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Storia della letteratura italiana

Edição BooksWhale em italiano por Francesco De Sanctis

Un classico di pubblico dominio su critica letteraria, storia nazionale, autori e forme culturali, in un'edizione di lettura pulita.

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Storia della letteratura italiana

Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis è un classico di pubblico dominio su critica letteraria, storia nazionale, autori e forme culturali. Questa edizione italiana presenta il testo in un formato chiaro e leggibile.

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Francesco De Sanctis morì nel 1883, e Storia della letteratura italiana fu pubblicato per la prima volta intorno al 1870. Queste date sostengono la base di pubblico dominio del testo usato per questa edizione.

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Storia della letteratura italiana

Francesco De Sanctis

Capítulo de préviaI SicilianiPrévia

11 più antico documento della nostra letteratura è co¬ munemente creduto la cantilena o canzone di Ciullo (di¬ minutivo di Vincenzo) di Alcamo, eunacanzonedi Folcacchiero da Siena.

Q uale delle due canzoni sia anteriore, è cosa puerile disputare, essendo esse non principio, ma parte di tutta un'epoca letteraria, cominciata assai prima, e giunta al suo splendore sotto F ederico secondo da cui prese il no¬ me.

Federico secondo, imperatore d'A lemagna e re di Si¬ cilia, chiamato da Dante «chierico grande», cioè uomo dottissimo, fu, come leggesi nel novelissimo signore, nel¬ la cui corte a Palermo venia «la gente che avea bontade, sonatori, trovatori e belli favellatori». E perciò i rimatori di quel tempo, ancorché parecchi sieno d'altra parte d'Italia, furono detti siciliani.

Che cosa è la cantilena di Ciullo?

È una tenzone, o dialogo tra A mante e M adonna, A mante che chiede, e M adonna che nega e nega, e in ul¬ timo concede, tema frequentissimo nelle canzoni popo¬ lari di tutt'i tempi e luoghi, e che trovo anche oggi a Fi¬ renze nella Canzone tra il Frustino e la Crestaia.

Ciascuna domanda e risposta è in una strofa di otto versi, sei settenari, di cui tre sdruccioli e tre rimati, chiu¬ si da due endecasillabi rimati. La lingua è ancor rozza e incerta nelle forme grammaticali e nelle desinenze, me¬ scolata di voci siciliane, napolitane provenzali, francesi, latine. D iamo ad esempio due strofe:

AMANTE

M oltesono le fendine

c'hanno dura la testa,

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e l'uomo con parabole lediminaeammonesta: tanto intorno percacciale sinché l'ha in sua podestà.

Femina d'uomo non si può tenere.

G uàrdati, bella, pur di ripentere.

MADONNA

Che eo me ne pentesse?

Davanti foss'io auccisa, ca nulla buona femina per me fosse riprisa.

E r sera ci passasti correnno alla distisa.

Acquistiti riposo, canzoneri:

le tue paraole a me non piaccion gueri.

La canzone è tirata giù tutta d'un fiato, piena di natura¬ lezza e di brio e di movimenti drammatici, rapida, tutta cose, senza ombra di artificio e di rettorica. Ci è una fi¬ nezza e gentilezza di concetti in forma ancor greggia, ineducata. E perciò il documento è più prezioso, perchè se l'ingegno del poeta apparisce ne' concetti e ne' senti¬ menti e nell'andamento vivo e rapido del dialogo, la for¬ ma è quasi impersonale, ritratto immediato e genuino di quel tempo.

E studiando in quella forma, è facile indurre che c'era allora già la nuova lingua, non ancora formata e fissata, ma tale che non solo si parlava, ma si scriveva; e c'era pure una scuola poetica col suo repertorio di frasi e di concetti, e con le sue forme tecniche e metriche già fissa¬ te.

Chi sa quanto tempo si richiede perchè una lingua nuova acquisti una certa forma, che la renda atta ad es¬ sere scritta e cantata, può farsi capace che la lingua di Ciullo, ancoraché in uno stato ancora di formazione, dovea già essere usata da parecchi secoli indietro.

E ci volle anche almeno un secolo, perchè fosse possi¬ bile una scuola poetica, giunta allora all'ultimo grado della sua storia, quando i concetti, i sentimenti e le for¬ me diventano immobili come un dizionario e sono in tutti i medesimi.

Come e quando la lingua latina sia ita in decomposi¬ zione, quali erano i dialetti usati dalle varie plebi, come e quando siensi formate le lingue nuove o moderne neo¬ latine, quando e come siesi formato il nostro volgare, si può congetturare con più o meno di verisimiglianza, ma non si può affermare per la insufficienza de' documenti. 0 Itrechè, non è questo il luogo di esaminare e chiarire quistioni filologiche di così alto interesse, materia non ancora esausta di sottili e appassionate discussioni.

Si possono affermare alcuni fatti.

La lingua latina fu sempre in uso presso la parte colta della nazione, parlata e scritta da' chierici, da' dottori, da' professori e da' discepoli. Ricordano Malespini dice che Federico secondo seppe «la lingua nostra latina e il nostro volgare».

Capítulo de préviaI ToscaniPrévia

M entre la coltura siciliana si spiegava con tanto splendo¬ re e lusso d'immaginazione, e attirava a sè i più chiari in¬ gegni d'Italia, ne' comuni dell'Italia centrale oscuramen¬ te, ma con assiduo lavoro, si formava e puliva il volgare. Centri principali erano Bologna e Firenze, intorno a' quali trovi Lucca, Pistoia, Pisa, Arezzo, Siena, Faenza, Ravenna, Todi, Sarzana, Pavia, Reggio.

G ittando uno sguardo su quelle antichissime rime, non vi trovi la vivacità e la tenerezza meridionale; ma uno stile sano e semplice, lontano da ogni gonfiezza e pretensione, e un volgare già assai più fino, per la pro¬ prietà de' vocaboli ed una grazia non scevra di eleganza.

T rovo unatenzonedi Ciacco dall 'A ngui llara, fiorenti¬ no, sullo stesso tema trattato da Ciullo. Nella cantilena di costui hai più varietà e più impeto, e concetti inge¬ gnosi in forma rozza. N ella tenzone di Ciacco tutto è su uno stampo, in andamento piano, uguale e tranquillo, e in una lingua così propria e sicura, che non ne hai esem¬ pio ne' più tersi e puliti siciliani. Comincia così:

AMANTE 0 gemma leziosa, adorna villanella, che sei più virtudiosa che non se ne favella; per la virtude ch'hai, per grazia del Signore, aiutami, chèsai, ch'io son tuo servo, Amore.

DONNA

Assai son gemme in terra ed in fiume ed in mare, ch'anno virtude in guerra,

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e fanno altrui allegrare: amico, io non son dessa di quelle tre nessuna: altrove va per essa, e cerca altra persona.

Con questa precisione e sicurezza di vocabolo e di frase, che ti annunzia un volgare già formato e parlato, si ac¬ compagna una misura e una grazia ignota alla nudità molle e voluttuosa della vita meridionale. E vaglia per prova la fine di questa tenzone, di una decenza amabile, così lontana dal plebeo «allo letto negimo» di Ciullo:

DONNA

Tanto m'hai predicata, e sì saputo dire, ch'io mi sono accordata: dimmi: che t' è in piacere?

AMANTE

M adonna, a me non piace castella, nè monete: fatemi far la pace con l'amor che sapete.

Questo addimando a vui, efacciovi finita.

Donna, siete di lui, ed egli è la mia vita.

Questi dialoghi sono una pretta imitazione della lingua parlata, e sono i più acconci a mostrare a qual grado di finezza e di grazia era giunto il volgare in Toscana, mas¬ sime in Firenze. Ecco alcuni brani di un altro dialogo di Ciacco:

M entr'io mi cavalcava, audivi una donzella; tortesi lamentava, e diceva: - 0 i madre bella, lungo tempo è passato che deggio aver marito,

Francesco DeSanctìs - Storia della letteratura italiana

e tu non lo m'hai dato.

La vita d'esto mondo nulla cosa mi pare...

- Figlia mia benedetta, se l'amor ti confonde de la dolce saetta,

ben te ne puoi sofferere...

- Per parole mi teni, tuttor così dicendo; questo patto non fina,

ed io tutta ardo e incendo;.

La voglia mi domanda cosa che non suole, una luce più chiara che II sole; per ella vo languendo.

I n queste rappresentazioni schiette dell'animo, e non astratte e pensate, ma in casi ben determinati e circoscritti il poeta è sincero, vede con chiarezza istintiva quello s'ha a fare e dire, come fa il popolo, e non espri¬ me i suoi sentimenti, perchè non ne ha coscienza, tutto dietro alle cose che gli si presentano, dette però in modo che ti suscitano anche le impressioni provate dal poeta. A lui basta dire il fatto e la sua immediata impressione, senza dimorarvi sopra, parendogli che la cosa in se stes¬ sa dica tutto: semplicità rara ne' meridionali, dov'è mag¬ giore espansione, ma che è qualità principale del parlare fiorentino. Uno stupendo esempio trovi in questo sonet¬ to della Compiuta Donzella fiorentina, la divina Sibilla, come la chiama maestro Torrigiano:

Alla stagion che il mondo foglia e fiora, accresce gioia a tutt'i fini amanti: vanno insieme al li giardini allora che gli au gel letti fanno nuovi canti.

Sumário

Nesta edição

  1. 01Full text
  2. 02I Siciliani
  3. 03I Toscani
  4. 04La Lirica Di Dante
  5. 05La Prosa
  6. 06I Misteri E Le Visioni
  7. 07Il Trecento
  8. 08La Commedia
  9. 09Il Canzoniere
  10. 10Il Decamerone
  11. 11L'Ultimo Trecentista
  12. 12Il Cinquecento
  13. 13L'Orlando Furioso
  14. 14Pietro Aretino
  15. 15Torquato Tasso
  16. 16Marino
  17. 17La Nuova Scienza
  18. 18La Nuova Letteratura

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