Italian Edition
Literature
Il libro del Cortegiano
Italian BooksWhale Edition by Baldassare Castiglione
Castiglione definisce grazia, misura, conversazione e virtù politica nel ritratto ideale del cortigiano rinascimentale.
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Book introduction
Il libro del Cortegiano
Il libro del Cortegiano mette in scena dialoghi alla corte di Urbino sul comportamento, la cultura, l’arte della parola e il servizio al principe. Castiglione costruisce un modello europeo di eleganza, prudenza, sprezzatura e formazione umanistica.
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Baldassare Castiglione morì nel 1529; l’opera fu pubblicata o composta intorno al 1528. Questi dati sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione italiana.
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Il libro del Cortegiano
Nel ripublicare, corretta sopra i migliori testi, la principale fra le opere del Conte Baldassar Castiglione , alla quale va più particolarmente debitore dell’alta sua fama come scrittore, non è nostra intenzione di farla precedere dalla esposizione della vita e dall’esame degli altri scritti letterarii e politici dell’Autore; chè l’uno e l’altra aggiungeremo in luogo più opportuno dove ne publicheremo le Lettere, in parte inedite, e gli altri scritti latini e volgari. Crediamo tuttavia non inutile premettere al presente Volume alcuna parola intorno a questa sua opera, che fu accolta con universale applauso fino dal primo apparire, e che, unica nel suo genere in Italia, viene meritamente reputata fra le più leggiadre scritture che vanti la lingua nostra.
Movevasi il Castiglione, com’egli stesso riferisce, a scrivere il Dialogo del Cortegiano per la grata memoria degli anni passati a’ servigii di Guidubaldo da Montefeltro duca d’Urbino; ed, introducendo ad interlocutori i principali fra i personaggi che con lui si trovavano in quella Corte, ne traeva occasione di encomio ai principi di Urbino, ed a’ suoi compagni ed amici erigeva in quest’opera un monumento non perituro.
Nel presente Dialogo tolse il Castiglione ad imitare Platone, Senofonte, e sopratutto Cicerone, nelle opere dove cercarono ritrarre l’idea della perfetta Republica, del perfetto Re, del perfetto Oratore, come il Castiglione l’idea del perfetto Cortegiano. Se non che mal si apporrebbe chi, dalle
cose dei nostri tempi o di quelli a noi più vicini estimando gli usi del tempo del Castiglione, e dell’opera traendo giudizio dal solo titolo, credesse raccogliersi in questo libro ridotte ad arte le vanità o nequizie che troppo spesso infettano le corti. Lo stesso universale consenso, con che fino dai tempi dell’Autore quest’opera fu ricercata e tenuta in sommo pregio dentro e fuori d’Italia, dimostra come, sebbene col titolo e con la scelta degli interlocutori il Castiglione intendesse a pagare alla corte di Urbino un tributo di gratitudine e di lode, pure in realtà nel suo Dialogo non tanto espresse l’idea di un perfetto Cortegiano, quanto sodisfece ad un più vero ed universale bisogno. Il Dialogo del Cortegiano del Castiglione difatti nella massima sua parte altro non è, che un trattato di morale e di bel costume, nel quale con fine giudizio e bello stile si espone, secondo i consigli della ragione e della esperienza, di quali doti da natura e dall’arte debba essere fornito chi voglia procacciarsi la stima e l’affetto delle persone che lo circondano; soltanto in una parte del IV Libro trattandosi dei doveri del Cortegiano come tale, ed insieme di quelli del principe.
Il libro incomincia con un elogio di Federico da Montefeltro e del suo figliolo Guidubaldo duchi di Urbino, e di varii fra gli uomini insigni che praticavano in quella corte. Finge poscia l’Autore proposto da Federico Fregoso e scelto ad argomento di conversazione, il formare con parole un perfetto Cortegiano; onde si dimostrasse, «che in tutta Italia forse con fatica si ritrovariano altrettanti cavalieri così singolari, ed, oltre alla principal profession della cavalleria, così eccellenti in diverse cose,» come allora si trovavano alla corte di Urbino. Il Conte Ludovico da Canossa, al quale ne fu dato l’incarico, descrive le qualità di corpo, d’animo e di fortuna, che o per sè stesse, o nella opinione altrui, valgono ad aggiunger pregio, o siano esse dono di natura, od opera dello studio e dell’arte, come scienza di lettere, cognizione di
varie lingue, di musica, di disegno, di pittura. Nel primo libro inoltre v’ha una lunga ed importante digressione, nella quale il Castiglione esprime le sue opinioni intorno al modo di parlare e di scrivere la nostra lingua. Avendo cioè il Canossa dichiarato, doversi in ogni cosa con sommo studio fuggire l’affettazione, e perciò anche nello scrivere e nel parlare: Ludovico da Canossa condanna l’uso di parole e di modi antiquati e caduti in desuetudine; laddove Federico Fregoso vuole si adoprino, e crede aggiungano spesso grazia e gravità al discorso. Colla stessa occasione l’Autore espone la sua dottrina intorno alla ortografia: nel che, come noteremo più sotto, dà senza dubio in grave eccesso, svestendo la lingua italiana del proprio carattere, troppo concedendo alla etimologia e ritraendo la nostra lingua alla forma latina.
Preview chapterIL PRIMO LIBRO DEL CORTEGIANOPreview
del conte baldesar castiglione
A MESSER ALFONSO ARIOSTO
I. Fra me stesso lungamente ho dubitato, messer Alfonso carissimo, qual di due cose piú difficil mi fosse; o il negarvi quel che con tanta instanzia piú volte m’avete richiesto, o il farlo: perché da un canto mi parea durissimo negar alcuna cosa, e massimamente laudevole, a persona ch’io amo sommamente e da cui sommamente mi sento esser amato; dall’altro ancor, pigliar impresa, la quale io non conoscessi poter condur a fine, pareami disconvenirsi a chi estimasse le giuste riprensioni quanto estimar si debbano. In ultimo, dopo molti pensieri, ho deliberato esperimentare in questo quanto ajuto porger possa alla diligenzia mia quella affezione e desiderio intenso di compiacere, che nelle altre cose tanto suole accrescere la industria degli omini.
Voi adunque mi richiedete ch’io scriva qual sia, al parer mio, la forma di Cortegianìa piú conveniente a gentiluomo che viva in corte de’ príncipi, per la quale egli possa e sappia perfettamente loro servire in ogni cosa ragionevole, acquistandone da essi grazia, e dagli altri laude; in somma, di che sorte debba esser colui, che meriti chiamarsi perfetto Cortegiano, tanto che cosa alcuna non gli manchi. Onde io, considerando tal richiesta, dico che, se a me stesso non paresse maggior biasimo l’esser da voi reputato poco amorevole, che da tutti gli altri poco prudente, arei fuggito questa fatica, per dubbio di non esser tenuto temerario da tutti quelli che conoscono, come difficil cosa sia, tra tante varietà di costumiche s’usano nelle corti di Cristianità, eleggere la piú perfetta forma e quasi il fior di questa Cortegianía; perché la consuetudine fa a noi spesso le medesime cose piacere e dispiacere: onde talor procede che i costumi, gli abiti, i riti e i modi, che un tempo son stati in pregio, divengono vili, e per contrario i vili divengon pregiati. Però si vede chiaramente, che l’uso piú che la ragione ha forza d’introdur cose nove tra noi, e cancellar l’antiche; delle quali chi cerca giudicar la perfezione, spesso s’inganna. Per il che, conoscendo io questa e molte altre difficoltà nella materia propostami a scrivere, son sforzato a fare un poco di escusazione, e render testimonio che questo errore (se pur si può dir errore) a me è commune con voi, acciò che se biasmo avvenire me ne ha, quello sia ancor diviso con voi; perché non minor colpa si dee estimar la vostra avermi imposto carico alle mie forze disequale, che a me averlo accettato.
Vegniamo adunque ormai a dar principio a quello che è nostro presuposto e, se possibil è, formiamo un Cortegian tale, che quel principe che sarà degno d’esser da lui servito, ancor che poco stato avesse, si possa però chiamar grandissimo signore. Noi in questi libri non seguiremo un certo ordine o regula di precetti distinti, che ’l piú delle volte nell’insegnare qualsivoglia cosa usar si suole; ma, alla foggia di molti antichi, rinovando una grata memoria , recitaremo alcuni ragionamenti, i quali già passarono tra uomini singolarissimi a tale proposito; e benché io non v’intervenissi presenzialmente, per ritrovarmi, allor che furon detti, in Inghilterra, avendogli poco appresso il mio ritorno intesi da persona che fedelmente me gli narrò, sforzerommi a punto, per quanto la memoria mi comporterà, ricordarli, acciò che noto vi sia quello che abbiano giudicato e creduto di questa materia uomini degni di somma laude, ed al cui giudicio in ogni cosa prestar si potea indubitata fede. Né fia ancor fuor di proposito, per giungere ordinatamente al fine dove tende il parlar nostro, narrar la causa dei successi ragionamenti.
Preview chapterIIPreview
. Alle pendici dell’Appennino, quasi al mezzo della Italia verso il mare Adriatico, è posta, come ognun sa, la piccola città d’Urbino; la quale, benché tra monti sia, e non cosí ameni come forse alcun’altri che veggiamo in molti lochi, pur di tanto avuto ha il cielo favorevole, che intorno il paese è fertilissimo e pien di frutti; di modo che, oltre alla salubrità dell’aere, si trova abondantissima d’ogni cosa che fa mestieri per lo vivere umano. Ma tra le maggior felicità che se le possono attribuire, questa credo sia la principale, che da gran tempo in qua sempre è stata dominata da ottimi signori; avvenga che, nelle calamità universali delle guerre della Italia, essa ancor per un tempo ne sia restata priva. Ma non ricercando più lontano, possiamo di questo far bon testimonio con la gloriosa memoria del duca Federico, il quale a’ dì suoi fu lume della Italia; né mancano veri ed amplissimí testimonii, che ancor vivono, della sua prudenzia, della umanità, della giustizia, della liberalità, dell’animo invitto e della disciplina militare: della quale precipuamente fanno fede le sue tante vittorie, le espugnazioni de lochi inespugnabili, la subita prestezza nelle espedizioni, l’aver molte volte con pochissime genti fugato numerosi e validissimi eserciti, né mai esser stato perditore in battaglia alcuna; di modo che possiamo non senza ragione a molti famosi antichi aguagliarlo. Questo, tra l’altre cose sue lodevoli, nell’aspero sito d’Urbino edificò un palazzo, secondo la opinione di molti il più bello che in tutta Italia si ritrovi ; e d’ogni oportuna cosa sì ben lo fornì, che non un palazzo ma una città in forma de palazzo esser pareva; e non solamente di quello che ordinariamente si usa, come vasi d’argento, apparamenti di camere di ricchissimi drappi d’oro, di seta e d’altre cose simili, ma per ornamento v’aggiunse una infinità di statue antiche di marmo e di bronzo, pitture singolarissime, instrumenti musici d’ogni sorte; né quivi cosa alcuna volse, se non rarissima ed eccellente. Appresso, con grandissima spesa adunò un gran numero di eccellentissimi e rarissimi libri greci, latini ed ebraici, quali tutti ornò d’oro e d’argento, estimando che questa fosse la suprema eccellenzia del suo magno palazzo.
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02IL PRIMO LIBRO DEL CORTEGIANO
- 03II
- 04III
- 05VI, coi signori Veneziani, e Fiorentini, Essendo poi
- 06IV
- 07V
- 08vi concorrevano.
- 09VI
- 10VII
- 11VIII
- 12IX
- 13X
- 14XI
- 15XII
- 16XII
- 17XIV
- 18XV
- 19i più degni d’esser esaltati. Confermo ben ciò che
- 20XVI
- 21XVII
- 22XVIII
- 23XIX
- 24XX
- 25XXI
- 26XXII
- 27XXIII
- 28XXIV
- 29XXV
- 30XXVI
- 31XXVII
- 32XXVIII
- 33XXIX
- 34XXX
- 35XXXI
- 36XXXII
- 37i quali ingeniosamente, e con quelle parole e termini
- 38XXXIII
- 39XXXV
- 40XXXVI
- 41XXXVII
- 42XXXVIII
- 43XXXIX
- 44XL
- 45XLI
- 46XLI
- 47XLI
- 48XLIV
- 49XLV
- 50XLVI
- 51XLVII
- 52XLVIII
- 53XLIX
- 54L
- 55LI
- 56LII
- 57LIII
- 58LIV
- 59LV
- 60LVI
- 61IL SECONDO LIBRO DEL CORTEGIANO
- 62I
- 63i presenti, vituperando le azioni e i modi nostri e
- 64II
- 65i vestimenti, come disonesti e troppo molli. In somma
- 66III
- 67VI
- 68VII
- 69VIII
- 70IX
- 71di contado, dove i spettatori ed i compagni fossero gente ignobile.
- 72X
- 73XI
- 74XII
- 75XIII
- 76XIV
- 77XV
- 78XVI
- 79XVII
- 80XVIII
- 81i pensieri e forze
- 82XIX
- 83XX
- 84XXI
- 85XXII
- 86XXIII
- 87XXIV
- 88XXV
- 89XXVI
- 90XXVII
- 91XXVIII
- 92XXIX
- 93XXX
- 94XXXI
- 95XXXII
- 96XXXI
- 97XXXIV
- 98XXXV
- 99XXXVI
- 100XXXVII
- 101XXXVIII
- 102XXXIX
- 103XLI
- 104XLII
- 105i quali nè mo nè forse mai da me avete uditi, ma ancor
- 106XLIII
- 107XLIV
- 108XLV
- 109XLVI
- 110XLVII
- 111XLVIII
- 112XLIX
- 113L
- 114LI
- 115LII
- 116LIII
- 117LIV
- 118LV
- 119LVI
- 120LVII
- 121LVII
- 122LIX
- 123LX
- 124LXI
- 125LXII
- 126LXIII
- 127LXIV
- 128LXV
- 129LXVI
- 130LXVII
- 131LXVIII
- 132LXIX
- 133LXX
- 134LXXI
- 135LXXIII
- 136LXXIII
- 137LXXIV
- 138LXXV
- 139LXXVI
- 140LXXVII
- 141LXXVIII
- 142LXXIX
- 143LXXX
- 144LXXXI
- 145LXXXII
- 146LXXXIII
- 147LXXXIV
- 148LXXXV
- 149LXXXVI
- 150LXXXVII
- 151LXXXVIII
- 152LXXXIX
- 153XC
- 154XCI
- 155XCII
- 156XCIII
- 157XCIV
- 158XCV
- 159XCVI
- 160XCVII
- 161vi verrà fatto, rispose la signora
- 162XCVIII
- 163XCIX
- 164C
- 165IL TERZO LIBRO DEL CORTEGIANO
- 166I
- 167II
- 168III
- 169IV
- 170V
- 171VI
- 172VII
- 173VIII
- 174IX
- 175X
- 176XI
- 177XII
- 178XIII
- 179XIV
- 180XV
- 181XVI
- 182XVII
- 183XVIII
- 184XIX
- 185XX
- 186XXI
- 187XXII
- 188XXIII
- 189XXIV
- 190XXV
- 191XXVI
- 192vi par di questa? — Rispose il
- 193XXVII
- 194XXVIII
- 195XXIX
- 196XXX
- 197XXXI
- 198vi mostrarei forse ancor le donne spesso aver corretto
- 199XXXII
- 200vi udiamo con piacere.— Il
- 201XXXIII
- 202XXXIV
- 203XXXV
- 204XXXVI
- 205XXXVII
- 206i quali non portano nove mesi i figlioli in corpo.
- 207XXXVIII
- 208XXXIX
- 209XL
- 210XLI
- 211XLII
- 212XLIII
- 213XLIV
- 214XLV
- 215XLVI
- 216XLVII
- 217XLVIII
- 218XLIX
- 219L
- 220LI
- 221LII
- 222LIII
- 223LIV
- 224LV
- 225LVI
- 226LVII
- 227LVIII
- 228LIX
- 229LX
- 230LXI
- 231LXII
- 232LXIII
- 233LXIV
- 234LXV
- 235LXVI
- 236LXVII
- 237LXVIII
- 238LXIX
- 239LXX
- 240LXXI
- 241LXXII
- 242LXXIII
- 243LXXIV
- 244LXXV
- 245LXXVI
- 246LXXVII
- 247IL QUARTO LIBRO DEL CORTEGIANO
- 248I
- 249II
- 250III
- 251IV
- 252V
- 253VI
- 254VII
- 255VIII
- 256IX
- 257X
- 258XI
- 259XII
- 260XIII
- 261XIV
- 262XV
- 263XVI
- 264XVII
- 265XVIII
- 266XIX
- 267XX
- 268XXI
- 269XXII
- 270XXIII
- 271XXIV
- 272XXV
- 273XXVI
- 274XXVII
- 275XXVIII
- 276XXIX
- 277XXX
- 278XXXI
- 279XXXII
- 280XXXIII
- 281i poveri, vili e fraudolenti; ma li mediocri non fanno
- 282XXXIV
- 283XXXV
- 284XXXVI
- 285XXXVII
- 286XXXVIII
- 287XXXIX
- 288XL
- 289XLI
- 290XLII
- 291XLIII
- 292XLIV
- 293XLV
- 294XLVI
- 295XLVII
- 296XLVIII
- 297XLIX
- 298L
- 299LI
- 300LII
- 301LIII
- 302LIV
- 303i vecchi
- 304LV
- 305LVI
- 306LVII
- 307LVIII
- 308LIX
- 309LX
- 310LXI
- 311LXII
- 312LXIII
- 313LXIV
- 314LXV
- 315LXVI
- 316LXVII
- 317LXVIII
- 318LXIX
- 319LXX
- 320LXXI
- 321LXXII
- 322LXXIII
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