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Literatura
Orlando furioso
Edição BooksWhale em italiano por Ludovico Ariosto
Un poema cavalleresco di amore, guerra, follia, avventura e meraviglia.
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Introdução do livro
Orlando furioso
Orlando furioso intreccia cavalieri, incanti, inseguimenti e passioni in una narrazione ricchissima. Ariosto trasforma la tradizione epica in un capolavoro di movimento e ironia.
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Ludovico Ariosto morì nel 1533, e Orlando furioso fu pubblicato nel 1516; queste date sostengono il pubblico dominio di questa edizione italiana.
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Orlando furioso
Ludovico Ariosto
ORLANDO FURIOSO DI MESSER LUDOVICO ARIOSTO
ALLO ILLUSTRISSIMO E REVERENDISSIMO CARDINALE
DONNO IPPOLITO DA ESTE SUO SIGNORE
Capítulo de préviaCANTO PRIMOPrévia
1
Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, seguendo l’ire e i giovenil furori d’Agramante lor re, che si diè vanto di vendicar la morte di Troiano sopra re Carlo imperator romano.
2
Dirò d’Orlando in un medesmo tratto cosa non detta in prosa mai né in rima: che per amor venne in furore e matto, d’uom che sí saggio era stimato prima; se da colei che tal quasi m’ha fatto, che ’l poco ingegno ad or ad or mi lima, me ne sará però tanto concesso, che mi basti a finir quanto ho promesso.
3
Piacciavi, generosa Erculea prole, ornamento e splendor del secol nostro, Ippolito, aggradir questo che vuole e darvi sol può l’umil servo vostro. Quel ch’io vi debbo, posso di parole pagare in parte e d’opera d’inchiostro; né che poco io vi dia da imputar sono, che quanto io posso dar, tutto vi dono.
4
Voi sentirete fra i piú degni eroi, che nominar con laude m’apparecchio, ricordar quel Ruggier, che fu di voi e de’ vostri avi illustri il ceppo vecchio. L’alto valore e’ chiari gesti suoi vi farò udir, se voi mi date orecchio, e vostri alti pensier cedino un poco, sí che tra lor miei versi abbiano loco.
5
Orlando, che gran tempo inamorato fu de la bella Angelica, e per lei in India, in Media, in Tartaria lasciato avea infiniti et immortal trofei, in Ponente con essa era tornato, dove sotto i gran monti Pirenei con la gente di Francia e de Lamagna re Carlo era attendato alla campagna,
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per far al re Marsilio e al re Agramante battersi ancor del folle ardir la guancia, d’aver condotto, l’un, d’Africa quante genti erano atte a portar spada e lancia; l’altro, d’aver spinta la Spagna inante a destruzion del bel regno di Francia. E cosí Orlando arrivò quivi a punto: ma tosto si pentí d’esservi giunto;
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che vi fu tolta la sua donna poi: ecco il giudicio uman come spesso erra! Quella che dagli esperii ai liti eoi avea difesa con sí lunga guerra, or tolta gli è fra tanti amici suoi, senza spada adoprar, ne la sua terra. Il savio imperator, ch’estinguer volse un grave incendio, fu che gli la tolse.
8
Nata pochi dí inanzi era una gara tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo, che ambi avean per la bellezza rara d’amoroso disio l’animo caldo. Carlo, che non avea tal lite cara, che gli rendea l’aiuto lor men saldo, questa donzella, che la causa n’era, tolse, e diè in mano al duca di Bavera;
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in premio promettendola a quel d’essi ch’in quel conflitto, in quella gran giornata, degli infideli piú copia uccidessi, e di sua man prestassi opra piú grata. Contrari ai voti poi furo i successi; ch’in fuga andò la gente battezzata, e con molti altri fu ’l duca prigione, e restò abbandonato il padiglione.
10
Dove, poi che rimase la donzella ch’esser dovea del vincitor mercede, inanzi al caso era salita in sella, e quando bisognò le spalle diede, presaga che quel giorno esser rubella dovea Fortuna alla cristiana fede: entrò in un bosco, e ne la stretta via rincontrò un cavallier ch’a piè venía.
11
Indosso la corazza, l’elmo in testa, la spada al fianco, e in braccio avea lo scudo; e piú leggier correa per la foresta, ch’al pallio rosso il villan mezzo ignudo. Timida pastorella mai sí presta non volse piede inanzi a serpe crudo, come Angelica tosto il freno torse, che del guerrier, ch’a piè venía, s’accorse.
12
Era costui quel paladin gagliardo, figliuol d’Amon, signor di Montalbano, a cui pur dianzi il suo destrier Baiardo per strano caso uscito era di mano. Come alla donna egli drizzò lo sguardo, riconobbe, quantunque di lontano, l’angelico sembiante e quel bel volto ch’all’amorose reti il tenea involto.
Capítulo de préviaCANTO SECONDOPrévia
1
Ingiustissimo Amor, perché sí raro corrispondenti fai nostri desiri? onde, perfido, avvien che t’è sí caro il discorde voler ch’in duo cor miri? Gir non mi lasci al facil guado e chiaro, e nel piú cieco e maggior fondo tiri: da chi disia il mio amor tu mi richiami, e chi m’ha in odio vuoi ch’adori et ami.
2
Fai ch’a Rinaldo Angelica par bella, quando esso a lei brutto e spiacevol pare: quando le parea bello e l’amava ella, egli odiò lei quanto si può piú odiare. Ora s’affligge indarno e si flagella; cosí renduto ben gli è pare a pare: ella l’ha in odio, e l’odio è di tal sorte, che piú tosto che lui vorria la morte.
3
Rinaldo al Saracin con molto orgoglio gridò: — Scendi, ladron, del mio cavallo! Che mi sia tolto il mio, patir non soglio, ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo: e levar questa donna anco ti voglio; che sarebbe a lasciartela gran fallo. Sí perfetto destrier, donna sí degna a un ladron non mi par che si convegna. —
4
— Tu te ne menti che ladrone io sia (rispose il Saracin non meno altiero): chi dicesse a te ladro, lo diria (quanto io n’odo per fama) piú con vero. La pruova or si vedrá, chi di noi sia piú degno de la donna e del destriero; ben che, quanto a lei, teco io mi convegna che non è cosa al mondo altra sí degna. —
5
Come soglion talor duo can mordenti, o per invidia o per altro odio mossi, avicinarsi digrignando i denti, con occhi bieci e piú che bracia rossi; indi a’ morsi venir, di rabbia ardenti, con aspri ringhi e ribuffati dossi: cosí alle spade e dai gridi e da l’onte venne il Circasso e quel di Chiaramonte.
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A piedi è l’un, l’altro a cavallo: or quale credete ch’abbia il Saracin vantaggio? Né ve n’ha però alcun; che cosí vale forse ancor men ch’uno inesperto paggio; che ’l destrier per instinto naturale non volea fare al suo signore oltraggio: né con man né con spron potea il Circasso farlo a voluntá sua muover mai passo.
7
Quando crede cacciarlo, egli s’arresta; e se tener lo vuole, o corre o trotta: poi sotto il petto si caccia la testa, giuoca di schiene, e mena calci in frotta. Vedendo il Saracin ch’a domar questa bestia superba era mal tempo allotta, ferma le man sul primo arcione e s’alza, e dal sinistro fianco in piede sbalza.
8
Sciolto che fu il pagan con leggier salto da l’ostinata furia di Baiardo, si vide cominciar ben degno assalto d’un par di cavallier tanto gagliardo. Suona l’un brando e l’altro, or basso or alto; il martel di Vulcano era piú tardo ne la spelunca affumicata, dove battea all’incude i folgori di Giove.
9
Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi colpi veder che mastri son del giuoco: or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi, ora coprirsi, ora mostrarsi un poco, ora crescere inanzi, ora ritrarsi, ribatter colpi e spesso lor dar loco, girarsi intorno; e donde l’uno cede, l’altro aver posto immantinente il piede.
10
Ecco Rinaldo con la spada adosso a Sacripante tutto s’abbandona; e quel porge lo scudo, ch’era d’osso, con la piastra d’acciar temprata e buona. Taglial Fusberta, ancor che molto grosso: ne geme la foresta e ne risuona. L’osso e l’acciar ne va che par di ghiaccio, e lascia al Saracin stordito il braccio.
11
Quando vide la timida donzella dal fiero colpo uscir tanta ruina, per gran timor cangiò la faccia bella, qual il reo ch’al supplicio s’avvicina; né le par che vi sia da tardar, s’ella non vuol di quel Rinaldo esser rapina, di quel Rinaldo ch’ella tanto odiava, quanto esso lei miseramente amava.
Sumário
Nesta edição
- 01Full text
- 02CANTO PRIMO
- 03CANTO SECONDO
- 04CANTO TERZO
- 05CANTO QUARTO
- 06CANTO QUINTO
- 07CANTO SESTO
- 08CANTO SETTIMO
- 09CANTO OTTAVO
- 10CANTO NONO
- 11CANTO DECIMO
- 12CANTO UNDECIMO
- 13CANTO DUODECIMO
- 14CANTO TERZODECIMO
- 15CANTO QUARTODECIMO
- 16CANTO QUINTODECIMO
- 17CANTO SESTODECIMO
- 18CANTO DECIMOSETTIMO
- 19CANTO DECIMOTTAVO
- 20CANTO DECIMONONO
- 21CANTO VENTESIMO
- 22CANTO VENTESIMOPRIMO
- 23CANTO VENTESIMOSECONDO
- 24CANTO VENTESIMOTERZO
- 25CANTO VENTESIMOQUARTO
- 26CANTO VENTESIMOQUINTO
- 27CANTO VENTESIMOSESTO
- 28CANTO VENTESIMOSETTIMO
- 29CANTO VENTESIMOTTAVO
- 30CANTO VENTESIMONONO
- 31CANTO TRENTESIMO
- 32CANTO TRENTESIMOPRIMO
- 33CANTO TRENTESIMOSECONDO
- 34CANTO TRENTESIMOTERZO
- 35CANTO TRENTESIMOQUARTO
- 36CANTO TRENTESIMOQUINTO
- 37CANTO TRENTESIMOSESTO
- 38CANTO TRENTESIMOSETTIMO
- 39CANTO TRENTESIMOTTAVO
- 40CANTO TRENTESIMONONO
- 41CANTO QUARANTESIMO
- 42CANTO QUARANTESIMOPRIMO
- 43CANTO QUARANTESIMOSECONDO
- 44CANTO QUARANTESIMOTERZO
- 45CANTO QUARANTESIMOQUARTO
- 46CANTO QUARANTESIMOQUINTO
- 47CANTO QUARANTESIMOSESTO
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