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Italian Edition

Literature

Teresa

Italian BooksWhale Edition by Neera

Un romanzo di formazione sentimentale e sociale nel quadro della narrativa femminile italiana ottocentesca.

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Book introduction

Teresa

Teresa di Neera esplora vita domestica, desiderio, norme sociali, matrimonio e identità femminile con attenzione psicologica e realistica. Questa edizione italiana originale è adatta ai lettori di narrativa dell’Ottocento, scrittura femminile, romanzo sociale e classici italiani.

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Neera morì nel 1918, e Teresa fu pubblicato nel 1886. Queste date sostengono il fondamento di pubblico dominio del testo italiano originale.

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Teresa

Neera

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Coraggio, figliuoli, coraggio. — Ne abbiamo, signor sindaco, ma la faccenda è brutta assai; temo l’abbia da andar male per tutti. Chi rispondeva così alla grande autorità del paese, era il vecchio Toni, l’anziano dei barcaiuoli, che di piene ne aveva vedute parecchie e crollava il testone grigio, arruffato, sul quale stava in permanenza il tradizionale berretto rosso dei paroni del Po. — Noi facciamo il nostro dovere, Toni, e il resto alla provvidenza. Toni non rispose; si rimise al lavoro, insieme agli altri barcaiuoli e operai; tutti intenti a trasportare fascine, sacchi di terra, cocci, mattoni, ciottoli per far argine al fiume. — Santo Iddio! — esclamò il sindaco, con un accento metà di bestemmia e metà di preghiera, guardando il fiume che ingrossava sempre. La notte era nera, con un cielo minaccioso, gravido di pioggia. Era piovuto tutto il giorno — pioveva da trentaquattro giorni. La pietra sulla quale erano segnati i gradi d’altezza delle precedenti inondazioni, era già tutta coperta. Il fiume saliva con una lentezza implacabile, colla calma feroce di un mostro che è sicuro della sua preda. Aveva invaso l’argine basso; ora toccava l’orlo dell’argine superiore, spumeggiando, con un brontolìo sordo. Il gran pericolo era che l’acqua minasse l’argine al di sotto.

Da quarantotto ore si lavorava senza posa, atterrando alberi e vecchie case, le più vicine al fiume, quelle in maggior pericolo; gli abitanti di tali casupole, quasi tutti poveri, fuggivano trasportando le masserizie — e non erano ancora fuori che già il piccone dei muratori risuonava sui muri, facendo rimbalzare i calcinacci, alla luce scialba delle torce a vento portate dai ragazzi. Una vecchia ottuagenaria, alla quale avevano tolto il letto per trasportarlo in posto più sicuro, si avvicinò agli uomini che sorreggevano quel povero mobile tarlato e disse loro piangendo: — Gettatelo dentro anch’esso, tanto domani io non vi potrò più dormire. — Sì, gettatelo — aggiunse il sindaco — ne farò dare un altro a questa povera donna. Il letto della vecchia sparve subito nelle onde ingorde che salivano, salivano. Il sotto-prefetto e il tenente dei carabinieri giungevano insieme dalla parte dei boschi, dove erano andati ad ispezionare la sicurezza delle rive. — E così? — fece il sindaco appena li vide. — Nessun pericolo per il momento; e qui? Hanno paura? — Ha messo un po’ di sgomento l’ordine di poco fa, di non coricarsi per tutta la durata della notte e star pronti al suono della campana. — Si capisce!

Il sotto-prefetto, un meridionale bello, elegante, colla fronte di poeta, si cacciò — per una abitudine da salotto — la mano destra nei capelli, ravviandoli, intanto che guardava la folla nereggiante dei cittadini quasi tutti raccolti sull’argine, ansiosi, formando gruppi vari e fantastici tra i quali correvano, come fuochi fatui, le torcie di resina. Poi si chinò all’orecchio del tenente mormorando con gesti vivaci: — Ma ditemi un poco, se c’è stato senso comune a fabbricare un paese in queste condizioni, coll’acqua sul capo! Dietro all’argine il suolo digrada con un pendìo spaventoso, e laggiù, quella buca, dove hanno fabbricato il loro maledetto paese, par proprio la coppa destinata al brindisi. Il tenente dei carabinieri, piemontese e calmo, ammutolì; e non sapendo che cosa rispondere alle brillanti sì, ma poco opportune osservazioni del suo superiore, si accontentò di fare: — Hem! Hem! La gente accorreva da tutti gli sbocchi, piagnucolando, imprecando, interrogandosi gli uni gli altri, urtandosi, facendosi avanti, senza complimenti, senza riguardi. Assalivano di domande i due ingegneri mandati dal governo, dando pareri, suggerendo. Gli ingegneri rispondevano: Sì, sì! frettolosi, chini sul fiume, tentando col piede la resistenza dell’argine nei punti più deboli. — Che gradi abbiamo, Toni?

— È salito ancora di mezzo centimetro — rispose il barcaiuolo, dopo aver accostato il testone grigio alla pietra, facendosi lume con un fiammifero. Un gemito scoraggiante serpeggiò nella folla. Qualcuno, che non aveva compreso, domandava: Che cosa? Che cosa? — È salito ancora mezzo centimetro. Un gruppo di donne circondano il sindaco: — Signor sindaco, se permettesse una processione in onore di San Giovanni Nepomuceno, che è sopra alle acque e ha fatto dei miracoli... Il sotto-prefetto interruppe: — Che fanno qui le donne? Via le donne. Andate a casa. E i bambini? Anche i bambini? Via i bambini. Via, via, via. Andate a casa. Il sindaco lo rabbonì dicendogli piano: — Che mai vuole che facciano alle loro case? se non possono nemmeno coricarsi in questa notte sciagurata! — È vero; è vero; ma le donne non le posso soffrire, mi urtano i nervi. — Ooh!... — In certi casi, s’intende, come questo. Luzzi, — prese per un braccio il suo segretario — telegrafate subito a S. E. il Ministro che occorrono denari, che il fiume ingrossa sempre, e che lo stato morale della popolazione è depresso. Il segretario correva. — Luzzi! — lo richiamò — aggiungete che le autorità sono sul posto, incoraggiando e aiutando. Un omino vestito di nero, col cranio coperto da una papalina di pelle, si avvicinò al gruppo delle autorità, biascicando tra la spalla del sindaco e quella del sottoprefetto:

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II

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02I.
  3. 03II
  4. 04II.
  5. 05L
  6. 06III
  7. 07III.
  8. 08L
  9. 09IV
  10. 10IV.
  11. 11A
  12. 12V
  13. 13V.
  14. 14C
  15. 15VI
  16. 16VI.
  17. 17VII
  18. 18VII.
  19. 19I
  20. 20VIII.
  21. 21VIII
  22. 22VIII.
  23. 23I
  24. 24IX
  25. 25IX.
  26. 26X.
  27. 27X
  28. 28XI.
  29. 29XI
  30. 30E. ORLANDI.
  31. 31XII.
  32. 32XII
  33. 33XIII.
  34. 34XIII
  35. 35XIV.
  36. 36XIV
  37. 37XV.
  38. 38XV
  39. 39XVI
  40. 40XVI.
  41. 41XVII.
  42. 42XVII
  43. 43XVIII.
  44. 44XVIII
  45. 45XIX.
  46. 46XIX
  47. 47XX.
  48. 48XX
  49. 49XXI.
  50. 50XXI
  51. 51XXII
  52. 52XXII.

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