Italian Edition
Literature
Racconti fantastici
Italian BooksWhale Edition by Iginio Ugo Tarchetti
Racconti scapigliati di inquietudine, allucinazione, morte, desiderio e fantastico nero.
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Book introduction
Racconti fantastici
I Racconti fantastici mostrano Tarchetti nel territorio più visionario della Scapigliatura: apparizioni, ossessioni, presenze inquietanti, esperienze limite e attrazione per il macabro. La raccolta illumina il lato gotico e psicologico della narrativa italiana ottocentesca.
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Iginio Ugo Tarchetti morì nel 1869; i suoi racconti appartengono al XIX secolo. Queste date sostengono il dominio pubblico del testo italiano.
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Racconti fantastici
Preview chapterI FATALIPreview
Esistono realmente esseri destinati ad esercitare un'influenza sinistra sugli uomini e sulle cose che li circondano? È una verità di cui siamo testimonii ogni giorno, ma che alla nostra ragione freddamente positiva, avvezza a non accettare che i fatti i quali cadono sotto il dominio dei nostri sensi, ripugna sempre di ammettere.
Se noi esaminiamo attentamente tutte le opere nostre, anche le più comuni e le più inconcludenti, vedremo nondimeno non esservene una da cui questa credenza ci abbia distolti, o a compiere la quale non ci abbia in qualche maniera eccitati. Questa superstizione entra in tutti i fatti della nostra vita.
Molti credono schermirsene asserendo per l'appunto non esser ella che
una superstizione, e non s'avvedono che fanno così una semplice
questione di parole. Ciò non toglierebbe valore a questa credenza,
poichè anche la superstizione è una fede.
Noi non possiamo non riconoscere che, tanto nel mondo spirituale quanto nel mondo fisico, ogni cosa che avviene, avvenga e si modifichi per certe leggi d'influenze di cui non abbiamo ancora potuto indovinare intieramente il segreto. Osserviamo gli effetti, e restiamo attoniti e inscienti dinanzi alle cause. Vediamo influenze di cose su cose, di intelligenze su intelligenze, e di queste su quelle ad un tempo; vediamo tutte queste influenze incrociarsi, scambiarsi, agire l'una sull'altra, riunire in un solo centro di azione questi due mondi disparatissimi, il mondo dello spirito e il mondo della materia.
Fin dove la penetrazione umana è arrivata noi abbiamo portato la nostra fede; il segreto dei fenomeni fisici è in parte violato; la scienza ha analizzato la natura; i suoi sistemi, le sue leggi, le sue influenze ci sono quasi tutte note: ma essa si è arrestata dinanzi ai fenomeni psicologici, e dinanzi ai rapporti che congiungono questi a quelli. Essa non ha potuto avanzarsi di più, e ha trattenuto le nostre credenze sulla soglia di questo regno inesplorato. Poichè nell'ordine dei fatti noi possiamo ammettere delle tesi generali, delle verità complesse; non nell'ordine delle idee.
Dove i fatti sono incerti, le idee sono confuse. Avvengono fatti che non presentano un carattere deciso, sensibile, ben definito, e che la nostra ragione calcolatrice non sa se negare od ammettere. Vi sono perciò idee incomplete, oscure, fluttuanti, che non possono presentarsi mai sotto un aspetto chiaro, e che non sappiamo se accettare o respingere. Questa incertezza di fatti, questa incompletazione di idee, questo stato di mezzo tra una fede ferma e una fede titubante, costituiscono forse ciò che noi chiamiamo superstizione--il punto di partenza di tutte le grandi verità. Perchè la superstizione è l'embrione, è il primo concetto di tutte le grandi credenze.
Qualora io vedo una superstizione impadronirsi dell'anima delle masse, io dico che in fondo ad essa vi è una verità, poichè noi non abbiamo idee senza fatti, e questa superstizione non può essere partita che da un fatto. Se esso non si è ancora rinnovato e generalizzato per confermarla, egli è che la via dell'umanità è lunga--più lunga quelle delle cose--e nessuno può determinare il tempo e le circostanze in cui potrà ripetersi. Gli uomini hanno adottato un sistema facile e logico in fatto di convenzioni; ammettono ciò che vedono, negano ciò che non vedono; ma questo sistema non ha impedito finora che essi abbiano dovuto ammettere più tardi non poche verità che avevano prima negate. La scienza e il progresso ne fanno fede. Del resto, comunque sia, per ciò che è fede nelle influenze buone e sinistre che uomini e cose possono esercitare sopra di noi, non v'è uomo che non ne abbia una più o meno salda, più o meno illuminata, più o meno confermata dall'esperienza della vita. Tutto al più si tratterebbe di riconoscere se essa abbia o no ragione di essere, e fino a qual punto debba venire accettata, non di negarla--poichè l'esistenza di questa fede è indiscutibile.
Io ne trovo dovunque delle prove. Per me l'antipatia non è che una tacita coscienza dell'influenza fatale che una persona può esercitare sopra di noi. Nelle masse ignoranti questa coscienza ha creato la _jettatura_, nelle masse colte la prevenzione, le diffidenza, il sospetto.
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LE LEGGENDE
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02I FATALI
- 03LE LEGGENDE
- 04DEL
- 05CASTELLO NERO
- 06LA LETTERA U
- 07U! U!
- 08U
- 09U
- 10U
- 11U
- 12U U U U U U U U
- 13UN OSSO DI MORTO
- 14UNO SPIRITO IN UN LAMPONE
- 15PENSIERI
- 16L'AMORE.
- 17LA DONNA.
- 18FELICITÀ E DOLORE.
- 19LA VITA.
- 20LA FEDE.
- 21PENSIERI DIVERSI.
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