
意大利语 版本
文学
La putta onorata
意大利语 BooksWhale 版本 · Carlo Goldoni
Nella Venezia popolare di Goldoni, Bettina difende la propria reputazione fra corteggiamenti, pressioni sociali e contrasti di famiglia.
- 预览
- 文本节选
- 格式
- 在线阅读, EPUB, PDF
- 访问
- Library 获取
图书简介
La putta onorata
Carlo Goldoni porta in scena una giovane veneziana la cui onestà viene messa alla prova dai desideri e dagli interessi di chi la circonda. L’intreccio amoroso coinvolge differenze di condizione e legami familiari. Nei tre atti della commedia, dialoghi e situazioni della vita quotidiana disegnano un ambiente popolare nel quale reputazione, autonomia e affetti devono trovare un difficile accordo.
BooksWhale 版本
此版本如何整理
此版本基于公版文本,并由 BooksWhale 整理为适合数字阅读的版本。
公版依据
为什么此版本可以分享
Carlo Goldoni morì nel 1793. La base di questa edizione è il testo originale italiano di pubblico dominio disponibile su Wikisource, senza estendere tale base a introduzioni, note o immagini editoriali successive.
阅读预览
文本节选
预览选自整理后的阅读文本。
预览章节Full text阅读预览
La putta onorata
Carlo Goldoni
预览章节A SUA ECCELLENZA预览
IL SIGNOR CONTE DON
GIUSEPPE ARCONATI
VISCONTI
Regio Feudatario di Arconate, Lomazzo, Cerimedo, Fenegrò, Guanzate e Rovelasca, Gentil Uomo di Camera ed Intimo Attual Consigliere di Stato delle Loro Maestà Imperiali, Consigliere nel Supremo Consiglio d’Italia e Commissario Generale de’ confini dello Stato di Milano, Altro de’ Signori LX. Decurioni di quell’Eccellentissimo General Consiglio e Regio L. T. del V. Spedal Maggiore della medesima Città di Milano ecc.
IO per dir vero del numero di quei non sono, che possano a ragione della fortuna lagnarsi. Ella mi ha fatto sempre del bene, e me lo ha fatto anche quando meno lo meritavo, e mi ha ella porta la mano più d’una fiata a risorgere, qual’ora ingrato a suoi doni le voltai, per così dire, le spalle.
Pregiatissimo dono della fortuna rimarco io l’onor massimo dell’alto Patrocinio vostro. Eccellentissimo Signore, onore e dono che io confesso non meritare, e che di custodir mi prefiggo gelosamente quanto la mia medesima vita, giacchè del pari nell’animo mio risento il piacer di essere, e quello di essere cosa vostra.
Quelli che hanno l’immagine della fortuna nell’oro e nell’argento e nella vita comoda collocata, si rideranno di me, che in mezzo alle fatiche e alli stenti, e assai mediocremente in arnese, e incerto sempre del mio destino, fortunato mi vanto; ma io conosco me stesso, e so di meritar molto meno, e assaissimo mi compiaccio di quel cortese compatimento, che dall’Universale esigono le mie fatiche, e molto più di consolazione mi empie e di giubilo, quello che degnossi di accordarmi l’E. V., Cavaliere di tanta scienza ripieno, e di sì fino discernimento, i di cui giudizi possono assicurar chi che sia nel dubbio e incerto cammino della Virtù e del Merito.
Fu nel mese di Giugno dell’anno scorso, ch’io ebbi la prima volta l’invidiabil contento di baciarvi la mano, e di vedere cogli occhi miei nel vostro Venerabile aspetto i raggi luminosi di quella grand’Anima, che ripiena di tutte le morali Virtù rende Voi la delizia della vostra gran Patria, l’esempio dell’Uomo nobile e del Cavaliere Cristiano.
Oh qual giornata per me felice fu quella! Non so ricordarmene senza novello giubilo, facendo in me una tal rimembranza l’effetto che suol produrre nei ciechi l’immagine delle più belle e più rare cose vedute.
In fatti, se io sapessi descrivere le delizie della vostra Villa di Castellazzo (ove in quel felice giorno vi trovai) cose avrei a scrivere degne di maraviglia, ne poche pagine basterebbono a dare altrui un’idea vera di tutte quelle magnifiche cose, che formano un soggiorno degno di Voi.
La vastità del Palazzo, la ricchezza delle suppellettili, la estensione del gran Giardino, in cui si vedono variamente architettati e distinti i più bei verdi d’Italia; la quantità delle fontane e de’ giochi d’acqua, tuttochè procurata dall’arte ed estratta di sotterra a forza di macchine, e mantenuta con una eccedente spesa; il Parco de’ cervi; il Serraglio delle fiere, il grato e scelto Pomario; la Biblioteca, ricca di scelti e copiosi Libri; la Camera delle Mateniche, in cui si vedono tutte le più scelte Macchine, che servono allo studio ed alle esperienze della Meccanica Filosofia; una Statuaria di antichi celebrati marmi, fra’ quali ammirasi la magnifica statua collossale di Pompeo, la quale dal Campidoglio di Roma con immensa spesa fu trasportata dal vostro grand’Avo ad arricchire la Lombardia con uno de’ più preziosi avanzi dell’antichità, cose queste son tutte che richiederebbono altro luogo per essere scritte ed altra mano che le scrivesse; cose elleno sono, che richiamano tutto giorno e i lontani e i vicini all’ammirazione, e voi con tanta umanità e cortesia trattar solete i quotidiani numerosi Ospiti vostri, ai quali non manca mai, nel tempo della Vostra villeggiatura, nè lauta mensa, nè agiato riposo, nè musica, nè altri piaceri di questa vita, il condimento dei quali si è la vostra erudita, graziosa, amabile conversazione.
预览章节LETTERA DELL’AUTORE AL BETTINELLI预览
Scrittagli l’anno 1751 da Turino, mandandogli la presente Commedia.
DAPPOICHÈ pare a voi che la Putta Onorata possa apportarvi qualche utilità coll’essere data al pubblico, io voglio compiacervi anche di questa, quantunque non abbia quella opinione di essa, che voi avete. Sia stata qual si voglia la sua riuscita sul Teatro, non potrà certamente ritrovare quel gradimento fra’ Leggitori fuori di Venezia, che ritrovò fra gli Spettatori sulle Scene Veneziane. Otto personaggi, che dentro vi favellano nel nativo linguaggio di quella Città, mi fanno dubitare che perdendosi nella non bene intesa lingua il sapore de’ sentimenti, rimanga scipita e forse rincrescevole. Nè mi sgomenterei gran fatto, se la favella in essa usata fosse stata tratta dal parlare degli uomini colti, perciocchè non si discosterebbe lungo tratto da quella, che per tutta l’Italia è intesa; ma avendo io in più luoghi imitato le azioni e i ragionamenti della minuta gente, mi convenne attenermi a que’ modi di dire, che più a tal qualità di persone si confanno. È a ciascheduno palese, quanto sia diverso in ogni Città il ragionare degli uomini qualificati, da quello delle genti d’altra condizione e che queste ultime sì dagli altri lo hanno diverso, che quasi nati sembrano in altro Paese; perciocchè oltre alla differenza di molti vocaboli e della pronuncia ancora, hanno altresì certe forme particolari o di sentenze, o di proverbi, o di diciture in gergo, che piacevolissime sono a chi le intende, ma riescono a chi non è più che pratico oscurissime. Fra tutti quelli che hanno grandissima copia di sì fatte forme di favellare, sono i Gondolieri di Venezia, i quali furono da me nella presente Commedia imitati, con attenzione. Questa stessa esattezza, che fece così grata la mia fatica in una Città, dove tali cose sono sotto gli occhi ogni dì, e tali vocaboli si odono sempre; temo che la renderà forse noiosa a quelli che, nati lontani da essa, non intendono la proprietà de’ vocaboli Veneziani. E più mi conferma l’osservazione che ho fatta nel vederla a recitare; poichè in Venezia dovete ricordarvi quante e quante sere fu replicata la prima volta, e come in calca venivano le persone per aver luogo nel Teatro ad udirla, e nell’anno susseguente ancora non ebbe peggior fortuna; nè minor piacere diede agli ascoltanti di Verona, come quelli a’ quali quel ragionare non è affatto nuovo; ma allontanata di là, non ebbe la stessa riuscita; appunto perchè, rimanendo oscura per metà, non poteva più essere gradita interamente. Quello ch’io vidi quando fu rappresentata, dubito che accada quando sarà venuta alla luce, e tanto più perchè nel leggere il movimento dell’azione è perduto; che pur tal volta dà tanto spirito anche alle cose non affatto evidenti, che le fa comprendere agli ascoltanti. Raccomando almeno che i più oscuri modi di favellare sieno con alcune postille dichiarati, e quanto si può venga aperto il senso di quelli, acciocchè il non intenderli non disgusti altrui dal leggere. In questa forma facendo, son certo che, se non darà tutto quel diletto a’ Forestieri che può dare a’ Leggitori Veneziani, si renderà almeno men faticosa, e perciò più facilmente si potrà ritrovare chi la legga senza rincrescimento. Non dubito che adoprerete in ciò tutta la diligenza, e promettendovi pel venturo ordinario la Buona Moglie, che a questa, quasi secondogenita vien dietro, col cuore vi abbraccio.
目录
本版本内容
- 01Full text
- 02A SUA ECCELLENZA
- 03LETTERA DELL’AUTORE AL BETTINELLI
- 04PERSONAGGI.
- 05ATTO PRIMO.
- 06SCENA PRIMA.
- 07SCENA II.
- 08SCENA III.
- 09SCENA IV.
- 10SCENA V.
- 11SCENA VI.
- 12SCENA VII.
- 13SCENA VIII.
- 14SCENA IX.
- 15SCENA X.
- 16SCENA XI.
- 17SCENA XII.
- 18SCENA XIII.
- 19SCENA XIV.
- 20SCENA XV.
- 21SCENA XVI.
- 22SCENA XVII.
- 23SCENA XVIII.
- 24ATTO SECONDO.
- 25SCENA PRIMA.
- 26SCENA II.
- 27SCENA III.
- 28SCENA IV.
- 29SCENA V.
- 30SCENA VI.
- 31SCENA VII.
- 32SCENA VIII.
- 33SCENA IX.
- 34SCENA X.
- 35SCENA XI.
- 36SCENA XII.
- 37SCENA XIII.
- 38SCENA XIV.
- 39SCENA XV.
- 40SCENA XVI.
- 41SCENA XVII.
- 42SCENA XVIII.
- 43SCENA XIX.
- 44SCENA XX.
- 45SCENA XXI.
- 46SCENA XXII.
- 47SCENA XXIII.
- 48SCENA XXIV.
- 49SCENA XXV.
- 50SCENA XXVI.
- 51ATTO TERZO.
- 52SCENA PRIMA.
- 53SCENA II.
- 54SCENA III.
- 55SCENA IV.
- 56SCENA V.
- 57SCENA VI.
- 58SCENA VII.
- 59SCENA VIII.
- 60SCENA IX.
- 61SCENA X.
- 62SCENA XI.
- 63SCENA XII.
- 64SCENA XIll.
- 65SCENA XIV.
- 66SCENA XV.
- 67SCENA XVI.
- 68SCENA XVII.
- 69SCENA XVIII.
- 70SCENA XIX.
- 71SCENA XX.
- 72SCENA XXI.
- 73SCENA XXII.
- 74SCENA XXIII.
- 75SCENA XXIV.
- 76SCENA XXV.
- 77SCENA XXVI.
- 78SCENA XXVH.
- 79SCENA XXVKIII.
- 80SCENA XXIX.
- 81SCENA ULTIMA.