Italian Edition
Literature
Così è (se vi pare)
Italian BooksWhale Edition by Luigi Pirandello
Pirandello mette in scena una verità impossibile da possedere, sospesa tra testimonianza, pettegolezzo e identità.
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Book introduction
Così è (se vi pare)
Così è (se vi pare) ruota intorno al signor Ponza, alla signora Frola e a una comunità che pretende di stabilire chi dica la verità. Luigi Pirandello trasforma il salotto borghese in un laboratorio teatrale su identità, relativismo e limiti della conoscenza.
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Luigi Pirandello morì nel 1936 e « Così è (se vi pare) » fu pubblicato per la prima volta nel 1917; queste date sostengono il pubblico dominio di questa edizione italiana originale.
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Così è (se vi pare)
Preview chapterATTO PRIMO.Preview
Salotto in casa del Consigliere Agazzi. — Uscio comune in fondo; nsci laterali a destra e a sinistra.
SCENA PRIMA.
La Signora Amalia - Dina - Laudisi.
Al levarsi della tela Laudisi passeggia concitatamente per il salotto. Svelto, elegante, senza ricercatezza, sui quaranta, indossa una giacca viola con risvolti e alamari neri; spirito arguto, s’irrita facilmente; ma poi ride e lascia fare e dire, compiacendosi dello spettacolo della sciocchezza altrui.
Laudisi.
Ah, dunque è andato dal Prefetto?
Amalia.
sui quarantacinque, capelli grigi, ostenta una certa importanza, per il posto del marito, ma lasciando intendere che, se stesse in lei, rappresenterebbe la sua parte e si comporterebbe forse altrimenti.
Oh Dio, Lamberto, ma si tratta infine d’un suo subalterno.
Laudisi.
Ma suo subalterno, scusa, alla Prefettura, non in casal diciannoYe anni; una cercaria di capir tutto meglio della mamma e anche del babbo; ma attenuata, quest’aria, da una yivace grazia giovanile.
È venuto ad allogarci la suocera qua accanto, su Io stesso pianerottolo!
Laudisi.
E non era forse padrone? C’era un quartierino sfitto, e l’ha affittato per la suocera. Che ha forse l’obbligo una suocera di venire a ossequiare in casa la moglie e la figliuola d’un superiore di suo genero?
ÀBIALIA.
’ Ma no, chi dice obbligo? Siamo andate noi, io e Dina, per le prime da questa signora, e non siamo state riceva^ — capisci?
Laudisi.
E che cosa è andato a fare adesso tuo marito dal Prefetto? A imporre d’autorità un atto di cortesia?
Amaua.
Un atto di giusta riparazione! Perchè non sì lasciano due signore, così, davanti la porta....
Laudisi.
Soperchierie, soperchierie, prepotenze! 0 che non è dunque più permesso alla gente di starsene per casa sua?
Amaxia. Eh, se tu non vuoi tener conto che l’atto di cortesia volevamo farlo noi per le prime a una forestiera....
Dina.
Via, zietto, calmati, via.... Come sei terribile! Sarà
Laudisi.
Naturale, un corno! Non avete nulla da farei
Dina.
Ma no, guarda: metti che tu stia qua, scusa, zìetto, senza la minima voglia di badare a ciò che fanno gli altri attorno a te. — Bene. Vengo io. E qua, proprio su questo tavolinetto che ti sta davanti, ti colloco, con la massima serietà.... anzi no, con la faccia di quel signore lì, patibolare — che so, mettiamo, un pajo di scarpe della cuoca....
Laudisi.
Ma che c’entra!
Dina.
Aspetta.... — che posso dire? un ferro da stiro.... che so, il mestolo.... il tuo pennello della barba....
— Posso far colpa a te della curiosità che con tutte queste stramberie son venuta io stessa a suscitarti?
Laudisi.
Carina! — Hai ingegno tu; ma parli con me,
sai? — Tu vieni a posarmi qua sul tavolino le cose
più strambe e disparate, appunto per suscitar la
mia curiosità; e certo — poiché l’hai fatto apposta
— non puoi farmi colpa se ti domando: — " Ma perchè, cara, le scarpe della cuoca qui sopra?,, — Dovresti ora dimostrarmi che questo signor Ponza
— villano e mascalzone, come lo chiama tuo padre — sia venuto ad allogarci, ugualmente apposta, qua accanto, la suocera!
Dina.
Non l’avrà fatto apposta, va bene! Ma non puoi negare che questo signore è venuto a stabilire in paese, sotto gli occhi di tutti, un cumulo di cose talmente strambe da suscitar la curiosità naturalissima di tutta la gente. — Scusami. — Arriva. — Prende a pigione un quartierino all’ultimo piano di quel casone tetro, là, all’uscita del paese, su gli
Laudisi.
Sei forse andata a vederlo, tu?
Dina.
Si, zietto! Con la mamma. E mica noi sole, sai? Tutti sono andati a vederlo.... — C’è un cortile interno, così bujo che pare un incubo, con una ringhiera di ferro in alto in alto, lungo il ballatojo dell’ultimo piano, da cui pendono coi cordini tanti panieri....
Laudisi.
E con questo?
Dina.
con meraviglia e indignazione.
Ha relegato la moglie lassù!
Amalia.
E la suocera qua, accanto a noil
Laudisi.
In un bel quarti erino, la suocera, in mezzo alla città!
Preview chapterATTO SECONDO.Preview
studio in casa del Consigliere Agazzi. — Mobili antichi; vecchi quadri alle pareti; uscio in fondo, con tenda; uscio laterale a sinistra, che dà nel salotto, anch’esso con tenda; a destra, un ampio camino, su la cui mensola poggia un grande specchio; su la scrivania, apparecchio telefonico; canapè, poltrone, seggiole, ecc.
SCENA PRIMA.
Agazzi - Laudisi - Sirelli.
Agazzi è in piedi presso la scrivania, col ricevitore dell’apparecchio telefonico all’orecchio. Laudisi e Sirelli, seduti, guardano verso di lui, in attesa.
Agazzi.
Pronto!... Si.... Parlo con GenturiL. Ebbene?... Sì, bravo....
Ascolta a lungo, poi.
Ma come, scusi? è possibile?
Ascolta di nuovo a lungo, poi. Lo capisco, ma mettendocisi con un po’ d’impegno!...
Altra pausa lunga, poi.
È proprio strano, scusi, che non si possa....
Pausa. Capisco, si.... capisco....
Pausa. Basta, veda un po’.... A rivederia....
Posa* il ricevitore, e viene avanti. SlRBLLI
ansioso. Ebbene?
Agazzi.
Niente.
Sirelli.
Non si trova niente?
Agazzi.
Tutto disperso, tutto distrutto.... Municipio.... archivio.... stato civile....
Sirelli.
Ma la testimonianza almeno di qualche superstite?...
Agazzi.
Niente.,.. Dice che non si ha notizia di superstiti, se pure ce ne sono.... Ricerche difficilissime!
Sirelli.
Cosicché non ci resta che o da credere all’uno 0 da credere all’altra — senza prove?
Agazzi.
Purtroppo!
Laudisi.
alzandosi.
Volete seguire il mio consiglio? Credete a tutti i e due!
Agazzi.
Ma come! che dici?
Sirelli.
Se una dice una cosa e l’altro ne dice un’altra!
Laudisi.
E allora, non credete a nessuno dei due!
Sirelli.
Tu vuoi scherzare. Mancano le prove, i dati di fatta; ma la verità, perdio, sarà da una parte o
Laudisi.
I dati di fatto.... già! Che vorresti desumerne?
Agazzi.
Ma scusa 1 Purtroppo non c’è più — ma c’era — se la signora Frola è lei la pazza — c’era, doveva esserci, si potrà trovare domani l’atto di morte della figliuola. — Oppure, non c’è, e non si potrà trovare perchè non c’è stato mai — e allora il pazzo è lui, il signor Ponza suo genero I
Sirelli.
Potresti negar l’evidenza, se domani quest’atto ti venisse presentato?
Laudisi.
Io f Ma non nego nulla io! Me ne guardo bene! Siete voi che avete bisogno dei dati di fatto, dei documenti, per affermare o per negare! Io non so che farmene, perchè per me la realtà non consiste in essi, ma nell’animo di quei due, in cui nonjposso entrare, se noi! per quel tanto ch’essi me ne dicòno.
Sirelli.
Benissimo! E non dicono essi appunto che uno dei due è pazzo? — 0 pazza lei, o pazzo lui — di qui non si scappa! Quale dei due?
Agazzi.
È qui la questione!
Laudisi.
Prima di tutto, non è vero che lo dicano entrambi. Lo dice lui, il signor Ponza, di sua suocera. La signora Frola lo nega, non soltanto per sé, ma anche per lui. Se mai, lui — dice — fu un po’ alterato di mente per soverchio amore. Ma ora, sano, sanissimo....
Sirelli.
Ah dunque tu propendi, come me, per ciò che
Agazzi.
Certo che, stando a ciò che dice lei, si può spiegar tutto....
Laudisi.
Ma si può spiegar tutto ugualmente, stando a ciò che dice luì, il genero!...
Sirelli.
E allora — pazzo — nessuno dei due? Ma uno dev’essere, perdio!
Laudisi.
E quale? non potete dirlo voi, né può dirlo nessuno! E non già perchè codesti dati di fatto, che andate cercando, siano stati annullati da un accidente qualsiasi — un incendio, un terremoto —; ma perchè li hanno annullati essi in sé, nell’animo loro, volete capirlo? — creando lei a lui, o lui a lei, un fantasma che ha la stessa consistenza della realtà, dov’essi vivono perfettamente, di pieno accordo! E non potrà esser distrutta, quella loro realtà, da nessun documento, poiché essi ci respirano dentro, la vedono, la sentono, la toccano! — Al più, per voi potrebbe servire, il documento, per togUervi voi una sciocca curiosità. Vi manca, ed eccovi dannati al meraviglioso supplizio d’aver davanti, accanto, qua il fantasma e qua la realtà, e di non poter distinguere l’uno dall’altra!
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02ATTO PRIMO.
- 03ATTO SECONDO.
- 04ATTO TERZO.
- 052.° Signore
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