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Italian Edition

Literature

Al polo australe in velocipede

Italian BooksWhale Edition by Emilio Salgari

Una spedizione verso il Polo Sud affronta naufragi, ghiacci e fame con biciclette, provviste, ostinazione e un insolito compagno d’avventura.

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Book introduction

Al polo australe in velocipede

Emilio Salgari racconta una corsa verso il Polo Australe attraverso oceani tempestosi, coste inospitali e distese ghiacciate. Gli esploratori ricorrono ai velocipedi per proseguire sul continente, mentre incidenti, freddo e scarsità di risorse mettono a rischio il viaggio. I ventisette capitoli intrecciano azione, descrizioni geografiche e contrasti fra i caratteri dei protagonisti.

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Emilio Salgari morì nel 1911. Il testo italiano originale appartiene al pubblico dominio; questa edizione esclude note editoriali successive, illustrazioni e materiale pubblicitario.

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Al polo australe in velocipede

Preview chapterCAPITOLO I. Il naufragio dell’Eira.Preview

— È vero ciò che si dice, signor Linderman?

— A proposito di cosa, signor Wilkye?

— Che la spedizione polare organizzata dai vostri compatriotti, è miseramente naufragata?

— È vero, rispose con voce secca, colui che si chiamava Linderman.

— Dunque il vostro illustre esploratore polare, è stato vinto dai ghiacci anche questa volta?

— Cosa v’importa?

— By-god!... Ad un onorevole membro della società geografica degli Stati Uniti, può interessare molto.

— Me lo dite con una certa ironia, signor Wilkye, da farmi supporre che voi siate contento che il mio compatriota Smith non sia riuscito.

— Può essere, signor Linderman. Che volete? Sarei più contento che scoprisse il polo un americano, anzichè un inglese.

— Infatti, si è veduto come l’hanno scoperto i vostri compatriotti della Jannette.

— La loro missione era diversa, signor Linderman. La Jannette andava in cerca di un passaggio libero fra lo stretto di Behering e quello di Davis, e non del polo nord.

— Ed è naufragata miseramente, disse il signor Linderman, con ironia.

— Ma se si fosse diretta verso il polo, senza perdere tanti mesi a cercare il passaggio, forse sarebbe riuscita.

— A farsi schiacciare dai ghiacci qualche mese prima.

— Troppa fretta, signor Linderman.

— Eh!... Pretendereste voi che gli Americani debbano riuscire in tutto?... E chi credete che siano gl’Inglesi?... Degli uomini di carta-pesta forse?... I miei compatriotti navigavano già nei mari polari, quando in Europa non si sapeva ancora che esistesse un’America.

— Colpa dei vostri grandi navigatori che non l’hanno scoperta prima, questa America che dà tanta ombra, al vostro paese, rispose con accento acre il signor Wilkye. Ci voleva un italiano, un Cristoforo Colombo, per far sapere ai vostri navigatori che esisteva un altro continente!

— Basta!... M’avete seccato abbastanza.

— To’!... Un flemmatico inglese che prende fuoco come un zolfanello! Avete mai veduto una cosa simile, signori miei?...

Un allegro scroscio di risa echeggiò intorno ai due litiganti. Il signor Linderman s’alzò rosso come una peonia di China e lasciò cadere, sul tavolo che gli stava dinanzi, un pugno così formidabile, da far traballare le tazze ricolme o semi-piene di birra, che vi stavano sopra.

— Calmatevi, signor Linderman, disse una voce. Volete diventare idrofobo?

— E vi prego di non rovesciare le nostre tazze, disse un’altra. Che diavolo!... Metterete in subbuglio tutto il club!....

Un secondo scroscio di risa, più fragoroso e più allegro di prima, echeggiò intorno al tavolo dinanzi al quale stavano sedute otto o dieci persone, fumando nelle pipe monumentali o dei puros o dei veri londres.

— Volete farmi scoppiare? gridò il signor Linderman.

— C’è del tempo! esclamò il signor Wilkye. Un inglese non scoppia così presto!...

— Se continuate ancora, vi dico che salto in aria come una caldaia caricata a quaranta atmosfere.

— Non avete raggiunta la pressione necessaria, disse uno dei bevitori.

— Ma, infine, si può sapere il motivo di tutto questo chiasso? chiese un pezzo d’uomo, grasso come un bove, con una folta barba rossa tagliata a becco, e che allo aspetto sembrava qualche negoziante. Come è vero che sono un onorevole membro della società degli uomini grassi di Chicago, non ho capito ancora niente.

— Cosa volete saper voi di spedizioni polari, Bisby? disse il signor Linderman, bruscamente.

— È vero che io non mi occupo che del prezzo dello carni salate, rispose l’uomo mastodontico, ma giacchè siedo fra voi, onorevoli membri della società geografica, voglio che mi illuminiate.

— È vero, dissero parecchio voci. Nemmeno noi sappiamo su che cosa voi discutete.

— Dell’infelice fine fatta dalla spedizione dell’inglese...

— Scozzese, rettificò il signor Linderman.

— È tutt’uno per noi. Dunque vi dicevo che si discuteva sul naufragio della spedizione di sir Beniamino Leigh Smith.

— È andata a picco l’Eira? chiesero tutti, con una certa emozione.

— Gli ultimi dispacci hanno recato l’annuncio, che i superstiti della spedizione sono stati raccolti nello stretto di Matotekine.

— Quando?

— Il 25 agosto, disse Wilkye.

— È vero, signor Linderman? chiesero parecchie voci.

— Sì, rispose seccamente l’inglese.

— Ma chi è, innanzi a tutto, questo signor Beniamino Leight Smith? chiese l’onorevole membro degli uomini grassi. Io vi ho detto che non m’intendo.....

Preview chapterCAPITOLO II. Un uomo che va al polo per ingrassare.Preview

Il 3 novembre, ossia otto giorni dopo la scena descritta, una nave a vapore della portata di trecentosessanta tonellate, attrezzata a goletta, fumava dinanzi ai grandiosi cantieri del signor Linderman, situati all’estremità del quartiere di Fell’s Point.

Era una bella nave, che aveva più l’aspetto di un yacht di piacere, che d’uno steamer. Il suo sperone, tagliato ad angolo retto come quello dei moderni piroscafi, i suoi fianchi stretti, la sua alta alberatura, la davano subito a conoscere per una nave da corsa; i suoi ampi sabordi che s’aprivano sul quadro di poppa, le sue numerose cabine situate perfino sopra coperta, la minuziosa pulizia che regnava sul ponte, la lucentezza de’ suoi metalli, l’ordine perfetto che si ammirava da prua a poppa, indicavano che il suo proprietario l’avea destinata a ben altro motivo che a quello del trasporto dei carichi americani o d’oltre Atlantico.

Da tre giorni era uscita dal cantiere di raddobbo del signor Linderman e l’istesso giorno il suo equipaggio, che era molto numeroso, aveva cominciato a caricare cassette, casse, colli, valigie, botti, enormi involti e pacchi in così grande quantità, da attirare l’attenzione non solo degli sfaccendati che passeggiavano sul quai, ma anche degli equipaggi delle navi ancorate lì presso.

La curiosità degli uni e degli altri, era però rimasta insoddisfatta, poichè l’equipaggio di quella nave, come se obbedisse ad un ordine ricevuto già prima, non avea date che delle risposte molto evasive ed oscure. Tutto quello che gli sfaccendati e gli equipaggi avevano potuto sapere, si riassumeva in quattro parole: Il signor Linderman parte.

Il 3 novembre quella nave misteriosa, poco prima dell’alba aveva acceso i suoi fuochi, si era scostata dalla banchina per essere più pronta a prendere il largo; avea ritirate le gòmene che la tenevano ormeggiata a terra, conservando la sola catena attaccata al gavitello galleggiante, ed aveva posto in acqua la grande baleniera.

Il suo equipaggio, composto di ventisei marinai, s’era allineato sulla coperta, come in attesa del proprietario, e non fiatava. Il secondo ed il capitano passeggiavano invece sul ponte di comando, lanciando di quando in quando degli sguardi a terra.

L’alta marea stava per toccare la sua massima altezza, quando una lancia montata da due rematori e da un uomo grasso come un rinoceronte, con una barba rossa tagliata a becco, un faccione rossastro che somigliava a quello della luna veduta all’orizzonte dopo un tramonto infuocato d’estate, o con certe braccia e certe gambe che sembravano colonne, venne ad ormeggiarsi sotto la scala di tribordo.

L’uomo mastodontico s’alzò soffiando come una foca, e con un vocione da rompere i timpani più solidi, chiese:

— Ehi!... della nave!... È giunto il signor Wilkye?

— No, rispose il capitano, curvandosi sulla murata.

— Ed il signor Linderman?

— Non ancora.

— Fa lo stesso: sarò il primo io.

Si caricò d’una grossa coperta di lana che non doveva pesare meno di venti chilogrammi e salì faticosamente la scala, brontolando contro i costruttori che l’avevano fatta fabbricare così stretta da permettergli a malapena di passare. Dietro di lui salirono i barcaiuoli portando altre pesanti coperte, poi valigie enormi e per ultimo una grande pelle di bisonte.

Il capitano, sceso dal ponte, gli mosse incontro salutandolo cortesemente, poi gli chiese:

— A chi ho l’onore di parlare?

— Col signor Bisby, comandante.

— Non vi conosco, signore.

— Come! esclamò l’uomo grasso, sbarrando due occhi grossi come quelli d’un bue. Non conoscete Bisby, il negoziante di carni salate e...

— Ma vi dico...

— Membro della sezione geografica di Baltimòra?

— Non ho questo onore.

— Fa lo stesso: io sono il signor John Bisby.

— Con vostro permesso non la lo stesso, rispose il capitano. Il vostro nome non figura fra le persone che devono imbarcarsi.

— Vi dico che fa lo stesso, rispose l’uomo grasso, piccato. Oh che?... Si pretenderebbe che io chiedessi a voi il permesso d’imbarcarmi?... Per mille quintali di carne salata!... Voglio andare al polo anch’io, se vi garba!... Pago... e basta!...

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02CAPITOLO I. Il naufragio dell’Eira.
  3. 03CAPITOLO II. Un uomo che va al polo per ingrassare.
  4. 04CAPITOLO III. A bordo della «Stella Polare».
  5. 05CAPITOLO IV. Dalle Bermude alle Falkland.
  6. 06CAPITOLO V. Le coste della Patagonia.
  7. 07CAPITOLO VI. I furori del Capo Horn.
  8. 08CAPITOLO VII. Una balena speronata.
  9. 09CAPITOLO VIII. L’assalto dell’albatros.
  10. 10CAPITOLO IX. I banchi di kelp.
  11. 11CAPITOLO X. L’assalto dei ghiacci.
  12. 12CAPITOLO XI. Sull’Oceano Antartico.
  13. 13CAPITOLO XII. Il continente Australe.
  14. 14CAPITOLO XIII. La Terra di Palmer.
  15. 15CAPITOLO XIV. La separazione.
  16. 16CAPITOLO XV. La spedizione polare.
  17. 17CAPITOLO XVI. La partenza pel Polo.
  18. 18CAPITOLO XVII. Il deserto di neve.
  19. 19CAPITOLO XVIII. Lo sgelamento.
  20. 20CAPITOLO XIX. L’ultima goccia di petrolio.
  21. 21CAPITOLO XX. I biciclettisti.
  22. 22CAPITOLO XXI. Le pressioni dei campi di ghiaccio.
  23. 23CAPITOLO XXII. Il polo Antartico.
  24. 24CAPITOLO XXIII. Il ritorno alla costa.
  25. 25CAPITOLO XXIV. I primi freddi invernali.
  26. 26CAPITOLO XXV. Le vittime del Polo.
  27. 27CAPITOLO XXVI. La catastrofe della «Stella Polare».
  28. 28CAPITOLO XXVII. Il ritorno.

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