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Italian Edition

Literature

L’indomani

Italian BooksWhale Edition by Neera

Un romanzo sulle conseguenze del matrimonio, delle convenzioni sociali e delle scelte intime.

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Book introduction

L’indomani

L’indomani affronta la vita dopo le promesse romantiche, concentrandosi su matrimonio, disillusione, ruolo femminile e pressioni sociali. Questa edizione italiana originale completa il profilo di Neera per lettori di romanzo psicologico, narrativa femminile e letteratura italiana dell’Ottocento.

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Neera morì nel 1918, e L’indomani fu pubblicato nel 1889. Queste date sostengono il fondamento di pubblico dominio del testo italiano originale.

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L’indomani

Neera

Ho pensato che qualche persona potrebbe arricciare il naso davanti a questo indomani, vocabolo non accettato da tutti; e qualche critico, come succede a volte, concentrare tutto il suo acume sul frontispizio, defraudando l'opera di quell'esame intelligente che è il miglior premio cui aspiri lo scrittore.

Cambiare l'indomani con il domani non era cosa difficile, se a quel primo vocabolo, sortomi spontaneamente nel cervello col concetto stesso dell'opera, io non ci avessi tenuto con una specie di simpatia superstiziosa; oltre che mi sembra più snello, più vivo, più efficace, più preciso.

Decisi però di chiedere un consiglio, anzi ne chiesi parecchi, col risultato di allargare la cerchia dei dubbi; perchè i partigiani del domani e dell'indomani si moltiplicarono senza fondersi.

Avevo, è vero, Manzoni dalla mia, per il fatto che nei Promessi sposi si trova l'indomani, e con tale alleato mi potevo mettere in guerra; ma volli ancora sentire il parere di un dotto giovane, valente e noto poeta, che da Roma manda in giro tratto tratto versi squisiti di pensieri e di forma; ed ecco la risposta:

«L'indomani ha avuto molti accusatori tra i quali Fanfani, e molti difensori tra i quali Nannucci e Gherardini. Ne fece uso anche qualche scrittore autorevole. Io penso che, mentre il domani esprime meglio un giorno determinato, l'indomani esprime meglio un tempo continuato; non è più il preciso avverbio, ma un vero sostantivo. La preposizione in gli dà questo senso, nè so vedere, essendone l'etimologia puramente classica, perchè lo si dovrebbe bandire, costringendo la parola domani a significare un concetto che invece ha la sua propria espressione nella parola l'indomani.»

* * *

Nello schiudersi delle palpebre gli occhi di Marta, per abitudine, cercarono la nota cameretta; ma prima ancora che le pareti, i mobili e l'ampio letto la facessero avvertita del cambiamento, il cuore le sussultò. Ella era sposa.

Guardò subito suo marito. Alberto dormiva, coi lineamenti calmi, le guancie soffuse di un roseo colorito, così infantilmente placido e sereno che la barba sembrava uno scherzo intorno al suo volto. Marta lo guardò a lungo, intensamente, vedendo sfuggire in quel sonno ostinato una delle sue più antiche fantasie d'amore, ma pur lieta di vegliare e quasi di proteggere quel sonno, presa da una tenerezza materna nella quale fondevasi la malinconia di un pensiero occulto.

Certo ella non poteva rimproverare a suo marito di non essersi svegliato prima di lei; fors'anche era meglio così; sì, sì meglio. Un altro ordine di idee la incalzò vivamente, facendola scivolare giù dal letto con una sollecitudine che somigliava ad una fuga.

E intanto che si vestiva, adagio, nella penombra della camera, prendeva intiero possesso della sua posizione di donna maritata, guardando l'anello d'oro che le scintillava alla mano sinistra, avendo paura di perderlo nell'infilare le maniche e studiando il problema se dovesse toglierselo o no prima di lavarsi. Perchè ella voleva poi continuare tutta la vita quello che avrebbe fatto il primo giorno; era amica dell'ordine e del sistema; voleva essere una buona donnina come la sua mamma e come tanti modelli di spose letti nei romanzi inglesi.

Il sogno della sua ardente giovinezza si era avverato a puntino; un uomo giovane, simpatico, onesto, l'aveva chiesta in moglie, le aveva dato il suo nome, la conduceva con sè; l'amava dunque. Era l'amore ideale, vero, indistruttibile--forte come la morte.--La grandiosità del paragone biblico la commosse; sentì uno slancio di profonda riconoscenza per Alberto, che le dava tutto ciò e chinatasi lieve lieve depose un bacio tenerissimo sulla mano che suo marito teneva allungata fuori della rimboccatura.

Era però strano ch'ella si trovasse chiusa nella stessa camera con un uomo che due mesi prima non conosceva neppure; che fino alla settimana scorsa non le aveva dato del tu; ch'ella aveva sempre visto in circolo con la mamma, coi parenti; del quale non sapeva il passato, e ne ignorava i gusti, le abitudini, gli affetti, le ripugnanze. Ella che era stata allevata nell'idea intangibile del pudore femminino, che non avrebbe mostrato le spalle ad un fratello, ad un zio, aveva pur dormito con quest'uomo!

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infantilmente, con molto piacere di suo marito, il quale amava le persone di buon umore.

--Vedrai--soggiunse Alberto a sua moglie, toccandole la spalla da buon camerata--anderai subito d'accordo con tutti, brava gente, ottima gente. Il dottorone già, curioso, vorrà vederti per il primo.

--C'è un dottore curioso?

--Curioso proprio no, ma in questo caso sarà curioso, perchè mi conosce da bambino e mi ha già avvertito che vuoi farti la corte. Te ne intendi tu di poesia? E di cucina? Se hai sulle dita questi due argomenti, il dottore è tuo.

--E con gli ammalati parla di poesia?

--Egli non fa visite a nessun ammalato; non s'intende nemmeno del polso. Deve aver studiato medicina trent'anni fa, e per questo lo chiamano dottore; ma poi ha fatto un po' di tutto, il signore, il poeta, il cospiratore, il gaudente, il soldato, tutto fuorchè il medico. È un originale, un essere squilibrato. A volte parla troppo, a volte tace dei giorni intieri. Ma se hai da insegnargli qualche piatto ghiotto, parlerà.

Intanto che Alberto schizzava il profilo del suo amico, Marta, che in venti o venticinque giorni di matrimonio non si era ancora saziata di guardarlo, seguiva i movimenti della sua bocca, de' suoi occhi, la pozzetta graziosissima che il sorriso scavava nella sua guancia sinistra. Mirava ad uno ad uno i peli dei suoi baffi e l'arricciatura morbida della barba nella quale egli faceva spesso passare la mano, seguendo quella mano, attaccandosi a lui per tutti i sensi, sentendosi sempre troppo lontana. A poco a poco gli si era accostata, muta, ansando lievemente col petto. Alberto allora si ritirò nell'angolo della carrozza, gentilmente, per farle posto.

--Passa il signor Merelli--disse Gerolamo senza voltarsi, con la sua voce da ventriloquo.

Ma Alberto l'udì. Si sporse vivamente fuori della carrozza sbracciandosi verso due individui che costeggiavano la strada maestra. I due si levarono il cappello.

--Salite?

--No, grazie. Ben arrivato.

Nuovo saluto alla signora.

--Nessuna novità?

--Nessuna.

--A rivederci.

Terzo saluto.

--Ah! cari--esclamò Alberto abbandonandosi sui cuscini della vettura--quel capo ameno di Merelli, quel simpaticone di un farmacista!

Tanto per dire qualche cosa, per interessarsi anche lei a quello che interessava suo marito, Marta chiese:

--Sono tuoi amici?

--Merelli sì, Merelli fin dal ginnasio; abbiamo fatto la quarta e la quinta insieme. Fu lui che il giorno onomastico del professore... Ah! ma tu non sai, non sai, che bel matto!

--E l'altro?

--L'altro è il farmacista, Toniolo: quello che mi diceva sempre: prendi moglie, alla nostra età è ancora il meglio che si possa fare.

Il piacere di aver riveduto i suoi amici, di riprendere le antiche abitudini, coloriva il volto di Alberto e faceva luccicare i suoi occhi piccoli e buoni. Egli si fregava i ginocchi colle mani, guardando la coda della cavalla.

Marta si rimproverava di non partecipare a quella gioia, di provare invece una impressione di tristezza, quasi d'invidia. Le venne in mente sua madre, sua madre ch'ella aveva un poco dimenticata durante il viaggio, e che da piccina le diceva e da grande le ripeteva: «Marta sei troppo impressionabile, troppo esclusiva, senti troppo, pensi troppo. Ciò non conduce alla felicità.» Parole che ella aveva ritenute come un'aria da organetto e che ora le tornavano alla mente, ma più chiare, della chiarezza improvvisa di un lume che s'accende. Volendo vincersi, volendo uscire da quell'esclusivismo che, a detta di sua madre, non l'avrebbe resa felice, guardò intorno la bella campagna, gli alberi, le siepi entro cui svolazzavano le farfalle.

--Ti piacciono questi luoghi? domandò Alberto.

--Sì, molto.

--Io non posso vedermi altrove. In città sto bene otto giorni, poi sento la nostalgia de' miei campi.

--A me pare che starei bene dovunque con te.

--Cara!

Egli disse: cara. Non era una dolce parola? Perchè Marta non esultò? Perchè rimase fredda in apparenza e muta? Ella ascoltava ancora, ripercosso nell'aria e nel suo orecchio, il suono uguale, identico a quello di un momento prima, quando aveva detto: cari! E le pareva una stonatura, una nota falsa che alterasse il valore della parola. Si chinò verso di lui, con la bocca contro il suo collo, mormorandogli nel folto dei capelli: Caro! caro! caro!

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22 febbraio.

Gentile signore o amico mio? Amico mio è più dolce, il mio cuore lo suggerisce subito e la mia penna lo scrive ben volontieri. Ma è poi vero? Siete, sarete voi il mio amico per sempre? Sono così turbata, così commossa che non oso dirvi tutto quello che sento. Forse faccio male ad amarvi, ma Dio mi è testimonio che sono sincera e credo voi pure animato dagli stessi miei sentimenti. Ditemelo, ditemelo!

Elvira.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02parte di Gerolamo, così che Marta stessa si pose a ridere
  3. 03I.
  4. 04II.
  5. 05lettera era fredda, e di uomo distratto... scusatemi, Alberto; caro
  6. 06III.
  7. 07IV.
  8. 08V.
  9. 09VI.
  10. 10VII.
  11. 11VIII.
  12. 12parte di felicità per lei stessa? Era dunque felice appieno.
  13. 13FINE.

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