Italian Edition
Literature
La secchia rapita
Italian BooksWhale Edition by Alessandro Tassoni
Tassoni trasforma una guerra tra città in poema eroicomico di burla, politica e parodia epica.
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Book introduction
La secchia rapita
La secchia rapita racconta in tono eroicomico il conflitto tra Modena e Bologna nato da un oggetto minimo. Alessandro Tassoni smonta l’epica tradizionale con ironia, ritmo narrativo e gusto per l’assurdo politico.
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Alessandro Tassoni morì nel 1635; l’opera fu pubblicata o composta intorno al 1622. Questi dati sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione italiana.
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La secchia rapita
CANTO PRIMO.
ARGOMENTO.
Del bel Panaro il pian, sotto due scorte,
A predar vanno i Bolognesi armati;
E da Gherardo altri condotti a morte,
4
Altri dal Potta son rotti e fugati.
Gl’ incalza di Bologna entro le porte
Manfredi, i cui guerrier co’ vinti entrati
Fanno per una secchia orribil guerra,
8
E tornan trionfanti alla lor terra.
I.
Preview chapterVPreview
orrei cantar quel memorando sdegno
Ch’ infiammò già ne’ fieri petti umani
Un’infelice e vil secchia di legno,
12
Che tolsero ai Petroni
Preview chapteri Gemignani.Preview
Febo che mi raggiri entro lo ’ngegno
L’orribil guerra e gli accidenti strani,
Tu che sai poetar, servimi d’aio,
16
E tiemmi per le maniche del saio.
II.
E tu, nipote del rettor del mondo,
Del generoso Carlo ultimo figlio,
Ch’ in giovinetta guancia e ’n capel biondo
20
Copri canuto senno, alto consiglio;
Se dagli studi tuoi di maggior pondo
Volgi talor per ricrearti il ciglio,
Vedrai, s’ al cantar mio porgi l’orecchia,
24
Elena trasformarsi in una secchia.
III.
Già l’aquila romana avea perduto
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02V
- 03i Gemignani.
- 04L’antico nido, e rotto il fiero artiglio
- 05Di mano agli empi usurpatori indegni:
- 06L’altre attendean, le feste, a suon di squille
- 07L’alto, stupendo e memorabil caso
- 08Di Bolognesi a’ loro insulti usati.
- 09Il martellar della maggior campana
- 10Il magnanimo ardir della donzella;
- 11Il Potta la raffrena e la rappella:
- 12Il capitan della petronia gente,
- 13I cui tamburi già da lunge udiva,
- 14Di ripassare a’ suoi facea disegno;
- 15Il destriero, e di sangue inonda i campi:
- 16L’un fatto prigionier, l’altro ferito
- 17Il Potta lor, come un demonio, addosso;
- 18I miseri Petroni ebber la caccia.
- 19L’aiutano i compagni, e fangli sponda
- 20Di girgli incontro e fargli un bell’onore.
- 21Di mezzo una città tanto possente;
- 22I due primi Anzían teste di banca.
- 23I cursori del popol colle mazze
- 24Il nemico a seguirci ebbe due piedi,
- 25Il mio collega è conte e cavaliero,
- 26Il nostro reggimento a voi mandato,
- 27Il popol nostro è un popol del demonio,
- 28Mi faccia oggi venir la vita meno.
- 29Di mezzo la città nel dì lucente
- 30Il Baldi ch’era astuto come veglio,
- 31Di seder oggi in così degna sede.
- 32Il suo nome primier conserva e tiene.
- 33I regni dell’aurora almi e felici
- 34Vi manda ad offerir la patria mia,
- 35Di cambiare una secchia in una terra;
- 36Il calvo a chi la chioma non afferra.
- 37Il dì che venne, il cambio fu approvato,
- 38Il Baldi si scusò che non avea
- 39Il terzo dì, ch’ognun stava aspettando
- 40L’affisse al tronco d’un antico pioppo
- 41Il suo cammin colui, spronando forte
- 42I cocchi uscir sovra rotanti stelle,
- 43Il braccier della Dea, l’aio del Putto,
- 44Di che la Madre ne sospira e geme,
- 45Di Giove, andò le Parche ad iscusare,
- 46Vi perde il vanto suo qual più lucente
- 47I sommi Eroi de’ fortunati regni,
- 48Di quei che con villan modo insolente
- 49Di topi il mondo e di ranocchi spenti;
- 50Di corpi morti inalzerò montagne;
- 51Di farlo or noto alle celesti menti.
- 52Di stoppa rimaner la barba d’oro.
- 53Il Panaro gonfiarsi, e in atto strano
- 54Il fulmine arrecogli in questo dire.
- 55L’oste di Castelfranco un gran pollaio
- 56Di candido ermesin tutto trinciato
- 57Di bianco il piè leggiadro era calzato:
- 58Di gir coll’armi a racquistar la Secchia.
- 59L’intesero gli amanti, e alla difesa
- 60Di far venire un re quivi in persona:
- 61L’Alpi, e discende a guerreggiar ne’ piani:
- 62Di Federico, onor dell’armi, disse;
- 63Di Modana che posta era in periglio
- 64D’andar egli in persona a quell’impresa:
- 65L’avviso, che già il conte di Nebrona
- 66I Modanesi armati alla campagna,
- 67I pronepoti lor n’odano il vanto.
- 68Il prato de’ Grassoni a destra mano
- 69Di semplice vermiglio avea segnati
- 70Il suo stendardo e l’armatura forte:
- 71Il Panaro diviso, e ’ndietro spinto,
- 72Il destrier che portò Bellorofonte
- 73Il sagace Claretto era con esso,
- 74Il fiero zoppo d’Ugolin Novelli.
- 75Il presidio nemico e ’l capitano,
- 76Di Prendiparte Pichi il figlio armato
- 77Di Carpi il freno, uom vecchio e podagroso,
- 78Di Manfredi cugín, detto Leonello.
- 79Il cavalier un elefante alato
- 80Di quella terra e del vicin paese,
- 81Di Moran, delle Pigne e di Saltino;
- 82Di Bianca Pagliarola innamorato,
- 83Il signor di Pazzan dietro gli fue,
- 84Di rampiconi armati e pali acuti.
- 85Di Veriga e Bison l’insegna al vento,
- 86Il Conte di Miceno era un signore,
- 87Di concerto spiegando i due stendardi
- 88Di Sestola e Fanano a un tempo stesso.
- 89L’uno ha tre monti in aria, e ’l motto, Tardi
- 90Di giavellotti armati e giannettoni,
- 91Di panciere e di targhe eran costoro,
- 92Il Potta fece anch’egli alla campagna
- 93I cavalieri avean la spada cinta,
- 94Il re seimila fanti ghibellini,
- 95Il Potta, ma passò di là dall’onda;
- 96i condussero in fretta all’altra sponda.
- 97Il Potta ch’era un uom molto eloquente,
- 98Il re giungerà in campo innanzi sera;
- 99Di casa Bonason, detto Nasidio,
- 100Il popolo reggian col modanese
- 101Il re tosto chiamar fece a consiglio
- 102Il Potta si guardò ch’ei nol sentisse,
- 103Il re che avea desío che si spedisse
- 104Il Potta che sapea, che i Parmigiani
- 105Di Scalandrone da Bismanta avea,
- 106I cavalli lasciaro addietro i fanti
- 107L’animoso Foresto avea un destriero
- 108Di sangue e di bragiole e maglia trita.
- 109Il nemico l’uscita, entrar procaccia.
- 110Il primo avea il cervel fuor di calende;
- 111Di Salinguerra il poderoso dico,
- 112Il seme del superbo Aldobrandino.
- 113Di non aver finito il madrigale.
- 114Il saggio Conte i suoi non abbandona;
- 115I terrazzani al primo suo apparire;
- 116Il Conte al guardian chiese rimedio
- 117Il Conte ch’era mezzo disperato,
- 118Il frate uscì a trattar subito fuora,
- 119Il frate al campo; e ’l Conte a lui converso:
- 120Il frate gliene fece una portare
- 121Di tornare in soccorso infra poch’ore,
- 122Il partito proposto esser parea;
- 123Il Conte che tenea l’orecchie intente;
- 124Il Conte e già poteva esser lontano;
- 125Il ritorno aspettar del capitano,
- 126L’esercito reggian, fatto sicuro
- 127Il guardian ch’ebbe a fatica loco
- 128Di quello stuol che di Rubiera uscía;
- 129Di Scalandron, per onorar la festa:
- 130C
- 131Il Potta che si vide esser gabbato,
- 132Il Potta avea de’ suoi gli animi accesi
- 133Di saette e di pietre aspra e mortale:
- 134I mangani al ferir maggior paura
- 135L’insegna; e ’ntanto i suoi colle balestre
- 136L’armi distrugge, e lascia il braccio ignudo
- 137Di furore di rabbia e di veleno.
- 138L’uno di qua, l’altro di là procaccia
- 139Il discendente del famoso Ovidio.
- 140Il feroce e l’imbelle ad una sorte
- 141Il Potta vuol che Castelfranco sia
- 142Di cui non era in Lombardia il più bello.
- 143Di Bologna la fama intorno sparse,
- 144Il papa ch’era padre e protettore
- 145Il Papa non ritrasse alcuna lode.
- 146Il perfido caval per certe coste
- 147L’armatura dorata e rilucente
- 148Di salmerìa superba e prezíosa.
- 149Di porpora e di fregi ornata gía.
- 150Il magnanimo cor di Salinguerra
- 151Il Nunzio che sapea la cosa chiara,
- 152Di lance e spiedi armate alla leggiera:
- 153Di Cervia sol la numerosa schiera
- 154I cittadini suoi per tutto il mondo.
- 155Il secondo figliuol del Malatesta;
- 156Il giovinetto nella faccia mesta
- 157Di maiolica fina erano armati.
- 158Di Mainardo d’Ircon da Susinana,
- 159Di gente disperata, empia e scherana
- 160Di Paulo dianzi entro la sesta schiera.
- 161Di spoglie e di trofei di gente morta.
- 162Il tirano a tre gioghi; e di vermiglia
- 163Il pretor di Bologna in grande altezza
- 164Il buon conte Romeo Pepoli vecchio,
- 165Il destro corno Salinguerra prese;
- 166Il signor di Ravenna e i Faentini,
- 167Il mezzo ritenean della battaglia.
- 168Il carroccio restò, com’era usanza
- 169Di Castelfranco alla battaglia in fretta,
- 170Di sopravvesta bianca e ricamata
- 171D’aquile d’oro il re, con un cimiero
- 172Di piume bianche, e sopra un gran corsiero.
- 173D’ira e di rabbia si mordea le mani
- 174Di non trovarsi allor Gherardo allato:
- 175I Gemignani a piè con cambio secco
- 176Il Pretore, il carroccio e ’l gonfalone:
- 177Il grandinar delle saette sparte.
- 178Di morte e di terror tutte ripiene.
- 179M’avea spinto il destrier per fianco addosso:
- 180Il Conte rispondea: Non v’adirate,
- 181Il trasporta sui fior giù della sella.
- 182Vi rinculate voi da cotestui
- 183Il mondo: ora v’addiaccia il sollione?
- 184Il re con più fervor gli animi accende,
- 185D’oro e di piume alteramente adorno:
- 186Di glorioso inestinguibil lampo.
- 187Di lasciar colla spada orribil segno.
- 188Il Conte cadde, a quell’incontro, al piano.
- 189Il sagace Tognon che la vendetta
- 190I fichi secchi e le castagne in forno;
- 191Il re che si rivolge e ’l guardo gira,
- 192Di due percosse il re fu colto intanto
- 193Il ferì Gabbíon di Gozzadino;
- 194Di testa gli levò tutto il cimiero.
- 195Il Conte che si volge, e ’n terra il mira,
- 196Il Re prende la briglia, e salir tenta;
- 197Il re si scuote, e a un tempo il ferro caccia
- 198Di Tognon che gli cinge i fianchi e ’l petto:
- 199I Tedeschi, del vino ingordi e ghiotti,
- 200Il popolo del mar le spalle diede;
- 201Il destrier che di scherma non s’intende,
- 202Il ramarro che ’l bracco a seguir prende.
- 203L’anima sciolta disdegnosa e vaga
- 204Il Potta, che tornar vede la schiera
- 205Di Tmomasino, e quel, che più gli dolse,
- 206I
- 207l Conte di Culagna era fuggito,
- 208I magnanimi cor, di sdegno ardenti,
- 209I cimieri, gli scudi e le loriche
- 210Il vento gli disperge e gli dissolve.
- 211I Ferraresi allor furo assaliti.
- 212Il Conte a quella nespola brumesta;
- 213D’ira avvampando e di furor, s’è tratto:
- 214Il guardo, e vede il Principe lontano.
- 215I titoli vendea per un presciutto.
- 216L’arroncigliar con più di cento uncini
- 217Il capitan Paolucci a Perdigone
- 218Il buon Omero Tortora assalito,
- 219L’armi e la ricca tua serica vesta
- 220Di sangue e di sudor tutto coperto.
- 221Vi restar morti, e Cittolo Oradino;
- 222Vi s’abbattè il Dottor da Palestrina,
- 223D’intorno copriran tutta la terra!
- 224Il Potta avea assaliti i Faentini,
- 225Il Potta di sua man tolse la vita.
- 226Il modanese stuol più non sostenne
- 227Il Potta pien di rabbia e disperato,
- 228Il Conte di Culagna era fuggito,
- 229I Gemignani alla sinistra sponda
- 230Di Manfredi sorelle, e sue dilette:
- 231Di Perinto ch’a’ suoi dava la caccia.
- 232Il fortissimo eroe periva forse:
- 233L’armi difeser lui; ma cadde ucciso
- 234Il campo che fuggia, voltò la fronte,
- 235Il Signor di Faenza era in battaglia
- 236Il corno manco alfin de’ Gemignani
- 237Il suon dell’armi e de’ cavalli udito.
- 238Di Ferraresi, armar la prima classe.
- 239I gridi e gli urli; e con feroce insulto
- 240I due guerrier che combatteano in fronte.
- 241Di farne memorabile vendetta.
- 242Di lui non era, o di miglior consiglio.
- 243Di liberar di Federico il figlio:
- 244Di dugento cavalli, e mille fanti;
- 245Di Sant’Elena il fiore indi seconda,
- 246L’armi ha dorate, e nell’insegna al vento
- 247Di sulfureo color gente produce.
- 248D’ignota stirpe, e a ministero indegno
- 249Di Pontelungo, e quei di Polverara,
- 250L’altra che segue, ove congiunte a stuolo
- 251Di tre spade d’argento: e in guisa eccede
- 252Il nono duce Ugon di Santuliana
- 253L’un campo e l’altro sul Panaro aspetta
- 254L’architetto maggior mastro Pasquino
- 255Il primo è del Collegio e de’ Signori,
- 256Il secondo, di Rodi è cavaliero,
- 257Di Casa Barzellin, detto fra Piero.
- 258Il Potta che ’l disegno a’ cenni intese,
- 259Il cieco Scarpinel con l’arpa e ’l canto.
- 260V’accorrean gli Amoretti, e dal bel volto
- 261L’aria, l’acqua e la terra in varie forme
- 262Vivi sicura di mia fè verace;
- 263Di dolci punte che temprava Amore.
- 264Il cieco allor stette sospeso alquanto;
- 265L’amor di Sesto e gli empi spirti ardenti
- 266Il re superbo de’ romani eroi
- 267Di trinciere e di fosse ei la cingea.
- 268Di consenso comun fu terminato
- 269Di montar sulle poste allora allora,
- 270Il padrone, e ad aprir corser veloci.
- 271Di consenso comun la regia prole
- 272L’uno di qua, l’altro di là dall’onda:
- 273Di ch’era il marmo lucido intagliato:
- 274D’uom di dolore e di vergogna insano:
- 275Il letto e l’onda, e tremò intorno il lito:
- 276Il nobil lin, di cui già tele ordiva
- 277Il lume ritornò, ch’era sparito,
- 278Di bianca sopravvesta e rilucente
- 279Di gemme, era vestito: e l’armatura
- 280Di puro argento avea, bianco il cimiero:
- 281D’età di sedici anni esser parea:
- 282Il terzo giostrator fu Valentino
- 283Il quinto fu il signor di Livizzano;
- 284L’asta rotta si fesse, e ’l colpo strano
- 285Il Potta rivoltato a Zaccaria
- 286Il rifiutar la prova della spada,
- 287Il cangerai (soggiunse) al tuo dispetto
- 288Il Cavalier dell’isoletta s’era
- 289I cavalier sul corno a forza tolti,
- 290Di non forse inegual prosopopea;
- 291Il Cavalier dell’isola ristette
- 292Il mar Tirreno, e sbalza e fortuneggia;
- 293Di terra si levò tutto arrabbiato;
- 294Il mio val più del tuo, nè saría onesto
- 295Il buon Roman che la tempesta sente,
- 296Il dì seguente il giostrator si stette
- 297V’escan di mano, e che per altra giostri?
- 298Di tante onde pur dianzi era ripieno,
- 299Di quel che brami: usciam della riviera;
- 300Di comparire a far qui di se mostra;
- 301L’aste, il cavallo, e l’armi onde guernito
- 302Il cambiar lancia era miglior partito:
- 303D’amante, e fagli alfin le corna in faccia
- 304I
- 305l carro della notte era già fuora
- 306Il glorìoso Conte di Culagna.
- 307Di gran momento a intenerir l’amata,
- 308Di quelle che i Toscan chiamano prette.
- 309Di Taranto ad armar gente da guerra,
- 310D’Affrica i venti fieri e d’Orìente
- 311L’ondeggiar della placida marina
- 312I due fratelli di lontano vede,
- 313Il foco e l’aria e l’acqua e ’l ciel si mesce:
- 314Il principe e costei d’un padre stesso
- 315Il padre, e maritò la giovinetta:
- 316Il Principe ristette: ed ella, poi
- 317Il mio fratello e la cittade e l’armi.
- 318L’avea chiamato a se tutta cortese:
- 319Di far che resti il malaccorto un bue,
- 320Il pazzo rio d’attossicarla spera.
- 321Il Conte fisso già nella proterva
- 322Il medico Sigonio; e in pagamento
- 323Di darle di sua man condegna morte.
- 324I cibi, e sulla mensa il pranzo accolto.
- 325L’occhio pronto pertutto, e non s’affretta
- 326Il Conte in fretta mangia, e si diparte,
- 327Di paura, e chiamando il confessore,
- 328Il Coltra e ’l Galìano, ambi speziali,
- 329Il portar due facchini a casa tosto.
- 330Di doversi morire ad ora ad ora:
- 331Di star anch’essi e l’una e l’altra aurora
- 332Il Conte di trovarlo entra in pensiero,
- 333Di far tignere il pel del corridore
- 334Il Conte che ’l candor del suo non trova,
- 335Il suo caval, nè sa dove sia gito;
- 336Di ritenersi ancor la Donna appresso,
- 337D’una giubba azzurrina ornata d’oro
- 338Il Conte la saluta in Candìotto,
- 339Il Potta fe’ condur segretamente
- 340Il Conte di Culagna entra in furore,
- 341Vi si conduce alfine, e perditore
- 342Il Conte che si vede andar fallato
- 343Di casa Toscanella, Attilio detto:
- 344D’ire alla guerra perchè dubitava
- 345Il Conte allor che vide al vento sparsi
- 346Di nol voler tentar s’egli potea:
- 347Il padrin che dormia poco lontano,
- 348Di sant’Ambrogio v’arrivaro a un tratto.
- 349D’intorno al letto suo s’era ridotta
- 350Il Conte si ristrigne e si lamenta;
- 351Di tenda in tenda intanto era volata
- 352Il medico, all’orina, in un baleno
- 353Di vecchia e dilicata malvagia,
- 354D’amorosa fortuna ardenti e belle
- 355Di quel foco gentil che l’alme incende,
- 356Il cui raggio, il cui lampo, il cui splendore
- 357Il Conte comparir nello steccato
- 358Il brando famosissimo e perfetto
- 359Di don Chisotto; e ’l fodro ha il suo padrino:
- 360L’altro ha Bertoldo; e l’uno e l’altro sprone
- 361L’interprete Zannin venia di trotto
- 362Il portano alla tenda, e sopra un letto
- 363Il chirurgo cavar gli fa l’elmetto
- 364Il tengono; e ciascun parla e discorre
- 365Di quelle parti, uom tanto principale,
- 366Il colpo onde dicea d’esser ferito;
- 367Il Conte dicea lor: Mirate bene,
- 368Il Conte, e al padiglion si fea portare;
- 369Di non poter scusar la sua follia,
- 370Di far morire il Conte entrò in pensiero
- 371Il Conte a Sant’Ambrogio era passato,
- 372Il Conte caricò la sua balestra,
- 373Il Conte si scusò che non potea;
- 374Il colse appunto al sommo delle reni
- 375Di volerlo ancor morto; e stuzzicato
- 376Il Papa in Lombardia manda un Legato.
- 377L
- 378I Bolognesi richiedean danari
- 379L’accortezza e ’l saver nocque all’ardire
- 380Il Tasso, e ’l Bracciolino il Legno santo:
- 381Il Marino il suo Adon lasciava in bando,
- 382Il trasse fuor del cammin dritto e trito,
- 383Il Nunzio a cui già un messo avea spedito
- 384I grilli che per l’erba ivan saltando.
- 385Di persone e di bestie ecco un drappello
- 386Di trebbian perfettissimo un quartaro;
- 387Di sughi d’uva non più visti in corte;
- 388Il Nunzio per la posta sopravvenne;
- 389Di trarre il Papa del passato errore.
- 390Il Nunzio ragunar fece il Senato
- 391Il Papa ch’è signor dell’universo,
- 392Il Papa sa che a correr questa lancia
- 393I danari di Dio fien meglio spesi,
- 394Il Papa è Papa, e noi siam poveretti,
- 395Il conservar la libertade antica,
- 396Di porne in pace con paterno zelo,
- 397L’onore intatto resti, e sia di noi
- 398Vi seguiran nel mar fra l’onde irate,
- 399Vi seguiran per solitaria via;
- 400Il discreto Pastor) s’ella vi piace.
- 401Il terzo se n’andò verso Bologna,
- 402Di mostarda di Carpi isquisitissime,
- 403Il ponte e la riviera indi passato,
- 404Il dì che venne, per trattenimento
- 405Il disprezzar l’autorità papale.
- 406Il Paulucci avvisò ch’immantenente
- 407Il seguisse al Bonden colla sua gente,
- 408I cavalli ch’addietro avea lasciati.
- 409I Petroni; e stimar cosa leggiera
- 410Il rischio, salta in un momento in piede,
- 411Il più gentil che fosse ai giorni sui,
- 412Il grido universal della canaglia:
- 413Di là dall’onda, e per le rive amene
- 414Il cognome all’uscir di quel periglio,
- 415Di Castelfranco ai muri abbandonati,
- 416Il popolo di Fano e di Cesena
- 417Di morti, ogni sentier di sangue tinto.
- 418I Bolognesi fuor della muraglia;
- 419Di vedergli abbassato il superciglio,
- 420Vi ridomando, ma però con patto
- 421Il Mirandola allora alzato in piede,
- 422L’istesso or vi conferma; e sol desia
- 423Mi siete stati intenti ad ascoltare,
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