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Italian Edition

Literature

Il Novellino

Italian BooksWhale Edition by Anonymous

Una raccolta medievale di novelle brevi, motti, esempi morali e scene cortesi della prima prosa italiana.

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Il Novellino

Il Novellino raccoglie racconti concisi di saggezza, beffa, nobiltà, cortesia e comportamento umano. La sua prosa rapida e antica conserva un laboratorio narrativo essenziale per capire la nascita della novella italiana.

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Il Novellino è una raccolta medievale anonima della tradizione italiana, compilata molti secoli prima dei moderni termini di copyright. La datazione medievale sostiene la base di pubblico dominio di questa edizione italiana.

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Il Novellino

MASUCCIO, I SUOI TEMPI, IL SUO LIBRO.

DISCORSO.

I.

Il Novellino di Masuccio Salernitano è un libro a pochissimi noto, perchè morde i cattivi costumi dei preti e dei frati, i quali lo messero al primo Indice , ne distrussero quante copie poterono averne in mano, e così riuscirono a farlo dimenticare. Ora si ristampa non perchè morde i costumi dei chierici, coi quali ci vuole altro che novelle, ma perchè è un libro importante per la storia, per l’arte, per la lingua nostra; perchè ci presenta un vivo ritratto degli uomini e dei costumi napoletani al tempo de’ Re Aragonesi, è un’opera di speciale bellezza, ed è scritto in buona lingua italiana nel mezzo del Quattrocento quando per tutta Italia non si scriveva che in latino. Si ristampa il Novellino perchè è un libro classico, e da oggi innanzi, che sarà letto bene e considerato, dovrà avere un posto nella nostra Letteratura. Masuccio è il Boccaccio napoletano; ed il suo Novellino ha molte parti simili al Decamerone, e pure è un’opera originale. Voi vedrete un napoletano schietto, aperto, senza ipocrisia, che parla grasso per ridere, ma in fondo è buono, è morale, è religioso ancora, e però si sdegna contro i falsi religiosi.

Ma chi fu questo Masuccio? quale fu il tempo in cui egli visse? che cosa è questo Novellino?

II.

Nella prima edizione del Novellino fatta in Napoli nel 1476 sta scritto così: «facto per Masuzo Guardato nobele salernitano» . Di questo Masuccio, o Tommaso Guardato abbiamo pochissime notizie: in quale anno nacque, in quale morì non sappiamo: visse nel Quattrocento sin verso la fine. Due grandi scrittori suoi contemporanei, Giovanni Pontano e Luigi Pulci , hanno parlato di lui. Il Pontano gli fece questo epitaffio:

Tumulus Masutii Salernitani fabularum egregii Scriptoris.

Hic quoque fabellas lusit tinxitque lepore,

Condidit ornatis et sua dicta jocis.

Nobilis ingenio, natuque nobilis idem,

Et doctis placuit principibusque viris.

Masutius nomen, patria generosa Salernum.

Haec simul et ortum praebuit, et rapuit.

E il fiorentino Pulci scrivendo una sua novella a Madonna Ippolita figliuola del Duca di Milano e moglie di Alfonso d’Aragona Duca di Calabria, a la quale è dedicato anche il Novellino, incomincia così: «Masuccio, grande onore della città di Salerno, molto imitatore del nostro M. Giovanni Boccaccio , illustrissima Madonna Ippolita, mi ha dato ardire a scrivere alla Vostra Eccellenza, leggendo a questi dì nel suo Novellino molte piacevoli cose, le quali poi che io intesi essere da V. S. graziosamente accettate e lette, ho fatto come i naviganti i quali sogliono addirizzar le loro navi dove le loro mercatanzie intendono aver ricapito.»

Nel Seicento Scipione Mazzella nella Descrizione del Regno di Napoli pag. 75, parlando degl’illustri salernitani, dice: «Nelle lettere sono stati famosi Giulio Pomponio Leto Tommaso Guardati , Gio: Andrea Longo, e Andrea Guarna .» E poco più innanzi dice «che la famiglia Guardati fu tra le nobili di Salerno, e scritta nel Seggio del Campo.»

Leonardo Nicodemi nelle sue Addizioni alla Biblioteca Napoletana del Toppi scrive qualche cosa di più, raccoglie l’epigramma del Pontano, le parole del Mazzella , e le notizie che sono nel Novellino medesimo; e aggiunge, ma non so donde l’abbia saputo, che Masuccio fu anche poeta eccellente, e scrisse versi, quantunque non rimanga altro di lui che questo libro di novelle ingegnose e piacevoli. Io sto col Pontano che lo conosceva, e non dice altro che fabellas lusit

Qualche altra notizia ho trovata io. Ho avuto a caso fra mani un Genealogico Discorso della famiglia Guardati di Ernesto Tebaldese, dedicato a lo illustrissimo signor Don Carlo Guardati. Venezia 1743 . In questo libro è scritto che la famiglia Guardati è nobile ed antica della città di Sorrento; che ceppo di questa famiglia fu Giacomo Guardato, il quale sin dal 1181 possedeva il feudo di Torricella ; e che da costui discesero in linea retto Alferio milite, cioè cavaliere, e possessore del feudo medesimo, Bartolomeo milite e fra i feudatari del 1275 annoverato, Giacomo II milite, Alferio II milite, Paolo milite, Giacomo III il quale ebbe vari figliuoli, di cui il primo Lazaro rimase in Sorrento, e il secondo Luise fu segretario di Raimondo Orsino Conte di Nola, Duca d’Amalfi, e Principe di Salerno, e diramò la sua casa in Salerno, ove fu ammesso in quella antichissima nobiltà nel Seggio del Campo. Questo Luise ebbe in moglie Margherita Mariconda, dalla quale gli nacquero Masuccio , insigne per letteratura, e Francesco. Masuccio tolse in moglie Cristina Pando, dalla quale ebbe quattro figliuoli, Alferio, Luise, F. Vincenzo dell’ordine de’ Predicatori, e Caracciola che fu damigella della Duchessa di Calabria, e da costei fu data in moglie ad Antonio Fagella. Il Tebaldese non dice altro della discendenza di Masuccio, e seguita a parlare dei soli Guardati di Sorrento sino ai suoi tempi. La famiglia ancora esiste nella cittadinanza di Sorrento, ed io conosco il signor Andrea Guardati compito gentiluomo.

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Iunii

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Questa edizione dell’84, prima di Venezia, non l’ho veduta.

4.ª La quarta edizione è di Venezia 1492, io l’ho veduta, l’ho avuta dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, l’ho tenuta per tre mesi, e l’ho copiata. È un libro in folio, a due colonne, bei caratteri tondi, carte 72, ed ogni novella ha la sua figura. Nella prima carta è scritto questo titolo Novellino de Masuc— cio Salernitano . La dedica del Tuppo non c’è. Nella seconda carta è la Tavola o Repertorio degli argomenti, come nella edizione milanese dell’83, e sono riprodotti in ultimo gli stessi errori di stampa.

Nella terza carta dove comincia il Prologo è una grande incisione in legno che occupa tutta la pagina, rappresentante la Duchessa seduta fra quattro damigelle, e innanzi da lei Masuccio che inginocchiato le presenta il libro: dietro Masuccio stanno cavalieri e cortigiani. Nel fondo del quadro è un giardino terminato da un muro merlato, e pare il giardino del palazzo della Duchesca che era presso le mura della città: nel giardino è un animale che parrebbe un caprio: a piedi della Duchessa è un cagnolino, innanzi al quadro un grosso mastino. Nel fregio superiore a questo quadro è Amore che suona il violino, ed ha intorno varii libri di musica. Nel fregio inferiore è lo scudo d’Aragona in mezzo: a destra un caprone che ha sul dorso un amorino alato con un cesto in capo, ed è tirato da un fanciullo che porta una palma, e seguito da due altri fanciulli dei quali uno suona la sampogna l’altro porta la cornucopia: a sinistra un montone con un altro amorino sul dorso portante un altro canestro, un fanciullo con palma lo tira, un altro fanciullo che suona il violino, ed uno con cornucopia in una mano e con un cesto in ispalla lo seguono. Questa incisione mi pare che abbia molto pregio per arte.

Dopo il prologo, che ha una figura anch’esso, seguono le novelle. In fine del libro è scritto così: «Finisce il Novellino di Masuccio Salernitano. Impresso in Venezia per Johani et Gregorio de Gregorii fratelli; in lano della humana recuperatione millesimo cccclxxxxii ad dì xxi de Luglio. Tenente la inclita Veneta republica Agostino Barbarigo Duce Serenissimo.»

5.ª Il Novellino.... in fine: Impresso in Venezia per Bartolomeo de Zannis da Portese nel M. ccccciii a di xxiv de fevraro — In folio, con figure in legno.

6.ª — Venezia 1510, in folio.

7.ª — Venezia officina Gregoriana a dì xxjj de Novembre 1522. in folio.

Riprodotta dalla medesima officina Gregoriana a dì jjx Zugno 15 xxv . in quarto.

In queste due edizioni 6.ª e 7.ª il testo fu corretto da L. Paolo Rossello, e il libro dedicato a Girolamo Soranzo.

8.ª — Venezia — Marchio Sessa 1531.

Riprodotta dal medesimo Sessa nel 1535, in ottavo.

Questa riproduzione del 1535 si conserva nella Biblioteca Nazionale di Firenze, ed è in carattere corsivo: io l’ho veduta.

9.ª — con somma diligentia nuovamente rivisto e corretto. Venezia Marchio Sessa 1539, in ottavo.

Riprodotto dal medesimo Sessa nel 1541, in ottavo.

Questa edizione del Sessa ebbe nuove correzioni da Sebastiano Corrado, che la dedicò a Gio: Battista Boiardo Conte di Scandiano.

10.ª Le cinquanta novelle di Massuccio Salernitano intitolate il Novellino nuovamente con somma diligentia reviste corrette e stampate . Una gatta con suoi gattini, e un sorcio in bocca. Sotto M. S. (Marchio Sessa) Più sotto queste parole Dissimilium infida societas . Senza anno nè luogo: pare fatta nel principio del Seicento, ma di nascosto. È scorrettissima, e verso la fine è monca degli esordii e delle conclusioni. È stata fatta su l’edizione precedente, ha la dedica del Corrado, ed è detta l’edizione della gatta

11.ª Il Novellino di Masuccio Salernitano in toscana favella ridotto, all’orrevole Aristarco Scannabue della Frusta Letteraria autore dedicato. In Ginevra (Lucca) 1765, vol. 2. in 8. Precede una lettera dedicatoria, anzi minchionatoria di uno che si sottoscrive Ferondo Frustalasino, all’orrevole baccalare Aristarco Scannabue , e reca la data dall’altro mondo il

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02viii
  3. 03mcccclxxxiiii
  4. 04Il greco avisa lo cavallo e disse:
  5. 05Il greco avisò e disse:
  6. 06Il greco la prese e miselasi in pugno e strinse, e puoselasi all’orecchie, e poi disse:
  7. 07Il greco rispuose:
  8. 08Il greco rispuose:
  9. 09Li vecchi l’insegnarono:
  10. 10Il giovane rispuose:
  11. 11Il giovane rispuose:
  12. 12Il re incominciò a parlare al figliuolo, udente molti baroni, e disse:
  13. 13Il povero dicea:
  14. 14L’amico rispuose:
  15. 15Il pellegrino cominciò ad adirarsi dicendo:
  16. 16Il giullare andò al padre e prese i marchi, et elli si trasse il dente.
  17. 17Il re giovane avisò costui che l’avea e venne sanza romore a·llui e disseli chetissimamente:
  18. 18Li cavalieri fuggiro, quando l’udiro parlare, che prima credevano che dormisse.
  19. 19Il re giovane rispuose:
  20. 20L’uno si fece avanti e disse:
  21. 21L’uno de’ due savi rispuose:
  22. 22L’altro rispuose e disse:
  23. 23Il matto se n’andò, e ’ savi rimasero. Disse l’uno:
  24. 24D’uno uomo di corte ch’avea nome Saladino
  25. 25Il giullare si rimase così, e non ebbe del vino.
  26. 26D’una quistione che fu posta ad un uomo di corte
  27. 27Li maestri rispondeano:
  28. 28D’una campana che s’ordinò al tempo del re Giovanni
  29. 29Il vescovo rispose:
  30. 30Il piovano uscì di sotto il letto e disse:
  31. 31Il vescovo si vergognò e perdonogli, ma molte minacce li fece dinanzi alli altri cherici.
  32. 32Li ambasciadori rispuosero:
  33. 33Li sergenti rispuosero:
  34. 34di lor voce il levan suso,
  35. 35D’una quistione che fece un giovane ad Aristotile
  36. 36I fanti, per la nuova cosa, l’andaro a dire al signore, et egli il domandoe e disse:
  37. 37Il giullare rispuose:
  38. 38Il messaggio il menò e disse:
  39. 39Il donno disse:
  40. 40L’uno rispuose:
  41. 41Il frate rispose:
  42. 42Il mulo sì li mostrò il piede dritto, sì che li chiovi pareano lettere. Disse il lupo:

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