
Italian Edition
Politics
Un viaggio elettorale
Italian BooksWhale Edition by Francesco De Sanctis
Un viaggio nell’Irpinia elettorale intreccia incontri, paesaggi e riflessioni sul rapporto fra rappresentanza politica e vita concreta delle comunità.
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Book introduction
Un viaggio elettorale
Francesco De Sanctis racconta il ritorno nei paesi dell’Irpinia durante una campagna elettorale, fra accoglienze, trattative, ricordi e interessi locali. La scrittura passa dall’osservazione dei caratteri alla riflessione sulla politica italiana dopo l’Unità. Il testo comprende i quattordici capitoli del viaggio, la lettera ai lettori e il proclama Al popolo irpino, entrambi dello stesso autore.
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Francesco De Sanctis morì nel 1883; l’opera fu pubblicata nel 1875. Il testo originale italiano proviene da Project Gutenberg, senza apparati editoriali moderni, illustrazioni o annotazioni.
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Preview chapterAi miei nuovi e vecchi elettoriRead preview
Napoli, 1 gennaio 1876
Queste pagine pubblicate a Torino, lungi dagli occhi vostri, ora io riproduco qui, desideroso che le leggiate con attenzione e con affetto come cosa che appartiene a voi. Perchè qui troverete una storia comune, dove molta parte vive delle nostre impressioni e dei nostri sentimenti. Mi sono mostrato a voi con perfetta sincerità, in uno dei momenti più appassionati della mia vita, come si fa con amici provati a' quali non si ha nulla a nascondere. Mi vedeste, mi udiste; voi sapete ora quello che io pensai, quello che io sentii, i più intimi segreti della mia natura. E perchè siete tutti amici degni di essere stimati, non importa se miei fautori o miei avversarii, ho fatto come fo con quelli che stimo, dicendo la mia opinione sinceramente quando anche possa dispiacere. La quale opinione, massime intorno al carattere delle persone, voglio sia ricevuta così com'è nella sua sincerità, ch'è a dire come un concetto momentaneo, derivato da impressioni fuggevoli e appassionate, e alquanto idealizzato a modo di artista.
Così questa storia, uscendo dall'angustia d'interessi e di caratteri personali, acquista un valore più alto e più umano, che certo sapranno apprezzare i vecchi e i nuovi amici, così benevoli, così indulgenti verso di me.
Vogliano essi leggermi con lo stesso animo col quale scrissi, disposti a' puri godimenti dell'arte, che purgano i cuori e li rasserenano. E possa il nuovo anno, questo è l'augurio ch'io fo a loro e a me, purificare ancora i nostri animi e renderci tutti più degni di amarci e di stimarci.
Francesco De Sanctis
Preview chapterI. Un viaggio elettoralePreview
Napoli 25 gennaio
Cara Virginia,
Sono tanti anni che non ci vediamo. Ma tu hai sempre serbato un piccolo posticino nel tuo cuore per me e per la mia Marietta, e in ogni capo d'anno ci hai mandato una tua letterina. Questa volta mi hai mandato un letterone, e mi dici tante cose, il tuo viaggio in Inghilterra, i tuoi giudizi sulla nostra prosa, e mi parli delle lettere critiche di Bonghi, e mi esponi i tuoi dubbi, e vuoi sapere dal tuo antico maestro, che libri hai a leggere e che indirizzo hai a tenere. Caspita! dissi tre me: Virginia, non le basta esser divenuta una principessa; ora la pretende a letterata, e giudica perfino del Bonghi, e fa un ritratto del suo ingegno e del suo carattere con la sicurezza e la chiarezza della spontaneità femminile. Vedi un po' come va il mondo; Bonghi giudicato da Virginia? E domani toccherà a me, e a tanti altri. Giudizi formidabili quelli di donna, che vanno diritti come l'istinto, a primo getto, a impressione, e spesso più sicuri che i sillogismi fabbricati da' dotti.
Volevo risponderti subito; ma era tempo di elezioni, e posi la tua lettera da parte, e dissi: risponderò dopo. E questo dopo è venuto molto tardi per me; le elezioni erano finite; ma la mia elezione continuava. Vidi contestata la mia elezione nel collegio nativo: gittai un occhio fuggitivo su' verbali, e fiutai molte brutture; avevo caro che la Camera annullasse l'elezione, perchè mi spiaceva dire al mio collegio naturale: rimango deputato di Sansevero. Mi si parlò di un'inchiesta, ed io dissi: No. Questo povero Collegio ha già subite parecchie vergogne: ha subito perfino un'inchiesta giudiziaria; risparmiamogli questa nuova vergogna. La Giunta decretò la rinnovazione del ballottaggio; ed io fui lieto, e dissi: ora vado io là. Parecchi di quei paesi non avevo visto da quaranta anni: altri non avevo visti mai; in alcuni ero passato come corriere; non vi avevo lasciato alcun vestigio di me. Gli elettori dicevano: perchè De Sanctis non viene? perchè non scrive? Egli ci disprezza: e permette che il suo nome diventi coperchio di altri nomi e di altri interessi. Ed io dissi: andrò io là, voglio vedere da presso cosa sono questi elettori, e che specie di lavoro vi si è fatto, e se equivoco c'è, voglio togliere io l'equivoco. E per la prima volta ho fatto un viaggio elettorale.
Tornai ieri ancora commosso. Nella mente mi si volgeva tutta una storia pregna di grandi dolori e di grandi gioie, ricca di osservazioni interessanti; avevo, imparato più in quei paeselli che in molti libri. E dissi: questo non è più storia mia; è storia di tutti, ci s'impara tante cose. È il mondo studiato dal vero e dal vivo e studiato da uno, che sotto i capelli bianchi serba il core giovine e intatto il senso morale e potente la virtù dell'indignazione. Ecco materia viva di una commedia elettorale. E non ne conosco nessuna ancora. Achille Torelli, che mi dialogizza in versi tesi ed antitesi, pensi che arte è natura studiata dalla fantasia e lasci ai mediocri le idee e le tesi. Che bisogno ha il potente Cossa di andarmi a cercare Nerone, o il simpatico Cavallotti di rompere il sonno ad Alcibiade? Si è filosofato e sì politicato in versi, ed ecco la volta degli antiquarii e degli eruditi.
E si discute se Cavallotti ha studiato la storia greca, e se Cossa s'intende di storia romana, e non mancheranno di quelli che vorranno sapere se hanno avuto la loro brava licenza liceale. Abbiamo tanto mondo intorno, vivo, palpabile, parlante, plastico, e vogliamo cercar l'arte ne' cimiteri, e profanare i morti per rifar loro una vita posticcia, mescolanza ibrida del loro e del nostro cervello. Brutto segno, quando si vede l'arte vivere di memorie come i vecchi, e non gustare più la vita che le è intorno, senza fede e senza avvenire.
E pensavo pure: qui non c'è politica, o piuttosto politica c'è, ma è nome senza sostanza, pretesto di altri interessi e di altre passioni. E tanto meglio; la politica spesso guasta, e ti crea una materia artificiale. Qui è un mondo quasi ancora primitivo, rozzo e plebeo, pure illuminato da nobili caratteri e da gente semplice, riprodotto con sincere e vive impressioni da un uomo che andava lì a riconquistare la sua patria.
Preview chapterII. Rocchetta la poeticaPreview
Decretata la rinnovazione del ballottaggio, dissi: ora vado io là. E andai. Venivano meco due miei concittadini, Achille Molinari e Salvatore De Rogatis.
Giunsi a Foggia domenica sera, il 10 gennaio. L'altra domenica era il dì posto per il ballottaggio. Avevo sei giorni innanzi a me.
Capitai improvviso in casa di Giovanni De Sanctis, dov'era pure un albergo. Colui me lo aveva fatto conoscere uno di quegli amici che la mente porta seco sino alla morte, Giorgio Maurea.
-È qui Giorgio? domandai.
-No, è partito ieri. Ma ci sono tutti i vostri amici di Foggia, che sarebbero tanto lieti di stringervi la mano.
-Sarà per un'altra volta. Ora acqua in bocca. Ho bisogno che Sansevero ignori il mio arrivo qui. Non voglio ch'essi dicano: «De Sanctis è stato a Foggia, e non è venuto a vederci».
Rimasi solo. I miei pensieri andavano veloci, come i miei passi... Se io andassi a Sansevero! Tre quarti d'ora, e sarei a Sansevero. Cosa è l'uomo! Io ho là un nido riposato e sicuro, là stimato da tutti, amato da molti, e debbo correre appresso alle ombre, cacciarmi tra monti e dirupi in paesi meno civili, dove pochi mi conoscono, e nessuno quasi mi comprende, e dove il mio nome è trastullo delle loro piccole lotte e piccole passioni. Tu non sei più un giovinotto, mi dice Marietta mia; pensa che t'incammini verso la vecchiaia. E ora, nel cuore dell'inverno, con tanti anni addosso...
Ma respinsi questi pensieri come una tentazione. Questa è, dissi tra me, quella tale seconda voce, che è sempre una traditora. Ubbidiamo, alle prime ispirazioni che vengono dal cuore. Maggiore è il sacrifizio e più grande sarà la soddisfazione della coscienza.
Alto là! rispose un'altra voce. Tu posi, come un Iddio. Guarda bene in queste tue ispirazioni del core, e ci troverai un po' di passioncella, un po' d'impegno, un dispettuzzo, e forse anche una piccola vanità. Tu non vuoi apparire uno sconfitto.
Mi esaminai, e sentii che questa voce non avea tutto il torto. E rimasi perplesso. Camillo de Meis aveva un po' di ragione, quando mi chiamava un Amleto vagabondo tra le voci del pensiero.
Io non sono un Amleto, ma sono un pigro, e non mi movo se non ho una buona spinta dagli avvenimenti. Ma se mi movo, io vivo là entro e ci metto tutto me, o scriva, o insegni, qualsiasi cosa io faccia. Piccola o grande, buona o cattiva, una passione c'era in me che mi traeva seco. Ed io non l'analizzai più; le ubbidii.
La mattina giunsi a Candela, e trovai per avventura alla stazione un agente di casa Ripandelli. Antichi legami avevo con quella casa, fortificati da nuova amicizia col mio Ettore, già mio collega, perfetto gentiluomo e perfetto amico. Non trovai nessuno, ma quel bravo agente, saputo il mio nome e la mia intenzione, mi fece gli onori di casa, e mi si offerse compagno al viaggio.
Fu spedito un corriere a Rocchetta di Sant'Antonio, la porta del mio collegio da quel lato. Doveva annunziare il mio arrivo, e consegnare una mia lettera al Sindaco.
Chi fosse il Sindaco, non sapevo. Ma, conoscendo le piccole gelosie de' paesi, è stato sempre mio costume di indirizzarmi ai sindaci, come quello che rappresentano tutta la cittadinanza.
Scriveva al Sindaco:
«Vengo costà, diretto alla casa comunale, la casa di tutti, e voglio parlare a tutti gli elettori, senza distinzione. Ne dia avviso specialmente all'arciprete Piccolo, mia vecchia conoscenza».
Alcuni non credettero vera la lettera. Nelle lotte elettorali tra gli altri bei costumi ci è falsar telegrammi e lettere. È proprio sua questa lettera? E mentre disputavano fu annunziata la mia carrozza. Allora si posero a cavallo tutti, e mi vennero incontro.
Alla voltata mi fu mostrato quello spettacolo. Gridavano: Viva! Mi salutavano con le mani, impazienti di stringer la mia. E la faccia mi raggiò, come se l'anima fosse scesa lì.
Fra molta folla giunsi alla casa comunale, e mi feci presentare gli elettori ad uno ad uno. Strinsi la mano a parecchi, e tra gli altri Ippolito e Piccoli, che passavano per miei avversarii.
Table of contents
Inside this edition
- 01Ai miei nuovi e vecchi elettori
- 02I. Un viaggio elettorale
- 03II. Rocchetta la poetica
- 04III. Lacedonia
- 05IV. Fantasmi notturni
- 06V. Il Discorso.
- 07VI. Bisaccia la gentile
- 08VII. Calitri la nebbiosa
- 09VIII. Andretta la cavillosa
- 10IX. L'ultimo giorno
- 11X. Morra Irpino
- 12XI. Dopo il ballottaggio
- 13XII. La mia città
- 14XIII. Il re Michele
- 15XIV. Sansevero.
- 16PROCLAMA DI FRANCESCO DE SANCTIS "Al popolo irpino".
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