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La carrozza di tutti
意大利语 BooksWhale 版本 · Edmondo De Amicis
Un’osservazione narrativa della vita urbana italiana attraverso tram, incontri, classi e caratteri.
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图书简介
La carrozza di tutti
La carrozza di tutti trasforma il tram in osservatorio sociale, seguendo gesti, conversazioni, tipi umani e contrasti della città moderna. De Amicis combina curiosità morale, ironia e sensibilità civile.
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La carrozza di tutti fu pubblicato per la prima volta nel 1899. La pubblicazione anteriore al 1931 sostiene il pubblico dominio del testo italiano originale negli Stati Uniti.
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La carrozza di tutti
Edmondo De Amicis
预览章节CAPITOLO PRIMO.预览
Gennaio.
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai del corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto, di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signore e di signori, che pareva si fossero dati convegno nel carrozzone, poichè dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tuba e d'auguri, come in una sala di ricevimento. A metà di via Garibaldi vidi dentro un quadretto curioso. Stava seduta nel mezzo una contadina tarchiata, col fazzoletto in capo e un grosso involto di cenci sulle ginocchia; di fronte a lei una ragazza del popolo, col capo nudo e i capelli corti, un viso mal lavato di monella, vestita poveramente; e tutt'intorno signore e signorine elegantissime, indorate e impennacchiate, che ad ogni aprirsi dei battenti a vetri mandavan fuori un'ondata d'odori fini come da una bottega di profumiere. Mi maravigliai di non aver mai badato, in tanti anni, ad alcuno di quei contrasti sociali che pure sono così frequenti in quei carrozzoni; nei quali soltanto, non essendovi separazione di classi, può accadere che gente del popolo infimo si trovi per qualche tempo a contatto con gente della signoria, con tutto l'agio d'esaminarla, di fiutarla e di ascoltarne i discorsi. Osservai curiosamente allora l'attenzione viva e continua con cui quella contadina e quella ragazza esaminavano le loro vicine, dalle ciocche di fiori dei cappelli alle cernierine dorate dei guanti, tastando quasi con gli occhi le stoffe e le pelliccie, il portamonete dell'una, il libretto da messa dell'altra, e il loro modo d'alzarsi e di sedere e ogni più piccola mossa e quasi ogni piega che facesse il loro vestito; un'attenzione insistente, seria, scrutatrice, come se avessero avuto davanti creature piovute da un altro mondo. Da quell'osservazione uscì come un lampo nella mia mente. Cercai, ritrovai nella memoria altri quadretti simili a quello, e diversi, e d'un significato profondo; mi ritornarono alla mente scene, incontri, conversazioni, piccole avventure allegre e tristi, che non si possono dare che in quella specie di carrozza democratica, dove tutte le classi continuamente si toccano e si confondono; mi sfilò davanti una processione di personaggi che conoscevo soltanto per aver fatto delle “corse„ in loro compagnia, coi quali non avevo mai parlato che sulle piattaforme, e che formavano per me come una famiglia a parte di compagni abituali di viaggio; e mi suonò dentro un'esclamazione che per poco non mi sfuggì dalla bocca: — To'.... uno studio.... un libro.... la carrozza di tutti!
Il giorno stesso questa idea mi fu attraversata da un'altra. Ripassando in rassegna i “personaggi„ che m'eran più vivi nella mente, mi fermai sopra due, sui quali fui tentato d'architettare un romanzo. Erano un giovine e una ragazza. Questa, che doveva abitare nel borgo San Donato, la trovavo sul tranvai della linea del Martinetto, alla prima corsa delle sette e mezzo, ogni volta che salivo in piazza dello Statuto per andar verso il centro di Torino. Il giovane saliva sullo stesso carrozzone ogni giorno, all'angolo di via Siccardi. La ragazza sedeva quasi sempre nell'angolo a dritta, dalla parte del cocchiere; lui, quando c'era posto, le si metteva sempre accanto o di faccia. Eran tutti e due piccoli, male in carne, di poca salute, pareva, e vestiti meschinamente, ma puliti; di quei poveretti la cui gioventù non consiste in altro che nella data della nascita, e che fanno più pietà perchè mostrano d'aver coscienza della loro miseria fisica, e di vergognarsene. Il giovine aveva un occhio chiuso, un viso che faceva pensare a una fanciullezza perseguitata ed esprimeva una rassegnazione antica alla povertà, al dolore, alle umiliazioni; della ragazza avrei detto, non so ben perchè, che era orfana da bambina e vissuta molti anni sotto la tirannia d'una matrigna. Pallida, uno scheletrino, un viso irregolare, con un naso a ballotta e una bazza di vecchietta: la natura non le aveva fatto l'elemosina che di due occhi belli e dolci: la sua gioventù, il suo sesso era tutto in quegli occhi, la sola cosa che ella avesse al mondo per ottener qualche volta dai suoi simili uno sguardo di simpatia. Egli poteva essere uno scrivano, un piccolo impiegato senz'avvenire; essa maestra in un asilo, governante o cucitrice in qualche istituto. M'aveva colpito fin dalla prima volta la serietà, la dignità semplice e triste del loro contegno. La ragazza scendeva sempre in piazza Castello; il giovine proseguiva per via di Po. Quando egli saliva si salutavano con un sorriso leggerissimo; quando ella scendeva si salutavano senza sorridere, ed egli sporgeva il capo fuor dell'uscio per accertarsi che non cadesse; non si scambiavano che poche parole, di rado guardandosi. E singolare: non guardavano quasi nessuno: ufficiali brillanti, belle signore, chiunque entrasse, non gli rivolgevano che un rapido sguardo distratto, come a un'ombra, che non destasse in loro alcun pensiero. Si capiva bene che c'era fra di loro qualche cosa d'irrevocabilmente determinato, non un amoretto, ma un fidanzamento; che eran due vite legate; e si capiva pure che per allora non avevan modo di star vicini altro che sul tranvai.
预览章节CAPITOLO SECONDO.预览
Febbraio.
Un consiglio agli studiosi delle donne: osservino i loro diversi modi di far fermare il tranvai, di sulla strada e di dentro, e ne ricaveranno gran lume a giudicare del loro carattere. Alcune agitano l'ombrellino in alto, da lontano, come un capitano di cavalleria agita la sciabola, o gridano un alt imperioso, corrugando la fronte e tendendo il braccio come per dare un ordine perentorio a un marito ribelle; altre muovono la mano all'altezza della spalla, come chi chiama a sè qualcheduno, o l'alzano graziosamente con due dita tese e col capo un po' inclinato da una parte, sorridendo, nell'atto della scolaretta che chiede il licet alla maestra: mogline sottomesse, parrebbe. E infinita e piena di significati psicologici è la gamma degli alt argentini e gravi, tremoli e dolci come note di tortora o interiezioni amorose, o duri e taglienti come i no d'una virtù inespugnabile. Quelle che hanno l'alt soave, per lo più, s'affrettano a salire, chiedendo scusa del ritardo con uno sguardo timido e sorridente; le altre, invece, se anche sono d'un bel tratto lontane, fanno il comodo loro, non badando agli atti d'impazienza dei passeggieri che aspettano, o mostrando un viso di regine offese. E sono anche più diversi i modi di far fermare per discendere. Le une s'alzano di scatto e danno una strappata alla correggia del campanello come padrone irritate che chiamino il servitore; le altre fanno un cenno di preghiera al fattorino perchè tiri lui, o se stanno sulla piattaforma, premono delicatamente con l'indice la spalla del cocchiere e gli domandano all'orecchio, come in confessione, se vuol far il piacere di fermare un momento. E si capisce che in molte, specialmente della classe alta, deriva da un concetto esagerato della brutalità degli uomini del popolo e del loro mal animo contro i signori la cortesia eccessiva e quasi umile che usan con loro; con la quale cercano d'ammansirli, come cagnacci ringhiosi, per timore di villanie gratuite; ed è altrettanto palese che quelli rispondono malamente, in molti casi, a quella cortesia soverchia, appunto perchè ne intuiscono la cagione, e se ne adontano.
Stavo riandando queste osservazioni, fatte per l'addietro, quando salì accanto a me sul tranvai dei Viali, vicino alla Mole Antonelliana, un bel giovanotto di mia conoscenza, una specie di fanciullo erculeo, sano e fresco come un fiore, figliuolo d'un ricco proprietario di case, dilettante di pittura a ore perse, simpatico per un misto originale d'ingenuità e d'arguzia, e compagno di chiacchiere piacevolissimo, perchè conosceva mezza Torino. Seguitai con lui a voce alta il corso dei miei pensieri.
— Ah! — esclamò, — lei fa degli studi sui tranvai. E anch'io. — Aveva fatto egli pure delle osservazioni sull'“erotismo tranviario„, ma s'occupava d'un ordine particolare di fatti: era uno specialista del bel sesso. S'interruppe per guardare una signora seduta dentro; poi mi domandò se mi ricordavo dove quella signora fosse salita. In piazza Vittorio Emanuele, mi pareva. — E scusi — ridomandò — ha osservato che abbia preso il biglietto di coincidenza? — Non l'avevo osservato. Rimase un po' pensieroso; poi disse piano: — L'ha preso di sicuro. È strano. Gira su tutte le linee e prende sempre la coincidenza. Ci dev'essere un perchè: forse per sconcertare i curiosi, o per sviare qualche spia, che sospetta d'aver alle calcagna. — Gli domandai chi fosse. Lo sapeva; ma non lo disse. — È la signora.... delle coincidenze — rispose sorridendo. E mi parlò della sua “specialità„. Egli si divertiva a indagare i misteri amorosi. C'era, per esempio, una signorina di famiglia conosciuta, che saliva sempre sul tranvai con la sua cameriera, ma fingendo di non essere in sua compagnia, e a un dato punto scendevano tutt'e due, e l'una pigliava da una parte, l'altra dall'altra, come se non avessero nulla a che fare fra di loro: c'era lì sotto un segreto, che non aveva ancora potuto scoprire. Ah i tranvai, che agevolezze avevano portato agli amori e che tormenti alle gelosie! Egli sapeva di mariti gelosi che proibivano assolutamente alla moglie di salirvi; che piuttosto di salire con essa sulla piattaforma affollata, quando dentro non c'era più posto, facevano due miglia a piedi sulla neve, e che quando eran costretti a ficcar la loro metà in quella calca d'uomini in piedi, vigilavano le facce circostanti con occhi di basilisco soffrendo delle torture d'inferno. Ne aveva inteso uno, in un salotto, chiamare l'istituzione del tranvai immorale, e definire i carrozzoni veicoli di scandalo, case ambulanti di mala fama. Ma d'altra parte, era un'“istituzione„ assai comoda per il servizio di polizia coniugale. Egli conosceva una signora che cercava gli scontrini negli abiti di suo marito per accertarsi ch'egli fosse veramente andato dove aveva detto, e che spesso, quando egli usciva dicendo: — Vado nel tal sobborgo — usciva essa pure, subito dopo, per pigliare un'altra linea convergente allo stesso punto; per il che accadeva qualche volta che in capo alle due corse, alla barriera di Nizza o di Casale, moglie e marito si ritrovavano di fronte, lei contenta d'averlo riconosciuto sincero, lui arrabbiato d'esser stato seguito; e ne seguìva una scena. — La linea dove avvengono più incontri d'amanti — disse poi —, è quella da piazza Castello alla barriera di Nizza. — Gli domandai perchè. — Non lo so — rispose —, ma è quella. Ne riparleremo. — E mentre stava per scendere, si rattenne per dirmi: — Guardi là, intanto, un quadretto curioso per lei.
目录
本版本内容
- 01Full text
- 02CAPITOLO PRIMO.
- 03CAPITOLO SECONDO.
- 04CAPITOLO TERZO.
- 05CAPITOLO QUARTO.
- 06parte opposta. Ah vecchi bambini vergognosi!
- 07CAPITOLO QUINTO.
- 08parte, caricandovi le loro derrate, fantesche, bottegaie, cuochi
- 09CAPITOLO SESTO.
- 10parte con le mani, una signora seduta davanti a noi, sur una delle
- 11CAPITOLO SETTIMO.
- 12CAPITOLO OTTAVO.
- 13CAPITOLO NONO.
- 14parte, benchè abbia sofferto, non se ne pente. È la prima volta che
- 15CAPITOLO DECIMO.
- 16parte, in fatti, saltano per la donna. Hop! Hop! E là! Cinquant'anni
- 17parte d'alcuni, che la compiono con disinvoltura, la prodezza può far
- 18parte le incalzano e le avvolgono; si arriva allo sbocco del corso
- 19parte. Poi, rifrugando nella mia memoria, mi parve di ricordarmi d'aver
- 20CAPITOLO UNDECIMO.
- 21CAPITOLO DODICESIMO.
- 22libro da finire m'avrebbe aiutato la fortuna, presentandomi casi e
- 23parte da larghi sprazzi di luce, e fattorini e cocchieri, usciti da una
- 24FINE.