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Il Corsaro Nero
意大利语 BooksWhale 版本 · Emilio Salgari
Un romanzo di pirati, onore, vendetta e amore nei Caraibi immaginati da Salgari.
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图书简介
Il Corsaro Nero
Il Corsaro Nero segue un eroe cupo e nobile nella sua vendetta contro il governatore di Maracaibo. Tra abbordaggi, duelli, mare tropicale e passioni tragiche, Salgari costruisce uno dei suoi racconti più celebri.
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Emilio Salgari morì nel 1911 e Il Corsaro Nero fu pubblicato per la prima volta nel 1898; queste date sostengono la base di pubblico dominio per questa edizione in lingua originale.
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Il Corsaro Nero
Emilio Salgari
预览章节CAPITOLO I预览
I filibustieri della Tortue
Una voce robusta, che aveva una specie di vibrazione metallica, s’alzò dal mare ed echeggiò fra le tenebre, lanciando queste parole minacciose:
— Uomini del canotto! Alt! o vi mando a picco!...
La piccola imbarcazione, montata da due soli uomini, che avanzava faticosamente sui flutti color inchiostro, fuggendo l’alta sponda che si delineava confusamente sulla linea dell’orizzonte, come se da quella parte temesse un grave pericolo, s’era bruscamente arrestata.
I due marinai, ritirati rapidamente i remi, si erano alzati d’un sol colpo, guardando con inquietudine dinanzi a loro, e fissando gli sguardi su di una grande ombra, che pareva fosse improvvisamente emersa dai flutti.
Erano entrambi sulla quarantina, ma dai lineamenti energici e angolosi, resi piú arditi dalle barbe folte, irte, e che forse mai avevano conosciuto l’uso del pettine e della spazzola.
Due ampi cappelli di feltro, in piú parti bucherellati e con le tese sbrindellate, coprivano le loro teste; camicie di flanella lacerate e scolorite, e prive di maniche, riparavano malamente i loro robusti petti, stretti alla cintura da fasce rosse, del pari ridotte in stato miserando, ma sostenenti un paio di grosse e pesanti pistole che si usavano verso la fine del sedicesimo secolo. Anche i loro corti calzoni erano laceri, e le gambe ed i piedi, privi di scarpe, erano imbrattati di fango nerastro.
Quei due uomini che si sarebbero potuti scambiare per due evasi da qualche penitenziario del Golfo del Messico, se in quel tempo fossero esistiti quelli fondati piú tardi alle Guiane, vedendo quella grande ombra che spiccava nettamente sul fondo azzurro cupo dell’orizzonte, fra lo scintillio delle stelle, si scambiarono uno sguardo inquieto.
— Guarda un po’, Carmaux, — disse colui che pareva il piú giovane. — Guarda bene, tu che hai la vista piú acuta di me. Sai che si tratta di vita o di morte.
— Vedo che è un vascello e sebbene non sia lontano piú di tre tiri di pistola non saprei dire se viene dalla Tortue o dalle colonie spagnuole.
— Che siano amici?... Uhm! Osare spingersi fin qui, quasi sotto i cannoni dei forti, col pericolo d’incontrare qualche squadra di navi d’alto bordo scortante qualche galeone pieno d’oro!...
— Comunque sia ci hanno veduti, Wan Stiller, e non ci lasceranno fuggire. Se lo tentassimo, un colpo di mitraglia sarebbe sufficiente a mandarci tutti e due a casa di Belzebú.
La stessa voce di prima, potente e sonora, echeggiò per la seconda volta fra le tenebre, perdendosi lontana sulle acque del golfo:
— Chi vive?
— Il diavolo, — borbottò colui che si chiamava Wan Stiller.
Il compagno invece salí sul banco e con quanta voce aveva gridò:
— Chi è l’audace che vuol sapere da qual paese veniamo noi?... Se la curiosità lo divora, venga da noi e gliela pagheremo a colpi di pistola.
Quella smargiassata, invece di irritare l’uomo che interrogava dal ponte della nave, parve che lo rendesse lieto, poiché rispose:
— I valorosi s’avanzino e vengano ad abbracciare i Fratelli della Costa!...
I due uomini del canotto avevano mandato un grido di gioia.
— I Fratelli della Costa! — avevano esclamato.
Poi colui che si chiamava Carmaux aggiunse:
— Il mare m’inghiotta, se non ho conosciuta la voce che ci ha data questa bella nuova.
— Chi credi che sia? — chiese il compagno, che aveva ripreso il remo manovrandolo con supremo vigore.
— Un uomo solo, fra tutti i valorosi della Tortue, può osare spingersi fino sotto i forti spagnuoli.
— Chi?...
— Il Corsaro Nero.
— Tuoni d’Amburgo!... Lui!... Proprio lui!...
— Che triste notizia per quell’audace marinaio!... — mormorò Carmaux con un sospiro. — Ed è proprio morto!...
— Mentre lui forse sperava di giungere in tempo per strapparlo vivo dalle mani degli spagnuoli, è vero, amico?
— Sí, Wan Stiller.
— Ed è il secondo che gli appiccano!...
— Il secondo, sí. Due fratelli, e tutti e due appesi alla forca infame!
— Si vendicherà, Carmaux.
— Lo credo, e noi saremo con lui. Il giorno che vedrò strangolare quel dannato governatore di Maracaibo, sarà il piú bello della mia vita e darò fine ai due smeraldi che tengo cuciti nei miei pantaloni. Saranno almeno mille piastre che mangerò coi camerati.
预览章节CAPITOLO II预览
Una spedizione audace
Carmaux si era affrettato ad obbedire, sapendo che col formidabile Corsaro era pericoloso indugiare.
Wan Stiller lo attendeva dinanzi al boccaporto, in compagnia del mastro d’equipaggio e d’alcuni filibustieri, i quali lo interrogavano sulla disgraziata fine del Corsaro Rosso e del suo equipaggio, manifestando terribili propositi di vendetta contro gli spagnuoli di Maracaybo e soprattutto contro il governatore. Quando l’amburghese apprese che si doveva preparare il canotto per fare ritorno alla costa, dalla quale si erano allontanati precipitosamente per un vero miracolo, non poté nascondere il suo stupore e la sua apprensione.
— Tornare ancora laggiú!... — esclamò. — Ci lasceremo la pelle, Carmaux.
— Bah!... Non ci andremo soli questa volta.
— Chi ci accompagnerà dunque?
— Il Corsaro Nero.
— Allora non ho piú timori. Quel diavolo d’uomo vale cento filibustieri.
— Ma verrà solo.
— Non conta, Carmaux; con lui non vi è da temere. E rientreremo in Maracaybo?...
— Sí, mio caro, e saremo bravi se condurremo a buon fine l’impresa. Ehi, mastro, fà gettare nel canotto tre fucili, delle munizioni, un paio di sciabole d’arrembaggio per noi due, e qualche cosa da mettere sotto i denti. Non si sa mai ciò che può succedere e quando potremo tornare.
— È già fatto, — rispose il mastro. — Non mi sono dimenticato nemmeno il tabacco.
— Grazie, amico. Tu sei la perla dei mastri.
— Eccolo, — disse in quell’istante Wan Stiller.
Il Corsaro era comparso sul ponte. Indossava ancora il suo funebre costume, ma si era appesa al fianco una lunga spada, ed alla cintura un paio di grosse pistole ed uno di quegli acuti pugnali spagnuoli chiamati misericordie. Sul braccio portava un ampio ferraiuolo, nero come il vestito.
S’avvicinò all’uomo che stava sul ponte di comando e che doveva essere il comandante in seconda, scambiò con lui alcune parole, poi disse brevemente ai due filibustieri:
— Partiamo.
— Siamo pronti — rispose Carmaux.
Scesero tutti e tre nel canotto che era stato condotto sotto la poppa e già provvisto d’armi e di viveri. Il Corsaro si avvolse nel suo ferraiuolo e si sedette a prora, mentre i filibustieri, afferrati i remi, ricominciarono con grande lena la faticosa manovra.
La nave filibustiera aveva subito spento i fanali di posizione e, orientate le vele, si era messa a seguire il canotto, correndo bordate, onde non precederlo. Probabilmente il comandante in seconda voleva scortare il suo capo fin presso la costa per proteggerlo nel caso d’una sorpresa.
Il Corsaro, semisdraiato a prora, col capo appoggiato ad un braccio, stava silenzioso, ma il suo sguardo, acuto come quello di un’aquila, percorreva attentamente il fosco orizzonte, come se cercasse discernere la costa americana che le tenebre nascondevano.
Di tratto in tratto volgeva il capo verso la sua nave che sempre lo seguiva, ad una distanza di sette od otto gomene, poi tornava a guardare verso il sud.
Wan Stiller e Carmaux intanto arrancavano di gran lena, facendo volare, sui neri flutti, il sottile e svelto canotto. Né l’uno né l’altro parevano preoccupati di ritornare verso quella costa, popolata dai loro implacabili nemici, tanta era la fiducia che avevano nell’audacia e nella valentia del formidabile Corsaro, il cui solo nome bastava a spargere il terrore in tutte le città marittime del grande golfo messicano. Il mare interno di Maracaybo, essendo liscio come se fosse di olio, permetteva alla veloce imbarcazione di avanzare senza troppo affaticare i due rematori. Non essendovi in quel luogo, racchiuso fra due capi che lo proteggono dalle larghe ondate del Grande Golfo, coste ripide, non vi sono flutti di fondo, sicché è rado che l’acqua là entro si sconvolga.
I due filibustieri arrancavano da un’ora, quando il Corsaro Nero, che fino allora aveva mantenuto una immobilità quasi assoluta, si alzò bruscamente in piedi, come se volesse abbracciare collo sguardo maggiore orizzonte.
Un lume, che non si poteva confondere con una stella, brillava a fior d’acqua, verso il sud-ovest, ad intervalli d’un minuto.
目录
本版本内容
- 01Full text
- 02CAPITOLO I
- 03CAPITOLO II
- 04CAPITOLO III
- 05CAPITOLO IV
- 06CAPITOLO V
- 07CAPITOLO VI
- 08CAPITOLO VII
- 09CAPITOLO VIII
- 10CAPITOLO IX
- 11CAPITOLO X
- 12CAPITOLO XI
- 13CAPITOLO XII
- 14CAPITOLO XIII
- 15CAPITOLO XIV
- 16CAPITOLO XV
- 17CAPITOLO XVI
- 18CAPITOLO XVII
- 19CAPITOLO XVIII
- 20CAPITOLO XIX
- 21"IL CORSARO NERO".
- 22CAPITOLO XX
- 23CAPITOLO XXI
- 24CAPITOLO XXII
- 25CAPITOLO XXIII
- 26CAPITOLO XXIV
- 27CAPITOLO XXV
- 28CAPITOLO XXVI
- 29CAPITOLO XXVII
- 30CAPITOLO XXVIII
- 31CAPITOLO XXIX
- 32CAPITOLO XXX
- 33CAPITOLO XXXI
- 34CAPITOLO XXXII
- 35CAPITOLO XXXIII
- 36CAPITOLO XXXIV
- 37CAPITOLO XXXV
- 38CAPITOLO XXXVI
- 39FINE