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Italian Edition

Literature

Trionfo della morte

Italian BooksWhale Edition by Gabriele D’Annunzio

D'Annunzio trasforma amore, nevrosi e culto estetico in una discesa verso ossessione e autodistruzione.

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Trionfo della morte

Trionfo della morte segue Giorgio Aurispa e Ippolita Sanzio in una relazione segnata da desiderio, gelosia, malattia morale e paesaggi abruzzesi carichi di simboli. Gabriele D'Annunzio intreccia romanzo psicologico, decadentismo e tensione tragica.

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Gabriele D'Annunzio morì nel 1938 e « Trionfo della morte » fu pubblicato per la prima volta nel 1894; queste date sostengono il pubblico dominio di questa edizione italiana originale.

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Trionfo della morte

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(°-° dormiva, verso le dieci della mattina, uno di quei profondi sonni ristoratori che nella giovinezza seguono una notte di voluttà; quando il domestico venne a svegliarlo.

Egli gridò, di pessimo umore, rivoltandosi nel letto:

— Non sono in casa per nessuno. Lasciatemi.

Ma udì la voce dell’importuno, che dalla ca: mera attigua pregava:

— Perdona, Giorgio, se ho insistito. Ho biso» gno urgente di parlarti.

Riconobbe la voce di Alfonso Exili, e il suo fastidio crebbe.

Questo Exili era un antico suo compagno di collegio, un giovine di mediocre intelligenza, ros vinatosi al giuoco e alla crapula, diventato una specie di avventuriere alla caccia del soldo. Costui poteva sembrare ancòra un bel giovine, sebbene la sua faccia fosse devastata dal vizio; ma aveva nella sua persona e ne’ suoi modi quel non so che di furbesco e d’ignobile che acquistano gli uomis ni costretti a vivere di espedienti e di umiliazioni.

Entrò, aspettò che il domestico fosse uscito, assunse un'aria un po’ sconvolta; e disse, man; giandosi a mezzo le parole:

— Scusa, Giorgio, se ricorro a te anche questa

FIVE O RP. GRID

volta. Ho da pagare un debito di giuoco. Aiuta mi. Si tratta d'una piccola somma: trecento lire. Scusa, Giorgio.

— Ab, tu dunque paghi i tuoi debiti di giuo: co? — gli chiese Giorgio infliggendogli con per; fetta incuranza l’ingiuria; perché, non avendo egli saputo rompere ogni rapporto con quel glu: tinoso scroccatore, adoperava contro di lui il disprezzo come altri adopera un bastone per preservarsi dal contatto di un animale immondo. — Mi fai stupire.

L'’Exili sorrise.

— Via, non essere cattivo! — pregò, con una voce supplichevole, come una femmina. — Me le dai, queste trecento lire? Su la mia parola d’o; nore, domani te le rendo.

Giorgio scoppiò a ridere. Sonò il campanello, per chiamare il domestico. Venne il domestico.

— Cercate il mazzo delle piccole chiavi, là, in quegli abiti che sono sul divano.

Il domestico trovò le chiavi.

— Aprite, là, il secondo tiretto. Datemi il por; tafoglio grande.

Il domestico gli diede il portafoglio.

— Andate.

Come il domestico uscì, l’Exili disse, con un sorriso fra timido e convulso:

— Non potresti darmene quattrocento ?

36 GABRIELE D’ANNUNZIO

— No. Tieni. Sieno le ultime. Vattene.

Giorgio non gli porse il denaro, ma lo posò su la sponda del letto. L'Exili sorrise, prendendolo, mettendoselo in tasca. Poi, con un tono ambiguo tra di adulazione e d’ironia, disse:

— Tu hai un cuore nobile.

Si guardò intorno.

— Tuhai anche una deliziosa camera da letto.

Si sedé sopra un divano; si versò un bicchierino di liquore; si riempì di sigari un astuccio.

— Chi è ora la tua amante? Non è più quella dell’anno scorso; è vero?

— Vattene, Exili. Voglio dormire.

— Che splendida creatura, quella! I più belli occhi di Roma... È ancéra qui? Da qualche tem po non l’incontro. Dev'essere andata fuori. Ha una sorella a Milano, mi pare.

Egli si versò un altro bicchierino e lo bevve d’un fiato. Ciarlava forse appunto per avere il tempo di vuotare la boccia.

— È divisa dal marito; è vero? Credo che si debba trovar male, in finanze. Ma veste sempre bene. L’incontrai, circa due mesi fa, pel Babuino. Sai chi sarà forse il tuo successore? Quel Monti... Tu non lo devi conoscere: un mercante di cam; pagna, un giovine alto, grosso, biondiccio. Quel giorno appunto la seguiva, pel Babuino. Tu sai: si vede sùbito, quando un uomo corre dies

tro a una donna... Quel Monti ha molti quattrini.

Pronunciò l’ultima parola con un indefinibile accento, misto d'invidia e d’ingordigia, odioso. Poi bevve per la terza volta, senza far rumore.

— Giorgio, dormi?

Giorgio non rispose, fingendo di dormire, seb; bene avesse tutto ascoltato. Ma egli temeva che l’Exili udisse i battiti del cuore a traverso la coltre.

— Giorgio!

Egli finse di scuotersi da un dormiveglia.

— Come! Sei ancéra qui? Non te ne vai?

— Me ne vado — fece l’Exili, avvicinandosi al letto. — Guarda qua: una forcina di tartaruga!

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« br nel sogno abbiamo già assaporata la miglior parte del piacere, provando sensa: zioni e sentimenti della più rara delicatezza, io penso che noi dobbiamo rinunziare all’esperis mento della realtà. Non andremo ad Orvieto. » E Giorgio scelse un altro luogo: Albano Laziale. Egli non conosceva Albano, non l’Ariccia, non

il lago di Nemi. Ippolita era stata ad Albano nella sua infanzia, in casa di una zia che ora non viveva più. Egli dunque avrebbe trovato in quei luoghi il fascino dell'ignoto; Ippolita, un riflesso delle lontane memorie. « Uno spettacolo nuovo di bel; lezza par quasi rinnovellare e purificare un amo; re. Le memorie dell'età vergine esalano su lo spirito un profumo sempre fresco e benefico. »

Stabilirono di partire il due di aprile, col treno del tocco. Si trovarono alla stazione, per l’ora stabilita, tra la folla, provando entrambi in fondo al cuore una gioia ansiosa.

— Ci vedranno? Di’: ci vedranno? — doman: dava Ippolita, un po’ ridente, un po’ trepidante, poiché le pareva di sentire sopra di sé tutti gli sguardi. — Quanto tempo ci vuole ancéra alla partenza? Dio mio, come tremo!

Speravano di occupare nel treno uno scompar: timento vuoto; ma con molto dispiacere dovet:

46 GABRIELE D’ANNUNZIO

tero rassegnarsi ad aver tre compagni di viaggio. Giorgio salutò un signore e una signora.

— Chi sono? — chiese Ippolita chinandosi all'orecchio dell’amico.

‘Poi, ti. dirò,

Ella esaminò la coppia curiosamente. Il signore era un vecchio, con una lunga barba venerabile e con un vasto cranio calvo, giallastro, su cui vede; vasi una cavità profonda, una specie di ombelico enorme e difforme, simile al segno che può lascia; re un grosso dito premuto in una materia molle. La signora, avvolta in uno scialle persiano, mo: strava all'ombra d’una specie di tegola un viso emaciato, meditabondo; e nel suo abbigliamento e nella sua espressione ricordava la caricatura ine glese d'una blue:stocking. Gli occhi del vecchio, cerulei, avevano però una vivacità singolare; parevano illuminati da una fiamma interiore, come gli occhi di un entusiasta. Inoltre, egli aves va risposto al saluto di Giorgio Aurispa con un sorriso dolcissimo.

Ippolita cercava nella sua memoria. In qual luogo aveva ella incontrata quella coppia? Non riusciva ad afferrare il ricordo; ma sentiva oscura: mente che le due strane figure senili entravano in un ricordo del suo amore.

— Dimmi: chi sono? — ripeté all'orecchio.

dell’amico,

. TRIONFO DELLA MORTE 47

— I Martlet: mister Martlet con la moglie. Ci portano fortuna. Sai dove erano?

— Non so; ma io li devo aver veduti in qual che posto.

— Erano nella cappella di via Belsiana, il due di aprile, quando io ti conobbi...

— Ah, sì, sì; ricordo!

Le raggiarono gli occhi. Il caso le parve mira: bile. Ella guardò di nuovo i due vecchi, quasi .intenerita.

— Che buon augurio!

Appoggiò il capo e si mise a ripensare, invasa da una malinconia deliziosa. Rivide la piccola chiesa nella via Belsiana, segreta, immersa in una penombra turchiniccia: — un coro di fanciulle coronava la tribuna ch'era simile a un verone ricurvo; sotto, alcuni sonatori di strumenti ad arco stavano in piedi davanti ai leggii d’abete bianco; intorno intorno, su gli stalli di quercia stavano seduti i pochi uditori, quasi tutti canuti o calvi; il maestro batteva il tempo; un pio pro; fumo d’incenso svanito e di violette si mescolava alla musica di Sebastiano Bach.

Ma, vinta dalla soavità del ricordo, ella si pie: gò di nuovo verso l’amico, mormorando:

— Ripensi anche tu?

Ella avrebbe voluto comunicargli la sua com: mozione, dimostrargli di non aver dimenticato

48 GABRIELE D’ANNUNZIO

neppure le più minute particolarità di quell’avves nimento solenne. Egli, con un atto furtivo, le pres se una mano tra le pieghe ampie del mantello da viaggio e la tenne stretta. Ambedue provarono dentro di loro un brividìo che somigliava a certe delicate sensazioni dei primissimi tempi. E rima; sero così, pensosi, un poco estatici, un poco intor; piditi nel tepore, cullati dal moto eguale e cons tinuo del treno, intravedendo talvolta per i vetri un paesaggio verdastro nella nebbia. Il cielo s'era coperto; pioveva. Mister Martlet sonnecchiava in un angolo; mistress Martlet leggeva una rivi sta, il Lyceum. L'altro viaggiatore, con un bers retto sugli occhi, dormiva profondo.

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02II
  3. 03IV
  4. 04V
  5. 05VI
  6. 066.
  7. 07VII
  8. 08I
  9. 09LI
  10. 10III
  11. 11IV
  12. 12V
  13. 13VI
  14. 14VII
  15. 15VII
  16. 16IX
  17. 17X
  18. 1813.
  19. 1914.
  20. 20LIBRO TERZO L’EREMO
  21. 2115.
  22. 22III
  23. 23IV
  24. 24V
  25. 25VI
  26. 2616.
  27. 27DI
  28. 28VII
  29. 29VII
  30. 3017.
  31. 31L.
  32. 3218.
  33. 33X
  34. 34LIBRO QUARTO ILA VITA NUOVA
  35. 3519.
  36. 36II
  37. 3720.
  38. 38III
  39. 3921.
  40. 40IV
  41. 4122.
  42. 4223.
  43. 43V
  44. 44VI
  45. 4524.
  46. 4625.
  47. 47VII
  48. 4826.
  49. 4928.
  50. 50III
  51. 5129.
  52. 52IV
  53. 53V
  54. 54VI
  55. 55VII
  56. 56VIII
  57. 5732.
  58. 58IX
  59. 59LIBRO SESTO. INVINCIBILE
  60. 60II
  61. 6135.
  62. 62X
  63. 6336.
  64. 6437.

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