Italian Edition
Philosophy
Pensieri
Italian BooksWhale Edition by Giacomo Leopardi
Leopardi’s aphoristic reflections on society, illusion, desire, character, and human unhappiness.
- Preview
- A sample from the prepared text
- Formats
- Online reader, EPUB, PDF
- Access
- Library claim
Book introduction
Pensieri
“Pensieri” distills Leopardi’s sharp moral and philosophical observations into compact prose. The work complements the “Canti” and “Operette morali” with lucid reflections on ambition, boredom, society, vanity, and the limits of human hope.
BooksWhale edition
How this edition was prepared
This edition is based on a public domain text and has been prepared for digital reading by BooksWhale.
Public domain basis
Why this edition can be shared
Pensieri is a public-domain work: the author died in 1837, and the text was first published in 1845. This edition uses the original Italian text.
Read preview
A sample from the prepared text
Preview selected from the prepared reader text.
Preview chapterFull textRead preview
Pensieri
Preview chapterIPreview
I. Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l’animo tende sempre a giudicare gli altri da sé medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d’odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l’esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch’io sono per dire è vero; tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l’esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della societá umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi. Dico che il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi. Quando due o piú birbanti si trovano insieme la prima volta, facilmente e come per segni si conoscono tra loro per quello che sono; e subito si accordano; o se i loro interessi non patiscono questo, certamente provano inclinazione l’uno per l’altro, e si hanno gran rispetto. Se un birbante ha contrattazioni e negozi con altri birbanti, spessissimo accade che si porta con lealtá e che non gl’inganna; se con genti onorate, è impossibile che non manchi loro di fede, e dovunque gli torna comodo, non cerchi di rovinarle; ancorché sieno persone animose e capaci di vendicarsi; perché ha speranza, come quasi sempre gli riesce, di vincere colle sue frodi la loro bravura. Io ho veduto piú volte uomini paurosissimi, trovandosi fra un birbante piú pauroso di loro, e una persona da bene piena di coraggio, abbracciare per paura le parti del birbante: anzi questa cosa accade sempre che le genti ordinarie si trovano in occasioni simili: perché le vie dell’uomo coraggioso e da bene sono conosciute e semplici, quelle del ribaldo sono occulte e infinitamente varie. Ora, come ognuno sa, le cose ignote fanno piú paura che le conosciute; e facilmente uno si guarda dalle vendette dei generosi, dalle quali la stessa viltá e la paura ti salvano; ma nessuna paura e nessuna viltá è bastante a scamparti dalle persecuzioni segrete, dalle insidie, né dai colpi anche palesi che ti vengono dai nemici vili. Generalmente nella vita quotidiana il vero coraggio è temuto pochissimo; anche perché, essendo scompagnato da ogni impostura, è privo di quell’apparato che rende le cose spaventevoli; e spesso non gli è creduto; e i birbanti sono temuti anche come coraggiosi, perché per virtú d’impostura, molte volte sono tenuti tali. Rari sono i birbanti poveri: perché, lasciando tutto l’altro, se un uomo da bene cade in povertá, nessuno lo soccorre, e molti se ne rallegrano; ma se un ribaldo diventa povero, tutta la cittá si solleva per aiutarlo. La ragione si può intendere di leggeri: ed è che naturalmente noi siamo tocchi dalle sventure di chi ci è compagno e consorte, perché pare che sieno altrettante minacce a noi stessi; e volentieri, potendo, vi apprestiamo rimedio, perché il trascurarle pare troppo chiaramente un acconsentire dentro noi medesimi che, nell’occasione, il simile sia fatto a noi. Ora i birbanti, che al mondo sono i piú di numero e i piú copiosi di facoltá, tengono ciascheduno gli altri birbanti, anche non cogniti a sé di veduta, per compagni e consorti loro, e nei bisogni si sentono tenuti a soccorrerli per quella specie di lega, come ho detto, che v’è tra essi. Ai quali anche pare uno scandalo che un uomo conosciuto per birbante sia veduto nella miseria; perché questa dal mondo, che sempre in parole è onoratore della virtú, facilmente in casi tali è chiamata gastigo, cosa che ritorna in obbrobrio, e che può ritornare in danno, di tutti loro. Però in tôr via questo scandalo si adoperano tanto efficacemente, che pochi esempi si vedono di ribaldi, salvo se non sono persone del tutto oscure, che caduti in mala fortuna, non racconcino le cose loro in qualche modo comportabile. All’opposto i buoni e i magnanimi, come diversi dalla generalitá, sono tenuti dalla medesima quasi creature d’altra specie, e conseguentemente non solo non avuti per consorti né per compagni, ma stimati non partecipi de’ diritti sociali, e, come sempre si vede, perseguitati tanto piú o meno gravemente, quanto la bassezza d’animo e la malvagitá del tempo e del popolo nei quali si abbattono a vivere, sono piú o meno insigni; perché, come ne’ corpi degli animali la natura tende sempre a purgarsi di quegli umori e di quei princípi che non si confanno con quelli onde propriamente si compongono essi corpi, cosí nelle aggregazioni di molti uomini la stessa natura porta che chiunque differisce grandemente dall’universale di quelli, massime se tale differenza è anche contrarietá, con ogni sforzo sia cercato distruggere o discacciare. Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi, perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. In modo che piú volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli; essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi.
Preview chapterIIPreview
II. Scorri le vite degli uomini illustri, e se guarderai a quelli che sono tali, non per iscrivere, ma per fare, troverai a gran fatica pochissimi veramente grandi, ai quali non sia mancato il padre nella prima etá. Lascio stare che, parlando di quelli che vivono di entrata, colui che ha il padre vivo, comunemente è un uomo senza facoltá; e per conseguenza non può nulla nel mondo: tanto piú che nel tempo stesso è facoltoso in aspettativa, onde non si dá pensiero di procacciarsi roba coll’opera propria; il che potrebbe essere occasione a grandi fatti; caso non ordinario però, poiché generalmente quelli che hanno fatto cose grandi, sono stati o copiosi o certo abbastanza forniti de’ beni della fortuna insino dal principio. Ma lasciando tutto questo, la potestá paterna appresso tutte le nazioni che hanno leggi, porta seco una specie di schiavitú de’ figliuoli; che, per essere domestica, è piú stringente e piú sensibile della civile; e che, comunque possa essere temperata o dalle leggi stesse, o dai costumi pubblici, o dalle qualitá particolari delle persone, un effetto dannosissimo non manca mai di produrre: e questo è un sentimento che l’uomo, finché ha il padre vivo, porta perpetuamente nell’animo; confermatogli dall’opinione che visibilmente ed inevitabilmente ha di lui la moltitudine. Dico un sentimento di soggezione e di dependenza, e di non essere libero signore di sé medesimo, anzi di non essere, per dir così, una persona intera, ma una parte e un membro solamente, e di appartenere il suo nome ad altrui piú che a sé. Il qual sentimento, piú profondo in coloro che sarebbero piú atti alle cose, perché avendo lo spirito piú svegliato, sono piú capaci di sentire, e piú oculati ad accorgersi della veritá della propria condizione, è quasi impossibile che vada insieme, non dirò col fare, ma col disegnare checchessia di grande. E passata in tal modo la gioventú, l’uomo che in etá di quaranta o di cinquant’anni sente per la prima volta di essere nella potestá propria, è soverchio il dire che non prova stimolo e che, se ne provasse, non avrebbe piú impeto né forze né tempo sufficienti ad azioni grandi. Cosí anche in questa parte si verifica che nessun bene si può avere al mondo, che non sia accompagnato da mali della stessa misura: poiché l’utilitá inestimabile del trovarsi innanzi nella giovanezza una guida esperta ed amorosa, quale non può essere alcuno cosí come il proprio padre, è compensata da una sorta di nullitá e della giovanezza e generalmente della vita.
II.
Scorri le vite degli uomini illustri, e se guarderai a quelli che sono tali, non per iscrivere, ma per fare, troverai a gran fatica pochissimi veramente grandi, ai quali non sia mancato il padre nella prima etá. Lascio stare che, parlando di quelli che vivono di entrata, colui che ha il padre vivo, comunemente è un uomo senza facoltá; e per conseguenza non può nulla nel mondo: tanto piú che nel tempo stesso è facoltoso in aspettativa, onde non si dá pensiero di procacciarsi roba coll’opera propria; il che potrebbe essere occasione a grandi fatti; caso non ordinario però, poiché generalmente quelli che hanno fatto cose grandi, sono stati o copiosi o certo abbastanza forniti de’ beni della fortuna insino dal principio. Ma lasciando tutto questo, la potestá paterna appresso tutte le nazioni che hanno leggi, porta seco una specie di schiavitú de’ figliuoli; che, per essere domestica, è piú stringente e piú sensibile della civile; e che, comunque possa essere temperata o dalle leggi stesse, o dai costumi pubblici, o dalle qualitá particolari delle persone, un effetto dannosissimo non manca mai di produrre: e questo è un sentimento che l’uomo, finché ha il padre vivo, porta perpetuamente nell’animo; confermatogli dall’opinione che visibilmente ed inevitabilmente ha di lui la moltitudine. Dico un sentimento di soggezione e di dependenza, e di non essere libero signore di sé medesimo, anzi di non essere, per dir così, una persona intera, ma una parte e un membro solamente, e di appartenere il suo nome ad altrui piú che a sé. Il qual sentimento, piú profondo in coloro che sarebbero piú atti alle cose, perché avendo lo spirito piú svegliato, sono piú capaci di sentire, e piú oculati ad accorgersi della veritá della propria condizione, è quasi impossibile che vada insieme, non dirò col fare, ma col disegnare checchessia di grande. E passata in tal modo la gioventú, l’uomo che in etá di quaranta o di cinquant’anni sente per la prima volta di essere nella potestá propria, è soverchio il dire che non prova stimolo e che, se ne provasse, non avrebbe piú impeto né forze né tempo sufficienti ad azioni grandi. Cosí anche in questa parte si verifica che nessun bene si può avere al mondo, che non sia accompagnato da mali della stessa misura: poiché l’utilitá inestimabile del trovarsi innanzi nella giovanezza una guida esperta ed amorosa, quale non può essere alcuno cosí come il proprio padre, è compensata da una sorta di nullitá e della giovanezza e generalmente della vita.
Table of contents
Inside this edition
- 01Full text
- 02I
- 03II
- 04III
- 05IV
- 06V
- 07VI
- 08VII
- 09VIII
- 10IX
- 11X
- 12XI
- 13XII
- 14XIII
- 15XIV
- 16XV
- 17XVI
- 18XVII
- 19XVIII
- 20XIX
- 21XX
- 22XXI
- 23XXII
- 24XXIII
- 25XXIV
- 26XXV
- 27XXVI
- 28XXVII
- 29XXVIII
- 30XXIX
- 31XXX
- 32XXXI
- 33XXXII
- 34XXXIII
- 35XXXIV
- 36XXXV
- 37XXXVI
- 38XXXVII
- 39XXXVIII
- 40XXXIX
- 41XL
- 42XLI
- 43XLII
- 44XLIII
- 45XLIV
- 46XLV
- 47XLVI
- 48XLVII
- 49XLVIII
- 50XLIX
- 51L
- 52LI
- 53LII
- 54LIII
- 55LIV
- 56LV
- 57LVI
- 58LVII
- 59LVIII
- 60LIX
- 61LX
- 62LXI
- 63LXII
- 64LXIII
- 65LXIV
- 66LXV
- 67LXVI
- 68LXVII
- 69LXVIII
- 70LXIX
- 71LXX
- 72LXXI
- 73LXXII
- 74LXXIII
- 75LXXIV
- 76LXXV
- 77LXXVI
- 78LXXVII
- 79LXXVIII
- 80LXXIX
- 81LXXX
- 82LXXXI
- 83LXXXII
- 84LXXXIII
- 85LXXXIV
- 86LXXXV
- 87LXXXVI
- 88LXXXVII
- 89LXXXVIII
- 90LXXXIX
- 91XC
- 92XCI
- 93XCII
- 94XCIII
- 95XCIV
- 96XCV
- 97XCVI
- 98XCVII
- 99XCVIII
- 100XCIX
- 101C
- 102CI
- 103CII
- 104CIII
- 105CIV
- 106CV
- 107CVI
- 108CVII
- 109CVIII
- 110CIX
- 111CX
- 112CXI
Language availability
Other languages
Additional language editions are not published yet. This section will link to other BooksWhale editions when they become available.
Request another language