
Italian Edition
Literature
Documenti Umani
Italian BooksWhale Edition by Federico De Roberto
De Roberto raccoglie racconti su memoria, desiderio, gelosia e autoinganno, accompagnandoli con una riflessione sul metodo narrativo.
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Book introduction
Documenti Umani
Federico De Roberto presenta una raccolta di racconti che osservano motivazioni, contraddizioni e illusioni dei personaggi. Alla prefazione sul lavoro dello scrittore seguono testi come Il passato, Una dichiarazione, Donato del Piano e La morta. L'edizione italiana comprende i racconti del volume fino a L'orgoglio e la pietà, mantenendone le suddivisioni interne.
BooksWhale edition
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Federico De Roberto morì nel 1927. Questa edizione usa il testo originale italiano conservato da Project Gutenberg, senza pubblicità e apparati editoriali successivi.
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Preview chapterPREFAZIONE.Read preview
Gentilissimo signor Treves,
Compiono oramai quasi due anni dacchè Ella, rispondendo all'offerta che io le avevo fatta della mia Sorte, mi disse, con molte lusinghiere espressioni per la mia attitudine al novellare, di non poter pubblicare quei racconti perchè non ne approvava il genere. «Non si descrive—diceva la sua lettera—che quel che vi è di brutto, di marcio, di sensuale nella società. Poi, tutti i personaggi sono antipatici. È possibile che una società sia tutta formata a quel modo? E lo fosse pure, è egli artistico dipingere i quadri tutti di un colore, sopprimere i contrasti di colore, come quelli di passioni, di sentimenti? Il color rosa fu giustamente deriso, ma almeno era allegro; il nero, il tutto nero, ha gli stessi torti, più quello di essere triste…. Racconti simili—soggiungeva—non voglio più pubblicarne. Ho parecchi peccati editoriali sulla coscienza; non intendo aumentarli, diffondendo un genere che io considero assai pernicioso, non solo per il senso morale, ma anche per il buon gusto delle nuove generazioni. Una cucina letteraria composta tutta di droghe non può che rovinarlo.»
Quantunque mi rincrescesse di non poter affidare il mio libro ad una Casa come la sua, il rifiuto—Ella già lo prevedeva—non mi distolse dal pubblicarlo. Ma il successo dette ragione a lei. Se Ella ebbe la curiosità di tener dietro ai giornali che parlarono delle mie novelle, potè vedere come la maggior parte di essi non facessero se non delle parafrasi del giudizio che, alla lettura del manoscritto, Ella ne aveva dato. «Uomo avvisato, mezzo salvato,» pareva che Ella avesse voluto dirmi; io non le diedi retta, ed accadde quel che doveva accadere.
Mi crederà se io le dico che, prima ancora del giudizio dei critici, prima ancora del Suo ammonimento, io avevo previsto la sorte—senza giuochi di parole—che era riserbata al mio volume? Se avessi potuto farmi illusione, l'esperienza dei miei maestri ed amici mi avrebbe aperto gli occhi. Parlo di Giovanni Verga e di Luigi Capuana, di due scrittori nei quali i critici della Sorte hanno trovato i miei modelli, facendomi con questo il più grande elogio che io potessi ambire. E rimontando ancora più su, al maestro dei maestri, ad Emilio Zola, che cosa non gli era toccato di sentirsi dire? Per poco non lo avevano fatto passare come un bevitore di sangue! Figuriamoci quel che avrebbero detto a me!
Nondimeno, malgrado ogni sorta di scettiche previsioni e di immediate difficoltà, io mi ostinai a metter fuori quelle novelle. Questo potrà forse dimostrarle che io ero guidato da una chiara idea e che sapevo quel che facevo—o per lo meno quello che avevo avuto l'intenzione di fare… Io avevo avuto l'intenzione di fare un'opera d'arte. Descrivendo una società repugnante? mettendo in iscena dei personaggi odiosi? riuscendo ad un'impressione di pessimismo?… Che importa! L'interessante, ciò che costituisce il valore specifico dell'opera d'arte, non mi pareva la qualità del soggetto preso a trattare o dell'impressione da conseguire, bensì il modo con cui il soggetto era trattato e l'impressione conseguita.
Sapevo che mi avrebbero fatta una colpa del mio naturalismo, ma credevo—e credo tuttavia—che tutte coteste antipatie e simpatie di scuola dovrebbero essere perfettamente estranee al giudizio critico. L'arte è una, come una è la realtà che essa si propone di riprodurre; i metodi e gli obbiettivi sono diversi, come diversi sono i temperamenti degli artisti che li scelgono. Accade un fatto; cento persone vi assistono, nessuna di esse ne darà una versione del tutto corrispondente a quella del vicino. Se in mezzo vi è un morto, uno esclamerà: «Che disgrazia!» un altro sentenzierà: «La solita storia!» un terzo dirà: «Vi è un morto,» senza commenti.
La vita che i romanzieri e i novellieri si propongono di ritrarre, è quella che è; la diversità consiste nell'organismo che la osserva. Quando una persona qualunque compie un'azione purchessia, non si sente una voce, dall'alto o dal basso, che giudica quell'azione, inappellabilmente; ognuno di noi si forma invece di quell'azione un concetto relativo ai proprii mezzi d'indagine, al proprio carattere ed al proprio interesse.
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DOCUMENTI UMANI.
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«Quando voi leggerete queste pagine, io sarò morto. Non voglio, non voglio andarmene nel silenzio e nell'ombra, senza dirvi tutto quello che ho in cuore, senza mostrarvi tutta l'opera spaventevole compita da voi, senza lasciarvi—ultimo ricordo della nostra tenera amicizia—l'eterno rimorso del male che voi avete commesso.
«Io non sono generoso?… Ah! bisognava che apprendessi alla vostra scuola la generosità!… Sentite: la mamma mia dorme di là, nella camera attigua; ella riposa un istante dopo una giornata d'inquietudine, passata a spiare ogni mio movimento, quasi presaga della sciagura che le pende sul capo. Domani, a quest'ora, ella non riposerà. Le sorelline mie sono venute a baciarmi, come ogni sera, e sognano ora i loro sogni giocondi. Domani, a quest'ora, esse non sogneranno. Domani, la desolazione sarà entrata in questa casa; domani, la vita ricomincerà ad ordire la tela delle sue più dolorose difficoltà intorno ai miei cari, che io abbandono, vilmente. Del mio coraggio che cosa ne avete voi fatto?… Ma, nell'abiezione in cui sono caduto, un barlume di nobiltà mi era rimasto finora; ed io avrei voluto—vedete—scomparire per sempre senza che nessuno sospettasse la miseria mia, senza che voi la sospettaste! senza aver l'aria di mendicare la vostra pietà! senza farvi sentire le mie grida ed il mio pianto!… Del mio orgoglio, della mia dignità, che cosa ne avete voi fatto?… No, no: è più forte di me; voi mi ascolterete, voi leggerete questa confessione, queste pagine su cui, silenziose, grosse, roventi, cadono di tratto in tratto le mie lacrime. Le lacrime di un uomo! le lacrime di chi non ha pianto fra i disinganni più amari, fra i dolori più atroci! è una cosa molto triste, ditelo: non è vero?…
«Se voi sapeste quello che io ho sofferto! Se sapeste i torrenti di tristezze che hanno allagato il mio cuore! Se sapeste di che forza ho dovuto armarmi per sostenere questa feroce battaglia della vita; quante volte ho disperato, quante volte il vento della pazzia ha soffiato sulla mia fronte! Solo, senza un aiuto, senza il conforto neanche di una chimera, con la certezza che tutto è invano, io ho saputo resistere e persistere! Nelle strette del bisogno, fra l'ostile indifferenza del volgo, fra l'invidia, la doppiezza, la malvagità degli altri, dubitando di tutto e di tutti—primo di me stesso—io ho saputo compiere quello che gli uomini nominano il Dovere—e si limitano a nominare soltanto…. Ed avevo conseguita la pace, la meta più sospirata! il porto invocato durante le tempeste! ed avevo composto in un'urna le ceneri ben fredde delle mie illusioni…. quando voi siete venuta…. Non lo negate: siete stata voi!
«Ah! io ero curioso, io ero interessante; bisognava vedere com'era fatto questo filosofo, questo anacoreta, quest'essere a parte, di cui nessuno fra quelli che vi circondavano aveva potuto ancora darvi un'idea! Bisognava provare su di lui la sottile magìa dei vostri profumi, la dolcezza del vostro sorriso, la melodia della vostra voce, la soavità della vostra mano!… E quando, già preso dalle prime vertigini, egli tentava di sfuggirvi, e qualcosa, nei suoi sguardi, domandava pietà per lui, bisognava ancora strapparlo ai suoi rifugi, trascinarlo nel vortice che vi si aggira dintorno, legarlo ben forte a voi invocando il suo appoggio, l'aiuto della sua amicizia!… E quando, smarrito, incapace di resistervi più, egli tentava di soffocare il grido che stava per rompergli dal petto, bisognava ancora fargli perdere quel resto di ragione, bisognava ubriacarlo con l'assenzio della speranza, come la spia ubriaca il colpevole per strappargli la confessione del delitto!…
«Ma che colpa ho io commesso? Perchè infliggermi questo gastigo? Che cosa ho io fatto a voi, od ai vostri?… Dicono che la gelosia sia un orribile tentatore, un truce consigliere; no, non lo credete! dite a tutti che non è vero! Ecco: il rispetto tremante, l'angoscia paurosa che io provo dinanzi a voi, si ridestano in me, sempre, alla presenza dell'uomo che voi amate. Ah! il sorriso di Dio si è posato su di lui! Scorgerlo da lontano mi fa battere il cuore! Io vorrei baciare la traccia dei suoi passi! Non lo sapete? Io l'ho difeso, a rischio di qualcosa di più della mia vita—a rischio del mio onore—quando un pericolo lo ha minacciato! Io, io stesso, l'ho ricondotto a voi, una volta che egli stava per isfuggirvi, ve ne ricordate?… Io vorrei soltanto spaccare il suo petto, strappargli il cuore dal petto, rompere il suo cuore, per farvi vedere, disgraziata, che mai! mai! mai! egli vi ha portata nel cuore!… Io vorrei soltanto scavare i suoi occhi, squarciare il suo cervello, per vedere che cosa nei suoi sguardi, che cosa nelle sue parole vi ha parlato per lui!…
Table of contents
Inside this edition
- 01PREFAZIONE.
- 02DOCUMENTI UMANI.
- 03I.
- 04II.
- 05IL PASSATO.
- 06I.
- 07II.
- 08III.
- 09IV.
- 10V.
- 11VI.
- 12VII.
- 13VIII.
- 14UNA DICHIARAZIONE.
- 15I.
- 16II.
- 17III.
- 18IL MEMORIALE DEL MARITO.
- 19IL RITRATTO DEL MAESTRO ALBANI.
- 20STUDIO DI DONNA.
- 21I.
- 22II.
- 23III.
- 24IV.
- 25IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA.
- 26I.
- 27II.
- 28III.
- 29UN CASO IMPREVISTO.
- 30DONATO DEL PIANO.
- 31LA MORTA.
- 32I.
- 33II.
- 34LE DUE FACCIE DELLA MEDAGLIA.
- 35UNA VOCE.
- 36EPILOGO.
- 37L'ORGOGLIO E LA PIETÀ.
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