Italian Edition
Literature
La signora Dalloway
Italian BooksWhale Edition by Virginia Woolf
Original title: Mrs. Dalloway
La versione italiana del romanzo modernista di Virginia Woolf su Clarissa Dalloway e una giornata londinese.
- Preview
- A sample from the prepared text
- Formats
- Online reader, EPUB, PDF
- Access
- Library claim
Book introduction
La signora Dalloway
Mrs. Dalloway segue Clarissa Dalloway mentre prepara una festa a Londra e intreccia la sua coscienza con ricordi, conversazioni, trauma di guerra e vita sociale. Questa edizione italiana presenta uno dei romanzi centrali del modernismo, segnato dal tempo interiore, dalla memoria e dalla sensibilità urbana.
BooksWhale edition
How this edition was prepared
This edition is based on a public domain text and has been prepared for digital reading by BooksWhale.
Public domain basis
Why this edition can be shared
Opera originale pubblicata nel 1925; traduzione italiana propria con assistenza IA per BooksWhale.
Read preview
A sample from the prepared text
Preview selected from the prepared reader text.
Preview chapterFull textRead preview
La signora Dalloway
Preview chapterMRS DALLOWAYPreview
La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei stessa i fiori.
Per Lucy aveva già il suo bel da fare. Le porte sarebbero state tolte dai cardini; stavano arrivando gli uomini di Rumpelmayer. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina—fresca come se fosse stata data in dono a dei bambini su una spiaggia.
Che allegria! Che tuffo! Perché così le era sempre parso quando, con un piccolo stridio dei cardini, che ora poteva udire, aveva spalancato le porte-finestre e si era tuffata, a Bourton, nell’aria aperta. Com’era fresca, com’era calma, più immobile di questa naturalmente, l’aria del primo mattino; come il battito di un’onda; il bacio di un’onda; fredda e tagliente e tuttavia, per una ragazza di diciotto anni, quale era allora, solenne, mentre se ne stava là, davanti alla finestra aperta, con la sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile; guardando i fiori, gli alberi da cui si levava il fumo e i corvi che salivano e ricadevano; restando a guardare finché Peter Walsh disse: «A meditare tra gli ortaggi?»—era così?—«Preferisco gli uomini ai cavolfiori»—era così? Doveva averlo detto una mattina a colazione, quando lei era uscita sulla terrazza—Peter Walsh. Sarebbe tornato dall’India uno di questi giorni, in giugno o luglio, non ricordava quale, perché le sue lettere erano terribilmente noiose; erano le sue battute che si ricordavano; i suoi occhi, il suo temperino, il suo sorriso, il suo malumore e, quando milioni di cose erano del tutto svanite—com’era strano!—qualche frase come quella sui cavoli.
S’irrigidì un poco sul bordo del marciapiede, aspettando che passasse il furgone di Durtnall. Una donna incantevole, pensò Scrope Purvis, che la conosceva come si conoscono le persone che abitano accanto a noi a Westminster; aveva qualcosa dell’uccello, della ghiandaia, azzurro-verde, leggera, vivace, benché avesse superato i cinquant’anni e fosse diventata molto bianca dopo la malattia. Eccola lì appollaiata, senza nemmeno vederlo, in attesa di attraversare, molto diritta.
Perché, dopo aver vissuto a Westminster—quanti anni ormai? più di venti—si avverte perfino in mezzo al traffico, o svegliandosi di notte, Clarissa ne era sicura, un particolare silenzio, o una solennità; una pausa indescrivibile; una sospensione, ma forse era il suo cuore, colpito, dicevano, dall’influenza, prima che Big Ben suoni. Ecco! Rimbombò. Prima un avvertimento, musicale; poi l’ora, irrevocabile. I cerchi plumbei si dissolsero nell’aria. Che sciocchi siamo, pensò attraversando Victoria Street. Perché il Cielo solo sa perché lo si ami tanto, come lo si veda così, inventandolo, costruendolo intorno a sé, abbattendolo, ricreandolo a ogni istante; ma anche le più misere donnette, le più abbattute tra le creature sedute sui gradini delle porte, rovinate dal bere, fanno lo stesso; non si possono trattare, ne era sicura, con le Leggi del Parlamento proprio per quella ragione: amano la vita. Negli occhi della gente, nell’ondeggiare, nel calpestare, nel trascinarsi; nel muggito e nel frastuono; le carrozze, le automobili, gli omnibus, i furgoni, gli uomini-sandwich che strascicavano i passi e oscillavano; le bande di ottoni; gli organetti; nel trionfo, nel tintinnio e nello strano canto acuto di qualche aeroplano sopra la testa, c’era ciò che lei amava; la vita; Londra; questo momento di giugno.
Perché era la metà di giugno. La Guerra era finita, salvo per qualcuno come la signora Foxcroft all’Ambasciata la sera prima, che si struggeva perché quel bravo ragazzo era stato ucciso e ora la vecchia Manor House sarebbe dovuta andare a un cugino; o Lady Bexborough, che aveva inaugurato un bazar, si diceva, con il telegramma in mano, John, il suo prediletto, ucciso; ma era finita; grazie al Cielo, finita. Era giugno. Il Re e la Regina erano a Palazzo. E dappertutto, benché fosse ancora così presto, c’era un battere, un fremito di pony al galoppo, colpi di mazze da cricket; Lord’s, Ascot, Ranelagh e tutto il resto; avvolti nella soffice maglia dell’aria grigio-azzurra del mattino, che, col procedere del giorno, li avrebbe sciolti e deposti sui prati e sui campi i pony saltellanti, i cui anteriori appena toccavano terra e subito balzavano in alto, i giovani roteanti e le ragazze ridenti nei loro vestiti di mussola trasparente che, perfino ora, dopo aver danzato tutta la notte, portavano a correre i loro assurdi cagnolini lanosi; e perfino ora, a quest’ora, discrete vecchie nobildonne filavano via nelle loro automobili per misteriose commissioni; e i negozianti si agitavano nelle vetrine con le loro paste e i diamanti, le loro deliziose vecchie spille verde mare in montature settecentesche per tentare gli Americani, ma bisognava economizzare, non comprare cose avventatamente per Elizabeth; e anche lei, amandolo com’era con una passione assurda e fedele, facendone parte, poiché i suoi antenati erano stati cortigiani al tempo dei Giorgio, anche lei quella sera stessa avrebbe acceso e illuminato; avrebbe dato la sua festa. Ma com’era strano, entrando nel Parco, il silenzio; la nebbia; il ronzio; le anatre felici che nuotavano lente; gli uccelli col gozzo che ondeggiavano; e chi veniva avanti, con le spalle contro gli edifici governativi, in modo quanto mai appropriato, portando una borsa da dispacci impressa con le Armi Reali, se non Hugh Whitbread; il suo vecchio amico Hugh—l’ammirabile Hugh!
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02MRS DALLOWAY
Language availability
Other languages
English
English Edition
Mrs. Dalloway
Virginia Woolf · Literature
A single-day modernist novel of memory, society, trauma, time, and inward life.
French
French Edition
Mrs Dalloway
Virginia Woolf · Literature
Une journée londonienne devient une exploration subtile de la mémoire, du désir et du temps intérieur.