
Italian Edition
Science
Saggi scientifici
Italian BooksWhale Edition by Francesco Redi
Testi scientifici classici di Redi su osservazione, esperimento, natura, generazione spontanea e metodo empirico.
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Book introduction
Saggi scientifici
I Saggi scientifici di Francesco Redi documentano una fase decisiva della scienza sperimentale italiana. Attraverso osservazioni e prove controllate, Redi affronta natura, insetti, medicina, linguaggio scientifico e critica della generazione spontanea.
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Francesco Redi morì nel 1697 e Saggi scientifici fu pubblicato nel 1668. Queste date sostengono il pubblico dominio del testo italiano originale usato per questa edizione.
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Saggi scientifici
Francesco Redi
esperienze.
Ma la storia della scienza è pronta ancora a dimostrarci qualche cosa di più e ad indicarci una più efficace e diretta cooperazione delle matematiche alla percezione e comprensione della natura.
Allorchè col calcolo veniamo a stabilire l'andamento preciso di due fenomeni, in apparenza diversi, e troviamo una identità nel modo col quale essi avvengono, o, come si dice, troviamo che son regolati dalle stesse equazioni, non vi è spesso che un sol passo per concludere che i due fatti costituiscono due apparenze di un fatto solo.
Tale e non altro fu il procedimento col quale il Maxwell giunse a riconoscere che le perturbazioni elettro-magnetiche e la luce sono la stessa cosa; memorabile scoperta che aprì la via alle ricerche di Hertz, che ebbero tanta influenza sulla fisica moderna, e ispirarono le pratiche invenzioni di Ferraris e di Marconi.
Nessuno può quindi dire al geometra a quali ampi orizzonti condurrà lo stretto e spinoso sentiero che il calcolo gli fa seguire.
Avrebbe forse sospettato lo stesso Lagrange, allorchè ideava la meccanica analitica, che egli non solo creava un potente metodo ed una guida sicura in ogni più difficile questione della scienza del moto e dell'equilibrio, ma che le sue formule sarebbero divenute un giorno, nelle mani di uomini di genio come Maxwell e Helmholtz, così comprensive da abbracciare e dominare tutti i fenomeni del mondo fisico?
⁂
Eppure se tanta è l'importanza dell'analisi, è necessario limitarne al suo giusto grado la portata.
Disgraziatamente i matematici di professione sono separati dal resto del mondo da una barriera di simboli, che danno un certo aspetto di mistero alle loro elucubrazioni ed alle opere loro, tanto che i non iniziati ai segreti del calcolo e dell'algebra si fanno talora l'illusione che i loro mezzi siano di una natura diversa da quelli di cui il comune ragionamento dispone.
È un errore analogo a quello che fan molti sulla potenza delle macchine delle quali è celato ed oscuro il meccanismo.
Ebbene, fra il ragionamento grossolano, che anche a chi è ignaro del calcolo pur fa prevedere in molti casi l'andamento di certi fenomeni ed il meccanismo delle forze che li governano, ed il ragionamento sottile del geometra che, da un insieme artifizioso di simboli algebrici, in una maniera che spesso desta meraviglia anche nei più esercitati e rotti alle disquisizioni analitiche, giunge al resultato che precisa l'andamento degli stessi fenomeni naturali, non corre quel divario che a tutta prima parrebbe. Anzi, se esaminiamo le cose con accuratezza, si vedrà che quest'ultimo sottile procedimento non è altro in sostanza che il primo rozzo ragionamento più perfezionato ed affinato. Ed oltre a ciò si può dire che nella mente del geometra quel primo rozzo ragionamento ha preceduto il calcolo e lo ha guidato, indicandogli su per giù dove doveva arrivare e quanto gli era permesso tentare.
In certo modo esso rappresenta la greggia armatura su cui l'intiero edificio analitico è costruito. Ma quando noi vediamo il lavoro compiuto, ci troviamo in presenza di un monumento magnifico che è già stato spogliato di tutti i ponti e i sostegni. I puntelli che hanno servito a reggere la cupola in costruzione sono spariti, ed essa appare agli occhi meravigliati di chi la guarda come un miracolo di costruzione.
Non con soverchie speranze quindi, nè avendo nell'animo illusioni spesso dannose, ma nemmeno con indifferenza, deve essere accolto ogni nuovo tentativo di sottoporre al calcolo fatti di qualsiasi specie.
⁂
Il passaggio di una scienza dall'epoca che dirò prematematica a quella in cui essa tende a divenir matematica, resta caratterizzato da ciò: che gli elementi, che essa studia, vengono esaminati in modo quantitativo anzichè qualitativo; onde in questa transizione le definizioni che richiamano soltanto alla mente l'idea degli elementi stessi con una immagine più o meno vaga, cedono man mano il posto a quelle definizioni o a quei principii che li determinano, offrendo invece il modo di misurarli.
Quale importanza, per esempio, nella meccanica Newtoniana viene ad avere il primitivo concetto di forza espresso nei termini: «la forza è la causa di moto», di fronte alle due prime leggi che non danno in fondo altra cosa che il modo di misurarla? Tanto poco, che in alcuni moderni tentativi di rifacimento della meccanica la stessa parola forza, quest'ultimo residuo verbale di personificazione nel mondo inorganico, potè essere soppressa, soli restando a sostituirla quegli elementi che combinati ne danno la grandezza.
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Questo discorso fu pronunziato alla solenne inaugurazione del Congresso internazionale dei Matematici in Roma il 6 aprile 1908. Venne stampato nella Nuova Antologia (1° giugno 1908) e negli Atti del IV Congresso internazionale dei Matematici - Vol. I (Roma, 1909).
Nel novembre dell'anno 1860 un giovane trentenne saliva per primo la cattedra di geometria superiore nell'antica Università di Bologna.
Era l'anno medesimo in cui tante memorabili imprese ricostituivano la nazione e tanti inaspettati avvenimenti rinnovavano tutta la vita italiana. Ma l'eco degli strepiti della guerra ed il clamore che suscitava il costituirsi del nuovo regno non coprivano la voce di Luigi Cremona, il quale dalla cattedra bolognese esponeva il largo programma, che egli stesso e la scuola, che prese il nome da lui, dovevano svolgere e svolsero, e le nobili parole pronunziate nella sua prolusione volarono e si ripercossero per tutta Italia.
È con un sentimento di soddisfazione che oggi, trascorso un mezzo secolo, misurando il cammino percorso, possono rievocarsi gli alti eccitamenti che il Cremona allora rivolgeva ai giovani scienziati italiani. All'appello del nuovo professore rispondevano i sentimenti ed i voti universali in Italia; liete speranze arridevano negli animi nei quali il compiacimento per la Patria novellamente e faticosamente conquistata si associava alla aspirazione verso i più elevati ideali scientifici .
Il Betti aveva inaugurato in Pisa, pochi mesi prima, con eguali propositi, il suo insegnamento di alta analisi e geometria. A Pavia, quasi contemporaneamente, il Brioschi iniziava il corso di analisi superiore e lo stesso insegnamento a Napoli Emanuele Fergola incominciava pure in quell'anno, mentre il Battaglini dava principio, nel medesimo tempo, alle sue nuove lezioni di geometria superiore.
L'Italia ebbe allora chiara coscienza che un'alta missione intellettuale le spettava per le sue antiche tradizioni e per il posto che nuovamente veniva ad occupare nel mondo civile.
Il Matteucci, fisico di grande ingegno, che consacrò i suoi ultimi anni alla organizzazione degli studi italiani, negli albori del nuovo regno, preparando gli ordinamenti scolastici, diceva al Parlamento che una nazione la quale vuol essere libera e grande, non vive soltanto di soldati e di strade ferrate, e che male si intenderebbe l'Italia risorta a nazione se nelle arti, nelle lettere e nelle scienze, non ripigliasse quel posto che l'aveva distinta altre volte.
E Quintino Sella, che forse meglio di ogni altro raccolse nella sua grande anima i sentimenti della parte più eletta della nazione, e meglio comprese quali gravi doveri morali incombessero all'Italia il giorno in cui essa prese possesso della città eterna, al Mommsen, che gli diceva che a Roma non si sta senza avere propositi cosmopoliti, rispondeva: «Sì, un proposito cosmopolita non possiamo non averlo a Roma: quello della scienza»; e solennemente dinanzi al Parlamento affermava: «L'Italia ha un debito d'onore verso l'umanità... la scienza per noi a Roma è un dovere supremo».
Nessuna meraviglia dunque se, nel seguire lo svolgimento delle scienze, si osserva una trasformazione improvvisa nel pensiero italiano, dovuta al rapido suo progredire e diffondersi, ed ai nuovi caratteri di cui si riveste e si arricchisce negli anni che seguono il periodo del risorgimento politico.
Presentare nei brevi termini che mi sono concessi lo sviluppo delle matematiche in Italia negli ultimi anni, ecco il compito che mi sono oggi prefisso.
Di vari elementi bisogna tener conto per ben comprendere quali furono i fattori che contribuirono al recente sviluppo degli studi presso di noi e per ben sceverare la parte che ciascuno di essi ha avuta.
Dobbiamo dapprima aver riguardo ai caratteri proprii del genio italiano rivelatisi in una lunga e non interrotta tradizione che, movendo dalle scuole dell'antichità, giunge fino al nostro secolo; esaminare poi l'effetto prodotto dai nuovi metodi di insegnare e di apprendere, e la proficua emulazione che sortì dal cozzare delle opposte tendenze. Infine è d'uopo vedere l'influenza che le scoperte dei matematici stranieri ebbero su di noi, l'azione che esercitò il carattere sempre più universale acquistato dalla scienza e la feconda virtù dei rapporti internazionali ognor più stretti e delle correnti sempre più vive di pensiero che si stabilirono.
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Questo discorso fu pronunziato nella seduta del 15 settembre 1906 del Congresso dei Naturalisti Italiani, promosso dalla Società Italiana di Scienze naturali, tenutosi in Milano dal 15 al 19 settembre 1906 - Fu stampato negli Atti del Congresso - Milano 1907.
Ho creduto che l'attuale Congresso dei naturalisti italiani, al quale hanno fatto adesione illustri Accademie e numerose Società anche non schiettamente naturalistiche, potesse offrire la migliore occasione per presentare una proposta che a mio parere dovrà suscitare l'interesse di tutti gli scienziati in genere: quella cioè di una Associazione italiana per il progresso delle scienze.
Non si tratta di fondare una Associazione nuova per l'Italia, giacchè, come avrò occasione di accennare, l'Associazione stessa ha già lungamente fiorito presso di noi, anzi possiede una storia gloriosa. Ma, a mio giudizio, non conviene risuscitare immutata la vecchia istituzione colle sue antiche tradizioni, sebbene nobili ed altissime. Si dovrebbe invece ricostituire sopra nuove basi una Associazione che ha avuto vita floridissima e che da un trentennio ormai tace.
Non ritengo necessario spender molte parole per dimostrarne la utilità. Esporrò solo alcuni dati i quali sono molto più eloquenti di qualunque discorso e mostrano come le Nazioni più innanzi nella civiltà hanno sentito da lunghi anni il bisogno di fondare e di conservare poi gelosamente delle Associazioni per l'avanzamento delle scienze dalle quali ritraggono non dubbio vantaggio.
La Società britannica per l'avanzamento delle scienze rimonta al 1831, anno in cui fu fondata dal Brewster. Essa conta 4500 membri. L'Associazione francese ha una data più recente, e venne fusa con l'Associazione scientifica di Francia che era stata già creata nel 1864 dal Le Verrier. Essa pubblica dei resoconti a partire dal 1872. L'America possiede fino dal 1853 una Unione per il progresso delle scienze e delle arti, la quale dà alla luce un rapporto annuale. Esiste una analoga associazione in Australia che conta circa 1000 soci e si riunisce in congresso ogni due anni. La Germania ha costituito dal 1822 la Società dei Medici e Naturalisti ai quali si sono uniti i matematici ed altri scienziati. Nel 1904 la Società accoglieva 2910 membri. Ma la più antica associazione di questo genere appartiene alla Svizzera. La sua origine rimonta al 1815 ed oggi essa conta 800 soci; pubblica degli atti dal 1816, dei resoconti dal 1879 e delle memorie dal 1829.
Il più celebre di tutti questi sodalizi è senza dubbio l'Associazione britannica, sia per il gran numero di soci che ne fanno parte, sia per la ricchezza di mezzi di cui può disporre, sia finalmente per l'importanza dei risultati conseguiti con lungo, perseverante e non interrotto lavoro. Le sue solenni riunioni, che hanno luogo ogni anno in una città del Regno Unito o delle colonie, manifestano l'energia, l'intelligenza e tutte le nobili qualità che fanno la grandezza del popolo inglese.
Non è certamente qui il caso di parlare dei resultati conseguiti dall'Associazione britannica. Mi basti ricordare gli studi sulla questione delle unità assolute compiuti per sua iniziativa, i quali hanno condotto a conseguenze di somma importanza ed utilità nel campo teorico ed in quello pratico.
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L'Italia ha seguito fin dalla sua origine il movimento iniziatosi sui primi del secolo scorso con i congressi degli scienziati. La prima riunione di scienziati europei ebbe luogo in Svizzera nel 1816 per iniziativa del farmacista M. Gasse di Ginevra, e nel 1839 il primo Congresso degli scienziati italiani aveva luogo in Pisa. Fu il principe Carlo Bonaparte, figlio di Luciano, che, preso d'ammirazione pel Congresso tenutosi in Friburgo nel 1838, ottenne dal Granduca di Toscana che ne fosse tenuto uno in Pisa nell'anno successivo.
La storia di questo congresso è stata narrata da varii autori ed ha un notevole interesse. Abbiamo di esso una relazione ufficiale scritta da Gaetano Savi; una del Corridi, che ne fu il segretario generale; più recentemente Elisa Tacchi
ha pubblicato uno studio accurato e diligente prendendo occasione dallo scritto del prof. Bacci intitolato: «Una miscellanea di stampe sul primo congresso degli scienziati in Pisa».
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02III
- 03IV
- 04V
- 05VI
- 06BCD.
- 07VII
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