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Italian Edition

Politics

Dei doveri dell’uomo

Italian BooksWhale Edition by Giuseppe Mazzini

Mazzini collega libertà e responsabilità attraverso i doveri verso l’umanità, la patria, la famiglia e il progresso comune.

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Book introduction

Dei doveri dell’uomo

Rivolto agli operai italiani, Dei doveri dell’uomo presenta la libertà come parte di una responsabilità morale e collettiva. Giuseppe Mazzini discute Dio, legge, umanità, patria, famiglia, educazione e associazione, fino alla questione economica e all’emancipazione. La dedica e i dodici capitoli conservano la progressione del ragionamento, che unisce convinzione religiosa, ideale repubblicano e fiducia nel miglioramento della società.

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Giuseppe Mazzini morì nel 1872; l’opera fu pubblicata nel 1860. Questa edizione riproduce il testo originale italiano di pubblico dominio da Wikisource, senza note o aggiunte editoriali moderne.

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Preview chapterAgli operai italianiRead preview

A voi, figli e figlie del popolo, io dedico questo libretto, nel quale ho accennato i principii in nome e per virtù dei quali voi compirete, volendo, la vostra missione in Italia: missione di progresso repubblicano per tutti e d’emancipazione per voi. Quei che per favore speciale di circostanze o d’ingegno, possono più facilmente addentrarsi nell’intelletto di quei principii, li spieghino, li commentino agli altri, coll’amore, col quale io pensava, scrivendo, a voi, ai vostri dolori, alle vostre vergini aspirazioni, alla nuova vita che — superata l’ingiusta ineguaglianza funesta alle facoltà vostre — infonderete nella Patria Italiana.

Io v’amai fin da’ miei primi anni. Gl’istinti repubblicani di mia madre m’insegnarono a cercare nel mio simile l’uomo, non il ricco o il potente; e l’inconscia semplice virtù paterna m’avvezzò ad ammirare, più che la boriosa atteggiata mezza-sapienza, la tacita inavvertita virtù dì sagrificio ch’è spesso in voi. Più dopo, dalla nostra Storia raccolsi come la vera vita d’Italia sia vita di popolo; come il lavoro lento dei secoli abbia sempre inteso a preparare, di mezzo all’urto delle razze diverse e alle mutazioni superficiali e passaggere delle usurpazioni e delle conquiste, la grande Unità democratica Nazionale. E allora, trenta anni addietro, mi diedi a voi.

Io vidi che la Patria, la Patria Una, d’eguali e di liberi, non escirebbe da una aristocrazia che tra noi non ebbe mai vita collettiva ed iniziatrice, nè dalla Monarchia che s’insinuò, nel XVI secolo, sull’orme dello straniero e senza missione propria, fra noi, senza pensiero d’Unità o d’emancipazione; ma solamente dal popolo d’Italia, — e lo dissi. Vidi, che a voi bisognava sottrarsi al giogo del salario e fare a poco a poco, colla libera associazione, padrone il Lavoro del suolo e dei capitali d’Italia — e, prima che il socialismo delle sette francesi venisse a intorbidar la quistione, lo dissi. Vidi che l’Italia, quale l’anime nostre la presentono, non sarebbe se non quando una Legge Morale, riconosciuta e superiore a tutti quei che si collocano intermediari fra Dio e il Popolo, avrebbe rovesciato la base d’ogni autorità tirannica, il Papato — e lo dissi. Nè mai per pazze accuse e calunnie e derisioni che mi si gettassero, tradii voi e la causa vostra, nè disertai la bandiera dell’avvenire, quand’anche voi stessi, travolti da insegnamenti d’uomini più che credenti, idolatri, m’abbandonaste per chi, dopo aver trafficato sul vostro sangue, torceva il suo sguardo da voi. La vigorosa sincera stretta di mano d’alcuni dei migliori tra voi, figlie e figli del popolo, mi consolò dell’abbandono altrui e di molte acerbissime delusioni versate sull’anima mia da uomini ch’io pure amava e che avevano professato d’amarmi. M’avanzano pochi anni di vita, ma il patto stretto da quei pochi con me non sarà violato per cosa che avvenga sino al mio ultimo giorno; e forse gli sopravviverà.

Pensate a me com’io penso a voi. Affratelliamoci nell’affetto alla Patria. In voi segnatamente sta l’elemento del suo avvenire. Ma questo avvenire della Patria e vostro, voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi pur troppo, spero per breve tempo, contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano: il Macchiavellismo e il Materialismo. Il primo, travestimento meschino della scienza d’un Grande infelice, v’allontana dall’amore e dall’adorazione schietta e lealmente audace della Verità: il secondo vi trascina inevitabilmente, col culto degli interessi, all’egoismo ed all’anarchia.

Voi dovete adorar Dio per sottrarvi all’arbitrio e alla prepotenza degli uomini. E nella guerra che si combatte nel mondo tra il Bene e il Male, dovete dare il vostro nome alla bandiera del Bene e avversare, senza tregua, il Male, respingendo ogni dubbia insegna, ogni transazione codarda, ogni ipocrisia di capi che cercano maneggiarsi fra i due; sulla via del primo, voi m’avrete, finch’io vivo, compagno.

Preview chapterI. Agli operai italianiPreview

Io voglio parlarvi dei vostri doveri. Voglio parlarvi, come il core mi detta, delle cose più sante che noi conosciamo, di Dio, dell’Umanità, della Patria, della Famiglia. Ascoltatemi con amore com’io vi parlerò con amore. La mia parola è parola di convinzione maturata da lunghi anni di dolori e d’osservazioni e di studi. I doveri ch’io vi indicherò, io cerco e cercherò, finch’io viva, adempirli, quanto le mie forze concedono. Posso errare, ma non di core. Posso ingannarmi, non ingannarvi. Uditemi dunque fraternamente: giudicate liberamente tra voi medesimi, se vi pare ch’io vi dica la verità: abbandonatemi se vi pare ch’io predichi errore; ma seguitemi, e operate a seconda dei miei insegnamenti, se mi trovate apostolo della verità. L’errore è sventura da compiangersi; ma conoscere la verità e non uniformarvi le azioni, è delitto che cielo e terra condannano.

Perchè vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perchè, in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v’opprimono, dove l’esercizio di tutti i diritti che appartengono all’uomo vi è costantemente rapito, dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità è per gli uomini dell’altre classi, vi parlo io di sagrificio, e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, d’educazione, e non di ben essere materiale? È questione che debbo mettere in chiaro prima d’andare innanzi, perchè in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola e molt’altre che vanno predicando oggi in Europa; poi, perchè questa è dimanda che sorge facilmente nell’anima irritata dell’operaio che soffre.

Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il Dovere ai nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei beni che spettano a tutti. A noi, parlate di diritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlale della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sagrifizio. Così dicono molti fra’ nostri operai, e seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed è: che il linguaggio invocato da essi s’è tenuto da cinquanta anni in poi senz’aver fruttato un menomo che di miglioramento materiale alla condizione degli operai.

Da cinquanta anni in poi, tutto quanto s’è operato pel progresso e pel bene contro ai governi assoluti contro l’aristocrazia di sangue, s’è operato in nome dei Diritti dell’uomo, in nome della libertà come mezzo e del ben essere come scopo alla vita. Tutti gli atti della Rivoluzione Francese e dell’altre che la seguirono e la imitarono, furono conseguenza d’una Dichiarazione dei Diritti dell’uomo. Tutti i lavori dei Filosofi, che la prepararono, furono fondati sopra una teoria di libertà, sull'insegnamento dei propri diritti ad ogni individuo. Tutte le scuole rivoluzionarie predicarono all’uomo, ch’egli è nato per la felicità, che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che nessuno ha diritto d’impedirlo in questa ricerca, e ch’egli ha quello di rovesciare gli ostacoli incontrati sul suo cammino. E gli ostacoli furono rovesciati: la libertà fu conquistata; durò per anni in molti paesi; in alcuni ancor dura. La condizione del popolo ha migliorato? I milioni che vivono alla giornata sul lavoro delle loro braccia, hanno forse acquistato una menoma parte del ben essere sperato, promesso?

No; la condizione del popolo non ha miglioralo; ha peggiorato anzi e peggiora in quasi tulli i paesi; e specialmente qui dov’io scrivo, il prezzo delle cose necessarie alla vita è andato progressivamente aumentando, il salario dell’operaio in molti rami d’attività progressivamente diminuendo, e la popolazione moltiplicando. In quasi tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro è diventata più incerta, più precaria; le crisi che condannano migliaia d’operai all’inerzia per un certo tempo si son fatte più frequenti. L’accrescimento annuo delle emigrazioni dì paese in paese, e d’Europa alle altre parti del mondo, e la cifra crescente sempre degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicità, bastano a provarlo. Questi ultimi provano anche che l’attenzione pubblica va più sempre svegliandosi sui mali del popolo; ma la loro inefficacia a diminuire visibilmente quei mali, dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere.

Preview chapterII. DioPreview

L’origine dei vostri Doveri sta in Dio. La definizione dei vostri Doveri sta nella sua legge. La scoperta progressiva, e l’applicazione della sua legge appartengono all’Umanità.

DIO esiste. Noi non dobbiamo nè vogliamo provarvelo: tentarlo, ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste, perchè noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’Umanità, nell’Universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti più solenni di dolore e di gioia. L’umanità ha potuto trasformarne, guastarne, non mai sopprimerne 11 santo nome. L’universo lo manifesta coll’ordine, coll’armonia, colla intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi. Non vi sono atei fra voi: se ve ne fossero, sarebbero degni non di maledizione, ma di compianto. Colui che può negar Dio davanti una notte stellata, davanti alla sepoltura de’ suoi più cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole. Il primo ateo fu senz’alcun dubbio un uomo che avea celato un delitto agli altri uomini e cercava, negando Dio, liberarsi dall’unico testimonio a cui non poteva celarlo, e soffocare il rimorso che lo tormentava: forse fu un tiranno che avea rapito colla libertà metà dell’anima a’ suoi fratelli e tentava sostituire l’adorazione della Forza brutale alla fede nel Dovere e nel Diritto immortale. Dopo lui, vennero qua e là, di secolo in secolo, uomini che per aberrazione di filosofia insinuarono l’ateismo; ma pochissimi e vergognosi: — vennero, in momenti non lontani da noi, moltitudini che per una irritazione contro un’idea di Dio falsa, stolta, architettata a proprio benefizio da una casta o da un potere tirannico, negarono Dio medesimo; ma fu un istante, e in quell’istante adorarono, tanto avevano bisogno di Dio, la dea Ragione, la dea Natura. Oggi, vi sono uomini che aborrono da ogni religione perchè vedono la corruzione nelle credenze attuali e non indovinano la purità di quelle dell’avvenire; ma nessuno tra loro osa dirsi ateo: vi sono preti che prostituiscono il nome di Dio ai calcoli della venalità, o al terrore dei potenti: vi sono tiranni che lo imposturano invocandolo a protettore delle loro tirannidi; ma perchè la luce del sole ci viene spesso offuscata e guasta da sozzi vapori, negheremo il sole o la potenza vivificatrice del suo raggio sull’universo? perchè dalla libertà i malvagi possono talvolta far sorgere l’anarchia, malediremo alla libertà? La fede in Dio brilla d’una luce immortale attraverso tutte le imposture e le corruttele che gli uomini addensano intorno a quel nome. Le imposture e le corruttele, passano, come passano le tirannidi: Dio resta, come resta il Popolo, immagine di Dio sulla terra. Come il Popolo attraverso schiavitù, patimenti e miserie, conquista a grado a grado coscienza, forza, emancipazione. Il nome santo di Dio sorge dalle rovine dei culti corrotti a splendere circondato d’un culto più puro, più fervido e più ragionevole.

Io dunque non vi parlo di Dio per dimostrarvene l’esistenza, o per dirvi che dovete adorarlo: voi lo adorate, anche non nominandolo, ogni qualvolta voi sentite la vostra vita e la vita degli esseri che vi stanno intorno: ma per dirvi come dovete adorarlo — per ammonirvi intorno a un errore, che domina le menti dì molti tra gli uomini delle classi che vi dirigono, o per esempio loro, di molti tra voi: errore grave o rovinoso quanto è l’ateismo.

Questo errore è la separazione, più o meno dichiarata di Dio, dall’opera sua, dalla Terra sulla quale voi dovete compire un periodo della vostra vita.

Avete, da una parte, una gente che vi dice: «Sta bene: Dio esiste; ma voi non potete più che ammetterlo ed adorarlo. La relazione tra lui e gli uomini, nessuno può intenderla o dichiararla. È questione da dibattersi fra Dio medesimo e la vostra coscienza. Pensate intorno a questo ciò che volete, ma non proponete la vostra credenza ai vostri simili; non cercate d’applicarla alle cose di questa terra. La politica è una cosa, la religione un’altra. Non le confondete. Lasciate le cose del Cielo al potere spirituale stabilito qualunque ei siasi, salvo a voi di non credergli, se vi pare ch’ei tradisca la sua missione: lasciate che ognuno pensi e creda a sua modo; voi non dovete occuparvi in comune che delle cose della terra. Materialisti o spiritualisti, credete voi nella libertà, e nell’eguaglianza degli uomini? volete il ben essere per la maggiorità? volete il suffragio universale? riunitevi per ottenere codesto intento; non avete bisogno per questo d’intendervi sulle questioni che riguardano il cielo».

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Agli operai italiani
  2. 02I. Agli operai italiani
  3. 03II. Dio
  4. 04III. La legge
  5. 05IV. Doveri verso l'umanità
  6. 06V. Doveri verso la patria
  7. 07VI. Doveri verso la famiglia
  8. 08VII. Doveri verso se stessi
  9. 09VIII. Libertà
  10. 10IX. Educazione
  11. 11X. Associazione - Progresso
  12. 12XI. Questione economica
  13. 13XII. Conchiusione

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