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La vita nell'esercito : Novelle militari cover

Italian Edition

Literature

La vita nell'esercito : Novelle militari

Italian BooksWhale Edition by Arturo Olivieri Sangiacomo

Venti novelle militari raccontano caserme, trasferimenti, rapporti gerarchici e vite private dietro le apparenze della disciplina nell’esercito italiano.

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Book introduction

La vita nell'esercito : Novelle militari

Arturo Olivieri Sangiacomo porta il lettore negli spazi quotidiani dell’esercito: camere, distretti, campi, servizi di guardia e guarnigioni. Le venti novelle osservano soldati e ufficiali attraverso piccoli conflitti, memorie personali, aspirazioni e occasioni mancate. L’ironia convive con la malinconia e con l’attenzione per le fragilità nascoste dall’uniforme. La varietà delle voci e delle situazioni compone un ritratto narrativo della vita militare italiana.

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Arturo Olivieri Sangiacomo morì nel 1903. L’opera fu pubblicata nel 1895. Questa edizione utilizza il testo originale italiano di pubblico dominio.

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Preview chapterSTORIA DI UNA SCIABOLARead preview

Nacqui a Toledo in una di quelle storiche fucine che hanno fornito di solide lame tutto il mondo; un fabbro catalano mi martellò, un artefice italiano rabescò la mia lama di fregi bizzarri; rammento ancora la strana sensazione di freddo che mi corse tutta, quando mi gettarono rovente ancora in una tinozza d’acqua gelata. Ho avuto due impugnature; la prima assai semplice in pelle di pescecane e acciaio brunito con tre else; con quella impugnatura mi portò attaccata ad un rozzo cinturone di cuoio di Cordova, il signor di Perédas nella storica guerra di successione del 1808 intorno a Saragozza.

Terribile e gloriosa e patriottica guerra quella, combattuta accanitamente su pe’ selvaggi monti delle Asturie, sulle aspre pendici dei Pirenei, sullo floride pianure del Tago. Molte cose vidi e molte volte scintillai al bel sole di Spagna, incitatrice alle pugne, roteando in fendenti tremendi sugli enormi schakò napoleonici. Ma un giorno il signore di Perédas mi seppellì sotto un mucchio di cadaveri tutta rossa di sangue rappreso.

Di notte alla luce rossiccia delle torce, tra i lamenti dei feriti e dei moribondi e il vociare delle ambulanze, fui raccolta da un contadino e gettata insieme ad altre armi ed indumenti guerreschi in un carretto sgangherato le cui ruote mettevano un sinistro cigolio.

Che notte eterna fu quella! Priva della mia morbida guaina di cuoio, sentivo la fredda rugiada posarsi su di me e agghiacciarmi le fibre; viaggiando, al rude contatto di schioppi arrugginiti e di umili daghe di gregario, pensavo al mio forte signore e mi pareva di sentire ancora la stretta della sua mano robusta. Viveva egli ancora? certo che no; soltanto la morte poteva strapparmi da quel pugno d’acciaio.

Allora qual sorte m’era riserbata?

Viaggiai tutta la notte alla luce chiara, fredda degli astri; tutta la notte giunsero fino a me i fiochi lamenti dei moribondi, il gracchiare de’ corvi famelici; a tratti per la vasta campagna apparivano, in distanza, orrendi bagliori d’incendio, allegri fuochi di bivacco. Di chi era la vittoria? Lo ignoravo, ma qualche cosa mi diceva che doveva essere degli intrepidi difensori della Spagna e questa idea mi consolava della mia inazione, della mia presente miseria. All’alba, il carretto si fermò dinnanzi ad un’umile casa di campagna; due donne giovani e belle, della maschia bellezza catalana, accorsero sul limitare, molti fanciulli circondarono il carretto schiamazzando: due uomini alti e barbuti ci tolsero dal carro, ci trasportarono in una buia soffitta, ci gettarono a rifascio in un angolo. Lunghi anni passarono in quel silenzio non interrotto che dalla gazzarra allegra degli uccelli e dal tubare delle tortore nidificanti sugli embrici. Io invecchiavo; uno strato di ruggine mi copriva tutta come una lebbra, mi rodeva le molecole come una vegetazione parassitaria: la polvere s’agglomerava sull’impugnatura rendendola irriconoscibile, i ragni, tra le else, intessevano le loro trame sottili. Gli anni passavano....

Un giorno la porta stridette sai cardini rugginosi e una larga e luminosa zona di sole penetrò allegramente nella buia soffitta mettendo in fuga una pacifica tribù di topi, assoluti padroni del luogo.

— Debbono essere laggiù in quell’angolo, disse una voce maschia.

Un uomo si diresse alla nostra volta, ci sollevò tutte in un fascio, discese le scale traballando sotto il peso e ci depose sopra il gran tavolo della cucina: dal mucchio delle armi saliva un vecchio tanfo di muffa.

— Eccole qui tutte, disse la voce nota.

Molti uomini ci furono attorno, ci presero, ci spolverarono, ci esaminarono curiosamente. Quello che mi impugnò pel primo era un vecchio signore alto e magro dalle fedine brizzolate, dagli occhiali cerchiati in oro: mi osservò a lungo, cercando di scorgere traverso alla ruggine il disegno dei miei rabeschi, cercando un nome, una data, una marca di fabbrica. Io in quell’aria, in quella luce, mi sentivo rinascere; il buon sole di primavera mi scuoteva di dosso l’umidità e l’uggia di quella lunga prigionia; i movimenti che la mano del vecchio, mi imprimeva, mi rendevano l’antica elasticità, il vigore antico, dandomi sussulti di gioia.

Preview chapterCAMERE MOBILIATEPreview

A Maurizio Basso.

Al momento di dare un’eterno addio alla mia vita di scapolo, posso dire che la storia dei miei dieci anni di spalline si riassume tutta in queste due parole: Camere mobiliate.

Hai mai pensato, amico mio, quale portentosa influenza può esercitare una camera mobiliata sull’intero corso della nostra vita?

La camera mobiliata fa parte dell’esistenza dell’ufficiale, la modifica o la determina secondo i casi, la regola sempre. In certe camere, per esempio, io ero di una saggezza esemplare, in certo altre invece.... Dio mio!... Basta, io modificherei il vecchio proverbio così: «Dimmi la camera che hai e ti dirò chi sei». No?... In dieci anni di vagabondaggio traverso all’Italia, io ho provato tutte le specie possibili e immaginabili di camere ammobiliate, dalla volgare cameretta d’albergo a 1,50 per notte, all’elegante garçonnière in corso Umberto a Torino; dalla camera dell’ufficiale a disposizione in quartiere, alla cameretta civettuola, allo studietto intellettuale ed allegro di Corso Palestro, dove ho scarabocchiato tanta carta e condotto parallelamente le fila di tanti dolci idillii....

Nelle stanze a disposizione però, (mi affretto a dirlo ad onor del vero), non ci sono stato che per forza, quando ero agli arresti in quartiere, per motivi quasi sempre indipendenti dalla mia volontà. Oh lunghe, tristissime ore di arresti nel cupo quartiere dei Quattro Venti a Palermo, in quella celletta da cenobita, così malinconicamente deserta di mobili, così fiocamente illuminata dalla luce scialba del cortile!

Io rammento: un lettuccio di ferro da collegiale ornato di una zanzariera a baldacchino; un vecchio comò zoppicante, colle serrature arrugginite ed inservibili; un tavolinuccio ricoperto da un cencio di tappeto rosso, pieno di macchie d’inchiostro, e quattro sedie che si tenevano ritte per virtù d’equilibrio. Di nuovo, in quella cameretta, non c’erano che i miei oggetti di divisa di sottotenente appena promosso; anzi i galloni della giubba e del berretto appesi all’attaccapanni, mettevano in quel grigiore scialbo uno scintillamento di chincaglieria che faceva pensare ad una bottega di rigattiere in cui fosse per caso capitato uno stok di roba nuova. Di mio, di veramente mio, non c’erano che alcuni ritratti di famiglia attaccati al muro, e un quadretto rappresentante la Madonna della Seggiola appeso a capo del letto.

Il quadretto lo scopersi il giorno che vuotai il baule per dar la consegna di tutti i miei indumenti al mio primo attendente, il soldato Serra.

Era accuratamente ravvolto in una copertina di giornale, e portava sul tergo alcune parole scritte colla calligrafia tremolante della mamma: «Che la Madonna ti accompagni sempre e vegli sui tuoi sogni e sui tuoi pensieri!»

Nel coperchio del baule, dalla parte interna, c’era pure, attaccata colla gomma, una piccola immagine in litografia rappresentante la Madonna del Rosario colle braccia distese quasi ad accogliervi tutta l’umanità sofferente, e lo sguardo dolcemente rivolto ai peccatori della terra, come un’invito.

Nella piccola cornice bianca era scritto un solo nome: «Clelia». Rammento che ne rimasi assai commosso: la mamma e la sorella, senza saperlo forse, avevano avuto per me lo stesso affettuoso pensiero, quello di mettermi sotto la salvaguardia della Madonna.

Ora il vecchio baule non c’è più, il piccolo letticciuolo da collegiale è rimasto a Palermo; ma la Madonna della Seggiola guarda ancora dal coperchio della cassa, i miei indumenti di vecchio tenente e di cittadino rimesso a nuovo.

Eppure fu in quella cameretta così poveramente mobiliata che io, appena diciannovenne, sognai i miei sogni più belli e insensati d’amore, di grandezza e di gloria. Oh lunghe, febbrili insonnie nell’afa meridiana d’Agosto, nello scirocco caldo e soffocante di sabbia e di profumi di zagara! Oh deliziose insonnie notturne, carezzate dalla brezza marina, oh incomposto tumultuar di desiderii ignoti, di vaghe speranze, di progetti confusi!... Oh vigoroso galoppar di vita per i muscoli e di giovinezza per le vene!... Oh, vent’anni! oh, vent’anni!...

Preview chapterIL GRAN RAPPORTO DI CAPO D’ANNOPreview

Nella sala di Convegno di uno qualunque dei 96 reggimenti di Fanteria, gli ufficiali in gran tenuta aspettano l’ora del Gran rapporto. La stufa, troppo piccola per la sala troppo grande e troppo vuota, manda un calore problematico che obbliga i più lontani a ravvoltolarsi nella mantellina ed a pestare i piedi in terra. Grillo e Sanguinetti giuocano a scacchi in un angolo, tenendo la scacchiera sulle ginocchia, circondati da un discreto numero di spettatori che si credono in obbligo di suggerire le mosse più contradditorie e di darsi dello schiappino con una liberalità perfettamente giustificata del resto. Pivetti si preoccupa del colletto che gli sembra troppo alto e studia allo specchio l’atteggiamento che prenderà davanti al Colonnello, per farlo sembrare di giuste dimensioni. Lombardi toglie gli elastici dai pantaloni troppo attillati, mentre Cerruti è in pensiero per la sua giubba numero uno che, secondo il Giornale Militare numero tale, parte I anno 1890, è troppo corta ed ha la bottoniera di cavalleria. Qualcuno — cosa strana! — legge con interesse un giornale; otto o dieci circondano il Furier maggiore che distribuisce le lettere e chiamano gli ufficiali per nome ad alta voce.

— Ferraris!

— Presente!...

Ferraris corre nel gruppo che circonda il porta lettere, gli occhietti lucidi, la sigaretta spenta tra le labbra.

Il Furier maggiore gli consegna tre letterine col francobollo da un soldo.

Si alza un clamore di tossi, di starnuti, di esclamazioni, cui fanno eco tutti senza sapere di che si tratti.

— Cristo! a tre alla volta, gli dice Gobbi battendogli una mano sulla spalla.

Ferraris piglia le tre lettere e va a leggerle vicino alla finestra, discretamente seccato; quella che aspettava, la raccomandata, non è giunta. Apre la prima: è un biglietto d’augurio con due colombe che si baciano, un’augurio da quattro soldi; dietro al medesimo è scritto a caratteri di scatola nonchè di lavandaia: Al suo charo Gulio l’affezionata Charolina.

Accidenti! È la serva della padrona di casa....

E per rifarsi apre le altre due.

— Guglielmotti....i....i...! si urla dal gruppo. Guglielmotti che stava insegnando una figura dei lanceri a due sottotenenti nuovi promossi, si avanza.

Il portalettere gli consegna due lettere grandi, rettangolari, colla busta gialla.

— Crediti!... — dice Moglia ridendo.

— Iettatura! — esclama De-Abate facendo l’atto caratteristico dello scongiuro.

Tutti ridono. Guglielmotti non si scompone; mette in tasca le due lettere malaugurate, fermamente risoluto a non aprirle nemmeno, fà un’alzatina di spalle e domanda tranquillamente:

— C’è altro?....

— Non ti bastano? — dice Moglia, la gran linguaccia del Reggimento.

Guglielmotti ritorna ai suoi due sottotenenti e riprende la figura interrotta fischiando il motivo dei Lancieri.

— Balancez! Tour des mains! Bravi! così va bene!

Il gruppo seguita l’appello a voce alta: Ruggeri, tre giornali e la nota del sarto. Sommaruga, una lettera e cinque biglietti da visita; caspita!... Di Giorgio, una cartolina della Cooperativa: conte Lanciotti, detto il Feudatario, due raccomandate. Dominici una circolare di Bevilacqua La Masa.

I non chiamati si affollano ora intorno al Furiere domandando con ansia, volendo vedere:

— Furiere, c’è niente?

— Prosperi nulla?

— Gambardini nulla?

Il Furiere a mani vuote si squaglia; i fortunati leggono le lettere delle mamme, delle sorelle, delle amorose, delli amici lontani, Guglielmotti invece seguita la lezione, spiega la grand chaine praticamente, dando certi strapponi ai suoi allievi che pare il castigo di Dio; Lanciotti, il feudatario riempie il portafogli di biglietti rossi, con un’aria soddisfatta, sorridendo, badando a metterli bene in mostra, carezzandoli colle manine morbide adorno di brillanti. Ruggieri stropiccia nervosamente i giornali e rabbiosamente la nota del sarto. Grillo che prevede prossimo lo scacco matto, cerca tutte le maniere per mandare a monte la partita; Oliva e Bartoli discorrono in un angolo accendendosi reciprocamente il mezzo toscano.

— È venuta?

— Sì....

— Racconta, racconta....

— Una serata splendida....

— E.... (gesto espressivo della mano).

— Che domande! Si sa! (Sorriso analogo) però mi toccherà a scontarla cara, credo di essere sotto chiave....

— Perchè?

— Perchè ho mancato alla ritirata; capirai, come dovevo fare? Se me la lasciavo scappare ieri sera ero suonato. D’altronde il capitano d’ispezione che non si era fatto vedere in tutta la settimana, capita in quartiere proprio ieri sera.... Se ti dico ho una fortuna!...

Table of contents

Inside this edition

  1. 01STORIA DI UNA SCIABOLA
  2. 02CAMERE MOBILIATE
  3. 03IL GRAN RAPPORTO DI CAPO D’ANNO
  4. 04PER UN GIORNO DI CONSEGNA
  5. 05AL DISTRETTO
  6. 06I.
  7. 07II.
  8. 08III.
  9. 09IV.
  10. 10CAMBIO DI GUARNIGIONE
  11. 11IL SEGRETO DI ROSARIO
  12. 12CAMPO IN MONTAGNA
  13. 13PRIMA GUARDIA (Ricordi di un Volontario).
  14. 14FISIOLOGIA DELL’ATTENDENTE (CONFERENZA).
  15. 15COMPAGNI DI SVENTURA
  16. 16PICCHETTO ARMATO (IMPRESSIONI DEL PRIMO MAGGIO).
  17. 17PASQUA IN FORTEZZA
  18. 18LETTERA DI NATALE
  19. 19LA CACCIA ALLA VOLPE
  20. 20L’UOMO VOLANTE DALLE MEMORIE DI UN VOLONTARIO.
  21. 21IRENE
  22. 22PICCOLA LICENZA
  23. 23ZULÙ (MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE DI UN CANE).
  24. 24DURA LEX....

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