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L'arte di prender marito cover

Italian Edition

Literature

L'arte di prender marito

Italian BooksWhale Edition by Paolo Mantegazza

Mantegazza intreccia un racconto matrimoniale e una galleria di mariti per discutere scelte affettive, caratteri e convenzioni sociali.

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Book introduction

L'arte di prender marito

Paolo Mantegazza costruisce un percorso in tre parti: il racconto iniziale, il manoscritto paterno dedicato ai diversi tipi di marito e la conclusione narrativa. L’attesa del matrimonio diventa occasione per osservare gelosia, debolezza, avarizia, professioni e abitudini domestiche. Tra dialogo, classificazione e ironia, il libro riflette sui criteri con cui una donna sceglie il compagno. Il testo italiano conserva l’impianto e le voci dell’opera.

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This edition is based on a public domain text and has been prepared for digital reading by BooksWhale.

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Paolo Mantegazza morì nel 1910. L’opera fu pubblicata nel 1894. Questa edizione utilizza il testo originale italiano di pubblico dominio.

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Preview chapterPARTE PRIMA. — IL RACCONTO.Read preview

PARTE PRIMA. — IL RACCONTO.

Preview chapterCAPITOLO PRIMO.Preview

La bambina diventa donna.

Era un mattino di marzo, e un sole impaziente s'era alzato troppo presto, spargendo per l'aria azzurra e già calda l'oro della sua luce, il tepore del suo fiato.

La stazione era molto vicina alla casa di Emma, e a piedi era andata coi suoi ad augurare il buon viaggio ad un cugino ingegnere, che sposo da solo un mese doveva fare per l'ufficio suo un lungo viaggio e lasciar sola la sposa per qualche settimana.

Cugini e cugine e zii erano arrivati un po' tardi e si dovette far economia di parole e di abbracciamenti. Un furia furia per prendere i biglietti, consegnare i bagagli, coll'accompagnamento di un grido monotono dei conduttori:

—Facciano presto, signori, il treno parte.

E davanti ad un vagone di prima classe i parenti erano affollati, guardando il cugino ingegnere, che non poteva parlare; perchè sentiva che le parole gli sarebbero venute fuori, strozzate e singhiozzanti.

Tutti si accontentavano di sorridere al viaggiatore, con un'aria che voleva essere un saluto e un augurio, ma era invece una mestizia mal dissimulata.

Chi non poteva sorridere, neppur dissimulando, era la sposa, che era entrata in vagone per dar l'ultimo bacio al viaggiatore. Cugini e cugine non guardavano se non per terra, con gesti impacciati; mentre la voce del conduttore ripeteva per la ventesima volta il suo monotono:

—Presto, signori, presto, si parte.

La sposa dovette scendere, lo sportello fu chiuso brutalmente e in furia, ma essa si arrampicò di nuovo sul predellino del vagone.

—Addio, addio Paolo, ritorna presto…. ricordati di scrivermi ogni giorno.

Una testa si abbassò, si incontrò coll'altra, e per non so quanti minuti secondi, quattro labbra si strinsero, si fusero in un labbro solo, in un singhiozzo supremo.

Emma alzò gli occhi e guardò attonita, curiosa, con una prurigine nuova, con un fremito della persona, quei due che si baciavano a quel modo. Non potè neppur pronunziare la parola addio….

E un fischio acuto, uno strider di ruote, distaccò quei due innamorati e fece partire il treno, che sparì dall'orizzonte in pochi minuti.

Tutti ritornarono alle loro case, ma Emma riportò con lei il bacio dei due cugini, come se l'avessero stampato sulle sue labbra, con un suggello di fuoco; e lo ebbe nella bocca, nel cuore, negli occhi, tutto quel giorno, e la notte appresso.

Lo vedeva, lo sentiva; ne ricordava il suono….

Eppure essa aveva veduto chi sa quante volte il babbo che baciava la mamma, e mariti baciar mogli; ed essa stessa aveva baciato tante e tante volte, fanciulli e fratelli e amiche e non ne aveva mai provato turbamento alcuno.

Perchè ora quel bacio l'aveva scossa tanto, l'aveva tanto turbata?—

Non era il bacio, che fosse diverso dagli altri veduti, e sentiti. Era lei, che era un'altra.

Emma da bambina era divenuta una donna.

Nella notte dormì poco e male. Nel sonno agitato, febbrile, sognò che anch'essa partiva per un lungo viaggio, e un giovane bello e innamorato la baciava sul predellino e così lungamente, che il bacio non si distaccava più dalle sue labbra.

E il treno partiva rapido, rumoroso, fulmineo, mentre il giovane, non avendo avuto tempo di scendere, l'accompagnava. nella corsa, senza distaccare mai le labbra dalle sue.

Essa ne era sgomenta, temeva un disastro e gridava:

—Scendi, scendi….

Ma il giovane non poteva scendere e via via il treno correva sempre più impetuoso; e i baci seguivano ai baci e le grida dì spavento non li interrompevano, facendo coro al fremito delle labbra.

Emma allora si svegliò con un grido così angoscioso e alto che fece svegliare la mamma, che accorse al suo letto.

Emma era seduta, coi capelli disciolti, sulle spalle, cogli occhi spalancati, tutta coperta di sudore.

—Che cosa hai, che cosa ti è accaduto mia figliuola, mio tesoro?

—Nulla, mamma mia, non lo so….

E piangeva e rideva in una volta sola.

Acceso il lume, la mamma la guardò curiosa, trepidante, e Emma a quello sguardo arrossì, come se avesse commesso un peccato, vergognosa di una emozione nuova di voluttà e di strazio, che avea provato nel suo primo sogno d'amore.

Preview chapterCAPITOLO SECONDO.Preview

Libri e fantasmi.—Sogni e realtà.

Quella notte era passata e dopo quella molte e molte altre, ma Emma non era più la fanciulla lieta, spensierata, vagabonda di prima.

Non giuocava più al cerchio in giardino, non saltava più per le camere, non cantava, nè canterellava più.

Il pianoforte non era più aperto che all'ora della lezione, e rarissime volte l'apriva di tarda sera, quando era sola e per suonare le cose più tristi del Chopin.

Compariva a un tratto davanti alla mamma dopo essersi rinchiusa per ore nella sua camera e aveva gli occhi rossi….

E la mamma:

—Ma che hai, figliuccia mia? Tu hai pianto.

—No, mamma, ma perchè piangere? Io son felice…—e poi, quasi spaventata di queste parole, rideva piangendo e si asciugava gli occhi, girando sopra sè stessa e agitandosi:

—Sono i nervi, sono i nervi…. Ho sempre canzonato le mie amiche maggiori di me di qualche anno, quando mi dicevano di averli, ed ora, ora li ho anch'io…. Mamma, perdonami….

—Ma non ho nulla, mia cara, mio tesoro, da perdonarti,—e l'attirava a sè collo sguardo, colle braccia e se la stringeva al cuore.

E allora piangevano ridendo tutte e due e la burrasca era finita; ma la mamma confidava al babbo (che era uno dei medici più sapienti e più celebri della città) le ansie che le davano i nuovi turbamenti di Emma.

Il medico babbo alzava le spalle e crollava il capo ridendo:

—Sono gli isterismi della pubertà.

Due brutte parole, che sanno di clinica e di anatomia in una volta sola, con cui noi altri medici giudichiamo brutalmente tutta una rivoluzione fisica, morale, intellettuale, che trasforma una fanciulla in una donna; tutto un poema di virtù nuove e di nuovi vizi; di impeti passionati e di languori ineffabili, di desiderii senza forma, e di amori senza amanti; tutto un caos incomposto, titanico, che domanda al cielo un creatore, agli angeli una voce che dica: tu sarai una madre; o all'inferno un grido, che esclami; tu sarai un demonio.

Emma leggeva molto, leggeva sempre, ma dal giorno in cui aveva veduto baciarsi quei due alla stazione, i libri prediletti non eran più quelli di prima o in questi cercava altre pagine.

Leggeva e rileggeva il Petrarca, e di questi soprattutto i sonetti d'amore. Nel Tasso gustava gli amori di Tancredi e di Clorinda. Adorava Paolo e Virginia, ma avrebbe voluto un Paolo ancor più innamorato e una Virginia più eroica.

Del Dante non leggeva più che il Canto V. L'aveva tanto letto, che lo sapeva tutto a memoria, ma preferiva rileggerlo, parendole allora di assistere alla scena del grande peccato.

Ed essa stessa credeva di peccare, leggendo quelle pagine immortali; e al verso

La bocca mi baciò tutta tremante

si sentiva scorrere per le vene un fuoco, vibrare su tutta la pelle un brivido, e più d'una volta chiudeva il libro e lo gettava lontano da sè.

Una volta invece aveva a un tratto con furore baciato quel bacio, e su quelle pagine galeotte aveva lasciato l'impronta delle sue labbra.

Il bacio di Paolo le faceva sentire l'eco di quell'altro dato dalla cugina al cugino alla ferrovia; quel bacio, che era divenuto per lei l'incubo di tutte le ore, il sogno di tutte le notti.

Dopo una di queste scene solitarie, di questi duelli misteriosi fra un libro e una fanciulla, essa si adirava con sè stessa, giurava di non rilegger più il Canto V dell'Inferno e per una settimana al più, manteneva il giuramento… con grande stento però, con immenso sagrifizio.

Quel libro, quelle pagine erano per lei un frutto proibito, che diveniva più saporoso, più desiderato, quanto più lungo era il digiuno che ella si imponeva; e quando, vinta alfine, ripigliava il libro che pareva aprirsi da sè sempre allo stesso posto, vi si gettava, anima e corpo, guardandosi intorno, per assicurarsi che era proprio sola; sola col proprio peccato, colla propria passione, a cui si abbandonava coll'impeto di un amore infinito, colle lascivie di un vizio.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01PARTE PRIMA. — IL RACCONTO.
  2. 02CAPITOLO PRIMO.
  3. 03CAPITOLO SECONDO.
  4. 04CAPITOLO TERZO.
  5. 05CAPITOLO QUARTO.
  6. 06CAPITOLO QUINTO.
  7. 07PARTE SECONDA. — IL MANOSCRITTO DEL BABBO.
  8. 08IL MARITO TIRANNO.
  9. 09IL MARITO DEBOLE.
  10. 10IL MARITO GELOSO.
  11. 11IL MARITO BRONTOLONE.
  12. 12IL MARITO AVARO.
  13. 13IL MARITO LIBERTINO.
  14. 14IL MARITO STUPIDO.
  15. 15IL MARITO FANNULLONE.
  16. 16IL MARITO NEGOZIANTE.
  17. 17IL MARITO BANCHIERE.
  18. 18IL MARITO INDUSTRIALE.
  19. 19IL MARITO PROPRIETARIO.
  20. 20IL MARITO ARTISTA.
  21. 21IL MARITO INGEGNERE.
  22. 22IL MARITO MEDICO.
  23. 23IL MARITO AVVOCATO.
  24. 24IL MARITO LETTERATO.
  25. 25IL MARITO SCIENZIATO.
  26. 26IL MARITO POLITICO.
  27. 27IL MARITO MILITARE.
  28. 28PARTE TERZA. — LA CONCLUSIONE DEL LIBRO.

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