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Italian Edition

Philosophy

L’umorismo

Italian BooksWhale Edition by Luigi Pirandello

Un saggio fondamentale di Pirandello su umorismo, comicità, riflessione, identità e coscienza moderna.

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Book introduction

L’umorismo

L’umorismo espone una delle chiavi teoriche dell’opera di Luigi Pirandello. Il saggio distingue il comico dal sentimento del contrario, analizza forme letterarie, maschere sociali, identità divisa, riflessione critica e crisi dell’io moderno.

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Luigi Pirandello morì nel 1936 e L’umorismo fu pubblicato nel 1908. Queste date sostengono il pubblico dominio del testo italiano originale usato per questa edizione.

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L’umorismo

Luigi Pirandello

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PARTE PRIMA

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La parola «umorismo»

Alessandro D'Ancona, in quel suo notissimo studio su Cecco Angiolieri da Siena,[1] dopo aver notato quanto vi sia di burlesco in questo nostro poeta del sec. XIII, osserva: «Ma per noi l'Angiolieri non è soltanto un burlesco: bensì anche, e più propriamente, un _umorista_. E qui i camarlinghi della favella ci faccian pure il viso dell'arme, ma non pretendano di dire che in italiano bisogna rassegnarsi a non dir la cosa, perchè non abbiam la parola».

E, accortamente, in una nota a pie' di pagina,[2] soggiunge: «È curioso però che il traduttore francese di una dissertazione tedesca sull'Humour, inserita nel _Recueil de piéces intéressantes, concernant les antiquités, les beaux-artes, les belles-lettres_, citando il Riedel. _Theor. d. Schöne Kunsten_, I. artic. _Laune_, sostenga che sebbene gli Inglesi, ed il Congreve in particolare, rivendichino per sè i vocaboli _humour_ e _humourist_ «il est néanmoins certain qu'ils viennent de l'italien».

E quindi il D'Ancona riprende: «Del resto, poi, la nostra lingua ha umore per _fantasia_, _capriccio_, e umorista per _fantastico_: e gli _umori_ dell'animo e del cervello ognun sa che stanno in stretta relazione con la poesia _umorista_. E l'Italia ebbe ai suoi tempi le accademie degli _Umorosi_ a Bologna ed a Cortona e degli _Umoristi_ in Roma,[3] e speriamo che i mali umori della politica non le facciano mai venir meno i _begli umori_ nel regno dell'arte».

La parola umore derivò a noi naturalmente dal latino e col senso materiale che essa aveva di corpo fluido, liquore, umidità o vapore, e col senso anche di fantasia, capriccio o vigore. «_Aliquantum habeo humoris in corpore, neque dum exarui ex amoenis rebus et voluptariis_» (Plauto). Qui _humor_ non ha evidentemente senso materiale, perchè sappiamo che, fin dai tempi più antichi, ogni umore nel corpo era ritenuto segno o cagione di malattia.

«Li uomini, — si legge in un vecchio libro di mascalcia, — hanno quattro umori: cioè lo sangue, la collera, la flemma e la malinconia: e questi umori sono cagione delle infermità degli uomini». E in Brunetto Latini: «Malinconia è un umore, che molti chiamano collera nera, ed è fredda, e secca, ed ha il suo sedio nello spino» — com'è insomma nel latino di Cicerone e di Plinio. Sant'Agostino poi in un suo sermone ci fa sapere che «i porri accendono la collora, i cavoli generano malinconia».[4]

Sarà bene, trattando dell'umorismo, tener presente anche quest'altro significato di malattia della parola umore, e che _malinconia_, prima di significare quella delicata affezione o passion d'animo che intendiamo noi, abbia avuto in origine il senso di bile o fiele e sia stata per gli antichi un umore nel significato materiale della parola. Vedremo appresso la relazione che le due parole umore e _malinconia_ avranno tra loro assumendo un senso spirituale.

Diciamo intanto che tal relazione, se non mancò affatto nello spirito della nostra lingua, certo non vi apparve chiaramente. Da noi, infatti, la parola umore o serba il significato materiale, tanto che un proverbio toscano può dire: «_Chi ha umore non ha sapore_» (alludendo alle frutta acquose); o, se assume un significato spirituale, esprime sì inclinazione, natura, disposizione o stato passeggero d'animo o anche fantasia, pensiero, capriccio, ma senza una qualità determinata; tanto vero che dobbiamo dire umor _tristo_ o _gaio_, o _tetro_, _buono_ o _cattivo_ o _bell'_umore, ecc.

Insomma, la parola italiana _umore_ non è la inglese _humour_. Questa, come dice il Tommaseo, racchiude e contempera le nostre espressioni _bell'umore_, _buonumore_ e _malumore_. C'entrano un po', dunque, i cavoli di Sant'Agostino.

Discutiamo adesso su la parola, non su la cosa: è bene avvertirlo, perchè non vorremmo si credesse che a noi manchi veramente la cosa per il solo fatto che la parola nostra non riuscì idealmente a serbare e a contemperare in sè ciò che già materialmente includeva. Vedremo che tutto, in fondo, si riduce a un bisogno di più chiara distinzione che sentiamo noi, perchè, o _bello_ o _buono_ o _tetro_ o _gajo_, umore è sempre, e non è diverso dall'inglese nell'essenza, ma nelle modificazioni che naturalmente vi imprimono la lingua diversa e la varia natura degli scrittori.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02PARTE PRIMA
  3. 03I.
  4. 04II.
  5. 05III.
  6. 06IV.
  7. 07V.
  8. 08VI.
  9. 09PARTE SECONDA
  10. 10I
  11. 11II
  12. 12III
  13. 13IV
  14. 14V
  15. 15VI
  16. 16FINE
  17. 17INDICE
  18. 18PARTE PRIMA
  19. 19PARTE SECONDA
  20. 20NOTE:

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