Italian Edition
Literature
Rime
Italian BooksWhale Edition by Michelangelo Buonarroti
Le poesie di Michelangelo rivelano amore spirituale, corpo, arte, vecchiaia, fede e lotta interiore.
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Book introduction
Rime
Le Rime di Michelangelo mostrano il grande artista come poeta di desiderio, bellezza, fatica spirituale e meditazione religiosa. Sonetti e madrigali trasformano esperienza amorosa, corpo, scultura, tempo e salvezza in una lingua intensa e tormentata.
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Michelangelo Buonarroti morì nel 1564, e le sue Rime furono pubblicate nei secoli successivi da materiali poetici anteriori. Questi dati sostengono il pubblico dominio dei testi poetici usati.
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Rime
Michelangelo Buonarroti
1. Molti anni fassi qual felice, in una
Molti anni fassi qual felice, in una brevissima ora si lamenta e dole; o per famosa o per antica prole altri s’inlustra, e ’n un momento imbruna. Cosa mobil non è che sotto el sole non vinca morte e cangi la fortuna.
2. Sol io ardendo all'ombra mi rimango
Sol io ardendo all’ombra mi rimango, quand’el sol de’ suo razzi el mondo spoglia: ogni altro per piacere, e io per doglia, prostrato in terra, mi lamento e piango.
3. Grato e felice, a' tuo feroci mali
Grato e felice, a’ tuo feroci mali ostare e vincer mi fu già concesso; or lasso, il petto vo bagnando spesso contr’a mie voglia, e so quante tu vali. E se i dannosi e preteriti strali 5 al segno del mie cor non fur ma’ presso, or puoi a colpi vendicar te stesso di que’ begli occhi, e fien tutti mortali Da quanti lacci ancor, da quante rete vago uccelletto per maligna sorte 10 campa molt’anni per morir po’ peggio, tal di me, donne, Amor, come vedete, per darmi in questa età più crudel morte, campato m’ha gran tempo, come veggio.
Grato e felice, a’ tuo feroci mali ostare e vincer mi fu già concesso; or lasso, il petto vo bagnando spesso contr’a mie voglia, e so quante tu vali. E se i dannosi e preteriti strali 5 al segno del mie cor non fur ma’ presso, or puoi a colpi vendicar te stesso di que’ begli occhi, e fien tutti mortali
Da quanti lacci ancor, da quante rete vago uccelletto per maligna sorte 10 campa molt’anni per morir po’ peggio, tal di me, donne, Amor, come vedete, per darmi in questa età più crudel morte, campato m’ha gran tempo, come veggio.
4. Quanto si gode, lieta e ben contesta
Quanto si gode, lieta e ben contesta di fior sopra ’ crin d’or d’una, grillanda, che l’altro inanzi l’uno all’altro manda, come ch’il primo sia a baciar la testa! Contenta è tutto il giorno quella vesta 5 che serra ’l petto e poi par che si spanda, e quel c’oro filato si domanda le guanci’ e ’l collo di toccar non resta. Ma più lieto quel nastro par che goda, dorato in punta, con sì fatte tempre 10 che preme e tocca il petto ch’egli allaccia. E la schietta cintura che s’annoda mi par dir seco: qui vo’ stringer sempre. Or che farebbon dunche le mie braccia?
5. I' ho già fatto un gozzo in questo stento
I’ ho già fatto un gozzo in questo stento, coma fa l’acqua a’ gatti in Lombardia o ver d’altro paese che si sia, c’a forza ’l ventre appicca sotto ’l mento. La barba al cielo, e la memoria sento 5 in sullo scrigno, e ’l petto fo d’arpia, e ’l pennel sopra ’l viso tuttavia mel fa, gocciando, un ricco pavimento. E’ lombi entrati mi son nella peccia, e fo del cul per contrapeso groppa, 10 e’ passi senza gli occhi muovo invano. Dinanzi mi s’allunga la corteccia, e per piegarsi adietro si ragroppa, e tendomi com’arco sorïano. Però fallace e strano 15
surge il iudizio che la mente porta, ché mal si tra’ per cerbottana torta. La mia pittura morta difendi orma’, Giovanni, e ’l mio onore, non sendo in loco bon, né io pittore. 20
I’ ho già fatto un gozzo in questo stento, coma fa l’acqua a’ gatti in Lombardia o ver d’altro paese che si sia, c’a forza ’l ventre appicca sotto ’l mento. La barba al cielo, e la memoria sento 5 in sullo scrigno, e ’l petto fo d’arpia, e ’l pennel sopra ’l viso tuttavia mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
E’ lombi entrati mi son nella peccia, e fo del cul per contrapeso groppa, 10 e’ passi senza gli occhi muovo invano. Dinanzi mi s’allunga la corteccia, e per piegarsi adietro si ragroppa, e tendomi com’arco sorïano. Però fallace e strano 15 surge il iudizio che la mente porta, ché mal si tra’ per cerbottana torta. La mia pittura morta difendi orma’, Giovanni, e ’l mio onore, non sendo in loco bon, né io pittore. 20
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tornare a quel che gli diè morte prima. Ogni nato la terra in breve aspetta; d’ora in or manca ogni mortal bellezza: chi ama, il vedo, e’ non si può po’ sciorre. Col gran peccato la crudel vendetta 50 insieme vanno; e quel che men s’apprezza, colui è sol c’a più suo mal più corre. A che mi vuo’ tu porre, che ’l dì ultimo buon, che mi bisogna, sie quel del danno e quel della vergogna? 55
Che fie di me? che vo’ tu far di nuovo d’un arso legno e d’un afflitto core? Dimmelo un poco, Amore, acciò che io sappi in che stato io mi truovo. Gli anni del corso mio al segno sono, 5 come saetta c’al berzaglio è giunta,
onde si de’ quetar l’ardente foco. E’ mie passati danni a te perdono, cagion che ’l cor l’arme tu’ spezza e spunta, c’amor per pruova in me non ha più loco; 10 e s’e’ tuo colpi fussin nuovo gioco agli occhi mei, al cor timido e molle, vorria quel che già volle? Ond’or ti vince e sprezza, e tu tel sai, sol per aver men forza oggi che mai. 15 Tu speri forse per nuova beltate tornarmi ’ndietro al periglioso impaccio, ove ’l più saggio assai men si difende: più corto è ’l mal nella più lunga etate ond’io sarò come nel foco el ghiaccio, 20 che si distrugge e parte e non s’accende.
La morte in questa età sol ne difende dal fiero braccio e da’ pungenti strali, cagion di tanti mali, che non perdona a condizion nessuna, 25 né a loco, né tempo, né fortuna. L’anima mia, che con la morte parla, e seco di se stessa si consiglia, e di nuovi sospetti ognor s’attrista, el corpo di dì in dì spera lasciarla: 30 onde l’immaginato cammin piglia, di speranza e timor confusa e mista. Ahi, Amor, come se’ pronto in vista, temerario, audace, armato e forte! che e’ pensier della morte 35 nel tempo suo di me discacci fori,
per trar d’un arbor secco fronde e fiori. Che poss’io più? che debb’io? Nel tuo regno non ha’ tu tutto el tempo mio passato, che de’ mia anni un’ora non m’è tocca? 40 Qual inganno, qual forza o qual ingegno tornar mi puote a te, signore ingrato,
onde si de’ quetar l’ardente foco. E’ mie passati danni a te perdono, cagion che ’l cor l’arme tu’ spezza e spunta, c’amor per pruova in me non ha più loco; 10 e s’e’ tuo colpi fussin nuovo gioco agli occhi mei, al cor timido e molle, vorria quel che già volle? Ond’or ti vince e sprezza, e tu tel sai, sol per aver men forza oggi che mai. 15 Tu speri forse per nuova beltate tornarmi ’ndietro al periglioso impaccio, ove ’l più saggio assai men si difende: più corto è ’l mal nella più lunga etate ond’io sarò come nel foco el ghiaccio, 20 che si distrugge e parte e non s’accende. La morte in questa età sol ne difende dal fiero braccio e da’ pungenti strali, cagion di tanti mali, che non perdona a condizion nessuna, 25 né a loco, né tempo, né fortuna. L’anima mia, che con la morte parla, e seco di se stessa si consiglia, e di nuovi sospetti ognor s’attrista, el corpo di dì in dì spera lasciarla: 30 onde l’immaginato cammin piglia, di speranza e timor confusa e mista. Ahi, Amor, come se’ pronto in vista, temerario, audace, armato e forte! che e’ pensier della morte 35 nel tempo suo di me discacci fori, per trar d’un arbor secco fronde e fiori. Che poss’io più? che debb’io? Nel tuo regno non ha’ tu tutto el tempo mio passato, che de’ mia anni un’ora non m’è tocca? 40 Qual inganno, qual forza o qual ingegno tornar mi puote a te, signore ingrato,
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40. Quand'Amor lieto al ciel levarmi è volto
Quand’Amor lieto al ciel levarmi è volto cogli occhi di costei, anzi col sole, con breve riso ciò che preme e dole del cor mi caccia, e mettevi ’l suo volto; e s’i’ durassi in tale stato molto, 5 l’alma, che sol di me lagnar si vole, avendo seco là dove star suole, ...........
Quand’Amor lieto al ciel levarmi è volto cogli occhi di costei, anzi col sole, con breve riso ciò che preme e dole del cor mi caccia, e mettevi ’l suo volto; e s’i’ durassi in tale stato molto, 5 l’alma, che sol di me lagnar si vole, avendo seco là dove star suole,...........
41. Spirto ben nato, in cu' si specchia e vede
Spirto ben nato, in cu’ si specchia e vede nelle tuo belle membra oneste e care quante natura e ’l ciel tra no’ può fare, quand’a null’altra suo bell’opra cede: spirto leggiadro, in cui si spera e crede 5 dentro, come di fuor nel viso appare, amor, pietà, mercè, cose sì rare, che ma’ furn’in beltà con tanta fede: l’amor mi prende e la beltà mi lega; la pietà, la mercè con dolci sguardi 10 ferma speranz’ al cor par che ne doni. Qual uso o qual governo al mondo niega, qual crudeltà per tempo o qual più tardi, c’a sì bell’opra morte non perdoni?
42. Dimmi di grazia, Amor, se gli occhi mei
Dimmi di grazia, Amor, se gli occhi mei veggono ’l ver della beltà c’aspiro, o s’io l’ho dentro allor che, dov’io miro, veggio scolpito el viso di costei. Tu ’l de’ saper, po’ che tu vien con lei 5 a torm’ogni mie pace, ond’io m’adiro; né vorre’ manco un minimo sospiro, né men ardente foco chiederei. — La beltà che tu vedi è ben da quella, ma cresce poi c’a miglior loco sale, 10 se per gli occhi mortali all’alma corre. Quivi si fa divina, onesta e bella, com’a sé simil vuol cosa immortale: questa e non quella agli occhi tuo precorre. —
Dimmi di grazia, Amor, se gli occhi mei veggono ’l ver della beltà c’aspiro, o s’io l’ho dentro allor che, dov’io miro, veggio scolpito el viso di costei.
Tu ’l de’ saper, po’ che tu vien con lei 5 a torm’ogni mie pace, ond’io m’adiro; né vorre’ manco un minimo sospiro, né men ardente foco chiederei. — La beltà che tu vedi è ben da quella, ma cresce poi c’a miglior loco sale, 10 se per gli occhi mortali all’alma corre. Quivi si fa divina, onesta e bella, com’a sé simil vuol cosa immortale: questa e non quella agli occhi tuo precorre. —
43. La ragion meco si lamenta e dole
La ragion meco si lamenta e dole, parte ch’i’ spero amando esser felice; con forti esempli e con vere parole la mie vergogna mi rammenta e dice: — Che ne riportera’ dal vivo sole 5 altro che morte? e non come fenice. — Ma poco giova, ché chi cader vuole, non basta l’altru’ man pront’ e vittrice. I’ conosco e’ mie danni, e ’l vero intendo; dall’altra banda albergo un altro core, 10 che più m’uccide dove più m’arrendo. In mezzo di duo mort’ è ’l mie signore: questa non voglio e questa non comprendo: così sospeso, el corpo e l’alma muore.
44. Mentre c'alla beltà ch'i' vidi in prima
Mentre c’alla beltà ch’i’ vidi in prima appresso l’alma, che per gli occhi vede, l’immagin dentro cresce, e quella cede quasi vilmente e senza alcuna stima. Amor, c’adopra ogni suo ingegno e lima, 5 perch’io non tronchi ’l fil ritorna e riede.
Mentre c’alla beltà ch’i’ vidi in prima appresso l’alma, che per gli occhi vede, l’immagin dentro cresce, e quella cede quasi vilmente e senza alcuna stima.
Table of contents
Inside this edition
- 01Part 1
- 02Part 2
- 03Part 3
- 04Part 4
- 05Part 5
- 06Part 6
- 07Part 7
- 08Part 8
- 09Part 9
- 10Part 10
- 11Part 11
- 12Part 12
- 13Part 13
- 14Part 14
- 15Part 15
- 16Part 16
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