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Trattato della pittura

Italian BooksWhale Edition by Leonardo da Vinci

Leonardo osserva luce, corpo, prospettiva, movimento e natura come fondamenti dell’arte del dipingere.

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Book introduction

Trattato della pittura

Il Trattato della pittura raccoglie riflessioni attribuite a Leonardo da Vinci su visione, prospettiva, anatomia, ombra, colore e composizione. È un testo chiave per comprendere l’arte come indagine scientifica e pratica dell’occhio.

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Leonardo da Vinci morì nel 1519; l’opera fu pubblicata o composta intorno al 1651. Questi dati sostengono la base di pubblico dominio di questa edizione italiana.

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Trattato della pittura

PARTE PRIMA.

1

. Se la pittura è scienza o no.

Scienza è detto quel discorso mentale il quale ha origine da’ suoi ultimi principî, de’ quali in natura null’altra cosa si può trovare che sia parte di essa scienza, come nella quantità continua, cioè la scienza di geometria, la quale, cominciando dalla superficie de’ corpi, si trova avere origine nella linea, termine di essa superficie; ed in questo non restiamo satisfatti, perchè noi conosciamo la linea aver termine nel punto, ed il punto esser quello del quale null’altra cosa può esser minore. Adunque il punto è il primo principio della geometria; e niuna altra cosa può essere nè in natura, nè in mente umana, che possa dare principio al punto. Perchè se tu dirai nel contatto fatto sopra una superficie da un’ultima acuità della punta dello stile, quello essere creazione del punto, questo non è vero; ma diremo questo tale contatto essere una superficie che circonda il suo mezzo, ed in esso mezzo è la residenza del punto, e tal punto non è della materia di essa superficie, nè lui, nè tutti i punti dell’universo sono in potenza ancorchè sieno uniti, nè, dato che si potessero unire, comporrebbero parte alcuna d’una superficie. E dato che tu t’immaginassi un tutto essere composto da mille punti, qui dividendo alcuna parte da essa quantità di mille, si può dire molto bene che tal parte sia eguale al suo tutto. E questo si prova con lo zero ovver nulla, cioè la decima figura dell’aritmetica, per la quale si figura un O per esso nullo; il quale, posto dopo la unità, le farà dire dieci, e se ne porrai due dopo tale unità, dirà cento, e così infinitamente crescerà sempre dieci volte il numero dov’esso si aggiunge; e lui in sè non vale altro che nulla, e tutti i nulli dell’universo sono eguali ad un sol nulla in quanto alla loro sostanza e valore. Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, se essa non passa per le matematiche dimostrazioni; e se tu dirai che le scienze, che principiano e finiscono nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si nega per molte ragioni; e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienza, senza la quale nulla dà di sè certezza.

2

. Esempio e differenza tra pittura e poesia.

Tal proporzione è dalla immaginazione all’effetto, qual è dall’ombra al corpo ombroso, e la medesima proporzione è dalla poesia alla pittura, perchè la poesia pone le sue cose nella immaginazione di lettere, e la pittura le dà realmente fuori dell’occhio, dal quale occhio riceve le similitudini, non altrimenti che s’elle fossero naturali, e la poesia le dà senza essa similitudine, e non passano all’impressiva per la via della virtù visiva come la pittura.

3

. Quale scienza è più utile, ed in che consiste la sua utilità.

Quella scienza è più utile della quale il frutto è più comunicabile, e così per contrario è meno utile quella ch’è meno comunicabile. La pittura ha il suo fine comunicabile a tutte le generazioni dell’universo, perchè il suo fine è subietto della virtù visiva, e non passa per l’orecchio al senso comune col medesimo modo che vi passa per il vedere. Adunque questa non ha bisogno d’interpreti di diverse lingue, come hanno le lettere, e subito ha satisfatto all’umana specie, non altrimenti che si facciano le cose prodotte dalla natura. E non che alla specie umana, ma agli altri animali, come si è manifestato in una pittura imitata da un padre di famiglia, alla quale facean carezze i piccioli figliuoli, che ancora erano nelle fasce, e similmente il cane e la gatta della medesima casa, ch’era cosa maravigliosa a considerare tale spettacolo.

La pittura rappresenta al senso con più verità e certezza le opere di natura, che non fanno le parole o le lettere, ma le lettere rappresentano con più verità le parole al senso, che non fa la pittura. Ma dicemmo essere più mirabile quella scienza che rappresenta le opere di natura, che quella che rappresenta le opere dell’operatore, cioè le opere degli uomini, che sono le parole, com’è la poesia, e simili, che passano per la umana lingua.

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sn sian le parti dei corpi illuminate; ob siano le parti d’essi corpi illuminate dai riflessi; ed il riflesso ane è il riflesso semplice; ano aso è il riflesso duplicato. Il riflesso semplice è detto quello che solo da un illuminato è veduto, e il duplicato è visto da due corpi illuminati, e il semplice e è fatto dall’illuminato bd : il duplicato o si compone dell’illuminato bd e dell’illuminato dr ; e l’ombra sua è di poca oscurità, la quale s’interpone infra il lume incidente n ed il lume riflesso no so

162

. Come nessun colore riflesso è semplice, ma è misto con le specie degli altri colori.

Nessun colore che rifletta nella superficie d’un altro corpo tinge essa superficie del suo proprio colore, ma sarà mista con i concorsi degli altri colori riflessi che risaltano nel medesimo luogo; come il color giallo a che riflette nella parte dello sferico coe , e nel medesimo luogo riflette il colore azzurro b . Dico per questa riflessione mista di giallo e di azzurro, che la percussione del suo concorso tingerà lo sferico; se era in sè bianco, lo farà di color verde, perchè è provato che il giallo e l’azzurro misti insieme compongono un bellissimo verde.

163

. Come rarissime volte i riflessi sono del colore del corpo dove si congiungono.

Rarissime sono le volte che i riflessi sieno del colore del corpo dove si congiungono. Sia giallo lo sferico dfge , e l’obietto che gli riflette addosso il suo colore sia bc , il quale è azzurro; dico che la parte dello sferico, che è percossa da tal riflessione, si tingerà in color verde, essendo bc illuminato dall’aria o dal sole.

164

. Dove più si vedrà il riflesso.

Infra il riflesso di medesima figura, grandezza e potenza, quella parte si dimostrerà più o meno potente, la quale terminerà in campo più o meno scuro.

165

. De’ riflessi.

1

Le superficie de’ corpi partecipano più de’ colori di quegli obietti i quali riflettono in lui la sua similitudine infra angoli più eguali.

2

De’ colori degli obietti che riflettono le sue similitudini nelle superficie degli anteposti corpi infra angoli eguali, quello sarà più potente il quale avrà il suo raggio riflesso di più breve lunghezza.

3

Infra i colori degli obietti che si riflettono infra angoli eguali, e con egual distanza nella superficie de’ contrapposti corpi, quello sarà più potente che sarà di più chiaro colore.

4

Quell’obietto riflette più intensamente il suo colore nell’anteposto corpo, il quale non ha intorno a sè altri colori che della sua specie.

166

. Riflessione.

Ma quel riflesso sarà di più confuso colore, che da varî colori d’obietti è generato.

Quel colore che sarà più vicino al riflesso, più tingerà di sè esso riflesso, e così di converso.

Adunque tu, pittore, fa di operare ne’ riflessi dell’effigie delle figure il colore delle parti de’ vestimenti che sono presso alle parti delle carni che loro sono più vicine, ma non separare con troppa loro pronunziazione, se non bisogna.

167

. De’ colori de’ riflessi.

Tutti i colori riflessi sono di manco luminosità che il lume retto, e tal proporzione ha il lume incidente col lume riflesso, quale è quella che hanno infra loro le luminosità dalle loro cause.

168

. De’ termini de’ riflessi nel loro campo.

Il termine de’ riflessi nel campo più chiaro di esso riflesso sarà causa che tale riflesso terminerà in campo più oscuro di lui; allora esso riflesso sarà sensibile, e tanto più si farà evidente, quanto tal campo sarà più oscuro, e così di converso.

169

. Del modo d’imparar bene a comporre insieme le figure nelle istorie.

Per ciò, quando tu avrai imparato bene prospettiva, ed avrai a mente tutte le membra ed i corpi delle cose, sii vago spesse volte nel tuo andare a spasso di vedere e considerare i siti e gli atti degli uomini nel parlare, nel contendere, nel ridere o nell’azzuffarsi insieme, che atti sieno in loro, e che atti facciano i circostanti, spartitori o veditori di esse cose, e quelli notare con brevi segni in questa forma su un tuo piccolo libretto, il quale tu devi sempre portare teco, e sia di carte tinte, acciò non l’abbia a scancellare, ma mutare di vecchio in nuovo; chè queste non sono cose da essere scancellate, anzi, con grandissima diligenza serbate, perchè sono tante le forme e gli atti delle cose, che la memoria non è capace a ritenerle; onde queste riserberai come tuoi adiutori e maestri.

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, posata sopra il grasso spugnoso interposto negli angoli, com’è l’angolo mno , il quale angolo nasce dal fine del contatto de’ muscoli; e perchè la pelle non può discendere in tale angolo, la natura ha riempiuto tale angolo di piccola quantità di grasso spugnoso, o vuo’ dire vescicoso, con vesciche minute piene d’aria, la quale in sè si condensa o si rarefà, secondo l’accrescimento o rarefazione della sostanza de’ muscoli.

333

. Che il nudo figurato con grand’evidenza di muscoli sarà senza moto.

Il nudo figurato con grand’evidenza di tutti i suoi muscoli sarà senza moto, perchè non si può muovere se una parte de’ muscoli non si allenta, quando gli oppositi muscoli tirano; e quelli che allentano mancano della loro dimostrazione, e quelli che tirano si scoprono forte e fannosi evidenti.

334

. Che le figure ignude non debbono aver i loro muscoli ricercati affatto.

Le figure ignude non debbono essere ricercate integralmente con tutti i loro muscoli, perchè riescono difficili e sgraziate. Tu hai ad intendere tutti i muscoli dell’uomo, e quelli pronunziare con poca evidenza dove l’uomo non si affatica nelle sue parti. Quel membro che sarà più affaticato sarà quello che più dimostrerà i suoi muscoli. Per quell’aspetto che il membro si volta alla sua operazione, per quel medesimo saranno i suoi muscoli più spesso pronunziati. Il muscolo in sè pronunzia spesso le sue particole mediante l’operazione, in modo che senza tale operazione in esso prima non si dimostravano.

335

. Che quelli che compongono grassezza aumentano assai di forza dopo la prima gioventù.

Quelli che compongono grassezza aumentano assai di forza dopo la prima gioventù, perchè la pelle sempre sta tirata sopra i muscoli. Ma questi non son troppo destri ed agili ne’ loro movimenti, e perchè tal pelle sta tirata, essi sono di gran potenza universale infusa per tutte le membra; e di qui nasce che chi manca della disposizione della predetta pelle si aiuta col portare strette le vestimenta sopra le sue membra e serrasi con diverse legature, acciocchè nella condensazione de’ muscoli essi abbiano dove potere spingersi ed appoggiarsi. Ma quando i grassi vengono ad ismagrirsi, molto s’indeboliscono, perchè la sgonfiata pelle resta vizza e grinzosa; e non trovando i muscoli dove appoggiarsi, non si possono condensare nè farsi duri, onde restano di piccola potenza. La mediocre grassezza non mai sgonfiata per alcuna malattia fa che la pelle sta tirata sopra i muscoli, e questi mostrano pochi sentimenti nella superficie de’ loro corpi.

336

. Come la natura attende occultare le ossa negli animali quanto può la necessità de’ membri loro.

La natura intende occultare le ossa negli animali quanto può la necessità dei membri loro, e questo fa più in un corpo che in un altro. Farà più ne’ corpi dov’essa non è impedita, che dov’è impedita. Adunque nel fiore della gioventù la pelle è tirata e stesa quanto essa può, essendo posta l’altezza de’ corpi che non hanno ad esser grossi o corpulenti; dipoi per l’operazione delle membra la pelle cresce sopra la piegatura delle giunture, e così stando poi le membra distese, la pelle cresciuta sopra le giunture s’aggrinza; dipoi nel crescere in età i muscoli s’assottigliano, e la pelle che li veste viene a crescere ed empirsi di grinze, ed a cascare e separarsi dai muscoli per gli umori interposti infra i muscoli e la pelle; e le ramificazioni de’ nervi, che collegano la pelle co’ muscoli, e le danno il sentimento, si vengono a spogliare delle parti de’ muscoli che li vestivano, ed in luogo di essi muscoli sono circondati da tristi umori; e per questo sono mal nutriti inabbondantemente; onde tal membrificazione, tra pel continuo peso della pelle e pel grande umore, si viene ad allungare e discostare la pelle dai muscoli e dalle ossa, e comporre diversi sacchi pieni di rappe e di grinze.

337

. Com’è necessario al pittore sapere la notomia.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02i diretti;
  3. 03i
  4. 04I termini di quell’obietto saranno manco noti, che saranno veduti in maggior distanza.
  5. 05vi illumina il cielo
  6. 06Il fumo si muove con tanto maggiore obliquità, quanto il vento suo motore è più potente.
  7. 07I termini de’ corpi opachi saranno meno noti quanto saranno più distanti dall’occhio che li vede.
  8. 08i quali veggano l’obietto
  9. 09c col concorso delle linee centrali degli occhi ac
  10. 10I panni
  11. 11m
  12. 12I termini delle ombre derivative sono rettilinei.
  13. 13i
  14. 14i
  15. 15I termini dell’ombra derivativa sono meno sensibili ne’ lumi universali che nei particolari.
  16. 16Il lume derivativo risulta da due cose, cioè lume originale e corpo ombroso.
  17. 17Il chiaro e lo scuro insieme cogli scorti è la eccellenza della scienza della pittura.
  18. 18v
  19. 19L. da Vinci — Trattato della pittura. 29
  20. 20i
  21. 21L. da Vinci — Trattato della pittura. 30
  22. 22I corpi opachi densi con tersa
  23. 23I colori accidentali delle fronde degli alberi sono quattro, cioè ombra, lume, lustro e trasparenza.
  24. 24vi è sol la metà trasforato; cioè
  25. 25Il nuvolo è più lieve dell’aria che gli sta di sotto, ed è più greve dell’aria che gli sta di sopra.

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