BooksWhaleBooksWhale
Account
Eva cover

Italian Edition

Literature

Eva

Italian BooksWhale Edition by Giovanni Verga

Un romanzo su arte, desiderio, povertà, disillusione borghese e amore nella Firenze postunitaria.

Preview
A sample from the prepared text
Formats
Online reader, EPUB, PDF
Access
Library claim

Book introduction

Eva

Eva racconta la passione fra un giovane artista siciliano e una ballerina, trasformando l’amore romantico in disincanto sociale. Verga osserva ambizione, denaro, arte, sensualità e fallimento, anticipando alcune tensioni che diventeranno centrali nel verismo italiano.

BooksWhale edition

How this edition was prepared

This edition is based on a public domain text and has been prepared for digital reading by BooksWhale.

Public domain basis

Why this edition can be shared

Giovanni Verga morì nel 1922, ed Eva fu pubblicato nel 1873. Queste date sostengono il dominio pubblico del testo italiano originale.

Read preview

A sample from the prepared text

Preview selected from the prepared reader text.

Preview chapterFull textRead preview

Eva

Giovanni Verga

Preview chapterIntroduzionePreview

Eccovi una narrazione — sogno o storia, poco importa — ma vera, com’è stata o come potrebbe essere, senza rettorica e senza ipocrisie. Voi ci troverete qualche cosa che vi appartiene, ch’è il frutto delle vostre passioni, e se sentite di dover chiudere il libro allorché si avvicina vostra figlia — voi che non osate scoprirvi il seno dinanzi a lei se non alla presenza di duemila spettatori e alla luce del gas, o voi che, pur lacerando i guanti nell’applaudire le ballerine, avete il buon senso di supporre che ella non scorga scintillare

l’ardore dei vostri desideri nelle lenti del vostro occhialetto — tanto meglio per voi, che rispettate ancora qualche cosa.

Però non maledite l’arte ch’è la manifestazione dei vostri gusti. I greci innamorati ci lasciarono la statua di Venere; noi lasceremo il

cancan

litografato sugli scatolini da fiammiferi. Non discutiamo nemmeno sulle proporzioni; l’arte allora era una civiltà, oggi è un lusso: anzi un lusso da scioperati. La civiltà è il benessere, e in fondo ad esso, quand’è esclusivo come oggi, non ci

troverete altro, se avete il coraggio e la buona fede di seguire la logica, che il godimento materiale. In tutta la

serietà

di cui siamo invasi, e nell’antipatia per tutto ciò che non è positivo — mettiamo pure l’arte scioperata — non c’è infine che la tavola e la donna. Viviamo in un’atmosfera di Banche e di Imprese industriali, e la febbre dei piaceri è la esuberanza di tal vita.

Non accusate l’arte, che ha il solo torto di aver più cuore di voi, e di piangere per voi i dolori dei vostri piaceri. Non predicate la

moralità, voi che ne avete soltanto per chiudere gli occhi sullo spettacolo delle miserie che create, — voi che vi meravigliate come altri possa lasciare il cuore e l’onore là dove voi non lasciate che la borsa, — voi che fate scricchiolare allegramente i vostri stivali inverniciati dove folleggiano ebbrezze amare, o gemono dolori sconosciuti, che l’arte raccoglie e che vi getta in faccia.

Preview chapterEvaPreview

EVA.

Avevo incontrato due volte quella donna — non era più bella di tutte le altre, nè più elegante, ma non somigliava a nessun’altra — nei suoi occhi c’erano sguardi affascinanti, come il corruscare di un’esistenza procellosa ch’era piena di attrattive. — Tutti gli abissi hanno funeste attrazioni, e quelle voragini che divorano la giovinezza, il cuore, l’onore, si maledicono facilmente, ahimè! quando arriva la filosofia dei capelli bianchi. — Era bionda, delicata, alquanto pallida, di quel pallore diafano che lascia scorgere le vene sulle

tempie e ai lati del mento come sfumature azzurrine; aveva gli occhi cerulei, grandi, a volte limpidi, quando non saettavano uno di quegli sguardi che riempiono le notti di acri sogni; aveva un sorriso che non si poteva definire — sorriso di vergine in cui lampeggiava l’immagine di un bacio. Ecco che cosa era quella donna, quale si rivelava in un baleno, fuggendovi dinanzi nella sua carrozza come una leggiadra visione, raggiante di giovinezza, di sorriso e di beltà. — In tutta la sua persona c’era qualcosa come una confidenza fatta al vostro orecchio con labbra tiepide e palpitanti, che vi rendeva possibile il sognare le sue carezze, e farci su mille castelli in aria. Non era soltanto una bella donna — certe altezze non attraggono appunto perchè sono inaccessibili. — L’ammirazione che ella destava, assumeva la forma di un desiderio; c’era nei suoi occhi qualche cosa come un sorriso e una promessa, che faceva discendere la dea dal suo cocchio superbo, o piuttosto si metteva accanto a lei, e faceva correre il vostro pensiero alle cortine della sua alcova; e ai viali più ombreggiati del suo giardino.

Si chiamava Eva, o almeno si faceva chiamare così, e quel nome era forse un epigramma. Tutti conoscevano la sua vita un po’ più in là del palcoscenico della Pergola, e forse meglio di tutti le dame del

gran mondo

, che parlavano di lei celandosi dietro il ventaglio. Nessuno ne sapeva più di un altro. Era l’apparizione di un astro in mezzo alla splendida società fiorentina, una febbre di giovanotto fatto donna.

L’avevo incontrata due volte, e non mi era sembrata l’istessa donna, forse per le diverse disposizioni d’animo in cui mi ero trovato, e forse anche per ciò era rimasta in me più viva e profonda l’impressione di lei. La prima volta la vidi pel Lungarno, in un elegante legnetto, e guidava una bella pariglia di cavalli inglesi; aveva il sorriso negli occhi più che sulle labbra, ed una cert’aria graziosa e gradita in tutta la sua persona, che vedendola faceva sorridere di piacere. Io ero triste, senza sapermi il perchè, forse per non avere meglio da fare, e macchinalmente la seguii cogli occhi e col pensiero, e il pensiero corse lontano verso tutte le ridenti follie del cuore. Un’altra

volta l’incontrai alle Cascine, in uno di quei viali che nessuno frequenta. Quel mattino il mio cuore faceva festa — domeniche gioconde dei venticinque anni, che non tornano più! — Il sole splendeva, ed il sorriso brillava negli occhi di Vittorina — larva di un di quei giorni in cui si prodiga tanta parte di cuore, come se non dovessero tramontare giammai, fantasma di un’ora felice che si dimentica prima ancora che sia trascorsa, nello stesso modo che ella avrà dimenticato persino il mio nome, lo rammenterà, come io adesso mi rammento del suo, a proposito di qualche cosa che allora ci passò sotto gli occhi senza che ce ne avvedessimo. Il viale era deserto gli uccelli cinguettavano fra gli alberi, e i rami susurravano lieve lieve, intrecciando mollemente le loro ombre in bizzarri disegni sulla ghiaia del viale. Noi non si parlava certamente dell’ultimo fascicolo dell’Antologia; Vittorina era allegra, cantava, rideva, e il riso la faceva bella. Io guardavo e ascoltavo. Quando il nostro fiacre passò accanto ad un bellissimo legno, che stava fermo in mezzo al viale, vidi, verso il cristallo scintillante, una

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02Introduzione
  3. 03Eva
  4. 0422 Marzo

Language availability

Other languages

Additional language editions are not published yet. This section will link to other BooksWhale editions when they become available.

Request another language

Eva

Membership $9.99 / year · claim access

PreviewJoin