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文学
Ritratto dell’artista da giovane
意大利语 BooksWhale 版本 · James Joyce
原题: A Portrait of the Artist as a Young Man
Un classico di James Joyce tra arte, storia e esperienza umana.
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图书简介
Ritratto dell’artista da giovane
Ritratto dell’artista da giovane unisce immagini, conflitti e riflessioni sul proprio tempo; la voce di James Joyce rende riconoscibili le passioni e le idee dell’opera.
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预览章节Capitolo I阅读预览
C'era una volta, e che bei tempi erano quelli, una muccamuuu che veniva giù lungo la strada, e questa muccamuuu che veniva giù lungo la strada incontrò un bambino tanto carino che si chiamava il piccolo Tuckoo...
Era suo padre a raccontargli quella storia: suo padre lo guardava attraverso un vetro: aveva la faccia pelosa.
Lui era il piccolo Tuckoo. La muccamuuu veniva giù per la strada dove abitava Betty Byrne: vendeva caramelle al limone.
Oh, la rosa selvatica fiorisce Sul piccolo prato verde.
Cantava quella canzone. Era la sua canzone.
Oh, il velde fiolito.
Quando bagnavi il letto, dapprima era caldo e poi diventava freddo. Sua madre metteva il telo impermeabile. Aveva uno strano odore.
Sua madre aveva un odore più buono di suo padre. Suonava al pianoforte la danza marinaresca perché lui ballasse. E lui ballava:
Trallalà lalà, Trallalà trallaladdi, Trallalà lalà, Trallalà lalà.
Lo zio Charles e Dante battevano le mani. Erano più vecchi di suo padre e di sua madre, ma lo zio Charles era più vecchio di Dante.
Dante aveva due spazzole nel suo armadio. Quella con il dorso di velluto amaranto era per Michael Davitt e quella con il dorso di velluto verde era per Parnell. Dante gli dava una pastiglia profumata ogni volta che le portava un pezzetto di carta velina.
I Vance abitavano al numero sette. Avevano un padre e una madre diversi. Erano il padre e la madre di Eileen. Quando fossero diventati grandi, lui avrebbe sposato Eileen. Si nascose sotto il tavolo. Sua madre disse:
— Oh, Stephen chiederà scusa.
Dante disse:
— Oh, altrimenti verranno le aquile e gli strapperanno gli occhi.
Strappagli gli occhi, Chiedi scusa, Chiedi scusa, Strappagli gli occhi. Chiedi scusa, Strappagli gli occhi, Strappagli gli occhi, Chiedi scusa.
Gli ampi campi da gioco brulicavano di ragazzi. Tutti gridavano e i prefetti li incitavano con urla vigorose. L'aria della sera era pallida e fredda e, dopo ogni assalto e ogni tonfo dei giocatori di calcio, la sfera di cuoio unta volava come un uccello pesante attraverso la luce grigia. Lui si teneva ai margini della propria squadra, lontano dagli occhi del prefetto e dalla portata dei piedi violenti, fingendo di correre di tanto in tanto. Sentiva il proprio corpo piccolo e debole in mezzo alla folla dei giocatori e aveva gli occhi deboli e lacrimosi. Rody Kickham non era così: tutti i ragazzi dicevano che sarebbe diventato capitano della terza squadra.
Rody Kickham era un bravo ragazzo, ma Roche il Sudicione era uno schifoso. Rody Kickham aveva degli schinieri nella sua stanza e un cesto di provviste in refettorio. Roche il Sudicione aveva le mani grandi. Chiamava il budino del venerdì «cane nella coperta». E un giorno gli aveva domandato:
— Come ti chiami?
Stephen aveva risposto:
— Stephen Dedalus.
Allora Roche il Sudicione aveva detto:
— Che razza di nome è?
E quando Stephen non aveva saputo rispondere, Roche il Sudicione aveva domandato:
— Che cos'è tuo padre?
Stephen aveva risposto:
— Un gentiluomo.
Allora Roche il Sudicione aveva domandato:
— È un magistrato?
Si spostava furtivamente da un punto all'altro ai margini della propria squadra, facendo ogni tanto qualche breve corsa. Ma aveva le mani bluastre per il freddo. Le teneva nelle tasche laterali del vestito grigio stretto da una cintura. Quella era una cintura intorno alla tasca. E cintura voleva anche dire dare una cinghiata a qualcuno. Un giorno un ragazzo aveva detto a Cantwell:
— Ti darei una tale cinghiata in un secondo.
Cantwell aveva risposto:
— Va' a giocare la tua partita. Dalla a Cecil Thunder, una cinghiata. Vorrei proprio vederti. Ti rifilerebbe un calcio nel sedere.
Non era una bella espressione. Sua madre gli aveva detto di non parlare con i ragazzi volgari del collegio. Che brava mamma! Il primo giorno, nell'atrio del castello, quando gli aveva detto addio, si era sollevata il velo ripiegandolo fino al naso per baciarlo: e aveva il naso e gli occhi rossi. Ma lui aveva fatto finta di non accorgersi che stava per piangere. Era una brava mamma, ma non era altrettanto bella quando piangeva. E suo padre gli aveva dato due monete da cinque scellini come denaro da spendere. E gli aveva detto che, se gli fosse occorso qualcosa, avrebbe dovuto scrivergli a casa e che, qualunque cosa succedesse, non avrebbe mai dovuto fare la spia contro un compagno. Poi, davanti alla porta del castello, il rettore aveva stretto la mano a suo padre e a sua madre, con la tonaca che svolazzava nella brezza, e la carrozza era partita portandoli via. Dalla carrozza gli avevano gridato, agitando le mani:
预览章节Capitolo II预览
Lo zio Charles fumava un tabacco nero attorcigliato così forte che alla fine suo nipote gli suggerì di godersi la fumata mattutina in un piccolo capanno in fondo al giardino.
— Benissimo, Simon. Tutto a posto, Simon — disse tranquillamente il vecchio. — Dove vuoi tu. Il capanno andrà benissimo: sarà anche più salutare.
— Che io sia dannato — disse francamente il signor Dedalus — se riesco a capire come tu possa fumare un tabacco così orribile e pestifero. Per Dio, è come polvere da sparo.
— È ottimo, Simon — rispose il vecchio. — Molto fresco e calmante.
Ogni mattina, dunque, lo zio Charles si recava nel suo capanno, ma non prima di essersi accuratamente unto e spazzolato i capelli sulla nuca e di aver spazzolato e indossato il suo cappello a cilindro. Mentre fumava, l'orlo del cilindro e il fornello della pipa erano appena visibili oltre gli stipiti della porta del capanno. Il suo pergolato, come chiamava il capanno pieno di fumo che divideva con il gatto e gli attrezzi da giardino, gli serviva anche da cassa di risonanza: e ogni mattina canticchiava soddisfatto una delle sue canzoni preferite, Oh, intrecciatemi un pergolato, oppure Occhi azzurri e capelli d'oro, oppure I boschetti di Blarney, mentre le spirali grigie e azzurre di fumo salivano lentamente dalla pipa e svanivano nell'aria pura.
Durante la prima parte dell'estate a Blackrock, lo zio Charles fu il compagno inseparabile di Stephen. Era un vecchio robusto, dalla pelle ben abbronzata, dai lineamenti marcati e dalle basette bianche. Nei giorni feriali faceva commissioni tra la casa di Carysfort Avenue e i negozi della strada principale della cittadina presso i quali la famiglia si riforniva. Stephen era felice di accompagnarlo in quelle commissioni, perché lo zio Charles gli concedeva con grande generosità manciate di qualunque cosa fosse esposta in cassette e barili aperti davanti al bancone. Afferrava una manciata d'uva mista a segatura oppure tre o quattro mele americane e le metteva generosamente nella mano del pronipote, mentre il negoziante sorrideva con un certo disagio; e quando Stephen fingeva di essere riluttante ad accettarle, aggrottava la fronte e diceva:
— Prendile, signore. Mi senti, signore? Fanno bene all'intestino.
Quando la lista delle ordinazioni era stata registrata, i due proseguivano verso il parco, dove un vecchio amico del padre di Stephen, Mike Flynn, li aspettava seduto su una panchina. Allora cominciava la corsa di Stephen intorno al parco. Mike Flynn si metteva presso il cancello vicino alla stazione ferroviaria, con l'orologio in mano, mentre Stephen correva lungo la pista nello stile preferito da Mike Flynn, con la testa ben alta, le ginocchia sollevate e le mani tenute dritte lungo i fianchi. Quando l'allenamento mattutino era terminato, l'allenatore faceva le sue osservazioni e talvolta le illustrava trascinando comicamente i piedi per qualche passo con un vecchio paio di scarpe di tela blu.
Un piccolo cerchio di bambini e bambinaie meravigliati si raccoglieva a guardarlo e rimaneva anche dopo che lui e lo zio Charles si erano seduti di nuovo e avevano cominciato a parlare di atletica e politica. Sebbene avesse sentito suo padre dire che Mike Flynn aveva allenato alcuni dei migliori corridori dei tempi moderni, Stephen osservava spesso il volto flaccido e coperto di barba ispida del suo allenatore, chino sulle lunghe dita macchiate con cui arrotolava una sigaretta, e guardava con compassione i suoi miti occhi azzurri privi di splendore, che all'improvviso si sollevavano dal lavoro e fissavano vagamente la lontananza azzurra, mentre le lunghe dita gonfie interrompevano il loro movimento e granelli e fibre di tabacco ricadevano nella borsa.
Sulla via del ritorno lo zio Charles si fermava spesso in cappella e, poiché l'acquasantiera era fuori dalla portata di Stephen, il vecchio vi immergeva la mano e poi spruzzava energicamente l'acqua sui vestiti di Stephen e sul pavimento del portico. Mentre pregava, si inginocchiava sul suo fazzoletto rosso e leggeva a voce appena sommessa da un libro di preghiere annerito dall'uso, nel quale in fondo a ogni pagina erano stampate le parole di richiamo della pagina successiva. Stephen si inginocchiava accanto a lui, rispettando la sua devozione pur senza condividerla.
预览章节Capitolo III预览
Il rapido crepuscolo di dicembre era sopraggiunto con goffa precipitazione dopo una giornata grigia e, mentre Stephen fissava il quadrato opaco della finestra dell'aula scolastica, sentì lo stomaco reclamare il cibo. Sperava che per cena ci fosse uno stufato, con rape e carote e patate schiacciate e grossi pezzi di montone grasso, serviti a mestolate in una salsa densa, infarinata e pepata. Riempiti la pancia, gli consigliava lo stomaco.
Sarebbe stata una notte cupa e segreta. Dopo il precoce calare delle tenebre, i lampioni gialli avrebbero illuminato qua e là lo squallido quartiere delle case di prostituzione. Avrebbe seguito un percorso tortuoso su e giù per le strade, girando sempre più vicino alla meta, in un tremito di paura e gioia, finché i piedi lo avessero condotto improvvisamente dietro un angolo buio. Le prostitute sarebbero appena uscite dalle loro case, preparandosi per la notte, sbadigliando pigramente dopo il sonno e sistemando le forcine nei capelli raccolti. Sarebbe passato accanto a loro con calma, aspettando un improvviso impulso della propria volontà o un richiamo improvviso rivolto alla sua anima amante del peccato dalla loro carne morbida e profumata.
Eppure, mentre vagava alla ricerca di quel richiamo, i suoi sensi, intorpiditi soltanto dal desiderio, avrebbero notato con acutezza tutto ciò che li feriva o umiliava: i suoi occhi, un anello di schiuma di birra scura su un tavolo senza tovaglia, oppure la fotografia di due soldati sull'attenti, oppure un manifesto teatrale dai colori sgargianti; le sue orecchie, il gergo strascicato dei saluti:
— Ehi, Bertie, hai voglia di divertirti?
— Sei tu, colombino?
— Numero dieci. La fresca Nelly ti aspetta.
— Buonasera, maritino! Entri per un momento di compagnia?
L'equazione sulla pagina del suo quaderno cominciò a dispiegare una coda sempre più larga, ornata di occhi e stelle come quella di un pavone; e quando gli occhi e le stelle dei suoi indici furono eliminati, cominciò lentamente a ripiegarsi su se stessa. Gli indici che apparivano e scomparivano erano occhi che si aprivano e si chiudevano; gli occhi che si aprivano e si chiudevano erano stelle che nascevano e si spegnevano. Il vasto ciclo della vita stellare trasportava la sua mente stanca verso il limite estremo e poi verso il centro, mentre una musica lontana lo accompagnava all'esterno e all'interno.
Quale musica? La musica si avvicinava e ricordò le parole, le parole del frammento di Shelley sulla luna che vagava senza compagnia, pallida per la stanchezza. Le stelle cominciarono a sgretolarsi e una nube di finissima polvere stellare cadde attraverso lo spazio.
La luce opaca cadeva sempre più debolmente sulla pagina, dove un'altra equazione cominciava lentamente a svolgersi e a dispiegare la sua coda sempre più larga. Era la sua stessa anima che avanzava verso l'esperienza, aprendosi peccato dopo peccato, diffondendo i fuochi funesti delle proprie stelle ardenti e ripiegandosi su se stessa, svanendo lentamente, spegnendo le proprie luci e i propri fuochi. Erano spenti: e l'oscurità fredda riempiva il caos.
Una fredda e lucida indifferenza regnava nella sua anima. Al primo peccato violento aveva sentito un'ondata di vitalità uscire da lui e aveva temuto di ritrovarsi con il corpo o con l'anima mutilati dall'eccesso. Invece quell'ondata vitale lo aveva portato sul proprio seno fuori di sé e poi di nuovo dentro di sé quando si era ritirata: e nessuna parte del corpo o dell'anima era rimasta mutilata, ma tra loro si era stabilita una pace oscura.
Il caos nel quale si spegneva il suo ardore era una conoscenza fredda e indifferente di se stesso. Aveva commesso peccato mortale non una volta sola, ma molte volte, e sapeva che, mentre già soltanto per il primo peccato correva il pericolo della dannazione eterna, con ogni peccato successivo moltiplicava la propria colpa e la propria punizione.
I suoi giorni, le sue opere e i suoi pensieri non potevano procurargli alcuna espiazione, poiché le sorgenti della grazia santificante avevano cessato di ristorare la sua anima. Tutt'al più, facendo l'elemosina a un mendicante dalla cui benedizione fuggiva, poteva sperare stancamente di ottenere una qualche misura di grazia attuale.
目录
本版本内容
- 01Capitolo I
- 02Capitolo II
- 03Capitolo III
- 04Capitolo IV
- 05Capitolo V
