Terra, s’abbia d’abbandonar il Cielo. Non è vera prudenzia quella che non è innocente, e la pompa degli uomini alieni dalla giustizia e dalla veritá non può durare, come spiegò il re David dell’empio, ch’egli vide innalzato, simile a’ cedri di assai famoso monte; da che conchiude:
Custodi innocentiam et vide aequitatem: quoniam sunt reliquiae homini pacifico.
Cosí è amator di pace chi dissimula con l’onesto fine che dico, tollerando, tacendo, aspettando, e mentre si va rendendo conforme a quanto gli succede, gode in un certo modo anche delle cose che non ha, quando i violenti non sanno goder di quelle che hanno, perché, nell’uscir da se medesimi, non si accorgono della strada ch’è verso il precipizio. Quelli che hanno vera cognizione dell’istorie, potranno ricordarsi del termine a che si son condotti gli uomini alli quali piacque di misurar i loro consigli con sí fatta vanità, e da quanto va succedendo si può veder ogni giorno il vantaggio del proceder a passi tardi e lenti, quando la via è piena d’intoppi. Da questa considerazione mi mossi a trattar di tal suggetto, e mi son guardato da ogni senso di mal costume, procurando pur di dir in poche parole molte cose; e se in questa materia avessi potuto metter nelle carte i semplici cenni, volentieri per mezzo di quelli mi averei fatto intendere, per far di meno anche di poche parole. Ha un anno ch’era questo trattato tre volte piú di quanto ora si vede, e ciò è noto a molti; e s’io avessi voluto piú differire il darlo alla stampa, sarebbe stata via di ridurlo in nulla, per le continue ferite da distruggerlo piú ch’emendarlo. Si conosceranno le cicatrici da ogni buon giudizio, e sarò scusato nel far uscir il mio libro in questo modo, quasi esangue, perché lo scriver della dissimulazione ha ricercato ch’io dissimulassi, e però si scemasse molto di quanto da principio ne scrissi. Dopo ogni sforzo di ben servir al gusto publico, io conosco di non aver questo, né altro valore, e solo ho speranza che sarà gradita la volontà. In questa è l’uomo, e già disse Epicteto stoico: Quandoquidem, nec caro sis, nec pili, sed voluntas .
Viva felice.
Capítulo de préviaI. Concetto di questo trattato.Prévia
Da che ’l primo uomo aperse gli occhi, e conobbe ch’era ignudo, procurò di celarsi anche alla vista del suo Fattore; cosí la diligenza del nascondere quasi nacque col mondo stesso e alla prima uscita del difetto, e in molti è passata in uso per mezzo della dissimulazione; ma, considerando l’odio che si tira appresso chi mal porta questo velo, e che nel bel sereno della vita non si dee dar luogo all’importuna nebbia della menzogna, la qual in ogni modo convien che resti esclusa, ho deliberato di rappresentar il serpente e la colomba insieme, con intenzion di raddolcir il veleno dell’uno e custodir il candor dell’altra (come sta espresso in quelle divine parole: Estote prudentes sicut serpentes, et simplices sicut columbae ), importando a ciascuno che comandi o che ubbidisca il valersi d’industria tanto potente tra le contradizioni che spesse volte s’incontrano; e benché molti intendano meglio di me questa materia, penso non di meno di poterne significar il mio parere, e tanto piú quanto mi ricordo il danno, che averebbe potuto farmi lo sfrenato amor di dir il vero, di che non mi son pentito; ma amando come sempre la veritá, procurerò nel rimanente de’ miei giorni di vagheggiarla con minor pericolo.
Capítulo de préviaII. Quanto sia bella la veritá.Prévia
Prima che la vista si disvii nel cercar l’ombre che appartengono all’arte del fingere, come quella che nelle tenebre fa i piú belli lavori, si consideri il lume della veritá per prender licenza di andar poi un poco da parte, senza lasciar l’onestá del mezzo. Il vero non si scompagna dal bene, e, avendo il suo proprio luogo nell’intelletto, corrisponde al bene ch’è riposto nelle cose; né può la mente dirizzarsi altrove per trovar il suo fine, e se ’l vulgo si reputa felice in quello che appartiene al senso, e i politici nella virtú o nell’onore, i contemplativi mettono il loro sommo bene in considerar l’idee, che son nel primo grado della veritá, la qual in tutte le cose è la proprietá dell’essere a quelle stabilito, perché in tanto son vere in quanto son conformi al divino intelletto; ma Dio se stesso e ogni cosa intende, e l’esser divino non solo è conforme al divino intelletto, ma in sostanza è lo stesso: onde Dio è la veritá medesima, ch’è misura di ogni veritá essendo prima causa di tutte le cose, e quelle son nella mente divina, loro principio esemplare, e dalla veritá divina, ch’è una, risulta la veritá multiplicata nel creato intelletto, dove la veritá non è eterna se non quanto si riduce in Dio per ragion di esempio e di causa, nella qual ritornan tutte le sostanzie e gli accidenti e le lor operazioni, e come in Dio è immutabile, perché il suo intelletto non è variabile e non cava altronde la veritá ma il tutto conosce in se stesso, cosí nella mente creata è mutabile, potendo questa passar dal vero nel falso secondo il corso dell’opinioni; o, restando la medesima opinione, mutarsi la cosa. Sol dunque nell’eterna luce il vero è sempre vero: in quella prima luce che tanto si leva da’ concetti mortali, internandosi nel suo profondo con nodo d’amore tutto quello che si spande per l’universo; e la vera bellezza è nella veritá stessa, e fuor di quella sol quanto di lá dipende. Ma questo è piú luogo da considerar la veritá morale, con che l’uomo tal si dimostra qual è; ond’or, lasciando il discorrer per que’ chiari abissi del primo vero, toccherò quest’altra parte che tanto appartiene alla nostra umanitá per renderla fort’e sincera, mentre l’adorna di ogni abito gentile, o (per dir piú espresso) la va spogliando di que’ veli, che son fatti di mano propria della fraude, che ingombra l’anima di cosí duri impacci, e ne fa sospirar quel secolo, che tra gli altri beni fu chiamato d’oro, per la veritá la qual con dolcissima armonia metta tutte le parole sotto le note de’ cuori, poi che noti, e quasi fuor de’ petti, in ogni discorso si sentivano impressi. È chiaro che anche per altri rispetti furo onorati quegli anni con sí glorioso nome, e in particolar fu secolo d’oro perché non ebbe bisogno d’oro, e, prendendo dalle semplici mani della natura il cibo e la veste, seppe trovar ne’ boschi stanza civile, non bramando piú caro tetto che ’l cielo, né piú sicuro letto che la terra, sí che gli uffici del tempo e i servigi degli elementi si riscontravano negli animi ben disposti all’intelligenza del piacer fermo; ma tutte queste sodisfazioni sarebbono state invano, se la veritá non fosse andata per le bocche di quella pur troppo bene avventurata gente, se non fosse stata scritta nel candore di que’ magnanimi petti con caratteri (benché invisibili) di buona corrispondenza; però non bisognava che il sí e ’l no si menasse i testimoni appresso. L’amico parlava all’amico, l’amante all’amante, non con altra mente che di amicizia e di amore. Alla veritá si ubbidiva perché ella invitava ciascuno a dimostrarsi senza nube, e cosí si rappresentava l’αυ̉θέκαστος, ch’è il verace ne’ detti e ne’ fatti in considerar in vero ch’è di sua natura onesto, ed, essendo egli φιλαλήθης, ama il vero non per ragion di utile o per solo interesse d’onore, ma per se stesso, e ha piú occasione di amarlo quando vi s’aggiunge la salute della republica o dell’amico.
Sumário
Nesta edição
- 01Full text
- 02I. Concetto di questo trattato.
- 03II. Quanto sia bella la veritá.
- 04III. Non è mai lecito di abbandonar la veritá.
- 05IV. La simulazione non facilmente riceve quel senso onesto, che si accompagna con la dissimulazione.
- 06V. Alcuna volta è necessaria la dissimulazione, e fin a che termine.
- 07VI. Della disposizione naturale a poter dissimulare.
- 08VII. Dell'esercizio, che rende pronto il dissimulare.
- 09VIII. Che cosa è la dissimulazione.
- 10IX. Del bene che si produce dalla dissimulazione.
- 11X. Il diletto, ch'è nel dissimulare.
- 12XI. Del dissimulare con li simulatori.
- 13XII. Del dissimulare con se stesso.
- 14XIII. Della dissimulazione che appartiene alla pietá.
- 15XIV. Come quest'arte può star tra gli amanti.
- 16XV. L’ira è nimica della dissimulazione.
- 17XVI. Chi ha soverchio concetto di se stesso, ha gran difficultá di dissimulare.
- 18XVII. Nella considerazione della divina giustizia si facilita il tollerare e però il dissimular le cose che in altri ci dispiacciono.
- 19XVIII. Del dissimular l’altrui fortunata ignoranzia.
- 20XIX. Del dissimular all’incontro dell’ingiusta potenzia.
- 21XX. Del dissimulare l’ingiurie.
- 22XXI. Del cuor che sta nascosto.
- 23XXII. La dissimulazione è rimedio che previene a rimuover ogni male.
- 24XXIII. In un giorno solo non bisognerá la dissimulazione.
- 25XXIV. Come nel cielo ogni cosa è chiara.
- 26XXV. Conclusione del trattato.
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