
Italian Edition
Literature
Il Dio dei viventi
Italian BooksWhale Edition by Grazia Deledda
Un’eredità, un figlio e un segreto familiare mettono in crisi l’equilibrio morale di una comunità sarda.
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Book introduction
Il Dio dei viventi
Grazia Deledda racconta una vicenda di possesso, colpa e rapporti familiari sullo sfondo della Sardegna. Le decisioni degli adulti ricadono sui giovani, mentre la vita del paese intreccia giudizio sociale e credenze religiose. Il romanzo segue il contrasto tra il desiderio di assicurarsi un bene materiale e il bisogno di riconciliazione, affidando a gesti, silenzi e paesaggi una parte essenziale del racconto.
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Grazia Deledda morì nel 1936; l’opera fu pubblicata nel 1922. Si utilizza il testo italiano originale di pubblico dominio, escludendo note e aggiunte editoriali successive.
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Preview chapterParte 1Read preview
Iddio non è Dio dei morti, ma Dio dei viventi. Marco, XII.
Le cose erano andate come la famiglia Barcai sperava. Il fratello maggiore, Basilio, scapolo ma padre di un figlio illegittimo, era morto senza lasciare testamento. Così i suoi beni tornavano al fratello minore Zebedeo; il patrimonio Barcai si ricomponeva come ai tempi del vecchio nonno il quale aveva costretto due suoi figliuoli a farsi preti e una figlia a non prendere marito perchè i suoi beni non andassero divisi.
E la tradizione prometteva di continuare perché Zebedeo non aveva che un figlio e la gente diceva che quel figlio era rimasto unico per volontà dei genitori nella speranza appunto che lo zio morisse scapolo.
Le cose erano dunque andate come si prevedeva e la gente, data la tradizione dei Barcai, non si meravigliava della poca coscienza di Basilio, il quale non aveva lasciato nulla al figlio, e che d'altronde era morto d'improvviso d'un male al cuore da lui sempre trascurato.
Nonostante l'eredità la sua morte aveva impressionato profondamente il fratello, col quale si amavano sempre come da bambini e si aiutavano negli affari e nelle vicende della vita. Abitavano la stessa casa divisa in due parti eguali col cortile in comune: una parente povera faceva i servizi a Basilio e poichè era molto vecchia la moglie di Zebedeo l'aiutava.
La sera dopo il funerale Zebedeo uscì di casa tutto incappucciato e andò dall'amica del fratello.
Il suo pensiero fisso era di aiutare in qualche modo lei e il ragazzo: la sua coscienza glielo imponeva nettamente.
La donna abitava non troppo distante, in una casetta di proprietà del morto: anzi Zebedeo ricordava che la relazione peccaminosa era nata appunto dal fatto che lei e il marito, fabbro ferraio, tenevano da molti anni la casa in affitto; un giorno l'uomo decise di andare in America in cerca di fortuna e durante la sua assenza la moglie si consolò col padrone di casa.
Avvertito da lettere anonime il fabbro era tornato col proposito di spaccare la testa col suo martello ai due amanti; ma in viaggio lo aveva colto una paralisi alle gambe; la gente diceva per opera d'una malia della moglie.
Il fatto sta ch'egli s'era fermato nel paese di sbarco dove con l'aiuto dei quattrini portati dall'America aveva aperto un negozio di ferramenta che gli rendeva molto.
Di tanto in tanto scriveva lettere violente alla moglie minacciando di ucciderla, poi non si faceva più vivo.
Zebedeo pensava a tutte queste cose camminando rasente i muri per non farsi riconoscere dai pochi passanti. La notte era chiara, illuminata da una vivissima luna: quando attraversava qualche spazio libero egli vedeva la sua ombra disegnarsi sul terreno con contorni nettissimi come una figura dipinta in nero, una figura diabolica, con quel profilo del cappuccio del cappotto corto stretto alla vita, le gambe lunghe chiuse dalle ghette di lana.
Le sue scarpe erano pesanti; tuttavia egli camminava lieve, agilissimo com'era, tutto muscoli e nervi; se nemici l'avessero assalito si sentiva capace di difendersi con le sue sole mani afferrandoli e atterrandoli in gruppo. Ma egli non aveva nemici e nessuno pensava ad assalirlo in quella mite notte di aprile.
Eppure aggrottava le sopracciglia e stringeva i pugni istintivamente come se un pericolo occulto lo minacciasse. Pensava alla morte del fratello: ecco, uno se ne va tranquillo per la sua strada sicuro di sè e degli altri e allo svolto un fantasma lo aspetta, gli dà un colpo, lo fa stramazzare.
Il suo viso era così corrucciato e scuro fra il nero della barba e dei capelli che la donna venutagli ad aprire provò un senso di paura: o almeno lo finse.
Tuttavia lo fece entrare subito con premura silenziosa, e con voce turbata lo invitò a sedere.
Egli sedette, rigido con le grandi mani nere sulle ginocchia.
Il fuoco era ancora acceso nel camino e un certo senso di benessere si avvertiva intorno, in quella cucina pulita ove ogni oggetto era a posto e la tavola lavata sembrava nuova. Una sedia, bassa accanto al focolare aspettava un visitatore che non doveva arrivare mai più; e poichè Zebedeo s'era seduto lontano dal camino quasi avesse paura, o sdegno della luce e del calore del fuoco, i grandi occhi neri della donna corsero a quella sedia vuota subito illuminandosi di lagrime: il suo viso però non si scompose, sottile acuto, con qualche cosa che ricordava a Zebedeo la faccia della faina.
Preview chapterParte 2Preview
— Aspettate, — interruppe Zebedeo, infastidito da quel torrente di parole; — tutte queste sono chiacchiere; il fatto è che la donna ci diffama; qualcuno può non credere alle sue storie, ma i più vi credono. Bisogna farla tacere, questo è l'importante.
— Accoppala, ti ripeto; oppure ha ragione tua moglie, diamole querela.
— Oh donna di Dio! — egli sospirò; — il rimedio è peggiore del male.
— Perchè?
— Perchè se andate a molestare una vipera, questa vi morde con più furore.
— E allora che vuoi fare? Dillo tu.
— Io direi di prenderla con le buone; di aiutarla a campare.
— Ah, Zebedeo! E tu, dunque, te la vuoi mettere in seno, la vipera? Prova, prova: prova e vedrai.
— Infine, non è per lei, è per il bambino. È figlio del povero morto, e dobbiamo aiutarlo.
— Questo è vero. Ma non si potrebbe toglierlo alla donna e prenderlo noi? Basilio gli voleva molto bene, — disse la moglie.
La vecchia non rispose, ma sorrise con compatimento: aveva molto rispetto per Maria Barcai e la considerava come sua padrona; non la contraddiva, ma la compativa per le sue ingenuità. D'altronde anche Zebedeo diceva:
— Non è il caso neppure di parlarne; e non sarebbe coscienzioso il tentare di farlo. Eppoi mi dicono che il ragazzo è molto intelligente e attaccato alla madre.
— E la madre ne farà un nostro nemico, non dubitarne.
— Non ne dubito, no, se non procureremo di evitarlo.
— Ma che cos'è, dunque, che tu vuoi fare? E cedi dunque a quei due l'eredità, — disse la vecchia con ironia rabbiosa.
— Se Basilio avesse disposto così, io sarei pronto ad eseguire la sua volontà, — affermò Zebedeo con grave tristezza.
— Per fortuna Basilio ha lasciato a Dio la cura di provvedere a quella vipera. E Dio provvederà: non provvede a tutte le vipere della terra?
— Zia Annia! questo non è parlare degno di voi. Siete vecchia e vi ho conosciuta sempre saggia e timorata di Dio. Tutti possiamo avere del veleno in cuore; ma sotto il cuore c'è la coscienza.
— È vero, — approvò la moglie.
Anche la vecchia parve colpita dalle parole di lui.
— E di' tu, allora, Zebedeo.
— Io ho detto. Bisogna aiutare la donna e il fanciullo. Bisogna non dare ascolto alle chiacchiere della gente: la gente ha gusto a spandere zizzania. Chiudete la porta alle donne sfaccendate, che vadano all'inferno a chiacchierare con Lucifero. Date retta; chiudete la porta.
La vecchia lo guardava fisso fra curiosa e beffarda: infine domandò:
— Per caso, ci sei stato anche tu nella tana della vipera?
Ed egli arrossì; ma parve un rossore di dispetto, o almeno per tale egli lo finse.
— E se ci fossi stato? Sono forse un uomo che deve aver paura delle vipere? Ne ho ammazzate millanta e una con la punta del mio bastone.
— E ti ripeto che faresti bene, non dico ad ammazzare, ma a pestare la lingua a questa.
— E, perdio, non è quello che dico? — egli gridò. — Ma con le donne bisogna parlare tre ore prima di intendersi. Infine, il fatto è questo: bisogna far tacere la donna aiutandola. Mandiamoci della roba in casa, anche perchè il mondo veda. Altrimenti provvederò io: provvederò, anche perchè la coscienza così mi detta: ma poi non venite a farmi delle chiacchiere.
Egli alzava sempre più la voce e pareva provasse gusto a gridare, più per gridare, dopo tutti i bisbigli e le parole false di quei giorni, che per affermare la sua volontà.
La moglie aveva chinato la testa e si guardava le mani grasse incrociate sul grembo: per lei la volontà del marito era la sua, eppure non le dispiaceva in quel momento che zia Annia contrastasse con Zebedeo: perchè in fondo sentiva anche lei una paura superstiziosa di Lia: per troppo tempo poi aveva nutrito il terrore che l'eredità di Basilio andasse al bastardo invece che al suo Bellia.
La vecchia diceva dunque, senza alzare la voce, senza scomporsi:
— Se tu credi di placarla con poco t'inganni, Zebedeo; quella è un vampiro che non ti darà mai pace, e più le farai del bene più lei ti farà del male. Ti voglio ripetere il mio sospetto che Basilio sia morto per opera sua: anche lui aveva paura di questo.
Preview chapterParte 3Preview
— Tu hai fatto male a venire così presto, — disse con rimprovero, — ed io ti sono venuto incontro per dirtelo. Che avranno pensato i servi del tuo povero zio?
— Ma se sono rimasti tutti contenti, nel vedermi! Se mi aspettavano! Paulu il pecoraio mi ha detto che ha fatto un brutto sogno: che zio Basilio aveva lasciato la sua roba all'amica; e questa era venuta a prendere possesso, nera e insolente come la moglie del diavolo. – Volevo accopparla, così Sant'Antonio mi salvi, — disse Paulu, — e volevo sotterrarla fra le pietre. E così sarebbe accaduto se fosse stato vero. — E tutti a ridere, perchè parlava sul serio, ancora scombussolato dal sogno. E anche gli altri dicevano: meglio entrino le volpi le locuste e i ladri: da questi ci si difende, non da quella fattucchiera.
Il padre taceva.
— Giacchè siete arrivato fin qui, perchè non entrate? — riprese Bellia tentando di ritornare verso il cancello: il puledro però resisteva, non voleva volgersi indietro. D'altronde Zebedeo non aveva voglia di entrare; o meglio sì ne aveva voglia ma anche lui resisteva al suo desiderio come il puledro alla mano di Bellia.
— Andiamo; è tardi: tua madre s'inquieta.
S'avviarono insieme. Il puledro si tirava indietro o in avanti, come avesse vergogna di accompagnarsi al vecchio cavallo: le loro code si sbattevano contro le mosche in diverso modo, con stizza quella della bestia giovane, con abitudine rassegnata quella dell'altro.
— Paulu il pecoraio, che è vecchio come Sant'Antonio e quindi un credulone, ha paura di quella strega, — insisteva il giovane ridendo ancora per le superstizioni del servo. — Ha paura ch'essa prepari qualche fattucchieria per far ammalare il bestiame: ha quindi recitato gli scongiuri, e lungo le muricce dell'ovile e dello stabbio ha messo foglie di olivo benedetto e croci di canna e altre diavolerie; anche gli altri ci credono. Perchè era abituata a ricevere regali, il povero zio Basilio le mandava ogni cosa come si trattasse di pagare le decime a lei, invece che alla chiesa. Le cuocerà sì di non aver più il formaggio fresco per le sue focacce e le fave e le altre cose. Io non credo alla sua potenza, son tutte chiacchiere dei servi. Però oggi quest'animale sembra aizzato dal diavolo, — aggiunse, poichè il puledro s'impennava e faceva mille dispetti.
— Anch'io non ci credo, — disse il padre; — ma ad ogni modo non bisogna beffarsi di lei e provocarla. È capace di tutto. Sai che ieri gridava che noi abbiamo fatto sparire il testamento a suo favore?
— Sì, ho sentito le donne chiacchierare. E il fatto è risaputo, lo sanno anche i servi nostri e quelli di qui; io non so come questa gente pur restando in campagna come le volpi sappia tutto.
Il padre s'era fatto più scuro di prima.
— Sì, certe cose volano; pare che il vento si compiaccia a spandere le malignità. E che dicevano quelli di qui?
Egli sembrava preoccupato più che dell'opinione dei servi suoi di quella dei servi che ancora non osava dire suoi.
— Che dicevano? Che se mai, abbiamo fatto bene.
— Bellia! — disse il padre sdegnato. — E tu non hai risposto male?
— Perchè dovevo rispondere male? Anch'io penso così. Se io avessi saputo che c'era una carta in favore di quella strega l'avrei cercata e strappata.
— Tu avresti commesso un peccato mortale e un atto disonesto. La legge punisce tali cose.
— La legge è fatta da uomini, ed è tutta inganni. La legge me la faccio io; e prendo quello che mi spetta.
— Tu non hai religione, Bellia; lo dice anche tua madre, sebbene veda solo per gli occhi tuoi. Dio comanda di non toccare la roba altrui.
— La roba di mio zio morto spetta a me.
— C'è il figlio.
— Che ne sappiamo noi se è suo figlio? Quella strega ha avuto commercio anche col demonio; almeno così dice la voce pubblica. E zio Basilio era uomo di coscienza; se fosse stato sicuro di essere padre di quel ragazzo lo avrebbe legittimato o almeno adottato, questo lo diceva anche Paulu, che è uomo religioso e devoto.
Table of contents
Inside this edition
- 01Parte 1
- 02Parte 2
- 03Parte 3
- 04Parte 4
- 05Parte 5
- 06Parte 6
- 07Parte 7
- 08Parte 8
- 09Parte 9
- 10Parte 10
- 11Parte 11
- 12Parte 12
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