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Italian Edition

Literature

Il Re del Mare

Italian BooksWhale Edition by Emilio Salgari

Sandokan, Yanez e Tremal-Naik affrontano nuovi nemici tra Borneo, foreste e battaglie navali, a bordo del potente Re del Mare.

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Book introduction

Il Re del Mare

Il Re del Mare riporta in scena Sandokan, Yanez, Tremal-Naik e i loro compagni in un’avventura tra gli arcipelaghi del Sud-est asiatico. Incendi, assalti, fughe e scontri sul mare accompagnano una lotta in cui i segreti personali incidono sulle alleanze. Emilio Salgari costruisce il romanzo in due parti di sedici capitoli ciascuna, alternando pericoli nella foresta e manovre di guerra navale.

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Emilio Salgari morì nel 1911; l’opera fu pubblicata nel 1906. Questa edizione riproduce il testo originale italiano di pubblico dominio da Wikisource, senza note o aggiunte editoriali moderne.

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Preview chapterParte primaRead preview

Parte prima

Preview chapterI. Sulla «Marianna»Preview

— Dunque, si va avanti sì o no? Corpo di Giove! È impossibile che noi siamo caduti come tanti stupidi su un banco.

— È impossibile avanzare, signor Yanez.

— Che cos’è dunque che ci ha fermati?

— Non lo sappiamo ancora.

— Per Giove! Era ubbriaco il pilota? Bella fama che si acquistano i Malesi! Ed io che li avevo creduti, fino a stamane, i migliori marinai dei due mondi! Sambigliong, fa’ spiegare dell’altra tela. Il vento è buono e chissà che non riusciamo a passare.

— Non faremo nulla, signor Yanez, perchè la marea cala rapidamente.

— Che il diavolo si porti all’inferno quell’imbecille di pilota!

L’uomo che così parlava, si era voltato bruscamente verso la poppa colla fronte aggrottata e il viso alterato da una collera violentissima.

Quantunque avesse varcata, e forse di qualche anno, la cinquantina, era ancora un bell’uomo, aitante, con lunghi baffi grigiastri accuratamente arricciati, la pelle leggermente abbronzata, con lunghi capelli che gli sfuggivano al di sotto di un ampio cappello di paglia di Manilla, somigliante ad un sombrero messicano, adorno d’un gallone di velluto azzurro con nappine.

Vestiva con molta eleganza, di flanella bianca, con bottoni d’oro e portava alla cintura una larga fascia di velluto rosso, reggente un paio di pistole dalla canna lunga e rabescata ed il calcio con intarsi d’argento e di madreperla, armi senza dubbio di fabbrica indiana, e calzava alti stivali di mare, di pelle gialla, colla punta un po’ rialzata.

— Pilota! — gridò.

Un malese, dalla pelle quasi fuligginosa, con riflessi color del mattone, gli occhi un po’ obliqui che avevano un lampo giallastro che produceva uno strano effetto su chi lo vedeva, a quella chiamata, aveva abbandonata la ribolla del timone che fino allora aveva tenuta e si era accostato a Yanez con un fare sospettoso che tradiva una coscienza poco tranquilla.

— Padada, — disse l’europeo con voce secca, mentre appoggiava la destra sul calcio d’una delle due pistole, — come va questa faccenda? Parmi tu avessi detto che conoscevi tutti i passi della costa bornese ed è solo per ciò che io ti ho imbarcato.

— Ma, signore... — balbettò il malese con aria imbarazzata.

— Che cosa vuoi dire? — chiese Yanez che forse, per la prima volta in vita sua, pareva avesse perduta la sua flemma abituale.

— Questo banco non esisteva prima.

— Briccone, vuoi tu che sia sorto stamane dal fondo del mare? Sei un imbecille! Tu hai dato un colpo falso di barra per arrestare la Marianna.

— A quale scopo, signore?

— Che ne so io? Potrebbe darsi che tu fossi d’accordo con quei misteriosi nemici che hanno sollevato i dayachi.

— Non ho avuto altri rapporti che coi miei compatriotti, signore.

— Credi che ci potremo disincagliare?

— Sì, all’alta marea.

— Vi sono molti dayachi sul fiume?

— Non credo.

— Sai che abbiano buone armi?

— Non ho veduto presso di loro che qualche fucile.

— Chi può essere stato a sollevarli? — borbottò Yanez. — Vi è un mistero qui sotto che io non riesco a spiegare, quantunque la Tigre della Malesia si ostini a vedere in tuttociò la mano degl’Inglesi. Speriamo di giungere in tempo e di ricondurre Tremal-Naik e Darma a Mompracem, prima che i ribelli invadano le loro piantagioni e distruggano le loro fattorie. Vediamo se possiamo lasciare questo banco prima che la marea abbia raggiunto la sua massima altezza.

Volse le spalle al malese e si diresse verso prora, curvandosi sulla murata del castello.

La nave che aveva dato in secco, probabilmente in causa d’una falsa manovra, era uno splendido veliero a due alberi, costruito di certo da poco tempo a giudicarlo dalle sue linee ancora perfette, con due immense vele simili a quelle che portano i grossi prahos malesi. Doveva stazzare non meno di duecento tonnellate ed aveva un armamento da renderlo temuto anche a qualche piccolo incrociatore.

Ed infatti, aveva sul cassero due pezzi da caccia di buon calibro, protetti da una barricata mobile formata da due grosse lastre di acciaio congiunte ad angolo e sul castello di prua, quattro lunghe e grosse spingarde, armi eccellenti per mitragliare i nemici, quantunque di corta portata.

Preview chapterII. Assalto e fugaPreview

Se quel veliero appariva bellissimo all’esterno, tale da poter gareggiare coi più splendidi yachts di quell’epoca, l’interno, specialmente il quadro di poppa, era addirittura sfarzoso.

La sala centrale soprattutto, che serviva da pranzo e da ricevimento insieme, era ricchissima, con scaffali, tavola e sedie in mogano con intarsi di madreperla e filettature d’oro, con tappeti persiani in terra e arazzi indiani alle pareti e tende di seta rosa con frange d’argento alle piccole finestre.

Una grande lampada, che pareva di Venezia, pendeva dal soffitto, e tutto all’intorno, negli spazi nudi, si vedevano splendide collezioni d’armi di tutti i paesi.

Coricato su un divano di velluto verde, fasciato dal capo alle piante e avvolto in una grossa coperta di lana bianca, stava l’intendente di Tremal-Naik già medicato e rinforzato da qualche buon cordiale.

— Sono cessati i dolori, mio bravo Tangusa? — gli rispose Yanez.

— Kibatany possiede degli unguenti miracolosi — rispose il ferito. — Mi ha spalmato tutto il corpo ed ora mi sento molto meglio di prima.

— Raccontami come è successa la cosa. Innanzi tutto, è sempre al kampong di Pangutaran, l’amico Tremal-Naik?

— Sì, signor Yanez, e quando l’ho lasciato stava fortificandosi per resistere ai dayachi fino al vostro arrivo. Quando è giunto a Mompracem il messo che vi abbiamo spedito?

— Tre giorni or sono e come vedi noi non abbiamo perduto tempo ad accorrere col nostro miglior legno.

— Che cosa pensa la Tigre della Malesia di questa improvvisa insurrezione dei dayachi, che fino a tre settimane or sono guardavano il mio padrone come il loro buon genio?

— Abbiamo fatto insieme tante congetture e forse non abbiamo indovinato il vero motivo che ha deciso i dayachi a prendere le armi ed a distruggere le fattorie che erano costate tante fatiche a Tremal-Naik.

« Sei anni di lavoro e più di centomila rupie spese forse inutilmente! Avete qualche sospetto?

— Ecco, signore, quanto abbiamo potuto sapere. Un mese fa e probabilmente anche prima, è sbarcato su queste coste un uomo che non sembra appartenere nè alla razza malese, nè a quella bornese, che si diceva fervente mussulmano e portava in testa il turbante verde come tutti coloro che hanno compiuto il pellegrinaggio alla Mecca.

« Voi sapete, signore, che i dayachi di questa parte dell’isola non adorano i genî dei boschi, nè gli spiriti buoni e cattivi come i loro confratelli del Sud, e che sono invece mussulmani, a loro modo s’intende e non meno fanatici di quelli dell’India centrale.

« Che cosa abbia dato ad intendere quell’uomo a questi selvaggi, nè io nè il mio padrone siamo riusciti a saperlo. Il fatto è che riuscì a fanatizzarli ed indurli a distruggere le fattorie ed a ribellarsi all’autorità di Tremal-Naik.

— Ma che storia mi racconti tu! — esclamò Yanez, che era al colmo della sorpresa.

— Una storia tanto vera, signor Yanez, che il mio padrone corre il pericolo di morire abbruciato nel suo kampong assieme alla signorina Darma, se voi non accorrete in suo aiuto.

— Quell’uomo dal turbante verde non ha, dunque, aizzato quei selvaggi solo contro le fattorie?

— Anche contro il mio padrone e vogliono la sua testa, signor Yanez.

Il portoghese era diventato pallido.

— Chi potrà essere quel pellegrino? Quale misterioso motivo lo spinge contro Tremal-Naik? L’hai visto tu?

— Sì, mentre scappavo dalle mani dei dayachi.

— È giovane, vecchio...

— Vecchio, signore, alto di statura e magrissimo, un tipo da vero pellegrino che ha fame e sete. E vi è di più ancora che aggrava il mistero — aggiunse il meticcio. — Mi hanno detto che due settimane or sono è giunta qui una nave a vapore che portava la bandiera inglese e che il pellegrino ha avuto un lungo colloquio con quel comandante.

— È partita subito quella nave?

— La mattina seguente, ed ho il sospetto che, durante la notte, abbia sbarcato delle armi, perchè ora non pochi dayachi posseggono dei moschetti e anche delle pistole, mentre prima non avevano che delle cerbottane e delle sciabole.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Parte prima
  2. 02I. Sulla «Marianna»
  3. 03II. Assalto e fuga
  4. 04III. Sul Kabatuan
  5. 05IV. In mezzo al fuoco
  6. 06V. Le confessioni del pilota
  7. 07VI. La carica degli elefanti
  8. 08VII. Il «kampong» di Pangutaran
  9. 09VIII. Lo scoppio della «Marianna»
  10. 10IX. La prova del fuoco
  11. 11X. L’assalto al «kampong»
  12. 12XI. Il ritorno di Kammamuri
  13. 13XII. L’orgia dei Dayachi
  14. 14XIII. La ritirata attraverso le foreste
  15. 15XIV. La nave americana
  16. 16XV. Fuoco di bordata!
  17. 17XVI. La dichiarazione di guerra
  18. 18Parte seconda
  19. 19I. Una spedizione notturna
  20. 20II. Un audace colpo di mano
  21. 21III. Un combattimento terribile
  22. 22IV. Sir Moreland
  23. 23V. La caccia al «Re del Mare»
  24. 24VI. I misteri di Sir Moreland
  25. 25VII. Nel Mar della Sonda
  26. 26VIII. L’isola di Mangalum
  27. 27IX. La rivincita dei coloni
  28. 28X. Il ritorno del «Re del Mare»
  29. 29XI. La crociera del «Re del Mare»
  30. 30XII. Nelle acque di Sarawack
  31. 31XIII. Il disastro della «Marianna»
  32. 32XIV. Il «Demonio della Guerra»
  33. 33XV. Le ultime crociere
  34. 34XVI. Il figlio di Suyodhana

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