BooksWhaleBooksWhale
La via del rifugio cover

Italian Edition

Literature

La via del rifugio

Italian BooksWhale Edition by Guido Gozzano

Venticinque poesie intrecciano sogno, memoria e ironia, cercando rifugio nelle piccole cose e interrogando il desiderio di vivere.

Preview
A sample from the prepared text
Formats
Online reader, EPUB, PDF
Access
Library claim

Book introduction

La via del rifugio

Nella sua prima raccolta, Guido Gozzano mette in dialogo l'aspirazione poetica con la fragilità dei desideri e delle illusioni. Oggetti familiari, figure femminili, ricordi e paesaggi quotidiani diventano occasioni di distanza ironica e di malinconia. Le venticinque poesie di La via del rifugio conservano l'alternanza di racconto, canto e riflessione che caratterizza la voce del poeta.

BooksWhale edition

How this edition was prepared

This edition is based on a public domain text and has been prepared for digital reading by BooksWhale.

Public domain basis

Why this edition can be shared

Guido Gozzano morì nel 1916. L’opera fu pubblicata per la prima volta nel 1907. Questa edizione utilizza il testo originale italiano storico di Wikisource, senza aggiunte editoriali moderne.

Read preview

A sample from the prepared text

Preview selected from the prepared reader text.

Preview chapterLa via del rifugioRead preview

Trenta quaranta tutto il Mondo canta canta lo gallo risponde la gallina... Socchiusi gli occhi, sto supino nel trifoglio e vedo un quatrifoglio che non raccoglierò. Madama Colombina s’affaccia alla finestra con tre colombe in testa passan tre fanti...

Belle come la bella vostra mammina, come il vostro caro nome, bimbe di mia sorella! ...su tre cavalli bianchi: bianca la sella bianca la donzella bianco il palafreno... Nel fare il giro a tondo estraggono le sorti. (I bei capelli corti come caschetto biondo rifulgono nel sole). Estraggono a chi tocca la sorte, in filastrocca segnando le parole. Socchiudo gli occhi, estranio ai casi della vita. Sento fra le mie dita la forma del mio cranio... Ma, dunque, esisto! O strano! vive tra il Tutto e il Niente questa cosa vivente detta guidogozzano! Resupino sull’erba (ho detto che non voglio raccorti, o quatrifoglio) non penso a che mi serba

la Vita. Oh la carezza dell’erba! Non agogno cha la virtù del sogno: l’inconsapevolezza. Bimbe di mia sorella, e voi, senza sapere cantate al mio piacere la sua favola bella. Sognare. Oh quella dolce Madama Colombina protesa alla finestra con tre colombe in testa! Sognare. Oh quei tre fanti su tre cavalli bianchi: bianca la sella, bianca la donzella! Chi fu l’anima sazia che tolse da un affresco o da un missale il fresco sogno di tanta grazia? A quanti bimbi morti passò di bocca in bocca la bella filastrocca signora delle sorti? Da trecent’anni, forse, da quattrocento e più si canta questo canto al gioco del cucù.

Socchiusi gli occhi, sto supino nel trifoglio e vedo un quatrifoglio che non raccoglierò. L’aruspice mi segue con l’occhio d’una donna... Ancora si prosegue il canto che m’assonna. Colomba colombina Madama non resiste, discende giù seguita da venti cameriste, fior d’aglio e fior d’aliso, chi tocca e chi non tocca... La bella filastrocca si spezza d’improvviso. «Una farfalla!» «Dài! Dài!» — Scendon pel sentiere le tre bimbe leggere come paggetti gai. Una Vanessa Io nera come il carbone aleggia in larghe rote sul prato solatio, ed ebra par che vada. Poi — ecco — si risolve e ratta sulla polvere si posa della strada.

Sandra, Simona, Pina silenziose a lato mettonsile in agguato lungh’essa la cortina. Belle come la bella vostra mammina, come il vostro caro nome bimbe di mia sorella! Or la Vanessa aperta indugia e abbassa l’ali volgendo le sue frali piccole antenne all’erta. Ma prima la Simona avanza ed il cappello toglie ed il braccio snello protende e la persona. Poi con pupille intente il colpo che non falla cala sulla farfalla rapidissimamente. «Presa!» Ecco lo squillo della vittoria. «Aiuto! È tutta di velluto: oh datemi uno spillo!» «Che non ti sfugga, zitta!» S’adempie la condanna terribile; s’affanna la vittima trafitta.

Bellissima. D’inchiostro l’ali, senza ritocchi, avvivate dagli occhi d’un favoloso mostro. «Non vuol morire!» «Lesta! chè soffre ed ha rimorso! Trapassale la testa! Ripungila sul dorso!» Non vuol morire! Oh strazio d’insetto! Oh mole immensa di dolore che addensa il Tempo nello Spazio! A che destino ignoto si soffre? Va dispersa la lacrima che versa l’Umanità nel vuoto? Colombina colombita Madama non resiste: discende giù seguita da venti cameriste... Sognare! Il sogno allenta la mente che prosegue: s’adagia nelle tregue l’anima sonnolenta, siccome quell’antico brahamino del Pattarsy che per racconsolarsi si fissa l’umbilìco.

Socchiudo gli occhi, estranio ai casi della vita; sento fra le mie dita la forma del mio cranio. Verrà da se la cosa vera chiamata Morte: che giova ansimar forte per l’erta faticosa? Trenta quaranta tutto il Mondo canta canta lo gallo canta la gallina... La Vita? Un gioco affatto degno di vituperio, se si mantenga intatto un qualche desiderio. Un desiderio? Sto supino nel trifoglio e vedo un quatrifoglio che non raccoglierò.

Preview chapterL’analfabetaPreview

Nascere vide tutto ciò che nasce in una casa, in cinquant’anni. Sposi novelli, bimbi... I bimbi già corrosi oggi dagli anni, vide nella fasce. Passare vide tutto ciò che passa in una casa, in cinquant’anni. I morti tutti, egli solo, con le braccia forti compose lacrimando nella cassa. Tramonta il giorno, fra le stelle chiare, placido come l’agonia del giusto. L’ottuagenario candido e robusto viene alla soglia, con il suo mangiare. Sorride un poco, siede sulla rotta panca di quercia; serra per sostegno fra i ginocchi la ciotola di legno: mangia in pace così, mentre che annotta. Con la barba prolissa come un santo arissecchito, calvo, con gli orecchi la fronte coronati di cernecchi il buon servo somiglia il Tempo... Tanto,

tanto simile al Nume pellegrino, ch’io lo vedo recante nella destra non la ciotola colma di minestra, ma la falce corrusca e il polverino. Biancheggia tra le glicini leggiadre l’umile casa ove ritorno solo. Il buon custode parla: «O figliuolo, come somigli al padre di tuo padre! Ma non amava le città lontane egli che amò la terra e i buoni studi della terra e la casa che tu schiudi alla vita per poche settimane...» Dolce restare! E forza è che prosegua pel mondo nella sua torbida cura quei che ritorna a questa casa pura soltanto per concedersi una tregua; per lungi, lungi riposare gli occhi (di che riposi parlano le stelle!) da tutte quelle sciocche donne belle, da tutti quelli cari amici sciocchi... Oh! il piccolo giardino ormai distrutto dalla gramigna e dal navone folto... Ascolto il buon silenzio, intento, ascolto il tonfo malinconico d’un frutto. Si rispecchia nel gran Libro sublime la mente faticata dalle pagine, il cuore devastato dall’indagine sente la voce delle cose prime.

Tramonta il giorno. Un vespero d’oblio riconsola quest’anima bambina; giunge un riso, laggiù dalla cucina e il ritmo eguale dell’acciottolio. In che cortile si lavora il grano? Sul rombo cupo della trebbiatrice s’innalza un canto giovine che dice: anche il buon pane — senza sogni — è vano! Poi tace il grano e la canzone. I greggi dormono al chiuso. Nella sera pura indugia il sole: «Or fammi un po’ lettura: te beato che sai leggere! Leggi!» Me beato! Ah! Vorrei ben non sapere leggere, o Vecchio, le parole d’altri! Berrei, inconscio di sapori scaltri, un puro vino dentro il mio bicchiere. E la gioia del canto a me randagio scintillerebbe come ti scintilla nella profondità della pupilla il buon sorriso immune dal contagio. Gli leggo le notizie del giornale: i casi della guerra non mai sazia e l’orrore dei popoli che strazia la gran necessità di farsi male. Ripensa i giorni dell’armata Sarda, la guerra di Crimea, egli che seppe la tristezza ai confini delle steppe e l’assedio nemico che s’attarda.

Poi cade il giorno col silenzio. Poi rompe il silenzio immobile di tutto il tonfo malinconico d’un frutto che giunge rotolando sino a noi. E m’inchino e raccolgo e addento il pomo... Serenità!... L’orrore della guerra scende in me: cittadino della Terra, in me: concittadino d’ogni uomo. Ora il vecchio mi parla d’altre rive d’altri tempi, di sogni... E più m’alletta di tutte, la parola non costretta di quegli che non sa leggere e scrivere. Sereno è quando parla e non disprezza il presente pel meglio d’altri tempi: «O figliuolo il meglio d’altri tempi non era che la nostra giovinezza!» Anche dice talvolta, se mi mostro taciturno: «Tu hai l’anima ingombra. Tutto è fittizio in noi: e Luce ed Ombra: giova molto foggiarci a modo nostro! E se l’ombra s’indugia e tu rimuovine la tristezza. Il dolore non esiste per chi s’innalza verso l’ora triste con la forza d’un cuore sempre giovine. Fissa il dolore e armati da lungi, chè la malinconia, la gran nemica, si piega inerme, come fa l’ortica che più forte l’acciuffi e men ti pungi».

Preview chapterLe due stradePreview

Tra bande verdi gialle d’innumeri ginestre la bella strada alpestre scendeva nella valle. Andavo con l’Amica, recando nell’ascesa la triste che già pesa nostra catena antica; quando nel lento oblìo, rapidamente in vista apparve una ciclista a sommo del pendìo. Ci venne incontro; scese. «Signora! Sono Grazia!» sorrise nella grazia dell’abito scozzese. «Graziella, la bambina?» — «Mi riconosce ancora?» «Ma certo!» E la Signora baciò la Signorina. «La piccola Graziella! Diciott’anni? Di già? La mamma come sta? E ti sei fatta bella! La piccola Graziella, così cattiva e ingorda!...» «Signora, si ricorda quelli anni?» — E così bella vai senza cavalieri in bicicletta?» — «Vede...» «Ci segui un tratto a piede?» — «Signora, volentieri...»

«Ah! ti presento, aspetta, l’Avvocato, un amico caro di mio marito... Dàgli la bicicletta.» Sorrise e non rispose. Condussi nell’ascesa la bicicletta accesa d’un gran mazzo di rose. E la Signora scaltra e la bambina ardita si mossero: la vita una allacciò dell’altra. Adolescente l’una nelle gonnelle corte, eppur già donna: forte bella vivace bruna e balda nel solino dritto, nella cravatta, la gran chioma disfatta nel tocco da fantino. Ed io godevo senza parlare, con l’aroma degli abeti, l’aroma di quella adolescenza. — O via della salute, o vergine apparita, o via tutta fiorita di gioie non mietute, forse la buona via saresti al mio passaggio, un dolce beveraggio alla malinconia. O Bimba, nelle palme tu chiudi la mia sorte; discendere alla Morte come per rive calme, discendere al Niente pel mio sentiere umano, ma avere te per mano, o dolce sorridente! — Così dicevo senza parola. E l’Altra intanto vedevo: triste accanto a quell’adolescenza!

Da troppo tempo bella, non più bella tra poco, colei che vide al gioco la piccola Graziella. Belli i belli occhi strani della bellezza ancora d’un fiore che disfiora e non avrà domani. Al freddo che s’annunzia piegan le rose intatte, ma la donna combatte nell’ultima rinunzia. O pallide leggiadre mani per voi trascorse- ro gli anni! Gli anni, forse, gli anni di mia Madre! Sotto l’aperto cielo, presso l’adolescente come terribilmente m’apparve lo sfacelo! Nulla fu più sinistro che la bocca vermiglia troppo, le tinte ciglia e l’opera del bistro intorno all’occhio stanco, la piega di quei labri, l’inganno dei cinabri sul volto troppo bianco, gli accesi dal veleno biondissimi capelli: in altro tempo belli d’un bel biondo sereno. Da troppo tempo bella, non più bella tra poco, colei che vide al gioco la piccola Graziella. — O mio cuore che valse la luce mattutina raggiante sulla china tutte le strade false? Cuore che non fioristi, è vano che t’affretti verso miraggi schietti, in orti meno tristi. Tu senti che non giova all’uomo soffermarsi, gittare i sogni sparsi per una vita nuova.

Discenderai al niente pel tuo sentiere umano e non avrai per mano la dolce sorridente, ma l’altro beveraggio avrai fino alla morte: il tempo è già più forte di tutto il tuo coraggio. — Queste pensavo cose, guidando nell’ascesa la bicicletta accesa d’un gran mazzo di rose. Erano folti intorno gli abeti nell’assalto dei greppi fino all’alto nevaio disadorno. I greggi, sparsi a picco, in gran tinniti e mugli brucavano ai cespugli di menta il latte ricco; e prossimi e lontani univan sonnolenti al ritmo dei torrenti un ritmo di campani. — Lungi i pensieri foschi! Se non verrà l’amore — che importa? Giunge al cuore il buono odor dei boschi: di quali aromi opimo odore non si sa: di resina? di timo, e di serenità?... — Sostammo accanto a un prato e la Signora china baciò la Signorina, ridendo nel commiato: «Bada che aspetterò, che aspetteremo te; si prende un po’ di the, si maledice un po’...» «Verrò, Signora, grazie!» Dalle mie mani in fretta prese la bicicletta. E non mi disse grazie.

Non mi parlò. D’un balzo salì, prese l’avvio; la macchina il fruscìo ebbe d’un piede scalzo, d’un batter d’ali ignote, come seguita a lato da un non so che d’alato volgente con le ruote. Restammo alle sue spalle. La strada, come un nastro sottile d’alabastro, scendeva nella valle. Volò, come sospesa la bicicletta snella: «O piccola Graziella, attenta alla discesa!» «Signora! arrivederla!» Gridò di lungi, ai venti: di lungi ebbero i denti un balenìo di perla. Graziella è lungi. Vola vola la bicicletta: «Amica! E non m’ha detta una parola sola!» «Te ne duole?» — «Chi sa!» — «Fu taciturna, amore, per te, come il Dolore...» - «O la Felicità!» E seguitai l’amica, recando nell’ascesa la triste che già pesa nostra catena antica.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01La via del rifugio
  2. 02L’analfabeta
  3. 03Le due strade
  4. 04Il responso
  5. 05L’amica di nonna Speranza
  6. 06I sonetti del ritorno
  7. 07La differenza
  8. 08Il filo
  9. 09Ora di grazia
  10. 10Speranza
  11. 11L’inganno
  12. 12Parabola
  13. 13Ignorabimus
  14. 14La morte del cardellino
  15. 15L’intruso
  16. 16La forza
  17. 17La medicina
  18. 18Il sogno cattivo
  19. 19Miecio Horszovski
  20. 20In morte di Giulio Verne
  21. 21La bella del Re
  22. 22Il giuramento
  23. 23Nemesi
  24. 24Un rimorso
  25. 25L’ultima rinunzia

Language availability

Other languages

Additional language editions are not published yet. This section will link to other BooksWhale editions when they become available.

Request another language

La via del rifugio

Membership $9.99 / year · claim access

PreviewJoin