Italian Edition
Literature
Il cappello del prete
Italian BooksWhale Edition by Emilio De Marchi
Un delitto, un cappello compromettente e la pressione della colpa costruiscono un giallo italiano precoce.
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Book introduction
Il cappello del prete
Il cappello del prete segue il barone Carlo Coriolano di Santafusca dopo un crimine commesso per denaro, mentre un semplice indizio diventa ossessione e minaccia. De Marchi unisce romanzo psicologico, suspense, Napoli, coscienza colpevole e meccanismi del giallo in una narrazione serrata.
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Emilio De Marchi morì nel 1901 e Il cappello del prete apparve nel 1888. Queste date sostengono il pubblico dominio del testo italiano originale usato in questa edizione.
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Il cappello del prete
Questo non è un romanzo sperimentale, tutt’altro, ma un romanzo d’esperimento, e come tale vuol essere preso.
Due ragioni mossero l’autore a scriverlo.
La prima per provare se sia proprio necessario andare in Francia a prendere il romanzo detto d’appendice, con quel beneficio del senso morale e del senso comune che ognuno sa; o se invece, con un poco di buona volontà, non si possa provvedere da noi largamente e con più giudizio ai semplici desideri del gran pubblico.
La seconda ragione fu per esperimentare quanto di vitale e di onesto e di logico esiste in questo gran pubblico così spesso calunniato e proclamato come una bestia vorace che si pasce solo di incongruenze, di sozzure, di carni ignude, e alla quale i giornali a centomila copie credono necessario di servire di truogolo.
L’esperimento ha dimostrato già a quest’ora le due cose, cioè che anche da noi si saprebbe fare come gli altri e col tempo forse molto meglio per noi; e poi che il signor pubblico è meno volgo di quel che l’interesse e l’ignoranza nostra s’ingegnano di fare.
Pubblicato in due giornali d’indole diversa, in due città poste quasi agli estremi d’Italia, — nell’Italia di Milano e nel Corriere di Napoli — questo Cappello del prete, senza nessuna delle solite basse transazioni, ma col semplice ajuto dei comuni artifici d’invenzione e di richiamo, ha ottenuto più di quanto l’autore pensasse di ottenere. I signori centomila hanno letto di buona voglia e, da quel che si dice, si sono anche commossi e divertiti.
Dal canto suo l’autore, entrato in comunicazione di spirito col gran pubblico, si è sentito più di una volta attratto dalla forza potente che emana dalla moltitudine; e più d’una volta si è chiesto in cuor suo se non hanno torto gli scrittori italiani di non servirsi più che non facciano di questa forza naturale per rinvigorire la tisica costituzione dell’arte nostra.
Si è chiesto ancora se non sia cosa utile e patriottica giovarsi di questa forza viva che trascina i centomila al leggere, per suscitare in mezzo ai palpiti della curiosità qualche vivace idea di bellezza che ajuti a sollevare gli animi.
L’arte è cosa divina; ma non è male di tanto in tanto scrivere anche per i lettori.
Preview chapterNOTA DEGLI EDITORIPreview
NOTA DEGLI EDITORI
Preview chapterALLA SETTIMA EDIZIONE (1913).Preview
Sono ormai venticinque anni da che il romanzo che oggi si ristampa veniva annunciato alla nostra Milano, più tranquilla, più famigliare assai che non sia ora, in modo nuovo e originale. Su grandiosi fogli affissi alle cantonate spiccava in nero disegno un gigantesco cappello da prete. Eccitata la curiosità, pochi giorni dopo altri grandiosi fogli annunciavano che tale era il titolo del nuovo romanzo che avrebbe pubblicato in appendice il giornale «L’Italia» diretto da Dario Papa e contemporaneamente il «Corriere» di Napoli.
Nessuno sapeva chi ne fosse l’autore — e veramente quasi ancor sconosciuto era allora, nel campo letterario, il nome di Emilio De Marchi.
Egli, spinto dal generoso pensiero di redimere il romanzo popolare, detto d’appendice, dalle incongruenze e dalle sozzure che parevano indispensabili a siffatto genere letterario, tentò di affascinare il lettore non col fargli amare il delitto, ma coll’ispirargliene l’orrore, e restando moralissimo.
Entrato in comunicazione diretta col gran pubblico, si sentì attratto dalla forza potente che emana dalla moltitudine e si chiese «se non era cosa utile e patriottica giovarsi della forza viva che trascina centomila al leggere, per suscitare in mezzo ai palpiti della curiosità qualche vivace idea di giustizia e di bellezza che aiuti a sollevare lo spirito».
Il romanzo d’esperimento, non già sperimentale, com’egli stesso ebbe a scrivere, interessò, commosse, divertì, dimostrando che anche in Italia, volendo, si potrebbe far meglio degli altri. Nè il successo fu solo del momento, giacchè il romanzo d’appendice sfidò la prova del tempo.
Casa Treves lo raccoglieva nel giugno del 1888 in nitida edizione, e lo lanciava in tutta Italia e all’estero.
La critica seria applaudiva al giovane Autore e i raffronti della idea filosofica celata sotto la bizzarra fiaba del Cappello erano tutti altissimi: — l’«Oreste», l’«Edipo re», gli «Spettri» di Ibsen, «Delitto e castigo» di Dostojewski, l’«Innominato» del nostro Manzoni....
Cesare Cantù scriveva.... «Eccellente il fondo. Interessante l’intreccio. Schietta la forma. Scacco ai romanzatori vecchi....»
La «Patria Italiana» lo stampava a Buenos Aires nelle colonne del suo ampio giornale, contemporaneamente lo stampava «L’Italia» a Chicago.
All’edizione di lusso Casa Treves fece seguire l’edizione popolare. Altra edizione popolare nel 1894 ne curavano Chiesa e Guindani; e una nuova nel 1895.
La Libreria Editrice Nazionale nel 1902 ristampava il romanzo in edizione economica; e nel 1906 il «Cappello del prete» entrava a far parte delle «Opere complete» di Emilio De Marchi, in elegante edizione.
Fra le traduzioni più note si conta: l’ungherese, per opera di Zigáni Arpád, a Budapest nel 1891; la tedesca, del barone Torresani, a Stuttgard nel 1894; la francese, di H. Declairmont, a Parigi nel 1902; la danese, di Victor Foss, a Copenaghen nel 1903.
Essendo esaurite tutte le edizioni, la casa Treves che ebbe l’onore d’essere primo editore del De Marchi, ha ora la fortuna dopo un quarto di secolo di ripresentare al pubblico sempre rinnovellato questo romanzo scritto con arte semplice e sincera, provando ancora una volta che il generoso pensiero dell’Autore non fu vano.
Milano, aprile 1913.
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02NOTA DEGLI EDITORI
- 03ALLA SETTIMA EDIZIONE (1913).
- 04PARTE PRIMA.
- 05I.
- 06II.
- 07III.
- 08IV.
- 09V.
- 10VI.
- 11VII.
- 12VIII.
- 13IX.
- 14PRETE CIRILLO.
- 15X.
- 16XI.
- 17XII.
- 18XIII.
- 19XIV.
- 20XV.
- 21XVI.
- 22PARTE SECONDA.
- 23I.
- 24II.
- 25IL CAPPELLO DEL PRETE.
- 26IL CAPPELLO DEL PRETE.
- 27III.
- 28IL CAPPELLO DEL PRETE.
- 29IV.
- 30ANCORA DI PRETE CIRILLO.
- 31V.
- 32VI.
- 33VII.
- 34VIII.
- 35IX.
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