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Literatura
Stella mattutina
Edição BooksWhale em italiano por Ada Negri
infanzia, vocazione, scuola, povertà e riscatto femminile.
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Introdução do livro
Stella mattutina
Stella mattutina di Ada Negri è un classico di pubblico dominio dedicato a infanzia, vocazione, scuola, povertà e riscatto femminile. Questa edizione italiana valorizza voce, contesto, temi e forza letteraria dell’opera.
Edição BooksWhale
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Esta edição se baseia em um texto em domínio público e foi preparada pela BooksWhale para leitura digital.
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Ada Negri morì nel 1945 e Stella mattutina fu pubblicato per la prima volta nel 1921. Queste date sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione originale italiana.
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Stella mattutina
Ada Negri - Stella mattutina (1921)
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gioia mia
Io vedo — nel tempo — una bambina.
Scarna, diritta, agile. Ma non posso dire come sia, veramente, il suo volto: perchè nell’abitazione della bambina non v’è che un piccolo specchio di chi sa quant’anni, sparso di chiazze nere e verdognole; e la bambina non pensa mai a mettervi gli occhi; e non potrà, più tardi, aver memoria del proprio viso di allora.
L’abitazione della bambina è la portineria d’un palazzo padronale, in una piccola via d’una piccola città lombarda.
Nel palazzo non vi sono che due inquilini, occupanti alcune stanze del secondo piano: un vecchio pensionato, magro, con la sua governante Tereson: una vecchia signora, grassa, che ogni mese cambia domestica. Il resto è tutto abitato dai padroni: gente ricca, gente nobile.
Quando rientrano in carrozza dalla passeggiata, bisogna spalancare il cancello del portone; e, siccome la nonna (custode della portineria) è troppo indebolita dagli anni, è la bambina settenne che deve farlo. Non ha mai pensato, naturalmente, che tale atto le possa essere di umiliazione; ma non lo compie volentieri.
Molto vecchia è la nonna.
Fa sempre la calza, movendo di continuo le labbra su parole senza suono, che son preghiere. Non è nè buona, nè cattiva. Non racconta favole. Ha una suprema indifferenza per ogni cosa. Curva, minuta, claudicante fin dai primi anni della fanciullezza, con un viso di calme linee chiuso in una cuffiettina nera allacciata sotto il mento, se qualche noia o dolore le sopravviene, non sa pronunciar che una frase, a bassa voce:
— Quell che Dio voeur .
Così avanzata nell’età, e tarda nei movimenti, vien tuttora compatita, dai padroni, nella porti neria; perchè da più di quarant’anni appartiene al servizio della famiglia. Potrebbe ritirarsi, presso un suo figlio che è maestro di scuola e vive in bastante agiatezza. Non vuole: preferisce lavorare, fin che può, fino all’ultimo.
Fu, in giovinezza, governante di fiducia di Giuditta Grisi, la meravigliosa contralto, sorella della meravigliosa soprano Giulietta: la seguì fedelmente su tutti i palcoscenici, udì dalle quinte le acclamazioni dei pubblici, vide alle porte dei teatri le folle in delirio staccare i cavalli dalla carrozza della cantatrice: custodì nelle camere di locanda e durante lunghi viaggi in diligenza sacchetti di gioielli e di monete d’oro, carte preziose, preziosi costumi. Udì in silenzio la Diva bestemmiare come un comprimario, nei momenti di malumore: la vestì in silenzio per la scena, mentre ella stoicamente premeva il fazzoletto sulla bocca, per soffocare gli urli che le strappava il male: un male uterino ch’ella non aveva il tempo di curare.
Fu a lei che, dopo la prima notte del suo matrimonio con un magnifico patrizio di Cre mona, disse la Diva, dal letto, allargando le braccia e dilatando le nari all’aroma del caffè — Peppina, ah!... finalmente sono contessa Barni!...
Fu lei che l’accompagnò nella villa gentilizia di Robecco sull’Oglio: infermiera vigile fino alla morte, nel tempo in cui l’insidioso male, non curato in principio nelle sue radici, doveva ucciderla in pienezza di rinomanza e di amore.
Dal suo letto di spasimi, tentava la cantatrice note filate, picchiettature e trilli:
— Peppina, la voce c’è ancora.
Sul punto di morire, mormorò al marito:
— Conte Barni, ti raccomando Peppina.
E la fedele seguace rimase a lui, come un lascito: assunse, umilmente, devotamente, la direzione della casa: vi allevò i propri figli, un maschio e una femmina: condivise la fortunosa sorte del padrone, finchè, lui spento, venne passata a un ramo secondario, e già imbastardito, della famiglia.
Nella portineria che rappresenta l’ultima tappa della vecchia Peppina, alcuni ricordi si conservano di Giuditta Grisi.
Un ritratto: antica stampa in cornice nera: busto scollato fin sotto le spalle, magro collo elegante, cortissime maniche a sbuffi, viso appuntito, non bello ma di chiusa intensità, sotto l’alta pettinatura a bande lisce intorno alla fronte e a tre rigonfi a sommo del capo.
Una cassetta da viaggio, per diligenza: pesantissima, di noce massiccio. È chiusa a chiave: dentro, forse, ci sono, in custodia, le strade che percorse, le cose che vide, le avventure che sopportò.
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