
Italian Edition
History
Spagna
Italian BooksWhale Edition by Edmondo De Amicis
Un vivace libro di viaggio in cui De Amicis osserva città, paesaggi, costumi e cultura spagnola.
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Book introduction
Spagna
Spagna raccoglie le impressioni di viaggio di Edmondo De Amicis con attenzione a città, persone, arte, paesaggio, vita quotidiana e carattere nazionale. Questa edizione italiana conserva il fascino del reportage ottocentesco e della prosa descrittiva dell’autore.
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Edmondo De Amicis morì nel 1908, e Spagna fu pubblicato nel 1873. Queste date sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione italiana originale.
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Spagna
Edmondo De Amicis
SPAGNA.
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BARCELLONA.
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:--Apri! Non parto più! Resto con te!--poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benchè da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro. Incontrai alla svoltata d'una strada un medico mio amico che andava all'ospedale, e ch'io non aveva visto da più d'un mese; mi domandò: "Dove vai?"--"In Spagna," risposi. Non mi voleva credere, tanto il mio viso accigliato e melanconico era lontano dall'annunziare un viaggio di piacere. Per
tutta la strada, da Torino a Genova, non pensai che a mia madre, alla mia camera che restava vuota, alla mia piccola biblioteca, alle care abitudini della mia vita casalinga, alle quali davo un addio per molti mesi. Ma giunto a Genova, la vista del mare, i giardini dell'Acquasola e la compagnia di Anton Giulio Barrili, mi restituirono la serenità e l'allegrezza. Ricordo che mentre stavo per scender nella barca che mi doveva condurre al bastimento, mi fu data una lettera da un fattorino d'albergo, nella quale non erano che queste parole: «Tristi notizie di Spagna. La condizione d'un italiano a Madrid, in tempi di lotta contro il Re, sarebbe pericolosa. Persisti a partire? Pensaci.» Saltai nella barca, e via. Poco prima che il bastimento partisse, vennero due uffiziali a dirmi addio: mi par ancora di vederli ritti in mezzo alla barca, quando il bastimento cominciava a muoversi.
"Portami una spada di Toledo!" gridavano.
"Portami una bottiglia di Xères!"
"Portami una chitarra! Un cappello andaluso! Un pugnale!"
Di lì a poco non vidi più che i loro fazzoletti bianchi, e udii il loro ultimo grido; tentai di rispondere, ma la voce mi restò strozzata a mezza gola; mi misi a ridere, e mi passai una mano sugli occhi. Poco dopo mi rintanai nel mio bugigattolo, e addormentatomi d'un sonno delizioso, sognai i consigli di mia madre, il portamonete, la Francia, le Andaluse. All'alba saltai su, e salii subito a poppa: eravamo a poca distanza dalla costa, era già costa francese, il primo lembo di terra straniera, ch'io vedeva: curiosa! non potevo saziarmi di guardare, e mille vaghi pensieri mi giravano per la testa, e dicevo: è la Francia? ma davvero? Son proprio io che son qui? Mi venivan dei dubbi sulla mia identità. A mezzogiorno si cominciò a vedere Marsiglia. La prima vista d'una gran città di mare dà come una sorta di stordimento, che uccide il piacere della meraviglia. Vedo, come a traverso d'una nebbia, un'immensa
foresta di navi, un barcaiuolo che mi porge la mano parlandomi non so che gergaccio incomprensibile, una guardia doganale che mi fa pagare, non so in virtù di che legge, _deux sous pour les Prussiens_; poi una oscura camera d'albergo; poi strade lunghissime, piazze sconfinate, un viavai di gente e di carrozze, drappelli di zuavi, divise militari sconosciute, migliaia di lumi, migliaia di voci, e infine una stanchezza e una malinconia profonda, che finisce in un sogno penoso. L'indomani mattina all'alba ero in un carrozzone della strada ferrata che va da Marsiglia a Perpignano, in mezzo a una diecina d'ufficiali degli zuavi, arrivati il giorno innanzi dall'Affrica, chi colle gruccie, chi col bastone, chi con un braccio al collo; ma allegri e chiassoni come scolaretti. Il viaggio era lungo: bisognava pur cercar di discorrere; però, con tutto quello che avevo inteso dire della bile che hanno i
Francesi con noi, non m'arrischiavo ad aprir bocca. Baie! Mi diresse la parola un di loro, si appiccò discorso: "Italiano?"--"Sì" fu una festa; tutti, tranne uno, aveano combattuto in Italia; uno era stato ferito a Magenta; cominciarono a raccontar aneddoti di Genova, di Torino, di Milano, a domandarmi mille cose, a descrivermi la vita che menavano in Affrica. Uno tirò in ballo il Papa. "Ahi!" dissi tra me. Che! Era più _buzzurro_ di me: diceva che dovevamo _trancher le noeud de la question_, e andar fino in fondo senza darci pensiero dei rurali. Intanto, via via che ci avvicinavamo ai Pirenei, mi divertivo ad osservare il progressivo alterarsi della pronunzia nei viaggiatori che salivano nel carrozzone, a vedere come la lingua francese moriva, per così dire, nella lingua spagnuola, a sentire come la Spagna ci veniva incontro; fin che giunto a Perpignano, e cacciatomi in una diligenza, udii i primi: _Buenos dias_ e _Buen viaje_, schietti e sonori, che mi
Preview chapterII.Preview
SARAGOZZA.
A poche miglia da Barcellona, si cominciano a vedere le rocce dentellate del famoso Montserrat, uno strano monte che, a prima vista, fa balenare il sospetto d'un'illusione ottica, tanto è difficile a credere che la natura possa aver avuto un sì stravagante capriccio. Immaginate una serie di sottili triangoli che si toccano, come quei che fanno i bambini per rappresentare una catena di montagne; o una corona a becchetti distesa pel lungo come la lama d'una sega; o tanti pani di zucchero disposti in fila, e avrete un'idea della forma che presenta da lontano il Montserrat. È un insieme di coni immensi che s'alzano I' uno accanto all'altro, e l'un sull'altro, o meglio un solo gran monte formato di cento monti, spaccato di su in giù fin quasi al terzo della sua altezza, in modo che presenta due grandi cime, intorno alle quali si aggruppano le minori; nelle parti alte, arido e inaccessibile; nelle basse,
popolato di pini, di quercie, di corbezzoli, di ginepri; rotto qua e là da grotte smisurate e da spaventevoli burroni, e sparso di romitaggi biancheggianti sulle bricche aeree e nelle gole profonde. Nella spaccatura del monte, fra le due cime principali, sorge l'antico convento dei Benedettini, dove Ignazio di Lojola meditò nella sua giovinezza. Cinquantamila tra pellegrini e curiosi si recano anno per anno a visitare il convento e le grotte, e il giorno otto di settembre, vi si celebra una festa a cui concorre una moltitudine innumerevole di gente da ogni parte della Catalogna.
Poco prima di arrivare alla stazione dove si scende per salire al monte, irruppe nel mio carrozzone una frotta di ragazzi, accompagnati da un prete, alunni d'un collegio di non so che villaggio, che andavano a fare una scampagnata al convento del Montserrat. Eran tutti catalani, bei visetti bianchi e rosei, con grandi occhi. Ognuno aveva un canestrino con dentro pane e frutta; qualcuno un album, altri un canocchiale: parlavano e ridevano tutti insieme, e si avvoltolavano sulle panche, e facevano un casa del diavolo infinito. Per quanto tenessi l'orecchio teso, e mi stillassi il cervello, non riuscii a capire una parola del maledetto linguaggio che cinguettavano. Intavolai conversazione col prete. "_Mire Usted_" mi disse dopo le prime parole, accennandomi uno dei ragazzi; "_aquel niño sabe de memoria toda la Poética de Oracio_;.... quell'altro là risolve dei problemi d'aritmetica da far stordire; questo qui è nato per la filosofia;" e via via, mi segnalò le
doti di ciascuno. A un tratto s'interruppe, e gridò: "_Beretina!_" Tutti i ragazzi cavaron di tasca la berrettina rossa catalana e gettando alte grida d'allegrezza, se la misero in testa, chi tutta indietro che gli cascava sulla nuca, chi tutta avanti, che gli copriva la punta del naso; e il prete a far degli atti di disapprovazione; e allora quei che l'avevan sulla nuca a tirarsela sul naso, e quei che l'avevan sul naso a tirarsela sulla nuca; e lì risa, esclamazioni, e battìo di mani. Mi avvicinai a uno dei più monelli, e così per celia, certo che sarebbe stato come dire ai muri, gli domandai in italiano: "È la prima volta che vai a fare una passeggiata al Montserrat?" Il ragazzo stette un po' pensando, e poi rispose adagio adagio: "Ci so-no già sta-to altre volte."--"Ah! caro bimbo!" gli gridai con una contentezza difficile a immaginarsi; "e dove hai imparato l'italiano?" Qui il prete prese la
parola per dirmi che il padre di quel ragazzo aveva vissuto parecchi anni a _Napoles_. Mentre io mi volto verso il mio piccolo catalano per attaccar discorso, un maledettissimo fischio, e poi un maledettissimo grido di:--_Olesa,_--che è il villaggio dal quale si va al monte, mi taglia la parola in bocca. Il prete mi saluta, i ragazzi si precipitano fuori, il treno riparte. Io misi la testa fuor del finestrino per salutare il mio piccolo amico: "Buona passeggiata!" gli gridai, e lui spiccicando le sillabe: "A-di-o!" Qualcuno ride a sentir rammentare queste bazzecole: eppure sono i più vivi piaceri che si provin nei viaggi!
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02I.
- 03II.
- 04parte si vedono sorgere di là dagli alberi dense colonne di fumo, e ad
- 05III.
- 06parte dell'Aragona, e una parte della Navarra, fino alla città di
- 07parte della tasca. Finalmente arrivammo a Burgos; il vicino disparve
- 08parte esterna con la vetrina d'una bottega da salumaio, in modo che le
- 09parte, non si fumano altri sigari che i così detti di _tres cuartos_ (un
- 10IV.
- 11V.
- 12parte il brulichío d'una grande città. La strada d'Alcalà, larghissima,
- 13parte dove batte il sole, la parte all'ombra; in questa si paga di più;
- 14parte dell'edifizio, siete dalla parto opposta. Domandate al custode
- 15parte, con disparità grande di armamento e di disciplina, ci corra. E
- 16VI.
- 17VII.
- 18parte. Perchè? Perchè non sapevano la storia. Ora neanco lei,
- 19VIII.
- 20parte uno si volga, lo sguardo si perde tra le colonne. È una foresta di
- 21IX.
- 22libro, porga un chiaro concetto del disegno dell'opera; si ammira e si
- 23X.
- 24XI.
- 25XII.
- 26parte distesa sul piano, parte sulla china d'un colle, tutta sparsa di
- 27parte civile dell'Albaicin; questo è il quartiere _parigino_ del
- 28XIII.
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