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Italian Edition

Literature

Cavalleria rusticana

Italian BooksWhale Edition by Giovanni Verga

Novella verista di Verga su passione, gelosia, onore e violenza nella Sicilia rurale.

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Book introduction

Cavalleria rusticana

Cavalleria rusticana è una delle opere più celebri del verismo italiano. Verga concentra in poche scene la tensione tra desiderio, tradimento, codice d’onore e fatalità collettiva nella Sicilia contadina, creando un racconto di straordinaria forza drammatica poi divenuto anche mito teatrale e musicale.

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Autore morto da oltre settant’anni; testo originale italiano di pubblico dominio.

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Cavalleria rusticana

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Cavalleria rusticana ed altre novelle

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CAVALLERIA RUSTICANA.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Cavalleria rusticana
  2. 02Cavalleria rusticana ed altre novelle
  3. 03VITA DEI CAMPI
  4. 04OPERE DI G. VERGA
  5. 05I Malavoglia. Terza edizione L. 3 5o
  6. 06Mastro-don Gesualdo. Terza edizione 5 —
  7. 07Storia di una capinera. Ottava edizione 2 —
  8. 08Eva. Ottava edizione 2 —
  9. 0977 marito di Elena. Terza edizione 1 —
  10. 10Eros. Quinta edizione 2 —
  11. 11Tigre Reale. Quinta edizione 1 —
  12. 12Xovelle. Nuova edizione 2 x
  13. 13I ricordi del capitano d'arce 2 5c
  14. 14V/V33c
  15. 15VITA DEI CAMPI
  16. 16Cavalleria Rusticana
  17. 17ED ALTRE NOVELLE
  18. 18G. VERGA
  19. 19MILANO
  20. 20F R A T ELL1 TREVES, EDITORI
  21. 21PROPRIETÀ LETTERARIA
  22. 22(D
  23. 23Turiddu Macca^ il figlio della gnà Nunzia, come
  24. 24neggiava in piazza coli' uniforme da bersagliere e
  25. 25il berretto rosso, che sembrava quello della buona
  26. 26ventura, quando mette su banco colla gabbia dei
  27. 27cavano attorno come le
  28. 28to anche una pipa col re
  29. 294 CAVALLERIA RUSTICANA
  30. 30aveva quattro muli di Sonino in stalla. Dapprima
  31. 31Turiddu come lo seppe, santo diavolone! voleva
  32. 32tare come una passera solitaria?
  33. 33Finalmente s' imbattè in Lola che tornava dal
  34. 34CAVALLERIA RUSTICANA. 5
  35. 35compare Alfio, il carrettiere?
  36. 36dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste
  37. 37belle notizie, gnà Lola!
  38. 38dietro alla ragazza dondolandosi colla nappa del
  39. 39viso lungo, però non aveva cuore di lusingarlo
  40. 40lasciatemi raggiungere le mie compagne. Che di-
  41. 41non bisogna farla chiacchierare la gente. Mia ma-
  42. 42dre invece, poveretta, la dovette vendere la no-
  43. 43done, nel tempo ch'ero soldato. Passò quel tempo
  44. 44dentro nell'andar via lontano tanto che si perdeva
  45. 45che le aveva regalati suo marito. Turiddu segui-
  46. 46corgersi di lui quando passava. — Voglio far-
  47. 47gliela proprio sotto gli occhi a quella cagliacela!
  48. 48Di faccia a compare Alfio ci stava massaro
  49. 49paro da massaro Cola, e cominciò a bazzicare*
  50. 50ha sposato un re di corona, orai
  51. 51gerei cogli occhi!
  52. 52CAVALLERIA RUSTICANA. 9
  53. 53per sposarti!
  54. 54pane !
  55. 55Lola che ascoltava ogni sera, nascosta dietro il
  56. 56non si salutano più?
  57. 57lutarvi !
  58. 58Turiddu tornò a salutarla cosi spesso che Santa
  59. 59moto del capo, quando passava il bersagliere. Il
  60. 60CAVALLERIA RUSTICANA. II
  61. 61aspettando ginocchioni il suo turno dinanzi al con-
  62. 62fessionario dove Lola stava facendo il bucato dei
  63. 63suoi peccati. Sull'anima mia non voglio mandarti
  64. 64a Roma per la penitenza!
  65. 65Compare Alfio- tornò colle sue mule, carico di
  66. 66stra moglie vi adorna la casa!
  67. 67Compare Alfio era di quei carrettieri che por-
  68. 68ho pianto nemmeno quando ho visto con questi
  69. 69occhi Turiddu della gnà Nunzia entrare di notte
  70. 70Turiddu, adesso che era tornato il gatto, non
  71. 71siccia. Come entrò compare Alfio , soltanto dal
  72. 72comprese che era venuto per quell'affare e posò
  73. 73Turiddu da prima gli aveva presentato il bic-
  74. 74CAVALLERIA RUSTICANA, l3
  75. 75Con queste parole si scambiarono il bacio della
  76. 76Gli amici avevano lasciato la salciccia zitti
  77. 77zitti, e accompagnarono Turiddu sino a casa. La
  78. 78gnà Nunzia , poveretta, l'aspettava sin tardi ogni
  79. 79quando sono andato soldato , che credevate non
  80. 80furia? piagnucolava Lola sgomenta, mentre suo
  81. 81partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi
  82. 82gliandosi del farsetto , e picchieremo sodo tut-
  83. 83CAVALLERIA RUSTICANA. l5
  84. 84Entrambi erano bravi tiratori; Turiddu toccò
  85. 85zione di ammazzarmi!
  86. 86Come egli stava in guardia tutto raccolto per
  87. 87quasi strisciava per terra col gomito, acchiappò ra-
  88. 88Ei cercava di salvarsi facendo salti disperati al-
  89. 89l'indietro; ma compar Alfio lo raggiunse con un'al-
  90. 90adornato. Ora tua madre lascierà stare le gal-
  91. 91gli gorgogliava spumeggiando nella gola , e non
  92. 92potè profferire nemmeno: — Ah! mamma mia!
  93. 93LA LUPA
  94. 94Era alta, magra; aveva soltanto un seno fermo
  95. 95Al villaggio la chiamavano la Lupa perchè non
  96. 96come una cagnaccia, con queir andare randagio e
  97. 97sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i
  98. 98gonnella solamente a guardarli con quegli occhi
  99. 99da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa
  100. 100Agrippina. Per fortuna la Lupa non veniva mai
  101. 101tar messa, né per confessarsi. — Padre Angiolino
  102. 102quello che si dice innamorarsi, sentirsene ardere
  103. 103LA LUPA. 2I
  104. 104guitava a mietere tranquillamente col naso sui mani-
  105. 105campi immensi, dove scoppiettava soltanto il volo dei
  106. 106senza stancarsi mai, senza rizzarsi un momento sulla
  107. 107stare sempre alle calcagna di Nanni, che mieteva
  108. 108sonnecchiavano nell'aia, stanchi dalla lunga gior-
  109. 109al tempo che cavavano l'olio, perchè egli lavorava
  110. 110figlia Maricchia? rispose Nanni. — Essa ha la
  111. 111mazzo !
  112. 112LA LUPA. 23
  113. 113sull'uscio, con quegli occhi da spiritata. Suo ge-
  114. 114Madonna per segnarsi. Maricchia stava in casa ad
  115. 115naio, oppure scirocco di agosto, allorquando i muli
  116. 116lasciavano cader la testa penzoloni, e gli uomini
  117. 117dormivano bocconi a ridosso del muro a tramon-
  118. 118nell'afa, lontan lontano, verso l'Etna nebbioso, dove
  119. 119Nanni spalancò gli occhi imbambolati , fra ve-
  120. 120l'ora fra vespero e nona! singhiozzava Nanni, ri-
  121. 121Andatevene! Andatevene! non ci venite più nel-
  122. 122r aia !
  123. 123Ella se ne andava infitti, la Lupa, riannodando
  124. 124le trecce superbe, guardando fisso dinanzi ai suoi
  125. 125passi nelle stoppie calde, cogli occhi neri come
  126. 126LA LUPA. 25
  127. 127capelli, e le ripeteva ogni volta: Andatevene! an-
  128. 128datevene! Non ci tornate più nell'aia! — Maricchin
  129. 129come una lupacchiotta anch'essa, quando la vedeva
  130. 130Scellerata! le diceva. Mamma scellerata!
  131. 131una pazza, perchè adesso l'amava anche lei quel
  132. 132Il "brigadiere fece chiamare Nanni, e lo minac-
  133. 133singhiozzare ed a strapparsi i capelli; non negò
  134. 134questo inferno! fatemi ammazzare, mandatemi in
  135. 135mai !
  136. 136casa è mia. Non voglio andarmene!
  137. 137LA LUPA. 27
  138. 138Ed avrebbe voluto strapparsi gli occhi per non
  139. 139corpo. Non sapeva più che fare per svincolarsi
  140. 140dall' incantesimo. Pagò delle messe alle anime
  141. 141fece pubblicamente sei palmi di lingua a strasci-
  142. 142vi ammazzo!
  143. 143nire, pallido e stralunato, colla scure che luccicava
  144. 144chinò gli occhi, seguitò ad andargli incontro, con
  145. 145mangiandoselo con gli occhi neri. — Ah! malanno
  146. 146Una volta, mentre il treno passava vicino ad
  147. 147Aci-Trezza, voi, affacciandovi allo sportello del va-
  148. 148ma quarantott'ore; i terrazzani che spalancavano
  149. 149tina del terzo giorno, stanca di vedere eternamente
  150. 150passavano per via, eravate alla stazione, e gingil-
  151. 151landovi impaziente colla catenella della vostra boc-
  152. 152cettina da odore, allungavate il collo per scorgere
  153. 153un convoglio che non spuntava mai. In quelle
  154. 154ad Aci-Trezza: passeggiammo nella polvere della
  155. 155strada e ci arrampicammo sugli scogli; col pre-
  156. 156delle bollicine che rubavano i baci; passammo sul
  157. 157mare una notte romanticissima, gettando le reti
  158. 158parer meritevole di buscare dei reumatismi; e l'alba
  159. 159ci sorprese nell'alto del farigìione, un'alba mode-
  160. 160verde cupo; raccolta come una carezza su quel
  161. 161gruppetto di casuccie che dormivano quasi raggo-
  162. 162trasparente e profondo, si stampava netta la vo-
  163. 163mettevate voi. — Avevate un vestitino grigio che
  164. 164sembrava fitto apposta per intonare coi colori del-
  165. 165FANTASTICHERIA. 33
  166. 166vi modellavate nel vostro scialletto, e sorridevate
  167. 167coi grandi occhioni sbarrati e stanchi a quello
  168. 168strano spettacolo, e a quell'altra stranezza di tro-
  169. 169varvici anche voi presente. Che cosa avveniva
  170. 170nella vostra testolina mentre contemplavate il sole
  171. 171nascente ? Gli domandavate forse in qual altro
  172. 172emisfero vi avrebbe ritrovata fra un mese? Diceste
  173. 173soltanto ingenuamente: « Non capisco come si
  174. 174possa viver qui tutta la vita. »
  175. 175sembri: basta non possedere centomila lire di en-
  176. 176tutti gli stenti fra quegli scogli giganteschi, inca-
  177. 177per ammirazione. Così poco basta perchè quei po-
  178. 178veri diavoli che ci aspettavano sonnecchiando nella
  179. 179barca, trovino fra quelle loro casipole sgangherate
  180. 180e pittoresche, che viste da lontano vi sembravano
  181. 181Verga. Cavalletta rusticana. 3
  182. 182del pane che mangiano, quando ne mangiano, giac-
  183. 183in cui brontola e sbuffa, bisogna contentarsi di
  184. 184ha desinato; in quei giorni c'è folla sull'uscio
  185. 185dell'osteria, ma suonano pochi soldoni sulla latta
  186. 186la burrasca, vengono a dare una buona spazzata
  187. 187dovesse desiderar di meglio che esser spazzato, e
  188. 188FANTASTICHERIA. 35
  189. 189scomparire ; eppure ripullula sempre nello stesso
  190. 190tunno, a sbaragliare un esercito di formiche trac-
  191. 191ciando sbadatamente il nome del vostro ultimo
  192. 192ballerino sulla sabbia del viale? Qualcuna di quelle
  193. 193povere bestioline sarà rimasta attaccata alla ghiera
  194. 194de) vostro ombrellino, torcendosi di spasimo; ma
  195. 195viavai, saranno tornate ad aggrapparsi disperata-
  196. 196prendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti
  197. 197eroica, bisogna farci piccini anche noi, chiudere
  198. 198Noi siamo stati amicissimi, ve ne rammentate?
  199. 199son rammentato del vostro capriccio un giorno
  200. 200che ho rivisto quella povera donna cui solevate
  201. 201far l'elemosina col pretesto di comperar le sue
  202. 202arancie messe in fila sul panehettino dinanzi al-
  203. 203accoccolata sul mucchietto di sassi che barricano
  204. 204FANTASTICHERIA. 3^
  205. 205ad occhi aperti; e nel guazzabuglio che facevano
  206. 206nella mia mente, mentre io passava per quella
  207. 207la mantellina di quella donnicciola freddolosa, ac-
  208. 208moda, [citandovi spesso in capo alla cronaca ele-
  209. 209Quando scriverò il libro, forse non ci penserete
  210. 210vita altrove. Potete anche immaginare che il mio
  211. 211pensiero siasi raccolto in quel cantuccio ignorato
  212. 212oppure perchè vi ho cercata inutilmente per tutti
  213. 213Vi ricordate anche di quel vecchietto che stava
  214. 214Ma se avesse potuto desiderare qualche cosa egli
  215. 215avrebbe voluto morire in quel cantuccio nero vi-
  216. 216FAN'TASTICHERIA. 39
  217. 217io portarono via piangeva guaiolando, come fanno
  218. 218ed avreste cercato invano in quelli occhi attoniti
  219. 219il riflesso più superbo della vostra bellezza; come
  220. 220quando tante fronti altere s'inchinano a farvi ala
  221. 221nei saloni splendenti, e vi specchiate negli occhi
  222. 222bile varietà; e voi potete godervi senza scrupoli
  223. 223modo vostro. Quella ragazza, per esempio, che
  224. 224faceva capolino dietro i vasi di basilico, quando
  225. 225il fruscio della vostra veste metteva in rivoluzione
  226. 226sognava su quel davanzale, dietro quel basilico
  227. 227odoroso, cogli occhi intemi in quell'altra casa co-
  228. 228nella città grande, lontana dai sassi che l'avevano
  229. 229Miglior sorte toccò a quelli che morirono; a
  230. 230FANTASTICI! PRIA. 41
  231. 231diti; nondimeno è morto da buon marinaio, sulla
  232. 232verga di trinchetto, fermo al sartiame, levando in
  233. 233L'altro, quell'uomo che sull'isolotto non osava
  234. 234conigli nel quale v'eravate impigliata da stordita
  235. 235potuto immaginare di qual disperato e tetro co-
  236. 236raggio fosse capace per lottare contro tal morte
  237. 237quell' uomo che lasciavasi intimidire dal capola-
  238. 238è rimasto a Pantelleria, e quell'altro pane che
  239. 239una grazia assai magra ad Ari-Trezza. Quelli al-
  240. 240anche il ragazzo dell'ostessa, l'ultima volta che
  241. 241andò all'ospedale per chieder del vecchio e portar-
  242. 242e sgattaiolando nella corte andò a piantarsi di-
  243. 243servivano più, per passare il tempo. Voi, strin-
  244. 244rammenterete con piacere che gli avete dato cento
  245. 245Ora rimangono quei monellucci che vi scorta-
  246. 246vano come sciacalli e assediavano le arancie: ri-
  247. 247FANTASTICHERIA. 43
  248. 248nun^ono a ronzare attorno alla mendica, a bran-
  249. 249pezzentelii paffuti e affamati cresceranno in mezzo
  250. 250nonno, e popoleranno Aci-Trezza di altri pezzen-
  251. 251telii, i quali tireranno allegramente la vita coi
  252. 252nonno, senza desiderare altro; e se vorranno fare
  253. 253qualche cosa diversamente da lui, sarà di chiudere
  254. 254Proprio l'ideale dell'ostrica, e noi non abbiamo
  255. 255taccamento di quella povera gente allo scoglio sul
  256. 256coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione
  257. 257della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla
  258. 258tabilissime anch'esse. Panni che le irrequietudini
  259. 259del pensiero vagabondo s'addormenterebbero dol-
  260. 260nerazione in generazione. — Panni che potrei ve-
  261. 261tintinnìo allegro dei loro linimenti e salutarvi tran-
  262. 262Forse perchè ho troppo cercato di scorgere en-
  263. 263naci affezioni dei deboli, nell'istinto che hanno i
  264. 264FANTASTICHERIA. 45
  265. 265tori plebei che conoscemmo insieme. Un dramma
  266. 266incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi
  267. 267vedete che il dramma non manca d'interesse. Pel-
  268. 268le ostriche l'argomento più interessante deve es-
  269. 269del coltello del palombaro che le stacca dallo
  270. 270Jeli, il guardiano di cavalli, aveva tredici anni
  271. 271quando conobbe don Alfonso, il signorino; ma
  272. 272Bianca, la vecchia giumenta che portava il cam-
  273. 273don Alfonso , mentre era in villeggiatura, andava
  274. 274Verga. Cavallerìa rii3iicana. 4
  275. 275rubate al vicino. Dapprincipio, Jeli dava dell' eccel-
  276. 276cizia fu stabilita solidamente. Jeli insegnava al suo
  277. 277delle sue bestie mezze selvaggie, acciuffando per
  278. 278sciarsi sbigottire dai nitriti di collera dei puledri
  279. 279scappate pei campi mietuti, colle criniere al vento!
  280. 280i bei giorni d'aprile, quando il vento accavallava
  281. 281incendiassero! il bel cielo d'inverno attraverso i
  282. 282rami nudi del mandorlo, che rabbrividivano al ro-
  283. 283JELI IL PASTORE. 5r
  284. 284salivano adagio adagio come la nebbia; il buon
  285. 285il ronzio malinconico degli insetti della sera, e
  286. 286stesse — iuh! iuh! iuh! che facevano pensare
  287. 287quei grandi avvenimenti trascorsi, che sembrano
  288. 288e l'allagassero!
  289. 289intentissimo a suonare iuh! iuh! iuh! Poi radu-
  290. 290signorino, e se ne viene adagio adagio, gingillan-
  291. 291dosi colle macchie del vallone; oppure: — Domat-
  292. 292del giubbone; sapeva anche tessere dei treccioli di
  293. 293quando aveva freddo. Insomma, purché ci avesse
  294. 294sa farsi la croce con le due mani!
  295. 295jeli il pastori;. 53
  296. 296bero fatto volentieri qualche cosa per lui, poiché
  297. 297arcolai di canna, ed altre coserelle. — Facciamo
  298. 298A Tebidi tutti lo conoscevano da piccolo, che
  299. 299terra l'aveva raccolto » come dice il proverbio-
  300. 300mancini, sicché il contadino che l'aveva surrogato
  301. 301nella guardia dei cavalli, non perse nemmeno la
  302. 302giornata; ma il povero ragazzo era ritornato così
  303. 303sconvolto che alle volte lasciava scappare i pule-
  304. 304Massaro- Agrippino dall'aja; o che vuoi assaggiare
  305. 305spingeva mogio mogio verso la collina; però da-
  306. 306col capo avvolto nel fazzoletto bianco, che non
  307. 307JELI IL PASTORE. 55
  308. 308nanzi, passo passo, brucando il trifoglio, e cogli
  309. 309monti e vallate; conosceva come spira il vento
  310. 310nuvolo quando sta per nevicare. Ogni cosa aveva
  311. 311giorno. Così, verso il tramonto quando il pastore
  312. 312la cavalla mora si accostava masticando il trifoglio
  313. 313svogliatamente, e stava anch'essa a guardarlo, con
  314. 314Dove soffriva soltanto un po' di malinconia era
  315. 315nelle lande deserte di Passanitello, in cui non
  316. 316colla testa ciondoloni, per farsi ombra scambie-
  317. 317volmente, e nei lunghi giorni della trebbiatura
  318. 318quella gran luce silenziosa pioveva sempre uguale
  319. 319valli indugiavano volentieri, il ragazzo si occupava
  320. 320giunco; con quattro ramoscelli, sapeva rizzare un
  321. 321po' di tettoia, quando li tramontana spingeva per
  322. 322stoppie; arrostiva le ghiande del querceto nella
  323. 323mangiare delle bruciate, o vi abbrustoliva le larghe
  324. 324dalla muffa, perchè quando si trovava a Passani-
  325. 325tello nell'inverno, le strade erano cosi cattive che
  326. 326alle volte passavano quindici giorni senza che si
  327. 327JELI IL PASTORE. $n
  328. 328gli invidiava pure la superba cavalla vajata, quella
  329. 329di un mastino ringhioso quando qualcuno voleva
  330. 330montarla. Da Jeli invece si lasciava montare e
  331. 331Dopo che Scordu il Bucchierese si menò via
  332. 332vanni, col patto che gliela tenessero nell'armento
  333. 333sino alla vendemmia, il puledro zaino rimasto or-
  334. 334greppi del monte con lunghi nitriti lamentevoli, e
  335. 335faccia — osservava il pastore. — Adesso bisogna
  336. 336tenerlo d'occhio perchè sarebbe capace di lasciarsi
  337. 337andar giù nel precipizio. Anch'io, quando mi è
  338. 338trifoglio, e a darvi qualche boccata di malavoglia
  339. 339fatti per esser venduti; come gli agnelli nascono
  340. 340JELI IL PASTORE. 5g
  341. 341Don Alfonso però rispondeva che anche lui an-
  342. 342sospettosa, stando ad ascoltare con quel lieve am-
  343. 343micar di palpebre che indica l'intensità dell'atten-
  344. 344Gli piacevano i versi che gli accarezzavano l'udito
  345. 345con l'armonia di una canzone incomprensibile, e
  346. 346alle volte aggrottava le ciglia, appuntava il mento
  347. 347Quando poi il signorino mettevasi a scrivere per
  348. 348far vedere quante cose sapeva fare, Jeli sarebbe
  349. 349rimasto delle giornate intiere a guardarlo, e tutto
  350. 350a un tratto lasciava scappare un' occhiata sospet-
  351. 351tosa. Non poteva persuadersi che si potesse poi
  352. 352ripetere sulla carta quelle parole che egli aveva
  353. 353Ogni idea nuova che gli picchiasse nella testa
  354. 354in carrozza , egli sarebbe rimasto impassibile con
  355. 355quella maschera d'indifferenza orientale che è la
  356. 356dignità del contadino siciliano. Pareva che istinti-
  357. 357vamente si trincerasse nella sua ignoranza, come
  358. 358JELI IL PASTORE. 6l
  359. 359Aveva chiesto al suo amico Alfonso di scrivergli
  360. 360aveva trovato chi sa dove, perchè egli raccattava
  361. 361Alfonso, malgrado che sapesse leggere, sgranava
  362. 362uno che serbasse le parole nella scatola dell'accia-
  363. 363volgere accuratamente il suo fogliolino scritto nel
  364. 364avevano cominciato dal picchiarsi ben bene, una
  365. 365volta che s'erano incontrati lungo il vallone, a
  366. 366po' s'erano scambiati dei pugni nella schiena, uno
  367. 367JELI IL PASTORE. 63
  368. 368botti , ma quando furono stanchi andarono cal-
  369. 369mandosi a poco a poco, tenendosi sempre ac-
  370. 370Jeli intanto si allontanava quatto quatto , e
  371. 371Mara, dopo che stette ad accompagnarlo cogli
  372. 372occhi finche potè vederlo nel querceto, volse le
  373. 373Ma da quel giorno in poi cominciarono ad
  374. 374addomesticarsi. Mara andava a filare la stoppa sul
  375. 375parapetto del ponticello, e Jeli adagio adagio spin-
  376. 376guardinga del cane avvezzo alle sassate. Quando
  377. 377finalmente si trovavano accanto, ci stavano delle
  378. 378lunghe ore senza aprir bocca. Jeli osservando at-
  379. 379tentamente Y intricato lavorio delle calze che la
  380. 380correre, dicendo levar alta la sottanella sulle gam-
  381. 381Al tempo dei fichidindia poi si fissarono nel
  382. 382folto delle macchie, sbucciando dei fichi tutto il
  383. 383santo giorno. Vagabondavano insieme sotto i noci
  384. 384piovevano fitte come la gragnuola; e la ragazzina
  385. 385JELI IL PASTORE. 65
  386. 386Durante l'inverno Mara non osò mettere fuori
  387. 387poggio di Macca, per non rimanere intirizzito al
  388. 388pari di quelle cinciallegre che la mattina trovava
  389. 389cavalli ci trovavano piacere a ciondolare un po'
  390. 390alberi ancora nudi che cominciavano a punteg-
  391. 391Verga. Cavalleria rusticana. 5
  392. 392merli che guardavano sbalorditi coi loro occhietti
  393. 393quasi nudi, ma dalle lunghe orecchie diggià in-
  394. 394quiete. Scorazzavano pei campi al seguito del
  395. 395branco dei cavalli, entrando nelle steppie dietro i
  396. 396mietitori, passo passo coir armento , fermandosi
  397. 397Così passarono tutta 1' estate. Intanto il sole
  398. 398tagna, come imbruniva, seguendolo fra le macchie
  399. 399Ragoleti, e non poteva nemmen reggersi sull'asino
  400. 400JELI IL PASTORE. 6~]
  401. 401bianco come un morto. I contadini della fattoria
  402. 402venivano a domandargli: — Come vi sentite, com-
  403. 403Fu chiamato anche il medico, ma erano denari
  404. 404e conosciute che anche un ragazzo saprebbe cu-
  405. 405subito. Compare Menu ci spese gli occhi della
  406. 406pozzo. — Prendete un buon decotto di ecaìibbiso
  407. 407il decotto di eucaliptus, eppure la febbre tornava
  408. 408tore come meglio sapeva. Ogni mattina, prima
  409. 409come una brava massaia, e suo padre, accompa-
  410. 410gnandolo cogli occhi stanchi nelle sue faccenduole
  411. 411JELI IL PASTORE. 69
  412. 412capo stretto nel fazzoletto, e si metteva sull'uscio
  413. 413Come Jeli lasciava cadere accanto all'uscio il fascio
  414. 414volta che tornava a vedere compare Menu colla
  415. 415puledro smarrito, che se lo possono mangiare i
  416. 416la ragazzetta si tirò indietro sbigottiti per paura
  417. 417poscia partì coli' armento per Passanitello , dove
  418. 418JELI IL PASTORE. 71
  419. 419vi restarono a pascolarvi per molto tempo. Frat-
  420. 420veva esser cresciuta , pensava egli sovente men-
  421. 421Tebidi dopo tanto tempo , spingendosi innanzi
  422. 422adagio adagio le giumente per i viottoli sdruccio-
  423. 423levoli della fontana dello %io Cosimo, andava cer-
  424. 424ziato Massaro Agrippino e tutta la famiglia di
  425. 425per appendervi le zucche delle sementi ci avevano
  426. 426vide osservare. Ce ne andiamo laggiù a Marineo
  427. 427con Mara sul parapetto dell'abbeveratojo. — Anche
  428. 428le case, le disse quand'ebbe visto accatastare l'ultima
  429. 429JELI IL PASTORE. 7 3
  430. 430Massaro Agrippino e sua moglie si erano av-
  431. 431viati colla carretta, Mara correva loro dietro tutta
  432. 432allegra, portando il paniere coi piccioni. Jeli volle
  433. 433accompagnarla sino al ponticello, e quando Mara
  434. 434stava per scomparire nella vallata la chiamò: —
  435. 435Mara! oh! Mara!
  436. 436fermo, finche potè udire il rumore della carretta
  437. 437ulivi sfumavano nel crepuscolo, e per la campagna
  438. 438campamaccio della bianca nel silenzio che si aliar-
  439. 439Sulle pendici riarse dal Calvario e dal Mulino
  440. 440JELI IL PASTORE. 75
  441. 441a vento, rimaneva tuttora qualche branco di pe-
  442. 442terre, che aspettavano immobili, sotto il sole co-
  443. 443vanni suonava la messa grande, accompagnata dal
  444. 444fiera sembrava trasalire, e correva un gridìo che
  445. 445si prolungava fra le tende dei trecconi schierate
  446. 446Viva San Giovanni!
  447. 447sassino di Jeli mi farà perdere la fiera!
  448. 448facevano qualche passo lentamente, guardando in
  449. 449San Giovanni fosse arrivato sotto l'olmo, » diceva
  450. 450assegnamento sulla vendita dei puledri. Intanto di
  451. 451chi, e nappine, e sonagli, che scodinzolavano per
  452. 452che passava, e pareva che aspettassero un'anima
  453. 453sulla pancia!
  454. 454Invece Jeli aveva camminato tutta la notte ac-
  455. 455ciocché i puledri arrivassero freschi alla fiera, e
  456. 456prendessero un buon posto neh' arrivare, ed era
  457. 457non erano tramontati, e luccicavano sul monte Ar-
  458. 458vano continuamente carri, e gente a cavallo che
  459. 459andavano alla festa; per questo il giovanetto te-
  460. 460JELI IL PASTORE. 77
  461. 461ventati dall'insolito via vai, non si sbandassero, ma
  462. 462andassero uniti lungo il ciglione della strada, die-
  463. 463Il ragazzo sonnecchiava, spingendo adagio adagio
  464. 464una gamba dietro l'altra, e non rispondeva nulla-
  465. 465lassù, verso Granvilla, come sparassero dei razzi an-
  466. 466JELI IL PASTORE. 79
  467. 467la fiera! e anche tu, stellato!
  468. 468ledri perchè si rinfrancassero sentendo la sua voce
  469. 469avrei potuto mangiarmi tutta la fattoria se avessi
  470. 470Mara invece rideva, e sembrava che avesse infor-
  471. 471quelle cose, come ella andava dicendole. Mara mi
  472. 472tornava
  473. 473JELI IL PASTORE. Si
  474. 474pravveniva all'improvviso una carrozza che non si
  475. 475portasse il diavolo. I puledri, spaventati, si sban-
  476. 476coglierli attorno alla bianca, la quale anch'essa
  477. 477trottorellava svogliatamente, col campamaccio al
  478. 478onze come dodici angeli del paradiso! Piangendo
  479. 479e gridando egli andava chiamando il puledro —
  480. 480rola, povera bestia!
  481. 481il ragazzo. Oh! che disgrazia, mamma mia!
  482. 482I viandanti che andavano alla festa, e sentivano
  483. 483davano cosa avessero perso; e poi, come sapevano
  484. 484Lo stellato rimaneva immobile dove era caduto
  485. 485pea ogni dove , piangendo e parlandogli quasi
  486. 486avesse potuto farsi intendere, la povera bestia riz-
  487. 487JELI IL PASTORE. 83
  488. 488e del Mulino a vento stampato sull'albore, ancora
  489. 489e formicolasse di vita. La campana dal fondo
  490. 490stesso Alfio da solo non poteva giovargli per
  491. 491niente; perciò costui andava sbocconcellando pian
  492. 492quale da lontano strepitava e bestemmiava accor-
  493. 493cassate le reni lui. Lasciatelo stare! Non vedete
  494. 494che non si può muovere, povera bestia!
  495. 495senza custodia, e badava a scolparsi dicendo: —
  496. 496JELI IL PASTORE. 85
  497. 497che ti diede quel prete ladro !
  498. 498capo con grandi occhi sbarrati quasi avesse inteso
  499. 499lo pagherebbe salato assai!
  500. 500dere dove rimanesse lo stellato, e andavano strap-
  501. 501solo nel burrone, aspettando che venissero a scuo-
  502. 502penosamente voltava la testa sbigottito, e gli fosse
  503. 503duto sul sasso, fin quando arrivarono gii uomini
  504. 504Adesso poteva andarsene a spasso, a godersi la
  505. 505sognava cercarsi un padrone, se pure qualcuno lo
  506. 506andava cercando un padrone colla sacca ad arma-
  507. 507piazza allegramente, coi pennacchi nel cappello, in
  508. 508JELI IL PASTORE. 87
  509. 509le mosche, e i galantuomini stavano a godersela
  510. 510avrebbe trovato lui, poiché compare Isidoro Macca
  511. 511dir nulla dello stellalo , gli raccomandò massaro
  512. 512Cola. Una disgrazia come questa può accadere a
  513. 513Andarono perciò a cercare compare Macca , il
  514. 514poni sull'ammattonato, che non si udiva nemmeno
  515. 515del contrabasso faceva una croce col carbone sulla
  516. 516parete, per fare il conto all'ultimo, e ricominciava
  517. 517nata! — Massaro Cola tornò dicendo che com-
  518. 518pare Macca non aveva bisogno di nulla. Al-
  519. 519Mara stava di casa verso Sant'Antonio, dove le
  520. 520case s'arrampicano sul monte, di fronte al vallone
  521. 521della Canziria, tutto verde di fichidindia, e colle
  522. 522ruote dei mulini che spumeggiavano in fondo, sul
  523. 523JELI IL PASTORE. 89
  524. 524meno per guardare i porci, e girandolando in
  525. 525e si sentiva voglia di piangere. Finalmente mas-
  526. 526gran gala, con tanto d'orecchini che le sbattevano
  527. 527sulle guancie, e stava sull'uscio, colle mani sulla
  528. 528pancia, cariche d'anelli, ad aspettare che imbrunisse
  529. 529la festa di San Giovanni!
  530. 530Jeli non avrebbe voluto entrare perchè era ve-
  531. 531stito male, però massaro Agrippino lo spinse per
  532. 532le spalle dicendogli che non si vedevano allora
  533. 533condurlo con loro a veder la luminaria, insieme
  534. 534Arrivando in piazza, Jeli rimase a bocca aperta
  535. 535goderseli dall'imboccatura del Rosario, tutto nero
  536. 536sotto il baldacchino d'argento. I devoti andavano
  537. 537c'era persino una donna discinta, spettinata, cogli
  538. 538JELI IL PASTORE. 91
  539. 539Mara sapeva anche che aveva portato lo sten-
  540. 540dardo grande, nella processione e lo reggeva di-
  541. 541in tondo e si accoccolava come una colombella
  542. 542piangeva come uni bimba dalla consolazione , e
  543. 543dere i trasparenti illuminati , dove tagliavano il
  544. 544illuminato, e nella piazza c'era una folla tanto
  545. 545Mara andava al braccio del figlio di massaro
  546. 546Neri come una signorina, e gli parlava nell'orec-
  547. 547dormire seduto sul marciapiede fin quando lo sve-
  548. 548gliarono i primi petardi del fuoco d'artifizio. In
  549. 549JELI IL PASTORE. 9^
  550. 550colorati sembrava ora tutta bianca ed ora tutta
  551. 551rossa. Quando scapparono pel cielo gli ultimi razzi
  552. 552Intanto attorno a lui la gente faceva, gazzara
  553. 553figlio di massaro Neri poi sembrava proprio che
  554. 554non volesse lasciarla andare più , mentre massaro
  555. 555car d'allogarti. Per stanotte torna in piazza dove
  556. 556JELI IL PASTORE. 95
  557. 557Neri? chiese lui voltando e rivoltando il bastone
  558. 558Massaro Agrippino gli trovò da allogarlo come
  559. 559dovette contentare di una grossa diminuzione di
  560. 560chiacchiere che si facevano alla sera nel. cortile
  561. 561giò dicendogli che Mara non aveva voluto saperne
  562. 562Però siccome egli era paziente e laborioso, im-
  563. 563persuase ad indurre il padrone perchè aumen-
  564. 564JELI IL PASTORE. 97
  565. 565pascolare dentro le bisaccle dell'asinelio, e si re-
  566. 566le orecchie. Nella nevigata famosa della notte di
  567. 567Massaro Agrippino quando venne a dare un' oc-
  568. 568per averne sentito parlare in piazza, quando an-
  569. 569tale e quale com'era, dopo che massaro Agrippino
  570. 570di massaro Agrippino se la intendeva con don
  571. 571Alfonso, il signorino, il quale aveva conosciuta
  572. 572JKLI IL PASTORI-. 99
  573. 573Mentre conduceva al pascolo le pecore tornò a
  574. 574pensare a Mara quando era ragazzina, che stavano
  575. 575Tutte quelle cose andava rimuginando per ore ed
  576. 576ore, seduto sull'orlo del fossato, tenendosi i ginoc-
  577. 577chiazzata dall'erba riarsa, sfumando silenziosa nel-
  578. 578In primavera, appena i baccelli delle fave co-
  579. 579accanto sul muriecitiolo dell'ovile, a discorrere in-i
  580. 580eravamo piccoli , e stavamo sul ponticello della
  581. 581bene non dicesse nulla perchè era stato sempre
  582. 582Mara venne a salutare il giovanotto, nel tempo
  583. 583dico addio, gli disse ella perchè domani torniamo
  584. 584JELI IL PASTORE. IOJ
  585. 585sempre, buona o mal'annata!
  586. 586di San Giovanni, ed eri rimasto senza padrone?
  587. 587massaro Neri?
  588. 588poco. Dacché ce ne siamo andati a Marineo
  589. 589che mi sposi?
  590. 590Mara andava sminuzzando uno sterpolino di
  591. 591sulla zangola anche lui non rispondeva nulla; ed
  592. 592rito e moglie, lo rammenti?
  593. 593posso pretendere alla figlia di un massaro come
  594. 594JELI IL PASTORE. Io3
  595. 595volevi lasciarmi pel figlio di massaro Neri; ma
  596. 596di lei, camminava impalato, tutto vestito di panno
  597. 597Alfonso gli ridevano sul naso. Quando Mara disse
  598. 598m'abbia voluto... mentre avresti potuto prenderne
  599. 599IOO
  600. 600nei panni nuovi dalla contentezza di vedersi Mara
  601. 601quando fu venuto il lunedì, indugiava nell' asset-
  602. 602e il paracqua incerato. — Tu dovresti venirtene
  603. 603a guardarlo dalla soglia. Tu dovresti venirtene con
  604. 604non ci era avvezza alla tramontana di gennaio
  605. 605alla polvere soffocante delle strade, quando le pe-
  606. 606spinge innanzi silenzioso 1' asinelio, per la strada
  607. 607bianca e interminabile. Almeno Jeli sapeva che
  608. 608JELI IL PASTORI-
  609. 609IO-
  610. 610portava in cucina, Mara l'aiutava ad appendere il
  611. 611metteva a bollire la minestra , apparecchiava il
  612. 612che allevavano , senza dimenticare una sola delle
  613. 613faccenduole che andava facendo. Jeli quando si
  614. 614stradicciuola, e l'orologio della città suonava la
  615. 615mezzanotte. Egli veniva perchè la cavalla che il
  616. 616padrone aveva lasciata al pascolo s' era ammalata
  617. 617all'improvviso, e si vedeva chiaro che quella era
  618. 618dietro l'uscio, gli toccò d'aspettare mezzora sotto
  619. 619la grondaja, sicché l'acqua gli usciva dalle calca-
  620. 620cominciò a strapazzarlo peggio che se fosse stata
  621. 621malata!
  622. 622Quando Mara ritornò- colla legna nelle bracci i
  623. 623Perchè hai aperto l'uscio del cortile? Non
  624. 624ce n'era più di legna in cucina?
  625. 625JELI IL PASTORE. io9
  626. 626tordo 1
  627. 627gliene importava niente, e s'era accollata la donna
  628. 628corna sono magre , ma mantengono la casa
  629. 629grassa ! »
  630. 630Una volta infine il ragazzo della mandra glielo
  631. 631Fu da quel momento che lo chiamarono per
  632. 632soprannome Conia d'oro, e il soprannome gli ri-
  633. 633JELI IL PASTORE. Ili
  634. 634ria Maddalena. Jeli il quale 1' aspettava taciturno
  635. 635fonso eravamo sempre insieme , quando eravamo
  636. 636lesse delle donne potrebbe maritarsi, ne gli man-
  637. 637Mara però andavasi riscaldando, e cominciò
  638. 638a strapazzarlo in mal modo, sicché il poveraccio
  639. 639Infine perchè quella grazia di Dio che stavano
  640. 640mangiando non andaste in tossico Mara cambiò
  641. 641Insomma Jeli non lo capiva quello che vuol
  642. 642Riceva una fatica del diavolo ad entrarci; massime
  643. 643in cui gli avevano detto com'elia volesse sposarne
  644. 644un'altro non aveva avuto più cuore di mangiare
  645. 645sentì dentro come se lo cuocessero. Don Alfonso
  646. 646nella d'oro sul panciotto. Però riconobbe Jeli, e
  647. 647gli battè anche sulle spalle salutandolo. Era ve-
  648. 648Verga. Cavalleria rusticana. 8
  649. 649gata d'amici, a fare una scampagnata nel tempo
  650. 650Mara all'improvviso col pretesto che era incinta
  651. 651vigne, le pecore saltellavano e belavano dal pia-
  652. 652e ballavano colle donne della fattoria che parevano
  653. 653una forbice che gli lavorasse internamente minuta
  654. 654minuta, come un veleno. Il padrone aveva ordi-
  655. 655JELI IL PASTORE. Il5
  656. 656Alfonso la chiamava perchè venisse a ballare co-
  657. 657gli altri. Non andare, Mara!
  658. 658Egli non profferiva più alcuna parola intelligi-
  659. 659aveva indosso le sbatteva e le scintillava sulle
  660. 660Alfonso, colla bella barba ricciuta, e la giacchetta
  661. 661Più tardi , mentre lo conducevano dinanzi al
  662. 662giudice, legato, disfatto, senza che avesse osato
  663. 663Malpelo si chiamava cosi perchè aveva i capelli
  664. 664gazzo malizioso e cattivo, che prometteva di rie-
  665. 665rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua
  666. 666settimana; e siccome era malpelo c'era anche a
  667. 667Però il padrone della cava aveva confermato che
  668. 668anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nes-
  669. 669suno avrebbe voluto vedersi davanti, e che tutti
  670. 670schivavano come un can rognoso, e lo accarezza-
  671. 671Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, rin-
  672. 672ghioso, e selvatico. Ai mezzogiorno, mentre tutti
  673. 673zione, egli andava a rincantucciarsi col suo corbello
  674. 674ravan dei sassi, finché il soprastante lo rimandava
  675. 675e si lasciava caricare meglio dell'asino grigio, senza
  676. 676ROSSO MALPELO. T2I
  677. 677aveva altro pel capo: nondimeno era conosciuto
  678. 678gli seccava assai. Insomma lo tenevano addirittura
  679. 679come mastro Misciu aveva potuto lasciarsi gabbare
  680. 680a questo modo dal padrone; perciò appunto lo
  681. 681chiamavano mastro Misciu Bestia, ed era l'asino
  682. 682sue braccia, invece di menarle addosso ai compa-
  683. 683gni, e attaccar brighe. Malpelo faceva un visaccio
  684. 684come se quelle soperchierie cascassero sulle sue
  685. 685tuttoché fosse una buona bestia. Zio Mommu lo
  686. 686l'avrebbe tolto per venti onze, tanto era perico-
  687. 687Adunque il sabato sera mastro Mischi raschiava
  688. 688ancora il suo pilastro che l'avemaria era suonata
  689. 689ROSSO MALPELO. I23
  690. 690appalto — il cottimante!
  691. 691arcolaio; ed il grosso pilastro rosso, sventrato a
  692. 692poveretto, andava dicendogli: « Tirati indietro! »
  693. 693tante. Rossi rappresentava Y Amleto, e c'era un
  694. 694bellissimo teatro. Sulla porta si vide accerchiato
  695. 695da tutte le femminucce di Monserrato, che stril-
  696. 696gran disgrazia ch'era toccata a comare Santa, la
  697. 697denti quasi fosse in gennaio. L'ingegnere, quando
  698. 698sotterraneo dal materiale caduto ci voleva una set-
  699. 699ROSSO MALPELO. 125
  700. 700riempire delle carra per delle settimane. Il bell'af-
  701. 701fare di mastro Bestia!
  702. 702L'ingegnere se ne tornò a veder seppellire Ofe-
  703. 703non piangeva nemmeno, scavava colle unghie colà
  704. 704nella rena, dentro la buca, sicché nessuno s'era
  705. 705mani tutte in sangue. Poi quando vollero toglierlo
  706. 706mordeva come un cane arrabbiato e dovettero
  707. 707quando sua madre piagnuccolando ve lo condusse
  708. 708e sterrava con accanimento, quasi ogni corbello di
  709. 709mentre zappava, si fermava bruscamente, colla zappa
  710. 710suo diavolo gli susurrava negli orecchi, dall'altra
  711. 711gio, povera bestia, sbilenca e macilenta, sopportava
  712. 712ROSSO MALPELO. 127
  713. 713picchiava senza pietà, col manico della zappa, e
  714. 714borbottava : — Cosi creperai più presto !
  715. 715busse senza protestare, proprio come se le pigliano
  716. 716dirittura crudele, e sembrava che si volesse ven-
  717. 717Certo ei provava uno strano diletto a rammentare
  718. 718E una volta che passava il padrone, accompagnan-
  719. 719udito, quella sera! »
  720. 720Per un raffinamento di malignità sembrava aver
  721. 721preso a proteggere un povero ragazzetto, venuto
  722. 722in modo che sembrava ballasse la tarantella, e
  723. 723gli avevano messo nome Ranocchio; ma lavorando
  724. 724Infatti egli lo tormentava in cento modi. Ora
  725. 725ROSSO MALPELO. . J29
  726. 726forte, con maggiore accanimento, egli diceva: —
  727. 727quello!
  728. 728Verga. Cavalleria rusticana. o
  729. 729rena è traditora, diceva a Ranocchio sottovoce; so-
  730. 730Ogni volta che a Ranocchio toccava un lavoro
  731. 731troppo pesante, e Ranocchio piagnuccolava a guisa
  732. 732ROSSO MALPELO. l3l
  733. 733Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle
  734. 734avvezzo, allorché il padrone lo puniva levandogli
  735. 735castighi anche quando il colpevole non era stato
  736. 736rebbe stato inutile. E qualche volta come Ranoc-
  737. 737chio spaventato lo scongiurava piangendo di dire
  738. 738rn?
  739. 739Sono malpelo! — e nessuno avrebbe potuto dire
  740. 740effetto di bieco orgoglio o di disperata rassegna-
  741. 741salvatichezza o timidità. Il certo era che nem-
  742. 742suo visaccio imbrattato di lentiggini e di rena
  743. 743se si metteva sull'uscio in quell'arnese, che avrebbe
  744. 744andava a rannicchiarsi sul suo saccone come un
  745. 745ROSSO MALPELO. t33
  746. 746cane malato. Adunque, la domenica, in cui tutti
  747. 747cortile, ei sembrava non avesse altro spasso che
  748. 748La vedova di mastro Misciu era disperata di
  749. 749aver per figlio quel malarnese , come dicevano
  750. 750vatici come lupi. Almeno sottoterra , nella cava
  751. 751in quegli occhiaeci di gatto che ammiccavano se
  752. 752comprati dodici o tredici lire, quando stanno per
  753. 753Certamente egli avrebbe preferito di fare il ma-
  754. 754novale, come Ranocchio, e lavorare cantando sui
  755. 755ROSSO MALPELO. l35
  756. 756bocca, e dondolandosi sulle stanghe, e gli diceva
  757. 757che quando avrebbero finito di sterrare si sarebbe
  758. 758avere dei calzoni di fustagno quasi nuovi. Ranoc-
  759. 759dove il padre soleva condurlo per mano. Allora
  760. 760veva come P intricato laberinto delle gallerie si
  761. 761desolata, sporca di ginestre riarse, e come degli
  762. 762uomini ce n'erano rimasti tanti, o schiacciati, o
  763. 763camminano ancora, senza poter scorgere lo spira-
  764. 764raio, nuovo del mestiere , osservava curiosamente
  765. 765come fosse capricciosa la rena, che aveva sbatac-
  766. 766Dacché poi fu trovata quella scarpa, Malpelo fu
  767. 767ROSSO MALPELO. l3^J
  768. 768calzoni indosso, e steso bocconi che sembrava im-
  769. 769balsamato. Lo zio Mommu osservò che aveva do-
  770. 770lito vivo; si poteva persino vedere tuttora che
  771. 771mastro Bestia avea tentato istintivamente di libe-
  772. 772Il carrettiere sbarazzò il sotterraneo dal cada-
  773. 773cresciuto, giacche rimpiccolirsi le scarpe non si
  774. 774fustagno quasi nuovo, gli pareva che fossero dolci
  775. 775accanto all'altra, e stava a contemplarsele coi go-
  776. 776Ei possedeva delle idee strane, Malpelo! Sic-
  777. 777ROSSO MALPELO. l39
  778. 778come aveva ereditato anche il piccone e la
  779. 779avcano chiesto se voleva venderli, che glieli avreb-
  780. 780chiaia l'asino grigio; e il carrettiere era andato
  781. 781avrebbe voluto andarci; e xMalpelo gli diceva che
  782. 782a questo mondo bisogna avvezzarsi a vedere in
  783. 783pavano guaendo, come comparivano i ragazzi, e si
  784. 784aggiravano ustolando sui greppi dirimpetto, ma il
  785. 785più fame degli altri. Gliele vedi quelle costole!
  786. 786stava tranquillo colle quattro zampe distese, e la-
  787. 787colpo di badile che solevano dargli onde mettergli
  788. 788quelle occhiate, mentre lo battevano , che sem-
  789. 789ROSSO MALPELO. H1
  790. 790colpi e delle guidalesche con quella bocca spolpata
  791. 791La sciara si stendeva malinconica e deserta fin
  792. 792che lavoravano sotterra. E ogni volta Malpelo ri-
  793. 793invano gridato aiuto ma nessuno poteva udirlo. Egli
  794. 794splendevano lucenti anche sulla sciara, e la cam-
  795. 795vivere sotterra, pensava Malpelo, ci dovrebbe es-
  796. 796Ranocchio aveva paura delle civette e dei pipi-
  797. 797ROSSO MALPELO. I43
  798. 798Ranocchio invece provava una tale compiacenza
  799. 799pelo , e Ranocchio rispondeva che glielo aveva
  800. 800Allora Malpelo si grattava il capo, e sorridendo
  801. 801gli faceva un certo verso da monellaccio mali-
  802. 802perchè, invece dei calzoni, tu dovresti portar la
  803. 803dovevano portarlo fuori dalla cava siili' asino, di-
  804. 804cin bagnato. Un operaio disse che quel ragazzo
  805. 805pelle bisognava nascervi. Malpelo allora si sen-
  806. 806tiva orgoglioso di esserci nato e di mantenersi
  807. 807tutti quegli stenti. Ei si caricava Ranocchio sulle
  808. 808dandolo e picchiandolo. Ma una volta nei pic-
  809. 809chiarlo sul dorso Ranocchio fu colto da uno
  810. 810ROSSO MALPELO. 1^5
  811. 811sbocco di sangue, allora Malpelo spaventato si af-
  812. 812più forte di me, ti giuro!
  813. 813Intanto Ranocchio non guariva e seguitava a
  814. 814Allora Malpelo rubò dei soldi della paga della
  815. 815settimana, per comperargli del vino e della mine-
  816. 816che lo coprivano meglio. Mi Ranocchio tossiva
  817. 817Verga. Cavalleria rusticana. ro
  818. 818né mettendolo dinanzi alla fiammata. Malpelo se
  819. 819come quello dell'asino grigio allorché ansava rifi-
  820. 820Finalmente un lunedì Ranocchio non venne più
  821. 821ROSSO MALPELO. J47
  822. 822e domandò a Ranocchio perchè sua madfe stril-
  823. 823brava che badasse a contare quanti travicelli c'e-
  824. 824naccare che la madre di Ranocchio strillasse a
  825. 825quel modo perchè il suo figliuolo era sem-
  826. 826Poco dopo, alla cava dissero che Ranocchio era
  827. 827vano andare insieme con Ranocchio. Ora del gri-
  828. 828nemmeno, e quando sarebbe divenuto come il
  829. 829grigio o come Ranocchio , non avrebbe sentito
  830. 830Verso quell' epoca venne a lavorare nella cava
  831. 831e degli anni. Malpelo seppe in quell'occasione che
  832. 832Da quel momento provò una malsana curiosità
  833. 833ROSSO MALPELO. 149
  834. 834n'era scappato. Dopo poche settimane però il fug-
  835. 835quella vitaccia da talpa e piuttosto si contentava
  836. 836in confronto, era un paradiso e preferiva tornarci
  837. 837si doveva esplorare un passaggio che si riteneva
  838. 838comunicasse col pozzo grande a sinistra, verso la
  839. 839sun padre di famiglia voleva avventurarvisi , né
  840. 840avrebbe permesso che ci si arrischiasse il sangue
  841. 841Ma Malpelo non aveva nemmeno chi si pren-
  842. 842perciò gli commettevano sempre i lavori più pe-
  843. 843aveva riguardo alcuno, gli altri non ne avevano
  844. 844certamente per lui. Quando lo mandarono per
  845. 845quella esplorazione si risovvenne del minatore, il
  846. 846ROSSO MALPELO. l5l
  847. 847ragazzi della cava abbassano la voce quando par-
  848. 848vederselo comparire dinanzi, coi capelli rossi e gti
  849. 849cumento umano, come dicono oggi; interessante
  850. 850colle medesime parole semplici e pittoresche della
  851. 851narrazione popolare , e tu veramente preferirai di
  852. 852verso la lente dello scrittore. Il semplice fatto
  853. 853umano farà pensare sempre; avrà sempre l'effica-
  854. 854cia dell'essere stato, delle lagrime vere, delle febbri
  855. 855loro cammino sotterraneo nei loro andirivieni che
  856. 856spesso sembrano contradditori, costituirà per lungo
  857. 857tempo ancora la possente attrattiva di quel fe-
  858. 858nomeno psicologico che dicesi l'argomento di un
  859. 859guire con scrupolo scientifico. Di questo che tl
  860. 860Noi rifacciamo il processo artistico al quale dob-
  861. 861biamo tanti monumenti gloriosi, con metodo di-
  862. 862verso, più minuzioso e più intimo; sacrifichiamo
  863. 863volentieri l' effetto della catastrofe , del risultato
  864. 864psicologico, intrav visto con intuizione quasi divina
  865. 865l'amante di gramigna. 157
  866. 866necessario di esso, ridotto meno imprevisto, meno
  867. 867drammatico, ma non meno fatale; siamo più mo-
  868. 868ciamo delle verità psicologiche non saranno un
  869. 869fatto meno utile all'arte dell'avvenire. Si arriverà
  870. 870ma' a tal perfezionamento nello studio delle pas-
  871. 871sioni, che diventerà inutile il proseguire in cote-
  872. 872sto studio dell'uomo interiore? La scienza del
  873. 873svilupperà talmente e così generalmente tutte le
  874. 874risorse dell'immaginazione che nell'avvenire i soli
  875. 875romanzi che si scriveranno saranno i fatti diversi?
  876. 876della creazione rimarrà un mistero, come lo svol-
  877. 877gersi delle passioni umane; e che l'armonia delle
  878. 878rimarrà assolutamente invisibile, e il romanzo avrà
  879. 879l'impronta dell'avvenimento reale, e l'opera d'arte
  880. 880ser sórta spontanea come un fatto naturale, senza
  881. 881impronta della mente in cui germogliò, alcuna
  882. 882ombra dell'occhio che la intravvide, alcuna traccia
  883. 883delle labbra che ne mormorarono le prime parole
  884. 884Carabinieri, soldati, e militi a cavallo lo insegui-
  885. 885l'amante di gramigna. 159
  886. 886e la mala pianta minacciava di abbarbicare. Per
  887. 887prietario osava affacciare il naso al disopra della
  888. 888siepe del suo podere, per timore di incontrarvi
  889. 889suoi. Sicché le lagnanze erano generali. Allora
  890. 890drizzar le orecchie. Il giorno dopo un terremoto
  891. 891per ogni dove; pattuglie, squadriglie, vedette per
  892. 892e rispondeva a schioppettate se gli camminavano
  893. 893un po' troppo sulle calcagna. Nelle campagne, nei
  894. 894di quella fuga disperata; i cavalli dei carabinieri
  895. 895sempre, s' arrampicava sui precipizi , strisciava fra
  896. 896sgattajolava come un lupo nel letto asciutto dei
  897. 897l'amante di gramigna. 161
  898. 898Margherita come fosse un pilastro , senza piegare
  899. 899La madre di Peppa piangeva dalla contentezza
  900. 900ne poteva avere Santa Margherita, e dovevano
  901. 901sposarsi giusto per santa Margherita , che cadeva
  902. 902contro al letto non sarebbe bastato a contenere
  903. 903Verga. Cavalleria rusticana. I i
  904. 904La vostra mula lasciatela stare, perchè non voglio
  905. 905che lui!
  906. 906figliuola !
  907. 907Sentite! ma lo sento qui, che mi brucia!
  908. 908tenessero nascosta. Le comari che avevano invi-
  909. 909l'anuxtk di gramigna. 165
  910. 910di santa Margherita senza piegar le reni, andavano
  911. 911glielo avevano visto nascosto sotto il letto. La
  912. 912povera madre aveva acceso una lampada alle anime
  913. 913scacciare quel diavolo di Gramigna che ne aveva
  914. 914preso possesso. Però ella seguitava a dire che
  915. 915non lo conosceva neanche di vista quel cri-
  916. 916alla mattina si levava colle labbra arse quasi
  917. 917avesse provato anch'essa tutta la sete ch'ei do-
  918. 918sentisse più parlare di Gramigna; e tappò tutte
  919. 919le fessure dell'uscio con immagini di santi. Peppa
  920. 920ascoltava quello che dicevano nella strada dietro
  921. 921Finalmente senti dire che avevano scovato Gra-
  922. 922migna nei fichidindia di Patagonia. — Ha fatto
  923. 923due ore di fuoco! dicevano, c'è un carabiniere
  924. 924gli hanno tirato addosso tal gragnuola di fucilate
  925. 925Gramigna era nei fichidindia di Patagonia, che
  926. 926non avevano potuto scovarlo in quel forteto da
  927. 927conigli, lacero, insanguinato, pallido per due giorni
  928. 928dolo fisso. Sei tu Gramigna?
  929. 929l'amante di gramigna. 165
  930. 930sua pelle!
  931. 931Mentre ella voltava le spalle, come un cane
  932. 932Peppa andò senza dir nulla, e quando Gramigna
  933. 933insanguinata, prima le si buttò addosso, per strap-
  934. 934nelle vesti?
  935. 935brillava la luna nei fichidindia, Gramigna le disse
  936. 936l'amante di gramigna. 167
  937. 937chie si udivano spesseggiare le fucilate, e l'ombra
  938. 938santa Margherita! La povera madre di Peppa do-
  939. 939gognata, brutta anche lei come Gramigna, e coi
  940. 940dero, alla fine del processo, recitò l'avemaria, nella
  941. 941geva come una fontana dalla consolazione. Peppa
  942. 942più mai, nonostante che le due donne andassero
  943. 943ceva che Peppa aveva imparato il mestiere, nel
  944. 944stava rincantucciata nella cucina come una bestia
  945. 945l'amante di gramigna. 169
  946. 946come era venuta, senza voltarsi indietro a guardare
  947. 947ragazzo, vicino al carcere dove era rinchiuso Gra-
  948. 948tava più nessuno. Vivacchiava facendo dei ser-
  949. 949spallini lucenti, rigidi ed impettiti nell'uniforme di
  950. 950strofinacciolo dei carabinieri. » Soltanto allorché
  951. 951volver sullo stomaco , o quando montavano a
  952. 952cavallo, sotto il lampione che faceva luccicare
  953. 953diventava pallida ogni volta , e mentre chiudeva
  954. 954suo marmocchio giocherellava cogli altri mo-
  955. 955L AMANTE DI GRAMIGNA. 171
  956. 956nelli nella spianata davanti al carcere , correndo
  957. 957processione, la calca dei devoti, accadde un para-
  958. 958clarinetti sulla faccia , donne che strillavano, il
  959. 959benedetto. Accorsero il pretore, il sindaco, i cara-
  960. 960San Pasquale. Quell'anno i devoti di San Rocco
  961. 961sparati più di duemila mortaretti, e c'era persino
  962. 962tura. La qual cosa doveva fare maledettamente il
  963. 963GUERRA DI SANTI. 177
  964. 964che , nelle processioni piovono pezzi di torcetti
  965. 965Pasquale !
  966. 966Pasquale sino alla morte!
  967. 967strillava sua sorella Saridda, cacciandosi tra il fra-
  968. 968Verga. Cavalleria rusticana. ,-
  969. 969Prendi!
  970. 970Cosi si scambiarono dei pugni che avrebbero
  971. 971Saridda scaldatasi anche lei, strillava viva San Pa-
  972. 972In tali occasioni si accapigliano i genitori coi
  973. 973disgrazia una del quartiere di San Pasquale ha
  974. 974stiano! — sbraitava Saridda coi pugni sui fian-
  975. 975danno vestito d'oro e d'argento, sentite!
  976. 976GUERRA DI SANTI. I79
  977. 977dal canto suo compare Nino, mentre gli lavavano
  978. 978all'osteria il viso tutto sporco di sangue. Una
  979. 979di ccnciapelli! Quando m'è saltato in testa d'an-
  980. 980dare a cercarmi colà l' innamorata dovevo essere
  981. 981vescovo della diocesi aveva accordato il privile-
  982. 982scarpe ai piedi, s'erano arricchiti come porci, colla
  983. 983A San Pasquale aspettavano il delegato di mon-
  984. 984la mozzetta ai canonici; perciò avevano fatto ve-
  985. 985il delegato di monsignore tre miglia fuori del
  986. 986Gli abitanti del quartiere alto erano quindi in
  987. 987gran fermento, e alcuni, più eccitati , mondavano
  988. 988battuta!
  989. 989GUERRA DI SANTI. iSl
  990. 990Il delegato del vescovo correva un gran peri-
  991. 991trionfale. Ma il reverendo, furbo, lasciò la banda
  992. 992parroco, dove fece riunire i caporioni dei due
  993. 993Come quei galantuomini si trovarono faccia a
  994. 994faccia, dopo tanto tempo che litigavano, comincia-
  995. 995Il delegato disse infatti ch'egli
  996. 996era venuto per
  997. 997andava dicendo: — Loro signori favoriranno in sa-
  998. 998sela come vuole, spendendo i suoi denari! —
  999. 999quella contravvenzione del bucato che non potete
  1000. 1000mandar giù!
  1001. 1001GUERRA DI SANTI. 183
  1002. 1002comandando il delegato! — Così non facciamo
  1003. 1003nulla
  1004. 1004saputo l'arrivo del delegato, accorreva a dargli il
  1005. 1005vice-pretore che volevano mangiarsi 1' anima. —
  1006. 1006Cos'è questa storia della contravvenzione pel bu-
  1007. 1007cato ?
  1008. 1008per le autorità, — soleva asciugare sul terrazzino
  1009. 1009Il delegato, per conciliare gli animi, stava in-
  1010. 1010chiodato nel confessionario come una civetta dalla
  1011. 1011confessate dal rappresentante del vescovo, il quale
  1012. 1012ci aveva l'assoluzione plenaria per ogni sorta di
  1013. 1013graticola del confessionario. — Compare Nino
  1014. 1014GUERRA DI SANTI. l8j
  1015. 1015cino all'aitar maggiore, per guardarmi e ridere coi
  1016. 1016Egli invece se la gnà Saridda passava dalla
  1017. 1017piazza la domenica, affettava di esser tutt'uno col
  1018. 1018non si accorgeva nemmeno di lei. Saridda era
  1019. 1019occupatissima a preparare lampioncini di carta co-
  1020. 1020tesimo non si salutarono nemmeno , come se
  1021. 1021la civetta col compare che aveva battezzata la
  1022. 1022conoscere bene una persona bisogna mangiare
  1023. 1023GUERRA DI SANTI. 187
  1024. 1024pagherò! dovessi lasciarlo nel testamento!
  1025. 1025se quest'anno morremo tutti di fame! — escla-
  1026. 1026cia d'acqua, e i seminati gialli, che scoppiettavano
  1027. 1027radore diceva invece che quando San Pasquale
  1028. 1028esciva in processione pioveva di certo. Ma che
  1029. 1029partito?... Infatti portarono San Pasquale in pro-
  1030. 1030cessione a levante e a ponente, e l'affacciarono
  1031. 1031seminato. — M'avete rovinato, San Pasquale! non
  1032. 1032collo!
  1033. 1033• GUERRA DI SANTI. 1S9
  1034. 1034quel San Pasquale, eh!
  1035. 1035trovavano esasperati, ora che San Pasquale l'ave-
  1036. 1036quartiere di San Rocco si erano lasciati indurre
  1037. 1037ad andare colla processione anche loro, picchian-
  1038. 1038improperi , tanto che il delegato di monsignore
  1039. 1039aveva dovuto battersela a piedi e senza banda
  1040. 1040Il vice-pretore, per prendersi una rivincita sul
  1041. 1041e l'ordine pubblico compromesso; sicché un bel
  1042. 1042o
  1043. 1043rivati i compagni d'arme, e ognuno poteva an-
  1044. 1044E anche quelli del quartiere basso erano corsi
  1045. 1045lì a poco i morti cominciarono a spesseggiare
  1046. 1046come i goccioloni grossi che annunziano il tem-
  1047. 1047aveva voluto morire per fare una scorpacciata di
  1048. 1048fichidindia, e di quell'altro che era tornato da
  1049. 1049GUERRA DI SANTI. 19 1
  1050. 1050una volta?
  1051. 1051quello che mi ha fatto San Pasquale!
  1052. 1052E tutti e due, convalescenti, mentre si scalda-
  1053. 1053Una volta passò Bruno il carradore, che tornava
  1054. 1054GUERRA. DI SANTI. 193
  1055. 1055D'ora innanzi non ci saranno più arruffapopoli, ne
  1056. 1056oppositori, ora che è morto quel vice-pretore che
  1057. 1057vorrà un altro colera per far la pace!
  1058. 1058ribaldi e Vittorio Emanuele, adesso viene « Pen-
  1059. 1059lare di sé, nell'aia, nell'ora delle chiacchiere, dopo
  1060. 1060PENTOLACCIA. 199
  1061. 1061come un galantuomo, e pareva un canonico; per
  1062. 1062dovesse far capitale sulle sue braccia per buscarsi
  1063. 1063della mantellina; perciò se la prese senza volere
  1064. 1064stanno proprio come due mule selvaggie alla stessa
  1065. 1065mangiatoia. La nuora, con quel suo bocchino me-
  1066. 1066brontolona dovette lasciarle il campo libero, e an-
  1067. 1067moglie succedeva anche una quistione ogni volta
  1068. 1068vecchiarella le avevano portato il viatico, non potè
  1069. 1069ricevere la benedizione, uè cavare l'ultima parola
  1070. 1070La povera vecchia era morta col rammarico della
  1071. 1071PENTOLACCIA. 201
  1072. 1072mai non chiamava altrimenti suo marito che con
  1073. 1073quel nomacelo, e quando arrivava a sentirlo anche
  1074. 1074male a nessuno. Se gliel'avessero fatta vedere coi
  1075. 1075tro; insomma la gelosia non poteva entrargli in
  1076. 1076testa neanche a ficcarcela col cavicchio, e avrebbe
  1077. 1077continuato per cent'anni ad andare lui stesso, quan-
  1078. 1078Don Liborio era anche suo socio, tenevano una
  1079. 1079core in comune; prendevano insieme dei pascoli
  1080. 1080nella botte, né l'olio nell'orciuolo; sua moglie
  1081. 1081bianca e rossa come una mela, sfoggiava scarpe
  1082. 1082anche un bambino. Insomma facevano una casa
  1083. 1083PENTOL ACCIA. 20j
  1084. 1084Ora avvenne che questa pace degli angeli si
  1085. 1085contadini che lavoravano nel maggese , mentre
  1086. 1086chiacchieravano all'ombra, nell'ora di vespcro, ven-
  1087. 1087moglie, senza accorgersi che « Pentolaccia » s'era
  1088. 1088chiudi l'uscio, e quando parli guardati d'attorno. »
  1089. 1089Stavolta parve proprio che il diavolo andasse
  1090. 1090gli soffiasse neh' orecchio gì' improperii che dice-
  1091. 1091un maiale!
  1092. 1092quale se ne andava tranquillamente , facendosi
  1093. 1093festa !
  1094. 1094Don Liborio lo guardò negli occhi, quasi par-
  1095. 1095PENTOLACCIA. 20j
  1096. 1096la festa!
  1097. 1097vuol sentir ragione. I bambini strillavano al ve-
  1098. 1098der quelle cose insolite. La moglie infine prese
  1099. 1099maggese, pensava sempre a una cosa, ed aveva
  1100. 1100Prima d'imbrunire, ed era sabato, piantò la zappa
  1101. 1101conto della settimana. Sua moglie , vedendoselo
  1102. 1102voleva mandarlo in piazza, a comprarle delle ac-
  1103. 1103Ma ei non volle andarsene dalla cucina, tenendosi
  1104. 1104osava muoversi, e piagnuccolava, per la paura che
  1105. 1105nera, appollaiata sulla scala, non finiva di chioc-
  1106. 1106tresette; e quella sera Venera diceva che voleva
  1107. 1107la stradicciuola tranquilla il passo lento del dot-
  1108. 1108delle visite, soffiando pel caldo, e facendosi vento
  1109. 1109PENTOLACCIA. 20J
  1110. 1110si appostò dietro T uscio. Per disgrazia Venera
  1111. 1111sotto la caldaia che bolliva. Appena don Liborio
  1112. 1112IL COME, IL QUANDO
  1113. 1113l'uno per l'altro: Polidori si godeva quarantamila
  1114. 1114tivo soggetto, la signora Rinaldi era una donnina
  1115. 1115sedesse quarantamila lire di rendita. Però sul conto
  1116. 1116sebbene tutti gli amici di Polidori fossero passati
  1117. 1117in rivista, col fiore all'occhiello, dinanzi alla fiera
  1118. 1118Quando si dice cadere intendesi che aveva la-
  1119. 1119sciato cadere sul Polidori quel primo sguardo lan-
  1120. 1120guido, molle, smarrito, che fa tremare le ginoc-
  1121. 1121faceva mille graziose moine col pretesto di voler
  1122. 1122si era appollaiata sul ramoscello della corrispon-
  1123. 1123denza epistolare , ramoscello flessibile e perico-
  1124. 1124Avevano cominciato col pretesto di un libro da
  1125. 1125IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 2Ij
  1126. 1126mente, perchè le donne cinguettano sempre a me-
  1127. 1127presto arido, laconico, categorico che era una di-
  1128. 1128gerla! — gli disse incontrandolo all'ultimo ballo
  1129. 1129della stagione, mentre seguivano la fila delle cop-
  1130. 1130avevo ideato, lasciatemi rimanere quale voglio es-
  1131. 1131Polidori la fissava serio serio , tormentandosi i
  1132. 1132non avevano nessuna ragione per stare a chiac-
  1133. 1133Polidori — il serpente — notò quella vampa
  1134. 1134sollevandosi in trionfo. Tutta la sera la signora
  1135. 1135ballerino all'altro, tirandosi dietro uno sciame di
  1136. 1136adoratori, cogli occhi ebbri di festa , luccicanti
  1137. 1137come le gemme che le formicolavano sul seno
  1138. 1138anelante. Però ad un tratto, trovandosi faccia a
  1139. 1139chinalmente cercava cogli occhi suo marito. Non
  1140. 1140c'era nemmen lui, quell'uomo! In quei dieci mi-
  1141. 1141le passarono davanti agli occhi delle strane fan-
  1142. 1142Che uomo era mai costui? Finalmente lo scorse
  1143. 1143IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 2IJ
  1144. 1144riso sia indifferente aneli- esso. — Ella avrebbe
  1145. 1145preferito sorprenderlo colla più bella signora della
  1146. 1146In quel momento , proprio in quel momento
  1147. 1147che cercava di lei. Allora, bruscamente, aggiustan-
  1148. 1148leggiadro movimento della spalla , disse piano a
  1149. 1149Polidori s' inchinò profondamente e la lasciò
  1150. 1150Giammai mattino di primavera non era sem-
  1151. 1151brato così misteriosamente bello alla signora Ri-
  1152. 1152giammai ella non 1' avea contemplato con occhio
  1153. 1153più distratto attraverso al cristallo scintillante del
  1154. 1154suo coupé, come quando il suo legnetto attraver-
  1155. 1155sava rapidamente la piazza Cavour. Il sole inon-
  1156. 1156che incominciava a rinverdire; l'azzurro del cielo
  1157. 1157lei, riverberavansi nei suoi grandi occhi neri, che
  1158. 1158Esitò alquanto prima di scendere, colla mano sulla
  1159. 1159IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 217
  1160. 1160attraverso al quale gli occhi acquistavano alcunché
  1161. 1161Il giardino sembrava destato anch' esso prima
  1162. 1162dell'ora, e tutto sorpreso d'incominciar la sua gior-
  1163. 1163micia lo lavavano, lo pettinavano, gli facevano la
  1164. 1164sua toeletta mattutina. Le poche persone che si
  1165. 1165incontravano avevano l' aspetto di trovarsi là a
  1166. 1166dico anche loro; osavano interrogare il velo della
  1167. 1167passeggiatrice mattiniera, e indovinare il profumo
  1168. 1168del fazzoletto nascosto nel manicotto che ella si
  1169. 1169giandosi al bastone malfermo, e tentennò il capo
  1170. 1170La signora Rinaldi si arrestò dinanzi alla sponda
  1171. 1171chiata guardinga, cercando qualche cosa o qual-
  1172. 1172mire lieve lieve degli ippocastani la isolavano com-
  1173. 1173pletamente; allora sollevò alquanto il velo, e cavò
  1174. 1174dal guanto un bigiiettino meno grande di una
  1175. 1175avessero sfiorato il viso con un bacio. Polidori
  1176. 1176Camminava a capo chino, ascoltando lo stridere
  1177. 1177della sabbia sotto i suoi stivalini, senza guardare
  1178. 1178IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 219
  1179. 1179cuore divorasse avidamente tutta l'aria che la cir-
  1180. 1180condava. L'onda lenta del ruscello l'accompagnava
  1181. 1181chetamente, borbottando sottovoce, addormentando
  1182. 1182Quando si fermò dinanzi alla gabbia del leo-
  1183. 1183anche Polidori , guardando attentamente il su-
  1184. 1184perbo animale, con la curiosità che avrebbe mo-
  1185. 1185le disse piano: — Grazie!
  1186. 1186fronte. Cotesta sensazione le faceva bene sulla
  1187. 1187epidermide della mano senza guanto. Gin avrebbe
  1188. 1188vesse vibrare tanto deliziosamente! No! davvero!
  1189. 1189spalle, poteva vedere arrossire; un'onda di parole
  1190. 1190occhi. — Però non sono st.mca! quest'aria fresca
  1191. 1191è vero ?
  1192. 1192impossibile. Ma però voi altri signori dovete pre-
  1193. 1193era grata inconsciamente che ei non osasse in-
  1194. 1194terromperla , non osasse mischiare la sua voce
  1195. 1195IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHÈ. 221
  1196. 1196Ma perchè non avete voluto ricevermi a casa
  1197. 1197vostra ?
  1198. 1198volta dacché erano lì , sorpresa , dolorosamente
  1199. 1199sorpresa. — Finora in tutto quello che avevano
  1200. 1200non c'era stato che vagamente, in nube, nella
  1201. 1201loro intenzione , con squisita delicatezza che i
  1202. 1202pilla dorata, con quel medesimo inconscio e vo-
  1203. 1203luttuoso stiramento di membra. Richiamata così
  1204. 1204labbra con un' espressione dolorosa; gli occhi le
  1205. 1205si velarono quasi, seguendo nello spazio 1' incan-
  1206. 1206gli occhi stralunati. Tutta l'esperienza che posse-
  1207. 1207deva Polidori non seppe fargli leggere quello che
  1208. 1208tutte le altre signore, non sono prudente!... quando
  1209. 1209rando tutta la sua bellezza palpitante con uno
  1210. 1210Polidori implorava la sua grazia con parole
  1211. 1211concitate, deliranti. Le ripeteva una domanda, una
  1212. 1212preghiera, sempre la stessa, con diverse inflessioni
  1213. 1213sentiva la vampa, le sembrava di esserne avvilup-
  1214. 1214pata e divorata, soverchiata da un languore mor-
  1215. 1215smarrita, colle labbra convulse, spiando il viale
  1216. 1216cendosi sotto quella stretta possente, facendo forza
  1217. 1217Uscendo dal giardino era così sconvolta che
  1218. 1218Aveva avuto un appuntamento! Quello era stato
  1219. 1219balbettando: — È questo! è questo! Si sentiva
  1220. 1220Andò barcollante sino alla prima carrozza che
  1221. 1221contro fin sull'uscio del salotto. — Che hai?
  1222. 1222La signora Erminia era abituata alle sfuriate
  1223. 1223insieme le fotografie che avevano viste cento
  1224. 1224In quel momento , per combinazione , passava
  1225. 1225Polidori nel phaeton del suo amico Guidetti, col
  1226. 1226premendosi le mani sul petto che voleva scop-
  1227. 1227dori una lunga lettera, calma e dignitosa, onde
  1228. 1228pregarlo di rinunciare a quell'appuntamento, di cui
  1229. 1229IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHÈ. 22J
  1230. 1230le aveva strappata la promessa in un momento
  1231. 1231di abberrazione , un momento che rammentava
  1232. 1232nizione. C'era tanta sincerità nella contraddizione
  1233. 1233dopo un'ora sembrava infinitamente lontano, e se
  1234. 1234dileguavano così bruscamente. Ella faceva appello
  1235. 1235Polidori si aspettava quasi quella lettera: la
  1236. 1236signora Rinaldi era troppo inesperta per non pen-
  1237. 1237come quella donnina inesperta avesse ridestato in
  1238. 1238freschezza delle prime impressioni: le rimandò
  1239. 1239Verga. Cavalleria rusticana. r?
  1240. 1240che deve inspirare la vostra innocenza. Vi ri-
  1241. 1241sarei degno di conservarla, e non oserei distrug-
  1242. 1242gerla. Ma l'imprudenza che avete commesso scri-
  1243. 1243intonazione di voce. Ma mio marito è felicissimo!
  1244. 1244chi sono andati bene, le commissioni piovono da
  1245. 1245Due giorni dopo, per guarire della febbre, che
  1246. 1246IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHÈ. 227
  1247. 1247cullare !
  1248. 1248orizzonti , sentiva una strana irritazione contro
  1249. 1249quella pace che la invadeva lentamente, suo mal-
  1250. 1250toresche verso il tramonto, a sciuparvi gli stiva-
  1251. 1251sentimenti presi a prestito nei romanzi. Polidori
  1252. 1252convenzionale, come uno che sa mettere della cor-
  1253. 1253delle aspirazioni indefinite, che nella solitudine le
  1254. 1254tenevano compagnia, l'avviluppavano mollemente e
  1255. 1255tenacemente in quell'inerzia pericolosa, e parlavano
  1256. 1256l'uggiva. Ella sfogavasi a scrivere delle lunghe let-
  1257. 1257tere alla sua amica, vantandole le delizie ignorate
  1258. 1258duto un'anima desolata in via di annientarsi?
  1259. 1259Rinaldi?
  1260. 1260IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 229
  1261. 1261musica, balli, regate, corse sui vaporini , escur-
  1262. 1262sioni nei dintorni, un mondo di gente, bellissime
  1263. 1263che lui; e Polidori, se avesse potuto prevedere
  1264. 1264cettato certo incarico nell'organizzare le rega e, e
  1265. 1265non poteva muoversi senza dar nell'occhio prima
  1266. 1266delicatamente, la prima volta che si incontrarono
  1267. 1267strana reazione, il contegno riservato di lui le
  1268. 1268metteva in corpo degli accessi matti d'ironia. Egli
  1269. 1269perchè aveva promesso di trovarsi con alcuni amici
  1270. 1270gli rincresceva lasciare tante belle signore a Villa
  1271. 1271un certo risolino. Chi le piace dippiù?
  1272. 1272curante degli omaggi a cui era avvezza natural-
  1273. 1273mente — e marchesa per sopramercato — di
  1274. 1274ramente, che ogni mortale sarebbe lietissimo di farsi
  1275. 1275Colla sua Erminia erano sempre insieme , sul
  1276. 1276che le invidiava dei nonnulla. Senza volerlo, aveva
  1277. 1277nondimeno tutti gli uomini vanno a rompersi il
  1278. 1278Polidori, corteggiato come un re da tutte quelle
  1279. 1279sene comprometteva orribilmente 1' Erminia —
  1280. 1280tanto delicato, ella l'avrebbe tatto suonare all' o-
  1281. 1281Perciò si sforzava di non farle scorgere nem-
  1282. 1282quelli che sanno consolarsi. Ma Erminia aveva
  1283. 1283un marito ideale. Che talismano possedeva dunque
  1284. 1284quel Polidori per ecclissaìe un uomo come il
  1285. 1285intelligente e corteggiata come T Erminia ? Certe
  1286. 1286Per nulla al mondo avrebbe voluto che anima
  1287. 1287a mia insaputa!
  1288. 1288vederla impaniarsi spensieratamente in quel pa-
  1289. 1289Polidori sembrava impastarlo e rimpastarlo a suo
  1290. 1290grado con un'abilità diabolica. Doveva averne fatte
  1291. 1291quella maestria; era proprio un pessimo soggetto!
  1292. 1292bambina come te !
  1293. 1293non sapeva trovare altre parole sotto quegli oc-
  1294. 1294una gran paura! tanto meglio!
  1295. 1295cavano gli occhi !
  1296. 1296La signora Rinaldi era spietata per i corteg-
  1297. 1297servazione rispettosa in propria difesa , ella gli
  1298. 1298le altre signore gli ronzavano sempre attorno
  1299. 1299zione? Non ho prevenuto il vostro desiderio? e
  1300. 1300quello che nessun uomo al mondo potrebbe di-
  1301. 1301Egli parlava con voce calma, con l' atteggiamento
  1302. 1302tranquillo che davano a quelle parole pacate un'elo-
  1303. 1303linconica e fantastica. Stava delle lunghe ore col
  1304. 1304bandonato sui ginocchi, a contemplare l'acqua, i
  1305. 1305e provava una squisita voluttà a sentirseli riper-
  1306. 1306cuotere dentro di se, intenta, assorta. Perciò sfug-
  1307. 1307larghe ombre verdi, o quando i remi luccicavano
  1308. 1308tramonto vi spirava tristamente con vaghe strisele
  1309. 1309l'abisso, ad immergervisi quasi, tuffando la mano
  1310. 1310IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 2]J
  1311. 1311nell'acqua, sentendosene guadagnare tutta la per-
  1312. 1312sona con un brivido misterioso; le piaceva spro-
  1313. 1313rischiarare qualche lumicino lontano che tremolava
  1314. 1314luccicava sull'erba del prato, e le ombre erano
  1315. 1315all'orecchio misteriose fantasticherie; spesso andava
  1316. 1316bianche, o quando le finestre del salone stampavano
  1317. 1317vetri scintillanti, il movimento della festa ammor-
  1318. 1318zato, velato, acquistava una fusione di colori, di
  1319. 1319minia andò uad abbracciarla; uno sciame di ele-
  1320. 1320ganti giovinotti le fece ressa attorno per strap-
  1321. 1321una contradanza; ella si fermò un istante con
  1322. 1322tutta festante alla sua Erminia. Ho una voglia
  1323. 1323slancio e la mollezza ; nessuno sapeva rapirvi
  1324. 1324luto. Dicevano che egli solo possedesse quell' in-
  1325. 1325telligenza squisita dello Strauss, che vi fa perdere
  1326. 1326Maria fermandosi anelante, colle guancie rosse, co-
  1327. 1327vidiato l'accompagnava fra la folla ammiratrice! e
  1328. 1328mentre si ravvolgeva stretta nella sciarpetta nera
  1329. 1329dileguavano , e le fantasticherie sorgevano , va-
  1330. 1330geva improvviso dinanzi come un' ombra. Ella si
  1331. 1331alzò di soprassalto, sbigottita, in tumulto, balbet-
  1332. 1332sosa. Erminia l' accarezzava quasi fosse un nin-
  1333. 1333nolo leggiadro ; quelle signore dicevano ad una
  1334. 1334più eleganti cacciatori di avventure , colle spalle
  1335. 1335Polidori fu degli ultimi ad assalirla, da cac-
  1336. 1336ciatore che la sorte aveva destinato pel colpo
  1337. 1337tima , giacché parlandole con un viso serissimo
  1338. 1338il suo briciolo di corte, domandandole con grande
  1339. 1339interesse di cose indifferentissime: se avesse fatto
  1340. 1340andata alla sua solita passeggiata mattutina verso
  1341. 1341Verga. Cavallerìa rusticana. 16
  1342. 1342fantasie dell'ignoto, perchè era lei che le evocava
  1343. 1343quelle fantasie e l'affascinavi con essa: la sala
  1344. 1344intera splendida e calda fremeva di armonia. Erano
  1345. 1345Maria rabbrividiva dalla testa ai piedi, accasciata
  1346. 1346nella poltrona, colla fronte nella mano, e Polidori
  1347. 1347pelli sulla nuca bianca. La poveretta non vedeva
  1348. 1348destino, senza forza, coli' occhio vitreo, come una
  1349. 1349Polidori si allontanò pian piano , per lasciarla
  1350. 1350IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 243
  1351. 1351fiammelle dei candelabri posti sul caminetto di
  1352. 1352Il signor Polidori passeggiava da un pezzo pel
  1353. 1353del paesaggio incantevole per altra cosa che per
  1354. 1354sprofondarvi delle lunghe occhiate impazienti. Di
  1355. 1355il capo proprio come un levriere. Finalmente si
  1356. 1356Ella, anelante, turbata, sentiva per istinto quanto
  1357. 1357Così dicendo seguitò ad inoltrarsi pel viale che
  1358. 1358trambi da una forte commozione. Così giunsero
  1359. 1359ad una specie di monumento funerario. Maria si
  1360. 1360fermò ad un tratto appoggiando le spalle alla
  1361. 1361giò lievemente le labbra, come uno schiavo. Al-
  1362. 1362lorché sentì finalmente che il tremito di quelle
  1363. 1363IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 245
  1364. 1364Egli giunse le mani, in un' espressione ardente
  1365. 1365mormorava confusamente parole insensate: — È
  1366. 1366amo tanto !
  1367. 1367Quelle parole vibravano come cosa viva dentro
  1368. 1368immediatamente le avvamparono in viso , come
  1369. 1369avessero compito in un lampo tutta la circola-
  1370. 1370temi, signore! Non sono colpevole; sono stata
  1371. 1371La poverina cercava di sorridere, guardando di
  1372. 1372mi disprezziate !
  1373. 1373Ella trasalì, e suirò indietro bruscamente, spa-
  1374. 1374ventata dall'udire il suo nome. Polidori chino di-
  1375. 1375che ha di questi momenti !
  1376. 1376stessa, e ripeteva quasi macchinalmente: — Se sape-
  1377. 1377senza osare di guardar lui, abbandonata contro il
  1378. 1378sulle braccia, ancora leggermente convulse, e se-
  1379. 1379guitava a chiacchierare a modo del fanciullo che
  1380. 1380IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 247
  1381. 1381un cervellino strano ! Ho delle pazze tendenze
  1382. 1382ritardo di parecchi secoli. Avrei dovuto venire al
  1383. 1383leggiadro sorriso aveva una melanconica dolcezza e
  1384. 1384s' abbandonava senz' accorgersene all' incanto che
  1385. 1385potete vivere a modo vostro !
  1386. 1386iamente. Voi dovrete stancarvi spesso ! ripetè Ma-
  1387. 1387Polidori la trovava deliziosa nel suo imbarazzo
  1388. 1388stante supremo di passar l'uscio, Maria aveva pro-
  1389. 1389riosità dell'ignoto, l'attrattiva del male , il fascino
  1390. 1390dello sgomento che le serpeggiava nelle vene con
  1391. 1391brividi arcani e irresistibili ; con una confusione
  1392. 1392rore, che l'avevano spinta a precipitarsi nell'ignoto
  1393. 1393senza sapere precisamente cosa andasse a fare. Se
  1394. 1394derla, probabilmente ella si sarebbe spaccata la
  1395. 1395testa contro la rupe alla quale adesso appoggia-
  1396. 1396vasi mollemente , con abbandono. Ora , incorag-
  1397. 1397giata dal vedersi ai piedi queir uomo contrastato
  1398. 1398IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 249
  1399. 1399e invidiato , sentiva una deliziosa sensazione al
  1400. 1400contatto di quel muschio vellutato che le acca-
  1401. 1401ceva tenere e ferventi le accarezzavano dolcemente
  1402. 1402rarla dolcemente col soffio ardente di quella
  1403. 1403passione che lo teneva prostrato dinanzi a lei
  1404. 1404accorgersene gliela aveva abbandonata. Anche lui
  1405. 1405era sinceramente e fortemente commosso in quel
  1406. 1406il suono di quelle parole le addormentasse vaga-
  1407. 1407Polidori non poteva saziarsi di ammirarla in quel-
  1408. 1408i'atteggiamento, abbandonata su di sé stessa, colle
  1409. 1409Ella non rispondeva; curvando all' indietro tutta
  1410. 1410spettoso, colle sopracciglia aggrottate, agitando
  1411. 1411macchinalmente le mani, come se cercasse farsene
  1412. 1412scherno contro qualche cosa , colle labbra pallide
  1413. 1413bianca di terrore, difendendosi colle braccia stese
  1414. 1414Egli ripeteva fuori di sé, supplichevole, in
  1415. 1415Polidori subiva suo malgrado la forte commo-
  1416. 1416zione di quell'istante, ed era tutto tremante an-
  1417. 1417con voce convulsa. Abbiamo avuto torto..., ve lo
  1418. 1418In quel punto, all'improvviso, si udì rumore
  1419. 1419che nessuno di loro due la riconobbe: Maria!
  1420. 1420Polidori, ridivenuto l'uomo di prima da un
  1421. 1421momento all'altro, prese vivamente Maria per un
  1422. 1422vieni del sepolcreto. Maria arrivando nel viale, si
  1423. 1423e voleva spiegarle qualche cosa, dandosi un' aria
  1424. 1424indifferente. Maria le piantò in viso certi occhi
  1425. 1425IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 253
  1426. 1426E fu tutto. Ritornarono indietro l'ima al fianco
  1427. 1427furono in vista dell'albergo, sentirono tutte e due
  1428. 1428fare una passeggili ta mattutina anch'io, col prete-
  1429. 1429l'aveva abbacinata e stordita. Era rimasta come
  1430. 1430macchinalmente si stringeva le mani, come per
  1431. 1431riconoscersi, o per cercarvi qualche cosa, un'im-
  1432. 1432pronta del passato, e chiudeva gli occhi. Quando
  1433. 1433incontrava degli sguardi curiosi, e tutti le sem-
  1434. 1434avvampava in viso. Stava rincantucciata nel suo
  1435. 1435appartamento il più clic poteva, e quindi molti
  1436. 1436Però era abbastanza donna di mondo per sapere
  1437. 1437menti, quali essi fossero. Erminia, che non ne
  1438. 1438ogni volta che poteva, scuotendole amorevolmente
  1439. 1439prima! quella di sempre!
  1440. 1440più il bene di prima!
  1441. 1441Ella aveva infatti delle sollecitudini materne per
  1442. 1442la sua Maria, delle sollecitudini che soventi indi-*
  1443. 1443spettivano costei, come se prendessero l'aspetto di
  1444. 1444una sorveglianza amorevole e discreta. Un giorno
  1445. 1445IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 255
  1446. 1446Erminia la sorprese mentre stava incominciando
  1447. 1447una lettera; e le domandò semplicemente se suo
  1448. 1448marito le avvesse scritto; la domanda veniva cosi
  1449. 1449rilevare l'ironia della risposta, è seriamente occu-
  1450. 1450to. Affoga negli affari, poveretto!
  1451. 1451nica sua passione!
  1452. 1452le contraeva gli angoli della bocca, e aggiunse
  1453. 1453ancora, come correttivo: — Non ho alcun mo-
  1454. 1454Maria inchinò il capo con un sorrisetto con-
  1455. 1455davvero!.... Vuoi che partiamo domattina?
  1456. 1456gna trovare un pretesto plausibile, per non far
  1457. 1457presto' sarà, meglio sarà. Desidero andare col primo
  1458. 1458Partirono infatti di buon mattino. A lei scop-
  1459. 1459piava il cuore passando dinanzi a quelle finestre
  1460. 1460chiuse, sulle quali l'ombra dei grandi alberi dor-
  1461. 1461miva tuttora, uscendo da quel viale deserto, ove
  1462. 1462cantesimo singolare, e ogni menomo particolare
  1463. 1463del paesaggio si animava, sembrava che fosse vis-
  1464. 1464Verga. Cavalleria rusticana. 17
  1465. 1465profondamente. Appena fu nei vagone aprì il li-
  1466. 1466avvedersi di nulla, ed ebbe l'accortezza di lasciarle
  1467. 1467al movimento di sorpresa che aveva fatto Maria
  1468. 1468non trovando nessuno ad aspettarla. È andato a
  1469. 1469Ma subito s'interruppe, perchè cominciava a
  1470. 1470spaventarsi dell'agitazione che si andava manife-
  1471. 1471IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHE. 259
  1472. 1472Tuo marito era inquieto. Colla sua gita accomo-
  1473. 1473giormente da quell'annunzio perchè la sorprendeva
  1474. 1474in quel momento. Cos'è avvenuto?
  1475. 1475Suo marito sembrava che facesse apposta onde
  1476. 1476giustificare il sorrisetto amaro di lei. Era così
  1477. 1477per nessun' altra cosa al mondo. Passarono parec-
  1478. 1478zione pungente che le era divenuta abituale da
  1479. 1479Malgrado la leggerezza che ostentava, fu sor-
  1480. 1480presa, e rimase inquieta osservando che Erminia
  1481. 1481approvava il suo progetto. Per un istante un'idea
  1482. 1482ma subito dopo tornò a ridere nervosamente come
  1483. 1483E tu non torni a Villa d'Este?
  1484. 1484ci dev'essere una brillante compagnia in questo
  1485. 1485momento. Sei proprio una brava figliuola, dovrebbe
  1486. 1486inquietudine aumentava avvicinandosi al termine
  1487. 1487primo vederlo ne fu quasi spaventata. Rinaldi le
  1488. 1488sorpreso del suo arrivo improvviso. Egli era così
  1489. 1489sconvolto che non faceva altro che ripeterle: —
  1490. 1490lano. Non credevo che la flsonomia di quell'uomo
  1491. 1491avesse di quei suoni che vi sconvolgono l'anima
  1492. 1492Anch'essa era molto mutata, la povera Maria !
  1493. 1493che solcaya finamente il cano dre purissimo della
  1494. 1494sua fronte, e alle volte stendeva come un'ombra
  1495. 1495sentirmeli ancora dentro il petto, come un gruppo
  1496. 1496cara, tanto è profonda e radicata. Ormai hanno
  1497. 1497IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHÈ. 263
  1498. 1498stampato in me un'orma cosi indelebile che non
  1499. 1499quando sorpresi mio marito colla pistola in pu-
  1500. 1500avviticchiarmi a lui per impedirgli di morire
  1501. 1501poteva più comperarmi né cavalli, né palco alla
  1502. 1502Scala, né gioielli, nulla! e piangeva, come pian-
  1503. 1503quarto piano. Tu sei stata molto gentile!
  1504. 1504facendomi di questi ringraziamenti. Vuol dire che
  1505. 1505non avevi una bella opinione di me!
  1506. 1506appoggio, laggiù a Roma.... nessuno di quelli che
  1507. 1507voglio sempre bene!
  1508. 1508tante volte!
  1509. 1509Erminia le ricambiava la stretta, assai commossa
  1510. 1510IL COME, IL QUANDO ED IL PERCHÈ. 265
  1511. 1511faccia due occhioni fiammeggianti: — Mai pensato?
  1512. 1512mai?
  1513. 1513io! No! davvero? Mai!

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