
Italian Edition
Literature
Le colpe altrui
Italian BooksWhale Edition by Grazia Deledda
Nella Sardegna rurale di Deledda, legami familiari, desiderio e responsabilità rendono incerto il confine tra le proprie colpe e quelle degli altri.
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Book introduction
Le colpe altrui
Il romanzo segue le vicende di Mikali e Vittoria entro una comunità segnata dalla proprietà, dal lavoro e dalle attese familiari. Passioni e rancori si intrecciano con la precarietà dell’esistenza e con il bisogno di trovare una giustificazione al dolore. Nelle due parti del racconto, il paesaggio sardo accompagna le decisioni e le illusioni dei personaggi.
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Grazia Deledda morì nel 1936. Si usa il testo italiano originale, pubblicato dal 1914, nella trascrizione di Liber Liber, escludendo note, immagini e aggiunte editoriali moderne.
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Le colpe altrui
Grazia Deledda
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PARTE PRIMA.
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Para Zironi, l'ultimo fraticello rimasto fra le rovine del convento di Monte Nieddu, scendeva tranquillo il sentieruolo della foresta, andando a cercarsi da vivere poichè nessuno più pensava a portargliene lassù.
Tutti oramai credevano che gli avanzi del convento fossero stati già diroccati per ordine di uno speculatore che tagliava le foreste di Monte Nieddu: fino a qualche mese prima solo un pastore si ricordava di frate Gerolamo ancora vivo e svelto lassù come la lucertola fra le rovine, e ogni tanto andava ad assistergli la messa e gli recava in dono un vaso di latte cagliato o un pezzo di ricotta avvolto nell'asfodelo; ma negli ultimi tempi anche i pastori erano stati cacciati dalla foresta e la primavera piovosa e ventosa aveva portato la carestia nel convento.
Para Zironi coltivava nel suo orticello patate, cipolle ed altri ortaggi delicati che tremavano e si bucavano ad ogni soffio d'aria: ma l'olio e il pane? Anche San Francesco non aveva mai sdegnato l'olio e il pane.
Ed egli s'era messo in cammino con una fodera di tela per bisaccia, e i sandali rotti che sembravano di scorza d'elce diventati troppo larghi per i suoi piedi dimagriti, neri e nodosi come radici secche.
In breve la rugiada gli inumidì i piedi, i sandali e l'orlo sfrangiato della tonaca; l'aria del mattino gli rinfrescò il viso ossuto rugginoso, goccioline di vapore brillarono sulla barbetta cenerognola che pareva il musco sulla roccia: e gli occhietti verdi sotto le sopracciglia arruffate brillarono anch'essi simili a due lucciole sotto la siepe.
Questa freschezza e questa luce lo penetrarono tutto; si fermò su un ciglione, guardò in su, guardò in giù e approvò a voce alta:
- Bene! Bene!
Approvava l'opera del Signore, il bel mattino di primavera. Sopra le chiome verdi immobili dei grandi literni passavano nuvolette bianche e colore di rosa; qualcuna si attardava sulla cima scura di una roccia come un velo dimenticato; e in tutto il paesaggio verde e fresco senza fiori e sul cielo azzurro un poco velato si stendeva questo misterioso senso di abbandono e di oblìo. Nulla e nessuno aveva fretta lassù; anche il fischio dei merli e i richiami dei falchi erano lenti e tranquilli.
Sopratutto le lontananze destavano l'ammirazione del fraticello; la landa verde chiusa dal mare, disseminata di stazzi bianchi fra i lentischi, e al di là delle colline di roccia nerastra che sorgono come una linea di fantastiche fortificazioni fra il litorale e l'interno dell'isola, Monte Albo simile a una nave azzurra tra i vapori rosei dell'orizzonte: e a destra fra l'oro del mare la piramide violacea dell'isola di Tavolara.
Ma una figura umana interrompeva la solitudine ed egli si scosse dalla sua contemplazione. Era una donna anziana con una gonna nera sul capo, che raccoglieva erbe medicinali; ne aveva già oltre il grembiale colmo un mazzo in mano ancora umido di rugiada, e ogni volta che lo accresceva d'un ramoscello lo baciava religiosamente. Veduto il frate, gli si rizzò davanti meravigliata.
- Sì, son vivo! Come va, Andriana?
- Dicevano che ve n'eravate andato al convento di Fonni e più lontano ancora!
- Verrà anche quel giorno. E nel mondo, come si va?
- Come il piccolo Gesù Cristo comanda, frate Zironi mio!
- E vostra zia, la vecchia Sirena, vive ancora? E Bachisio Zanche, il suo padrone, come sta?
La donna accennò alle sue erbe.
- Sono per lui, queste. Ecco l'ispidda, la lua e la tiria: adesso vado in cerca dell'erba 'e bentu1. Ha male ai reni, Bakis Zanche, e sta grave. Forse muore, solo e abbandonato come un vecchio mastino. Son già tre giorni che ha telegrafato a suo figlio Andrea, che si trova in Continente per il servizio militare, e ancora quello non si vede. Solo mia zia, povera vecchia serva, ha cura di Bakis Zanche.
- Povera vecchia Sirena! - disse il fraticello con un sorriso malizioso. - Adesso prenderà l'eredità, se egli muore! Da quanti anni lo serve?
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02PARTE PRIMA.
- 03I.
- 04II.
- 05III.
- 06IV.
- 07V.
- 08VI.
- 09VII.
- 10VIII.
- 11IX.
- 12X.
- 13XI.
- 14PARTE SECONDA.
- 15I
- 16II.
- 17III.
- 18IV.
- 19V.
- 20VI.
- 21VII.
- 22IX.
- 23X
- 24XI.
- 25XII.
- 26XIII.
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